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 PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

Incrementare l’impegno della Chiesa cattolica
in risposta all’Emergenza Ebola*

 

Introduzione

L’Ebola è un’epidemia senza precedenti che sta causando atroci sofferenze e sta seminando morte nella popolazione dell’Africa occidentale costiera. Associata a questa grave epidemia, vi è anche una grande paura provata dalle persone infette, dai loro cari contagiati e dalla popolazione in generale.

Nell’Africa occidentale costiera, casi di Ebola sono riscontrati dal dicembre del 2013, ma la situazione non è stata riconosciuta come un focolaio dell’epidemia se non alcuni mesi dopo. A tutto novembre 2014, sono stati registrati circa 15.000 casi d’infezione, con 5.000 decessi. In precedenza, nel corso degli ultimi trentacinque anni dall’identificazione del primo caso di Ebola, solo 2.500 persone avevano contratto ilvirus. I leader mondiali, i loro rispettivi governi, gli esperti di sanità pubblica, l’intera società e la Chiesa stanno tutti lottando per trovare una risposta appropriata sia alla dimensione sia alla rapida diffusione di questa epidemia.

Sebbene le statistiche pubblicate dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) segnalino un qualche decremento del tasso di nuove infezioni in Liberia, si sono registrati anche incrementi di nuovi casi di infezioni in alcune zone della Sierra Leone. Ciò dimostra che la diffusione della malattia cambia molto rapidamente. Tuttavia, è importante notare che l’impatto dell’Ebola continuerà a rappresentare ancora a lungo una grave sfida per la zona più colpita e, quindi, saranno sempre più necessari la solidarietà ed il sostegno internazionali.

Il ruolo della Chiesa in risposta a questa crisi

La Chiesa è presente nelle comunità locali, rimane sul posto e non va via. Le persone si rivolgono al Signore nei momenti di paura e di bisogno. La Chiesa è sempre in mezzo a loro, testimone visibile della presenza di Gesù Cristo. Lo è particolarmente nei momenti di avversità.

Nel corso dei secoli, la Chiesa ha lavorato per consolidare le comunità locali, in modo tale che uomini e donne di ogni cultura possano godere della dignità che Dio ha dato ad ogni persona ed abbiano vita in pienezza. In tal senso, la Chiesa appare un’istituzione affidabile.

La Chiesa è grata alla comunità internazionale per gli sforzi profusi. Governi e società hanno mobilitato ingenti risorse che si sono aggiunte a quelle dei paesi pesantemente colpiti dall’epidemia. Grazie a questi sforzi, sono stati forniti strumenti diagnostici, unità specializzate nel trattamento dell’Ebola per chi è già stato contagiato dalla malattia, ricerca di farmaci efficaci e di un vaccino per prevenire una futura esplosione di questa epidemia.

Intervento sanitario

Per decenni la Chiesa ha fornito assistenza sanitaria in questa regione divenendo una componente essenziale dell’intera infrastruttura. Il sistema sanitario è stato travolto da questa epidemia dopo che era già stato sottoposto a serie sfide a causa di anni di conflitti armati, disordini sociali e miseria degradante.

Poiché gli operatori sanitari nel corso dell’assistenza ai pazienti sono particolarmente vulnerabili al contagio dell’Ebola, abbiamo assistito al tragico impatto di questa epidemia all’interno di tali istituzioni ecclesiastiche. Gli ospedali dei Fratelli di San Giovanni di Dio, per esempio, hanno sperimentato la trasmissione delvirusnella prestazione di cure ai pazienti e la morte di medici, infermieri ed altri professionisti tra i quali sacerdoti, religiosi e religiose, nonché i personale laico. Varie altre strutture sanitarie cattoliche sono state costrette a chiudere o a limitare rigorosamente le cure necessarie all'interno delle comunità in cui operano.

Mentre i governi, le agenzie intergovernative e le agenzie umanitarie internazionali stanno sostenendo specificatamente il trattamento dell’Ebola nei paesi colpiti, le strutture sanitarie della Chiesa stanno rispondendo alle esigenze di assistenza sanitaria della popolazione civile. A tale scopo, vi è la necessità di rafforzare gli ambulatori, i centri e gli ospedali della Chiesa cattolica. Si ha soprattutto bisogno di dispositivi di Protezione Individuale (DPI), farmaci di prima necessità, formazione, personale, altri mezzi di assistenza finanziaria e tecnica. Tali sforzi contribuiranno a supportare i vari programmi di assistenza sanitaria, anche dopo che l’attuale epidemia verrà debellata.

