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La chiesa di San Lorenzo in Piscibus

 

Nascosta all'ombra dei palazzi moderni, a pochi metri dalla basilica di San Pietro, la chiesa di San Lorenzo è una delle costruzioni ‘salvate’ dalla distruzione durante la ristrutturazione urbanistica del periodo 1936-1950. All'epoca della costruzione di Via della Conciliazione – che oggi conduce al Vaticano – alcune parti della chiesa, l'atrio e la facciata, vennero tuttavia distrutte, sicchè la sua presenza è resa avvertibile solamente a chi passi lungo Borgo S. Spirito. All'estremità di questo, verso San Pietro, sulla destra, appare una piccola abside medievale ampiamente restaurata. Per accedervi occorre entrare al portone numero 24 dell'adiacente Via Pfeiffer.

La più antica menzione di questa chiesa risale ad 1143, citata sotto il nome Sanctus Laurentius in Portico Maiore, anche se la sua origine sarebbe ancora più remota, essendo edificata su una chiesa dedicata a Santo Stefano o a Santa Galla, vedova del VI secolo, nobile matrona romana a cui, secondo la tradizione, sarebbe apparsa la Vergine Maria. Questa antica basilica, che ospitava un monastero di vergini, venne con ogni probabilità distrutta nel corso delle incursioni barbariche. Ricostruita in onore di San Lorenzo, il martire che distribuì ai poveri i beni della Chiesa perché non cadessero nelle mani dei pagani, venne detta San Lorenzo in Piscibus a causa della prossimità di un mercato del pesce. Nel Cinquecento la chiesa risulta affidata alle Clarisse, le quali tuttavia sotto Leone X (1513-1521) furono trasferite in altra sede. La chiesa passò allora a una comunità laica proveniente da Santo Spirito in Sassia per poi essere inglobata in un maestoso palazzo patrizio, di proprietà del cardinale Francesco Armellini, cui si devono i primi lavori di restauro. È in seguito il cardinale Cesi ad effettuare l’aperture delle finestre e l’abbellimento dell’altare principale con una pala che rappresenta “La cerimonia nuziale della Vergine”. Nel 1659, i Fratelli delle scuole cristiane presero possesso della chiesa: essa si trova in uno stato pietoso, se si giudica da un inventario dell’epoca. Vennero intrapresi grandi lavori di ricostruzione diretti dal decoratore Francesco Massan, allievo di Borromini. Nel 1733, i Fratelli delle scuole cristiane comperano tre case attigue alla chiesa e ricevono un'importante somma di denaro: chiesero allora all’architetto Domenico Navone la costruzione di un grande atrio e di una nuova facciata.

Nella prima metà del XX secolo, quando fu decisa la demolizione della spina di Borgo, il monumento si salvò dalla distruzione e venne venduto nel 1941 dal Governo italiano alla Santa Sede, ma fu privato della facciata e nascosto dietro la mole degli edifici di via della Conciliazione, terminati nel 1950. Gli architetti Galeazzi e Prandi, responsabili della prosecuzione dei lavori di restauro tentarono inizialmente di salvare la decorazione barocca, ma a causa delle spese enormi e delle minacce di crollo decisero un intervento di restauro che ricondusse la chiesa alle presunte linee romaniche originali, cancellando gli interventi successivi e spogliandola degli arredi barocchi. L’interno, largamente rifatto, è diviso in tre navate divise da undici colonne antiche di spoglio; la copertura è a capriate lignee. Pareti e abside sono in mattoni di cotto a vista senza alcun tipo di decorazione. In fondo alla navata centrale, una porta conduce in un cortile interno, su cui prospetta la facciata, affiancata sulla sinistra da un piccolo campanile romanico del XII secolo. Nonostante gli ampi rifacimenti, si riconoscono ancora ampie porzioni della muratura originale, celata per secoli sotto intonaci e stucchi barocchi. Sconsacrata e trasformata in sala di studio dalla scuola pontificia “Pio IX”, è in seguito trasformata in atelier per lo scultore Pericle Fazzini, che vi realizza tra il 1970 ed il 1977 l’opera “La Resurrezione” per la sala delle udienze del Vaticano. Nel 1983, infine, viene riconsacrata da Papa Giovanni Paolo II per il Centro internazionale giovanile San Lorenzo. Gli scavi effettuati sotto la chiesa hanno permesso di scoprire molti resti romani.