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Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Presentazione
del Messaggio del Santo Padre
per
la 89ª Giornata Mondiale
del
Migrante e del Rifugiato del 2003
Il fenomeno delle migrazioni
Arcivescovo Stephen
Fumio HANAO
Presidente
del Pontificio Consiglio
Il
fenomeno delle migrazioni negli ultimi decenni si è drammaticamente dilatato.
Oggi vi sono sempre più persone che si spostano da un Paese all'altro, da un
continente all'altro.
Oltre
190 milioni di individui vivono attualmente lontano dallo Stato in cui sono
nati. Si calcola infatti che i migranti internazionali, per motivi economici,
siano approssimativamente 175 milioni. Ad essi si devono poi aggiungere circa
16 milioni di rifugiati sotto il mandato del corrispondente Alto Commissariato
delle Nazioni Unite (UNHCR) e dell'Agenzia delle Nazioni Unite di Soccorso e
Lavoro per i rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA). Anche il numero
delle persone costrette a lasciare le proprie case e zone di residenza, senza
però varcare i confini nazionali - sono i cosiddetti "sfollati" -,
è gradualmente cresciuto, cosicché la cifra di profughi all'interno del
proprio Paese si aggirerebbe intorno ai 50 milioni. La metà di loro si trova
di per sé in una situazione simile a quella dei rifugiati, e a tale status avrebbe diritto se varcasse il confine. Gli altri 25 milioni
di sfollati si trovano invece in tale situazione a causa di disastri naturali.
Le
cifre che abbiamo fornito non comprendono, naturalmente, i milioni di migranti
interni: coloro, cioè, che si spostano in zone del loro Stato, diverse da
quelle originarie, alla ricerca di sicurezza e sostentamento per la propria
famiglia.
Tra
le migrazioni bisogna dunque fare una importante distinzione che separa le
volontarie dalle forzate. La migrazione volontaria è collegata infatti
all'offerta di lavoro e alla richiesta di lavoratori, quella forzata, invece,
è originata dai conflitti, dalle violazioni dei diritti umani,
dall'oppressione politica, o religiosa o del genere. Sebbene questa
distinzione abbia una sua indubbia validità, essa risulta, spesso,
difficilmente identificabile. Infatti la libera scelta non è sovente
l'elemento principale che spinge una persona a trasferirsi in un altro Paese.
Oltre i summenzionati conflitti, oppressioni e abusi di potere,
esistono purtroppo altri elementi che lasciano ben poco margine alla libera
scelta tra il sopportare o il fuggire condizioni di vita divenute
insostenibili; mi riferisco alla povertà estrema , all'economia disastrosa,
al degrado ambientale, agli squilibri demografici, alla mancanza di sistemi
minimi di sicurezza, di sanità e di servizi nei momenti di crisi, o anche
all'assoluta mancanza di partecipazione dei cittadini alle decisioni
politiche.
Presentiamo
ora alcuni cambiamenti di rilievo nel campo delle migrazioni, rispetto al
passato.
1.
Penso anzitutto all'entrata numerosa di donne in questo movimento.
Inizialmente
erano infatti soprattutto gli uomini coloro che lasciavano la propria casa, la
terra degli avi, per recarsi a lavorare in un altro Paese. In tempi più
recenti, invece, i mo-vimenti migratori sono sempre più marcati dalla
presenza della donna. Esse pure partono per procurarsi un reddito e non più
soltanto per accompagnare i propri familiari.
2.
Un altro elemento caratteristico sono i legami tra i migranti di oggi.
Sebbene
le migrazioni comportino, cioè, un drastico cambiamento di vita, a causa
dell'allontanamento dal Paese di origine, molti migranti tendono a mantenere
con esso maggiori contatti, anche grazie ai viaggi e ai mezzi di comunicazione
più agevoli.
3.
Vi sono
altresì i cambiamenti climatici che diventano fattore di migrazione.
A
questo proposito, nei prossimi anni essi dovrebbero contribuire ad una grande
crescita del movimento di popolazioni. Alcuni ritengono di fatto che entro 25
anni, forse decine di milioni di persone saranno costrette ad emigrare a causa
della desertificazione, o dell'innalzamento del livello dei mari.
4.
Non mancano inoltre i nuovi problemi politici, come fattore di
migrazione. Anche
il clima politico odierno, cioè, è cambiato, - lo sappiamo - purtroppo a
svantaggio dei migranti e dei rifugiati. Dopo l'undici settembre 2001, dilaga
la paura del terrorismo, cosicché Governi e partiti politici stanno emanando
leggi sempre più severe per il mantenimento dell'ordine e della sicurezza; si
esercitano così più severi controlli rendendo più restrittive le stesse
norme sull'asilo, un istituto di grande tradizione nella legislazione
internazionale. In molti, poi, l'immigrazione è spesso collegata all'idea
della crescita della criminalità. Ne consegue che l'atteggiamento generale
verso le persone di diversa cultura e religione, che vivono vicino a noi, è
divenuto più ostile, perfino xenofobo, quando non razzista. A ciò occorre
aggiungere la mancanza di conoscenza dell'altro, del forestiero, il
pregiudizio e le manipolazione politiche, che causano inutili sofferenze agli
stranieri presenti tra noi. E già essi ne hanno abbastanza.
5.
V'è infine, in questa nostra lista provvisoria, la necessità
d'immigrazione, in alcune regioni, anche perché la popolazione di molti Paesi
sta invecchiando e questo dato di fatto richiederà certo nuove politiche
migratorie ed economiche. L'impatto che tutto ciò produrrà interesserà
altresì l'etica internazionale.
Infatti,
quando riportiamo cifre e stabiliamo classificazioni fra le persone coinvolte
nel fe-nomeno delle migrazioni, dobbiamo ricordare che stiamo parlando di
"esseri umani", ognuno dei quali ha un volto, una storia, persone
amate e che amano, ha incombenze, gioie e dolori. Ognuno di loro è un
individuo con diritti e doveri, con esigenze, aspirazioni, qualità, fragilità,
identiche alle nostre. E qui entra l'etica personale ed internazionale,
appunto. La sostanziale differenza con noi, però, è che la loro vita è
stata drammaticamente segnata dal loro luogo di nascita. Tutti, dunque,
soprattutto se ci professiamo Cristiani, dobbiamo comprendere, e aiutare a far
capire, che nascere in un Paese disagiato o in uno Stato oppressivo non
dovrebbe compromettere, per sempre, diritti,
doveri, opportunità e -
soprattutto - dignità, sia che si parli di un cittadino, di un migrante,
oppure di un rifugiato, i cui documenti siano regolari o no.
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