Risposta pastorale

La Chiesa ha una capacità unica e il mandato di provvedere ai bisogni fisici, emotivi e spirituali di coloro che sono malati e sofferenti. Alcuni nella Chiesa sono chiamati a servire come "medici del corpo", altri invece ricevono la chiamata a servire come "medici dell’anima". "La condivisione fraterna con i malati ci apre alla vera bellezza della vita umana, che comprende anche la sua fragilità, così che possiamo riconoscere la dignità e il valore di ogni essere umano, in qualunque condizione si trovi, dal concepimento fino alla morte."[1] Questa condivisione comprende la preghiera, l’orientamento spirituale e l’amministrazione dei sacramenti. Mentre le norme di sanità pubblica possono impedire che il ministro abbia un contatto diretto con i pazienti affetti da Ebola, non dovremmo evitare il contatto con tali persone e dovremmo offrire ad essi e ai membri della loro famiglia la nostra vicinanza spirituale come forma di conforto e di speranza.

Sia i ministri pastorali che i laici possono contribuire in vasta misura alla prevenzione della stimmatizzazione e della discriminazione nelle famiglie, nei quartieri, e nelle comunità locali. Gli ammalati, soprattutto quelli contagiati dal virus dell’Ebola, i loro familiari, i loro cari e coloro che li assistono, ma anche coloro che sono guariti, possono facilmente diventare vittime di rifiuto, biasimo ed abbandono. È compito del sacerdote e dell’operatore sanitario pastorale sconfiggere tale comportamento e ricordare gli insegnamenti religiosi di base al riguardo. In risposta alla sfida dell’Ebola, il ruolo della Chiesa è quello di preservare e promuovere la speranza in mezzo alla paura e all’abbandono.

La risposta comunitaria

Come ha affermato Papa Benedetto XVI nell’enciclica Deus Caritas Est: "Secondo il modello offerto dalla parabola del buon Samaritano, la carità cristiana è dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in una determinata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamati devono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione…". Ha, inoltre, affermato: "Le Organizzazioni caritative della Chiesa devono fare il possibile, affinché siano disponibili i relativi mezzi e soprattutto gli uomini e le donne che assumano tali compiti."[2]

La Chiesa è già presente in molte parti del mondo, prima ancora dell’insorgere delle emergenze. Essa opera attraverso le sue conferenze episcopali, diocesi, parrocchie, Caritas, congregazioni religiose di suore, sacerdoti e fratelli, così come attraverso organizzazioni e movimenti del laicato cattolico che portano conforto, sollievo e una vasta gamma di servizi sanitari e sociali alle popolazioni che affrontano emergenze su vasta scala.

La Chiesa locale nella regione, sostenuta dagli sforzi di solidarietà della Chiesa universale, si è già impegnata al massimo delle sue capacità. Ha contribuito a fornire servizi nelle strutture sanitarie cattoliche, ha chiesto un maggiore sostegno da parte dei governi nazionali e locali e della comunità internazionale, ha avviato programmi di formazione e di volontariato, ha fornito materiale e assistenza pastorale ai bisognosi, ha accompagnato le famiglie ed i loro vicini di casa quando hanno pianto i loro morti ed ha contribuito a reinserire chi è guarito dalla malattia. L’opera della Chiesa a livello comunitario è incentrata nella parrocchia, perché "La parrocchia è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione."[3]

Con specifico riferimento alla situazione dell’Ebola, la sensibilizzazione della comunità, in gran parte centrata nelle parrocchie locali, è uno dei mezzi più importanti per fornire un’educazione adeguata con l’obiettivo di prevenire l’ulteriore diffusione del virus. Tale formazione educativa si estende al livello familiare per aiutare le persone a capire che sono necessari dei cambiamenti essenziali nei comportamenti, al fine di evitare il contatto con i fluidi corporei di parenti malati e anche con i corpi di coloro che sono già morti. In molti luoghi, le misure di prevenzione sono state determinanti per un mutamento del corso dell'epidemia.

