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PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA
DELEGAZIONE EPISCOPALE DI SARAGOZZA PER LA FAMIGLIA E
LA VITA
CONGRESSO "AIUTARE OGGI LA FAMIGLIA"
Saragozza, 10-12 Dicembre 2010
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SOLENNE CELEBRAZIONE EUCARISTICA
DI CHIUSURA DEL CONGRESSO
OMELIA DI S.Em. ENNIO CARD. ANTONELLI
PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA FAMIGLIA
Basilica del Pilar
Domenica, 12 dicembre 2010
Ringrazio di cuore Sua Eccellenza l’Arcivescovo Mons. Manuel Ureña Pastor per
l’invito e la calorosa accoglienza. Saluto con affetto gli altri vescovi
presenti, i sacerdoti, le autorità e tutti voi che partecipate a questa santa
liturgia. Grazia a voi e pace dal Signore nostro Gesù Cristo per intercessione
della Vergine del Pilar venerata in questa splendida basilica.
Oggi è la terza domenica di Avvento, la domenica Gaudete. “Rallegratevi
sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi, il Signore è vicino”. Questo è
l’invito dell’antifona di ingresso che dà il tono a tutta la celebrazione.
Il profeta Isaia nella prima lettura chiama a gioire perfino il deserto, luogo
di desolazione e di morte, perché Dio lo cambierà in una terra di rigogliosa
vegetazione come i colli e la pianura lungo il mare, il Libano, il Carmelo e il
Saron. “Si rallegri il deserto e la terra arida, esulti e gioisca la steppa … Le
è data la gloria del Libano, lo splendore del Carmelo e di Saron”. Isaia chiama
a far festa quanti sono oppressi dalla sventura, perché Dio salvatore cambierà
radicalmente la condizione umana. “Si apriranno gli occhi dei ciechi e si
schiuderanno gli orecchi dei sordi. Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto”.
Poi Gesù nel Vangelo dichiara di essere “Colui che deve venire”, il Messia,
mostrando con i fatti concreti che la profezia di Isaia comincia a realizzarsi:
“Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la
vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti
risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato colui che non trova in
me motivo di scandalo”.
Gesù invita a osservare i suoi miracoli che sono strettamente collegati alla sua
predicazione. Egli è sempre in cammino, infaticabile, per le città e i villaggi
della Galilea, “predicando il Vangelo del Regno e curando ogni sorta di malattia
e di infermità nel popolo” (Mt 4, 23). Predicazione e miracoli attestano
e iniziano a realizzare la nuova venuta salvifica di Dio nella storia attraverso
di lui. Nella sua persona Dio si fa nostro re e viene a vincere il peccato, la
malattia, la morte e ogni forma di male, per dare all’uomo la salvezza
integrale, spirituale, corporea, sociale e cosmica. Il suo messaggio è centrato
sul regno di Dio e i suoi miracoli ne lasciano intravedere la presenza, ne sono
segni trasparenti, perché manifestano una potenza benevola e misericordiosa,
liberatrice e dispensatrice di vita. D’altra parte si tratta solo di un inizio,
di un piccolo germe che troverà compimento solo oltre la storia, nell’eternità.
Il Messia non si impone con la forza, non guarisce tutti i malati, non elimina
la sofferenza e la morte, non porta la ricchezza e il benessere, non realizza
tutti i nostri desideri. Non è il Messia dominatore, ma il Messia servo, mite ed
umile, che prende su di sé il peso dei peccati e delle sofferenze degli uomini e
invita a seguirlo sulla via della croce. Un Messia diverso da come gli uomini e
lo stesso Giovanni Battista si aspettano. Per questo Egli esclama: “Beato è
colui che non trova in me motivo di scandalo”. I suoi miracoli non costringono a
credere. Non bastano da soli a suscitare la fede. Sono necessarie anche
l’attrazione interiore da parte del Padre (cfr. Gv 6, 44) e la
rettitudine della coscienza. Tuttavia i miracoli aiutano a credere in modo
ragionevole, in quanto, come riconosce il Concilio Vaticano I, sono
oggettivamente segni certissimi della divina rivelazione” (Dei Filius, 3;
DS 3009). Lo suggerisce Gesù stesso: “Se non volete credere a me, credete almeno
alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me e io nel Padre” (Gv
10, 38).
