Giovanni Paolo II alla VI Conferenza
Internazionale del Pontificio Consiglio per la Pastorale degli
Operatori Sanitari
Tossicodipendenza e alcoolismo frustrano la persona proprio nella
sua capacità di comunione e di dono
1. Mi è particolarmente gradito esser presente ancora una volta alla
Conferenza Internazionale di studio e di riflessione, che il Pontificio
Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari promuove annualmente sin
dalla sua istituzione, per richiamare l'attenzione dei cristiani e, più
in generale, di tutti gli uomini di buona volontà su questioni centrali e
sempre di grande attualità, che investono la scienza medica, l'etica e la
pastorale sanitaria. Il mio cordiale saluto si rivolge, innanzitutto, al Signor
Cardinale Fiorenzo Angelini e ai suoi collaboratori, cui va il merito del
presente incontro; e si estende, al tempo stesso, agli illustri ospiti delle
diverse Nazioni, agli scienziati, ai ricercatori, ai medici, ai sociologi, ai
teologi, che partecipano a questo importante simposio, dedicato ad un problema
specifico che ai nostri giorni s'impone con somma urgenza all'attenzione
dell'intera società umana. Droga e alcoolismo contro la vita: è
questo l'argomento a cui è diretta la vostra riflessione. Molto
opportunamente esso è preceduto e come introdotto dalla pregnante
espressione paolina: Contra spem in spem (Rm 4,18), quasi a rivendicare per
coloro che, sull'esempio dell'antico patriarca Abramo, credono fiduciosamente
nelle promesse di Dio, il diritto di non abbandonare mai la speranza, anche
quando, umanamente parlando, essa potrebbe apparir vuota e inconsistente.
Tossicodipendenza ed alcoolismo, per l'intrinseca loro gravità e per la
devastante estensione, sono due fenomeni che minacciano il genere umano,
incrinando nel singolo individuo, nell'ambiente familiare e nel tessuto sociale
le più profonde ragioni di quella speranza che, per esser tale,
dev'essere speranza nella vita - speranza di vita.
2. A ben considerare, infatti, è facile scoprire un duplice
collegamento tra questi fenomeni e la disperazione. Da una parte, alla radice
dell'abuso di alcool e di stupefacenti - pur nella dolorosa complessità
delle cause e delle situazioni - c'è di solito un vuoto esistenziale,
dovuto all'assenza di valori e ad una mancanza di fiducia in se stessi, negli
altri e nella vita in generale. Dall'altra, le difficoltà che
s'incontrano per uscire da tale situazione, una volta instaurata, aggravano e
dilatano il senso di disperazione, per cui le vittime, le stesse famiglie e la
comunità circostante sono indotte ad un atteggiamento di rassegnazione e
di resa.
Col passare degli anni, inoltre, il quadro «alcolismo e droga», s'è
allargato a dismisura, ed oggi noi ci troviamo di fronte a piaghe sociali
insidiose e capillarmente diffuse in tutto il mondo, favorite da grossi
interessi economici e, talora, anche politici. Mentre molte vite vengono così
bruciate, i potenti signori della droga si abbandonano spavaldamente al lusso ed
allo sperpero. Umanamente considerate, sembrerebbero prelevare le ragioni della
disperazione (contra spem), specie per le famiglie che, essendo segnate e
direttamente colpite dal triste fenomeno, non si sentono sufficientemente
assistite e protette. Con grande affetto sono a loro vicino e condivido il loro
dolore; vorrei incontrarle ad una ad una, per portare loro un po' della
consolazione di Cristo (cfr. 2Cor 1,5) e spronarle a reagire al senso
dell'abbandono ed alla tentazione dello scoraggiamento.
Tanto spesso, pensando alle vittime della droga e dell'alcool - per lo più
giovani, anche se è sempre più preoccupante la loro estensione tra
gli adulti - sono portato a ricordare l'uomo della parabola evangelica che,
assalito dai malviventi, fu derubato e lasciato mezzo morto lungo la strada di
Gerico (cfr. Lc 10,29-37). Mi sembrano anch'esse, infatti, come persone «in
viaggio», che vanno alla ricerca di qualcosa in cui credere per vivere;
incappano, invece, nei mercanti di morte, che le assalgono con la lusinga di
illusorie libertà e di false prospettive di felicità. Sono, queste
vittime, uomini e donne che si ritrovano, purtroppo, derubate dei valori più
preziosi, profondamente ferite nel corpo e nello spirito, violate nell'intimo
della loro coscienza ed offese nella loro dignità di persone. Davvero, in
queste situazioni, potrebbero sembrar forti le ragioni che riducono ad
abbandonare ogni speranza (contra spem).