Un altro aspetto fondamentale del contributo della parrocchia alla risposta dell’emergenza Ebola è il fatto che questa è vista tra le comunità locali come un’istituzione affidabile, un luogo dove si trasmettono ai parrocchiani informazioni dirette, obiettive e credibili.

Le scuole cattoliche forniscono istruzione e sostegno alle famiglie e alle comunità nelle tante diocesi della Liberia, della Sierra Leone e della Guinea. "...la scuola cattolica, nonostante difficoltà, ha continuato a voler essere corresponsabile dello sviluppo sociale e culturale delle varie comunità e popoli, di cui è parte, condividendone le gioie e le speranze, le sofferenze, le difficoltà e l’impegno per un autentico progresso umano e comunitario."[4] In Liberia e Sierra Leone, le scuole sono state chiuse per molti mesi. La loro riapertura è una priorità assoluta per le comunità più colpite dall’epidemia. Tali decisioni devono essere prese di concerto con i ministeri competenti e con la dovuta attenzione alle esigenze della sanità pubblica. Prima, però, che le scuole cattoliche possano essere riaperte, saranno necessari una formazione ed un sostegno adeguati per gli insegnanti e gli altri dipendenti.

La Chiesa universale si impegna per una migliore risposta all’Ebola

L’impegno della Chiesa cattolica in risposta alla crisi sanitaria causata dal virus Ebola è stato notevole. L’azione della Chiesa locale è stata immediata ed instancabile, come detto sopra. Le risorse locali, in termini di investimenti finanziari, beni e servizi alla persona, così come la risposta dei volontari, sono state messe subito a disposizione e continuano ad esserlo.

La solidarietà della Chiesa universale con le nostre sorelle e i nostri fratelli, nei paesi fortemente colpiti e in quelli limitrofi, è stata dimostrata da questi impegni, come di seguito indicato, e da tanti altri:

Caritas Internationalis ha coordinato gli appelli di emergenza in:

Caritas Guinea: 2 programmi

Caritas Sierra Leone: un primo programma ed un secondo programma di in preparazione

Caritas Liberia: un programma

Questi appelli sono concentrati principalmente sull’educazione sociale e sulla mobilitazione attraverso strutture comunitarie parrocchiali e locali, ma comprendono anche la formazione degli ecclesiastici e degli altri operatori pastorali.

Inoltre, alcune organizzazioni della Caritas, tra cui il Catholic Relief Services degli Stati Uniti, stanno sostenendo programmi di salute cattolici nei Paesi più colpiti.

Formazione predisposta e pianificazione strategica sono state intraprese dalle organizzazioni Caritas nei seguenti paesi: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Mali, Nigeria, Ciad, Togo, Senegal.

- Le congregazioni religiose e le loro organizzazioni laiche, così come i movimenti di laici cattolici hanno raccolto fondi ed inviato volontari per rispondere alle esigenze delle strutture sanitarie da loro sostenute, nonché alle esigenze speciali quali l’assistenza agli orfani, la mobilitazione della comunità e l’educazione.

- Altre organizzazioni ispirate alla Chiesa cattolica, tra cui Misereor (Germania), Medical Mission Institute (Germania), e Missio Austria, sono alla ricerca di finanziamenti governativi e non governativi per soddisfare le esigenze delle strutture sanitarie organizzate dalla Chiesa nei paesi più colpiti ed in quelli vicini.

Sensibile alle crescenti esigenze derivanti dalla epidemia di Ebola, la Chiesa cattolica, conformemente alla sua missione di servizio, si impegna a promuovere e a mettere in atto una risposta migliore a questa crisi sanitaria urgente. Questo richiederà maggiori risorse finanziarie ed umane. In armonia con i principi di solidarietà e sussidiarietà, l'assistenza sarà fornita alle chiese locali e alle loro istituzioni in modo che questo aiuto possa raggiungere efficacemente coloro che ne hanno più bisogno.

