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PONTIFICIUM CONSILIUM PRO DIALOGO INTER RELIGIONES

MESSAGGIO AI BUDDISTI
PER LA FESTA DI VESAKH 2003

Buddisti e Cristiani:
pregare per la pace nel mondo

 

Cari amici buddisti,

1. Come nuovo Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, il dicastero di Sua Santità il Papa per le relazioni con persone di diverse tradizioni religiose, vorrei porgere i miei auguri ed inviare questo messaggio di felicitazioni in occasione della festa di Vesakh. Questo gesto di amicizia, iniziato nel 1995 dal mio predecessore il Cardinale Francis Arinze, è quasi divenuto una tradizione. E’ mio desiderio continuare questa bella tradizione ed esprimere le mie più calorose felicitazioni a ciascuno di voi.

2. In questo messaggio, vorrei invitarvi, cari amici buddisti, ad unirvi in preghiera per la causa della pace nel mondo. Osservando l’attuale situazione internazionale, non possiamo non essere consapevoli di quanto si avverta in maniera acuta nel nostro mondo la questione della pace. Fin dall’inizio del nuovo millennio, segnato dai drammatici eventi dell’11 settembre 2001, siamo ogni giorno testimoni di nuove scene di spargimento di sangue, di violenza, di scontro e di crisi quasi in ogni parte del mondo. In questa grave situazione, non possiamo vivere senza impegnarci nel promuovere la causa della pace nel mondo.

3. Noi, cristiani e buddisti, siamo convinti che l’origine di ogni conflitto sia da collocarsi, in ultima analisi, nei cuori umani caratterizzati da desideri egoistici, in particolare dal desiderio del potere, del dominio e del benessere spesso a scapito degli altri. E’ anche nostro comune convincimento che la pace debba abitare nel cuore degli uomini prima di divenire una realtà sociale. Per noi, quindi, la maniera più efficace e fondamentale di promuovere la pace è di fare del nostro meglio per superare l’egoismo profondamente radicato nei cuori umani, così che le persone possano trasformarsi in veri artefici di pace.

4. Il Papa Giovanni Paolo II ha proclamato l’anno che va dall’ottobre 2002 all’ottobre 2003, anno del Rosario della Vergine Maria. Egli ha fortemente incoraggiato la recita frequente del Rosario per pregare per la pace nel mondo. Il suo desiderio di rinvigorire la pratica del Rosario è strettamente legato alle attuali circostanze storiche, che necessitano ora più che mai di una supplica costante per il grande dono della pace.

5. Cari amici buddisti, non è una meravigliosa coincidenza che anche voi abbiate la lunga tradizione di utilizzare il Mala per pregare? Il Rosario per i cattolici e il Mala per buddisti sono semplici ma profonde e significative preghiere, nonostante differenze essenziali nella forma e nel contenuto, basate sulle nostre distinte dottrine e pratiche. Per i cattolici, il Rosario rappresenta un mezzo efficacissimo per nutrire la contemplazione di Gesù Cristo. Per i buddisti, il Mala è utilizzato per vincere i 108 desideri peccaminosi al fine di raggiungere lo stato di Nirvana. In virtù del loro carattere meditativo, queste due preghiere hanno in comune un effetto rasserenante su quelli che li usano per pregare; li conducono a sperimentare e a lavorare per la pace, e producono frutti d’amore. Per noi cattolici, la ripetizione e la meditazione dei santi nomi delle Persone della SS.ma Trinità e della Vergine Maria nella recita del Rosario, ci rendono più disponibili ad assimilare il loro amore e compassione per gli altri, specialmente per i poveri e gli afflitti. Nella vostra tradizione buddista, pregare il Mala aiuta a divenire operatori di pace.

6. Cari amici buddisti, questi sono i pensieri che vorrei condividere con voi quest’anno. Sono convinto che perseverando nella preghiera contribuiremo a far progredire la pace nel mondo sia ora che nel futuro. Possa questa pace essere con voi e con le vostre famiglie durante la festa di Vesakh e in ogni tempo.

Arcivescovo Michael L. Fitzgerald
Presidente

 

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