Siate i buoni samaritani dei tempi
moderni
1. Sono lieto di rivolgermi a tutti voi, carissimi Fratelli e Sorelle,
in occasione di questa Conferenza Internazionale, diventata ormai un
tradizionale appuntamento annuale, che vede riuniti con entusiasmo e
fedeltà tante persone generose, impegnate nel mondo della
sanità e della salute.
Quest'anno, poi, ricordiamo una ricorrenza particolare: sono trascorsi,
infatti, dieci anni dall'istituzione del Pontificio Consiglio della
Pastorale per gli Operatori Sanitari. Il successo delle Conferenze finora
celebrate è una conferma tangibile dei frutti maturati per
l'instancabile e fervida attività svolta da questo Dicastero, che ha
come finalità quella di "diffondere, spiegare e difendere gli
insegnamenti della Chiesa in materia di sanità e di favorirne la
penetrazione nella pratica sanitaria" (Lett. ap. Dolentium hominum,
11 febbraio 1985, n. 6).
Saluto con affetto il Signor Cardinale Fiorenzo Angelini e lo ringrazio per
le cortesi parole, con le quali ha interpretato i sentimenti di tutti i
presenti. Rinnovo il mio più vivo apprezzamento ai responsabili del
Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari che, con
assiduo e costante impegno, hanno promosso e organizzato questo
appuntamento. Rivolgo inoltre un deferente pensiero agli illustri
scienziati, ricercatori, studiosi ed esperti di problemi di medicina, di
biomedicina e di morale che hanno offerto a questo incontro di studio e di
riflessione il prezioso contributo della loro competenza ed esperienza.
Estendo infine il mio cordiale benvenuto a tutti i presenti.
Nelle vostre persone vedo e saluto tutti gli operatori sanitari che, in
ogni parte del mondo, come servitori e custodi della vita, testimoniano la
presenza della Chiesa accanto alle persone malate o sofferenti.
2. Quest'anno avete scelto di sviluppare le vostre riflessioni nella
luce del monito evangelico: "Vade e fac tu similiter: da Ippocrate al
Buon Samaritano". In tale duplice riferimento può ben essere
compendiata l'intera storia della medicina. Come, infatti, ricordava il
Papa Pio XII, di venerata memoria, "gli scritti di Ippocrate contengono,
senza alcun dubbio, una delle più nobili espressioni della coscienza
professionale che impone in particolare, il rispetto della vita e la
dedizione al malato" (Discorso ai partecipanti al XIV Congresso
Internazionale di Storia della Medicina, 17 settembre 1954: Discorsi e
Radiomessaggi XVI [1953-1954], 148). La pagina del Buon Samaritano
evangelico arricchisce l'eredità ippocratica della visione
trascendente della vita umana, che è dono di Dio ed è
chiamata a partecipare dell'eterna comunione con Lui.
Con rigorosa attenzione ai gravi e urgenti problemi che, nel nostro tempo
interpellano la ricerca e la scienza medica, durante i lavori di questi
giorni avete ripercorso il cammino compiuto lungo la storia dall'assistenza
sanitaria, individuando nell'incontro tra umanesimo ippocratico e umanesimo
cristiano un decisivo fattore di progresso verso una civiltà sempre
più degna di questo nome. Inoltre, i contributi scientifici
presentati da studiosi ed esperti di ogni parte del mondo hanno dimostrato
come, nell'attenzione a chi soffre e nell'impegno per una qualità
della vita degna della persona si configuri una visione antropologica nella
quale è possibile a persone di culture diverse trovare un punto
d'incontro. Ciò è confermato dalle esperienze personali e
sociali di tanti «buoni Samaritani» dei tempi moderni, tra i
quali avete voluto opportunamente ricordare persone quali Henri Dunant,
Florence Nightingale, Albert Schweitzer, Janusz Korczak, Ildebrando
Gregori, Raoul Follereau e Marcello Candia. "Colui che s'imbarca sulla
navicella del rispetto per la vita - scriveva Albert Schweitzer - non
è un naufrago portato alla deriva, ma un viaggiatore ardito che sa
dove andare e che tiene saldamente il timone nella giusta direzione" (A.
Schweitzer, La civilisation et l'éthique, 63-64).
3. Da Ippocrate al Buon Samaritano, dalla coscienza guidata dalla
ragione alla ragione illuminata dalla fede, unico deve essere l'annuncio
del Vangelo della vita; infatti, la sua promozione e la sua difesa "non
sono monopolio di nessuno, ma responsabilità di tutti" (Lett. enc.