3. Pur consapevoli di ciò, voi ed io tuttavia vogliamo testimoniare
che le ragioni per continuare a sperare ci sono e sono molto più forti di
quelle in contrario: (contra spem in spem). Anche oggi, infatti, come nella
parabola evangelica, non mancano i buoni Samaritani che con personale sacrificio
e, talora, a proprio rischio sanno «farsi prossimo» di chi è in
difficoltà. Per questo, alle famiglie toccate dalla prova voglio dire:
Non disperate! Pregate piuttosto con me, perchè si moltiplichino questi
buoni Samaritani che operano nelle strutture pubbliche e nei gruppi di
volontariato, tra i privati cittadini e i responsabili dei popoli, e si formi
così un fronte compatto che s'impegni sempre più non solo nella
prevenzione e nel recupero dei tossicodipendenti, ma anche nel denunciare e
perseguire legalmente i trafficanti di morte e nell'abbattere le reti della
disgregazione morale sociale.
Siamo ormai di fronte ad un fenomeno di vastità e proporzioni
terrificanti non solo per l'altissimo numero delle vite stroncate, ma anche per
il preoccupante estendersi del contagio morale, che sta già da tempo
raggiungendo anche i giovanissimi, come nel caso - non infrequente, purtroppo -
di bambini costretti a farsi spacciatori e a divenire, con i loro coetanei, essi
stessi consumatori. Rinnovo, perciò, l'accorato appello che ho rivolto
qualche anno fa alle varie istanze pubbliche, sia nazionali che internazionali,
affinchè «pongano un freno all'espandersi del mercato delle sostenze
stupefacenti. Per questo occorre che vengano, innanzitutto, portati alla luce
gli interessi di chi specula su tale mercato; siano, poi, individuati gli
strumenti e i meccanismi di cui ci si serve; e si proceda, infine, al loro
coordinato ed efficace smantellamento. Occorre, inoltre, operare per lo sviluppo
integrale di quelle popolazioni che, per la loro sussistenza, si dedicano alla
produzione di tali sostanze. Al tempo stesso, si cercherà di promuovere
reti collegate di servizi che operino per una reale prevenzione del male e
sostengano il ricupero e il reinserimento dei giovani che ne sono coinvolti»
(Discorso del 23 settembre 1989).
4. Esiste, certo, una netta differenza tra il ricorso alla droga ed il
ricorso all'alcool: mentre infatti un uso moderato di questo come bevanda non
urta contro divieti morali, ed è da condannare soltanto l'abuso, il
drogarsi, al contrario, è sempre illecito, perchè comporta una
rinuncia ingiustificata ed irrazionale a pensare, volere e agire come persone
libere. Del resto, lo stesso ricorso su indicazione medica a sostanze
psicotropiche per lenire in ben determinati casi sofferenze fisiche o psichiche,
deve attenersi a criteri di grande prudenza, per evitare pericolose forme di
assuefazione e di dipendenza. Compito delle autorità sanitarie, dei
medici, dei responsabili dei centri di ricerca, e quello di adoperarsi per
ridurre al minimo questi rischi mediante adeguate misure di prevenzione e di
informazione.
Tossicodipendenza ed alcolismo sono contro la vita. Non si può
parlare della «liberta di drogarsi» ne del «diritto alla droga»,
perchè l'essere umano non ha il diritto di danneggiare se stesso e non può
ne deve mai abdicare alla dignità personale che gli viene da Dio! Questi
fenomeni - bisogna sempre ricordare - non solo pregiudicano il benessere fisico
e psichico, ma frustrano la persona proprio nella sua capacità di
comunione e di dono. Tutto ciò è particolarmente grave nel caso
dei giovani. La loro, infatti, è l'età che si apre alla vita, è
l'età dei grandi ideali, è la stagione dell'amore sincero e
oblativo.
