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PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

SEMINARIO DI STUDIO SUL TEMA:
"OGM: MINACCIA O SPERANZA?"

INTERVENTO DEL CARD. RENATO RAFFAELE MARTINO

Palazzo san Calisto
Luned́, 10 novembre 2003
 

 

 

Saluto e ringrazio sentitamente tutti i partecipanti di aver accolto, con generosa disponibilità, l'invito a portare a questo Seminario il loro qualificato contributo di scienza e di esperienza, che sarà utilissimo nel chiarire e illuminare le complesse questioni riguardanti gli OGM. Spero che questa occasione di incontro e di studio diventi per tutti noi uno stimolo alla crescita personale e, nello stesso tempo, un'opportunità di esercizio di una comune e condivisa responsabilità.

Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ha organizzato e promosso questo incontro nell'intento di raccogliere il maggior numero di dati informativi sugli OGM, che, in seguito, potranno servire a sussidiare un discernimento etico e pastorale, giorno dopo giorno sempre più necessario e indilazionabile. Al di là delle pressioni - provenienti da molteplici fonti e portatrici di esigenze diversificate e, in qualche modo, incompatibili a cui anche la Santa Sede è sottoposta - vorremmo che questo Seminario si svolgesse in un clima di serenità e di compostezza, sì da favorire lo scambio fruttuoso, il dialogo approfondito e la ricerca disinteressata.

Il titolo del nostro Seminario, "OGM: minaccia o speranza?", riassume bene i differenti approcci che, a diversi livelli, si stabiliscono con gli OGM. Da parte nostra, siamo pienamente consapevoli che la posta in gioco è alta e delicata, per le polarizzazioni che dividono l'opinione pubblica, per i contenziosi commerciali che esistono a livello internazionale, per la difficoltà a definire, a livello scientifico, una materia che è oggetto di una ricerca in rapida evoluzione, per le complesse implicazioni etico-culturali ed etico-politiche. Da parte di questo Pontificio Consiglio si avverte tutta la responsabilità di dover affrontare una problematica tanto complicata, che ripropone, per certi versi, la domanda relativa al rapporto tra fede e scienza; questo Dicastero se ne vuole anzi fare carico pienamente, facendo tesoro della vostra scienza ed esperienza e, nello stesso tempo, appoggiandosi alla secolare sapienza della Chiesa e alla sua dottrina, che gli permetteranno di trovare, con equilibrio e nella verità, un punto di sintesi utile e fecondo di bene per gli uomini del nostro tempo, soprattutto per i poveri.

Dal programma dei lavori si può facilmente vedere che il Seminario è stato strutturato in quattro sessioni di lavoro:  OGM e ricerca scientifica; OGM, alimentazione e commercio; OGM e sicurezza ambientale e sanitaria; OGM e implicazioni morali.

Dal punto di vista metodologico, il cuore dei nostri lavori sarà il dibattito in comune dei temi che saranno brevemente introdotti da alcuni relatori. Il dibattito dovrà essere svolto in libertà, nel rispetto delle diverse posizioni e reso ricco dalle straordinarie competenze presenti in questa sala.

Tra i partecipanti al nostro Seminario figurano anche alcuni Ministri del Governo italiano, la cui presenza merita una parola di giustificazione:  è sembrato quantomai opportuno invitarli in ragione del fatto che l'Italia detiene in questo semestre del 2003 la Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea. Desidero ringraziarli di aver accettato l'invito e del contribuito che offriranno ai nostri lavori. Al termine di ogni sessione è previsto un incontro con la stampa per fornire ai giornalisti un'informazione puntuale e adeguata.

Molti hanno manifestato un po' di stupore e di meraviglia di fronte a questa iniziativa del Pontificio Consiglio, chiedendosi quale fosse la ragione che la giustificasse. Si tratta, anche in questo caso, di dare seguito a un'esigenza profonda ed essenziale della missione religiosa e morale della Chiesa, quella di illuminare con la luce del Vangelo quanto riguarda la promozione dell'uomo e l'affermazione della sua dignità. La Chiesa lo fa, rispettando la legge naturale, mettendo a frutto i risultati della ricerca scientifica, attualizzando il messaggio delle Sacre Scritture e applicando i principi della sua dottrina sociale.

A tale proposito, e a conclusione di questa mia breve introduzione, permettetemi di condividere con voi la lezione, molto pertinente e istruttiva, che ci viene dai primi capitoli della Bibbia dove si parla della creazione. Nel disegno del Creatore, infatti, le realtà create, buone in se stesse, esistono in funzione dell'uomo. Creandolo a sua immagine e somiglianza, Egli vuole che "domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra" (Gen 1, 26).

Lo stupore davanti al mistero della grandezza dell'uomo fa esclamare il salmista: "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi e il figlio dell'uomo perché te ne curi? Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato; gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi" (Sal 8, 5-7).

Il dominio dell'uomo sugli altri esseri viventi, tuttavia, non deve essere un dominio dispotico e dissennato; al contrario, egli deve "coltivare e custodire" i beni creati da Dio. Beni che l'uomo ha ricevuti come un dono prezioso, posto dal Creatore sotto la sua responsabilità.

La proibizione di mangiare "dell'albero della conoscenza del bene e del male" (Gen 2, 17) ricorda all'uomo che egli ha ricevuto tutto come dono gratuito e che continua ad essere una creatura, e non sarà mai il Creatore. Il peccato dei nostri padri fu provocato proprio da questa tentazione:  "diventereste come Dio" (Gen 3, 5). Adamo ed Eva vollero avere il dominio assoluto su tutte le cose, senza sottomettersi alla volontà del Creatore. Da allora l'uomo dovrà trarre il cibo dal suolo con dolore e con il sudore del suo volto mangiare il pane (Gen 3, 17-19).

Nonostante il peccato, il disegno del Creatore, il senso delle sue creature e, tra queste, dell'uomo, chiamato ad essere coltivatore e custode del creato, rimangono inalterati. L'uomo, dotato di un'intelligenza grazie alla quale è capace di cogliere il senso delle cose, deve custodire i beni della terra, da lui ricevuti come dono. Dotato della capacità di scoprire le cause, le leggi e i meccanismi che governano gli esseri, viventi e non, e conseguentemente capace di intervenire su di essi, deve utilizzare queste capacità per "coltivare" e non per distruggere. Coltivare significa intervenire, decidere, fare, non lasciare che le piante crescano a caso. Coltivare significa potenziare e perfezionare, affinché vengano frutti migliori e più abbondanti. Coltivare significa ordinare, pulire, eliminare ciò che distrugge e rovina. Coltivare è il miglior modo di custodire.

Grazie a tutti e buon lavoro!

 

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