Evangelium vitae, n. 91). Ed è certamente un provvidenziale
segno dei tempi che la fede nel messaggio di Cristo sia oggi chiamata a
sostenere e a rafforzare il fondamento razionale del comune dovere di
servire la vita in tutte le fasi dell'esistenza umana. Si tratta, infatti,
di un compito che è insieme umano e cristiano, così che "solo
la concorde cooperazione tra quanti credono nel valore della vita
potrà evitare una sconfitta della civiltà dalle conseguenze
imprevedibili" (Ibid.).
Il Buon Samaritano della parabola evangelica interpella "ogni coscienza
umana che aspiri alla verità e sia attenta alle future sorti
dell'umanità". Non si spiegherebbe, tuttavia, il lungo cammino
percorso dall'assistenza sanitaria se questa non avesse altro scopo che la
salvaguardia e il ricupero della salute; in realtà l'assistenza
sanitaria, per le radici che affondano nel rispetto della vita e della
dignità della persona umana, è anche scuola di valorizzazione
della sofferenza e del servizio ad essa. Perciò, la parabola del
Buon Samaritano appartiene sia al Vangelo della vita che al Vangelo della
sofferenza: "E qui tocchiamo uno dei punti chiave di tutta l'antropologia
cristiana. L'uomo non può ritrovarsi pienamente se non attraverso un
dono sincero di sé" (Lett. apost. Salvifici doloris, 28).
Per questi motivi sono lieto di esprimere il mio vivo compiacimento ai
responsabili del Dicastero della Pastorale per gli Operatori Sanitari per
aver redatto e pubblicato la prima Carta degli Operatori Sanitari,
le cui indicazioni, aperte al contributo di tutti gli uomini di buona
volontà, rappresentano una felice alleanza tra etica ippocratica e
morale cristiana. Si tratta infatti di una sintesi attraverso la quale,
"vengono favoriti la riflessione e il dialogo - tra credenti e non
credenti, come pure tra credenti di diverse religioni - su problemi etici,
anche fondamentali che interessano la vita dell'uomo" (Lett. enc.
Evangelium vitae, n. 27).
4. Il concorde e costruttivo cammino della scienza e della fede,
auspicato dal Concilio Vaticano II (cfr. Messaggio agli uomini di
scienza, 8 dicembre 1965) tende all'affermazione dei fondamentali
diritti umani, incentrati nella promozione e nella difesa della vita e
della sua dignità. La fede stimola, incoraggia e sostiene tale
convergenza che s'è rivelata propizia alle conquiste della ragione,
poiché nulla vi è di genuinamente umano che non trovi eco nel
cuore dei cristiani.
Il campo della sanità e della salute, negli svariati ambiti
dell'educazione sanitaria, della prevenzione, della diagnosi, terapia e
riabilitazione, offre innumerevoli conferme della concreta
possibilità di un fecondo sodalizio tra ragione e fede per
costruire, nella libertà e nel pieno rispetto della persona umana,
la civiltà della vita la quale, per essere veramente tale, deve
essere anche civiltà del-l'amore.
5. Nella edificazione di una simile civiltà, il buon
Samaritano, nel quale si rispecchia l'amore del Figlio di Dio, è
modello dei doveri e dei compiti degli operatori sanitari. Tale modello
riafferma, carissimi Fratelli e Sorelle impegnati nell'assistenza e nella
pastorale sanitaria, che il vostro servizio, prima che una professione
è una missione, sostenuta dalla crescente coscienza della
solidarietà esistente tra gli esseri umani. Questa consapevolezza
è rafforzata e incoraggiata dalla fede, di cui vi esorto a rendere
generosa testimonianza, quali araldi di fiducia e di speranza nell'uomo,
chiamato da Dio a realizzarsi nella gratuità.
Con tali auspici, invoco su di voi e sul vostro servizio agli ammalati la
protezione della Vergine Santissima, alla quale affido l'implorazione di
salvezza e di conforto che sale dall'umanità sofferente. Maria,
Madre del divino Samaritano delle anime e dei corpi, accompagni ogni vostra
benemerita attività, imprimendole i connotati materni della
disponibilità amorevole e dell'inesauribile generosità. Vi
accompagni anche l'Apostolica Benedizione, che di cuore imparto a tutti voi
qui presenti, ai vostri collaboratori e a quanti assistete nel vostro
quotidiano lavoro.
|