Queste opere di potenza salvifica e di amore misericordioso non sono
circoscritte al breve tempo della vita pubblica di Gesù ma sono destinate a
continuare anche dopo la sua morte e la sua risurrezione, come segni che Gesù è
vivo nella gloria del Padre e rimane con noi nella storia come nostro Signore e
Salvatore. “In verità, in verità vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le
opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al
Padre” (Gv 14, 12). Di fatto in ogni epoca, dagli inizi della Chiesa fino
ai nostri giorni, continuano a verificarsi in gran numero nel nome di Gesù
“guarigioni, miracoli e prodigi” (At 4, 30). Uno dei più impressionanti,
“El milagro de los milagros”, è avvenuto proprio qui in Aragona il 29 marzo del
1640 per intercessione di Nostra Signora del Pilar, venerata in questa basilica:
nel villaggio di Calanda a un giovane contadino fu restituita istantaneamente la
gamba destra, amputata più di due anni prima e sepolta nel cimitero
dell’Ospedale.
Ringraziamo Dio per questi segni che ci aiutano a credere e contribuiscono a
rendere ragionevole la nostra fede. Ma ancora di più dobbiamo ringraziarlo per
il dono degli innumerevoli santi, straordinari e ordinari, che suscita nella
Chiesa. I cristiani santi sono segni della presenza di Cristo più persuasivi dei
miracoli. Nei santi, afferma il Concilio Vaticano II, Dio rivela vividamente
agli uomini la sua presenza e il suo volto” (Lumen Gentium 80). La
bellezza dell’amore cristiano è un riflesso della bellezza di Dio stesso, che è
amore. Gesù Cristo ha voluto la Chiesa come luce del mondo, città sul monte,
luce sul candelabro, sale della terra (cfr. Mt 5, 13-14), come suo corpo
(cfr. 1Cor 12, 27), cioè sua espressione visibile, per continuare a
manifestare la sua presenza nella storia e attrarre a sé gli uomini e prepararli
alla salvezza eterna, anche quelli che durante la loro esistenza terrena non
arrivano alla piena adesione. Ha voluto la Chiesa come sacramento universale di
salvezza, per cooperare con lui alla salvezza di tutti gli uomini. E noi
credenti cooperiamo con lui nella misura in cui accogliamo nella fede il suo
amore gratuito e misericordioso, lo facciamo nostro e lo manifestiamo nell’amore
reciproco e verso tutti, mediante le relazioni con gli altri, le attività, la
sofferenza e la gioia. In ogni cristiano che ama è Cristo stesso che ama, perché
nessuno è capace di amare da solo senza la grazia dello Spirito Santo che è dono
di Cristo.
Gli uomini non potrebbero credere a Cristo e non potrebbero prendere sul serio
il suo Vangelo, se non incontrassero i segni della sua presenza. Specialmente
oggi hanno bisogno di incontrarlo vivo e in qualche modo visibile. “Gli uomini
del nostro tempo – osserva Giovanni Paolo II – magari non sempre
consapevolmente, chiedono ai credenti di oggi non solo di parlare di Cristo, ma
in certo senso di farlo loro vedere” (NMI, 16).
Si può vedere Cristo nei miracoli; ma ancora di più lo si può vedere nei santi,
non solo in quelli eroici e straordinari, ma anche in quelli ordinari, che
tendono alla santità” come misura alta della vita cristiana ordinaria” e non si
accontentano “di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalista
e di una religiosità superficiale” (Giovanni Paolo II, NMI, 31). Oggi più
che mai c’è bisogno di cristiani esemplari, di famiglie cristiane unite, di
comunità ecclesiali fervorose. Per portare rimedio alla crisi della famiglia,
che è crisi del matrimonio, della natalità e dell’educazione e si ripercuote
nella disgregazione e nella stanchezza della società, l’urgenza prioritaria è
avere in ogni parrocchia nuclei di famiglie che siano un Vangelo vissuto. Per
evangelizzare il nostro mondo secolarizzato e i popoli che ancora ignorano il
Cristianesimo, è più necessaria l’autenticità della vita cristiana che non il
numero dei cristiani. Anche attraverso i pochi, i molti vengono interpellati e
possono orientarsi alla vita eterna anche se su questa terra non riescono a
inserirsi pienamente nella Chiesa. Quello che più conta è che ci siano fuochi
accesi, che illuminano e riscaldano la notte.
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