Cari a
mici buddisti,
1. Scrivo di nuovo a voi
quest’anno in occasione della festa di Vesakh per offrirvi le più
sentite felicitazioni da parte del Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso. Prego che tutti i nostri amici buddisti in ogni parte del mondo
trascorrano una felice e gioiosa festività.
2. Mentre invio questo messaggio
di felicitazioni, non posso non ricordare i drammatici eventi dell’11
settembre dello scorso anno. Da allora, la gente in ogni parte del mondo ha
avvertito un nuovo timore per il futuro. In mezzo a questo timore, non dovrebbe
essere nostro dovere, come cristiani e buddisti, insieme alle persone di buona
volontà, incoraggiare la speranza e costruire una cultura che si basi su questa
per contribuire ad un mondo più pacifico nel futuro?
3. Noi viviamo in un’era
contraddistinta da un grande progresso tecnologico. Ciò suscita problemi sulla
promozione dei valori umani, ed è su questo argomento che vorrei condividere
alcuni pensieri con voi. Uno dei più importanti valori umani è senza dubbio il
diritto alla vita, a proteggerla dal momento del concepimento fino al momento
della morte naturale. Tuttavia, si deve considerare il serio paradosso che
questo diritto alla vita è minacciato proprio dall’odierna tecnologia
altamente avanzata. Un tale paradosso è giunto fino al punto di creare una
“cultura della morte”, nella quale l’aborto, l’eutanasia, e gli
esperimenti genetici sulla stessa vita umana hanno già ottenuto o stanno per
ottenere il riconoscimento legale. Possiamo non mettere in relazione questa
cultura della morte nella quale le vite umane più innocenti, indifese e
gravemente malate sono minacciate dalla morte, e gli attacchi terroristici, come
quelli dell’11 settembre, nei quali sono state colpite migliaia di persone
innocenti? Dobbiamo dire che entrambi si fondano sul disprezzo per la vita
umana.
4. L’insegnamento
e la tradizione buddista sostengono il rispetto per tutti gli esseri viventi non
importa quanto essi possano apparire insignificanti. Se perfino le creature che
sembrano non avere alcun valore sono trattate con una tale attenzione, tanto più
si deve rispettare l’essere umano che, come crediamo noi cristiani, è stato
creato ad immagine e somiglianza di Dio stesso. La dignità dell’essere umano
e i diritti che ne derivano sono stati certamente di recente una primaria
preoccupazione dei cattolici. E’ precisamente sul comune rispetto per gli
esseri umani che noi cristiani e buddisti dobbiamo costruire una “cultura
della vita”, nella quale il diritto alla vita sia pienamente protetto dal
concepimento fino alla morte naturale e si realizzino concretamente tutte le
condizioni necessarie per una vita degna degli esseri umani. Questa sarebbe una
maniera per reagire e superare la cultura della morte.
5. E’ nostra comune credenza
che il rispetto per la vita umana prima di divenire una realtà sociale sia nel
cuore delle persone. Vorrei qui ricordare in particolare i giovani, i cui cuori
sono probabilmente scandalizzati e soffrono a causa dei tragici eventi che hanno
visto con i propri occhi. Una educazione particolarmente per i giovani a
rispettare la vita deve essere una delle priorità più urgenti. Attraverso le
nostre rispettive comunità e istituzioni noi possiamo progettare il nostro
proprio approccio nell’educare i giovani così che possano prevalere fra di
loro delle convinzioni fortemente etiche e una cultura della vita. Solo nella
misura in cui un’etica e una cultura della vita prevarranno nell’intera
società possiamo sperare che il principio del rispetto per la vita si conservi
negli atteggiamenti e nelle leggi della società.
6. Cari amici buddisti, questi
sono i pensieri che desidero condividere quest’anno con voi. Guardiamo insieme
al futuro con la speranza che esso porti un mondo più pacifico e prospero per
tutti. Buona festa!
Francis Card. Arinze
Presidente