Ai giovani, perciò, voglio ancora una volta dire con accorata
sollecitudine: Guardatevi dalla tentazione di certe esperienze illusorie e
tragiche! Non arrendetevi ad esse! Perchè immettervi in una strada senza
sbocco? Perchè rinunciare alla piena maturazione dei vostri anni,
accettando una precoce senescenza? Perchè sciupare la vostra vita e le
vostre energie che, invece, possono trovare gioiosa affermazione negli ideali
dell'onestà, del lavoro, del sacrificio, della purezza, del vero amore?
Ecco: l'amore! Ai tossicodipendenti, alle vittime dell'alcolismo, alle
comunità familiari e sociali, che tanto soffrono per questa infermità
dei loro membri, la Chiesa nel nome di Cristo propone come risposta e come
alternativa la terapia dell'amore: Dio è amore, e chi vive nell'amore
attua la comunione con gli altri e con Dio. «Chi non ama rimane nella morte»
(1Gv 3,14). Ma chi ama, gusta la vita e vi rimane!
Non si combattono, cari fratelli, i fenomeni della droga e dell'alcolismo ne
si può condurre un'efficace azione per la guarigione e la ripresa di chi
ne è vittima, se non si ricuperano preventivamente i valori umani
dell'amore e della vita gli unici che son capaci, soprattutto se illuminati
dalla fede religiosa, di dare pieno significato alla nostra esistenza. Al senso
di estraneità, che tanto spesso affligge i tossicodipendenti, la società
non può e non deve: opporre la propria indifferenza, nè
considerarsi assolta semplicemente perchè sostiene l'azione del
volontariato, che è, sì, insostituibile, ma è da solo
inevitabilmente insufficiente. Ci vogliono leggi, ci vogliono strutture! Ci
vogliono interventi coraggiosi!
5. Come, dunque, spetta alla Chiesa operare sul piano morale e pedagogico,
intervenendo con grande sensibilità in questo settore specifico, così
spetta alle pubbliche Istituzioni impegnarsi in una politica seria, intesa a
sanare situazioni di disagio personale e sociale, tra le quali spiccano la crisi
della famiglia, principio e fondamento della società umana, la
disoccupazione giovanile, la casa, i servizi socio-sanitari, il sistema
scolastico. In questa campagna di prevenzione, trattamento e ricupero ha un
ruolo determinante quella ricerca interdisciplinare, a cui proprio questa
Conferenza ha offerto un contributo così rilevante.
Nel compiacermi per l'impegno ed i risultati di questo proficuo colloquio
scientifico, desidero anche rivolgere un pensiero di vivo apprezzamento alla
numerosa schiera di giovani e meno giovani che partecipano a programmi di
ricupero e ad ogni altra iniziativa finalizzata a questo nobile intento.
Assicurando la mia fervida preghiera e la mia sentita solidarietà,
rinnovo ad essi l'invito a guardare con fiducia alla vita, a credere nella
grandezza inestimabile del destino della persona umana, che - amo ripetere - è
riflesso dell'immagine stessa di Dio. In una parola, ripeto ancora l'invito a
sperare contro ogni speranza: contra spem in spem, e lo rivolgo in particolare a
quanti, con ammirevole generosità e con spirito cristiano, si fanno
prossimo dei fratelli bisognosi di aiuto, perché coinvolti e travolti dal
duplice deplorevole fenomeno.
La Chiesa, che vuol operare - ed è suo dovere - nella società
come il lievito evangelico, è e continuerà ad esser sempre accanto
a quanti affrontano con responsabile dedizione le piaghe sociali della droga e
dell'alcoolismo per incoraggiarli e sostenerli con la parola e con la grazia di
Cristo.
Egli è la luce che illumina l'uomo e può portarlo all'approdo
di un'esistenza più matura e più degna. La Vergine Santissima
accompagni gli sforzi generosi di tutti coloro che spendono le loro energie in
questo arduo e coraggioso servizio.
Ad essi, in auspicio di soprannaturale aiuto, imparto di cuore la mia
Benedizione.
Città del Vaticano, 25 novembre 1991
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