Pur riaffermando l'impegno già dimostrato attraverso una vasta gamma di attività ispirate dalla Chiesa ed incoraggiando ulteriori iniziative in tal senso, la Santa Sede desidera mettere a disposizione il proprio impegno, sostenendolo con un contributo finanziario, e offrire suggerimenti per una migliore risposta all’Ebola.

- Il sostegno finanziario rafforzerà i seguenti settori[5]:

Strutture sanitarie legate alla Chiesa

Questo finanziamento sosterrà, tra l’altro, quanto serve per migliorare l’assistenza sanitaria, così come la prevenzione della trasmissione del virus Ebola tra il personale e gli altri pazienti:

- Dispositivi di protezione

- Farmaci

- Modifiche edilizie

- Personale

- Mezzi di trasporto per i pazienti

Risposta comunitaria

Questo finanziamento sarà utilizzato per:

- Addestrare parrocchiani e abitanti delle comunità locali sui cambiamenti comportamentali necessari ad arrestare la diffusione dell’Ebola.

- Fornire kit alimentari ed igienici a livello familiare.

- Dare sostegno alle famiglie sotto osservazione in merito alle possibili infezioni da Ebola per accedere ad un’alimentazione adeguata e ad altri bisogni essenziali.

- Dare sostegno agli orfani e agli altri bambini e alle famiglie con bisogni speciali.

- Sostenere la riapertura delle scuole cattoliche.

Risposta pastorale

Questo finanziamento sarà utilizzato per:

- Addestrare e dare sostegno agli ecclesiastici, ai religiosi, agli operatori pastorali laici ed ai catechisti in modo che possano formare a loro volta parrocchiani e residenti della comunità locale.

- Pubblicare materiale per la formazione.

- Volontariato medico, psico-sociale ed altra assistenza tecnica

La Santa Sede riconosce l’urgente necessità per gli ecclesiastici, i religiosi ed i laici di tutto il mondo di assistere la Chiesa locale nella sua risposta a questa crisi, offrendo il loro tempo e le loro competenze nei paesi interessati dall’epidemia o nei loro paesi d’origine.

- Formazione di reti cattoliche di solidarietà per l’Emergenza Ebola

Le azioni finora intraprese hanno prodotto insegnamenti positivi e hanno identificato le sfide in atto nella nostra risposta all’emergenza Ebola. In questo modo, le organizzazioni legate alla Chiesa possono trarre enorme vantaggio nel condividere risposte efficaci e nel discernere soluzioni per le difficoltà incontrate. Questo tipo di rete è molto importante a livello locale, nei paesi più colpiti e nell’intera regione. Tale condivisione potrebbe anche essere utile alle Conferenze Episcopali nazionali e ai consigli episcopali regionali, in quanto condividono le politiche e le riflessioni su come affrontare questa epidemia. A livello mondiale, incoraggiamo discussioni interattive e la pianificazione tra i Superiori Generali delle congregazioni religiose, le organizzazioni internazionali di ispirazione cattolica ed i movimenti laicali, al fine di garantire il miglior utilizzo delle risorse e delle competenze, nel rispondere alle esigenze mutevoli ed alla natura dinamica di questa epidemia.[6]

Roma, 27 novembre 2014


* Bollettino quotidiano della Sala Stampa della Santa Sede n. [B0011] del 07/01/2015.

[1] Papa Francesco, Discorso al Congresso di Chirurgia Oncologica, 12 aprile 2014.

[2] Papa Benedetto XVI, Deus Caritas Est, #31a, Libreria Editrice Vaticana, 2005.

[3] Papa Francesco, Evangelii Gaudium, #28.

[4] Congregazione per l’Educazione Cattolica, The Catholic School at the Threshold of the Third Millennium, Città del Vaticano, 1997, #5, (La scuola cattolica alle soglie del terzo millennio) 5.

[5] Questo finanziamento sarà gestito da Caritas Internationalis, ma sarà disponibile, su richiesta di progetto per strutture nazionali e diocesane, nonché per Congregazioni religiose ed altre organizzazioni e movimenti ispirati alla Chiesa.

[6] A livello globale, è stato chiesto alla Caritas Internationalisdi agevolare questo collegamento in rete. A livello nazionale, le Conferenze Episcopali possono facilitare questo scambio e a livello diocesano, il vescovo potrebbe fornire tale facilitazione.

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