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Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
I Incontro Europeo dei Direttori Nazionali
dell’Apostolato della Strada
Passato, presente e futuro dell'Apostolato della Strada
Don Vicente HERNÁNDEZ GARCÍA[*]
A. Passato dell'Apostolato della Strada
1. Il grave problema del traffico stradale
Un movimento in libertà e responsabilità
L’uomo è sempre più inserito nella società. Grazie ai progressi della
tecnica, anche l’interrelazione umana è sempre più frequente. Quando sta al
volante, l’uomo deve essere consapevole di prestare un servizio agli altri,
perché deve conoscere cosa significa, nella vita attuale, un camion o
un’automobile.
D’altra parte, egli trova, nell’uso di questi mezzi di trasporto, una
vera soddisfazione nel vedere sottoposta alla sua volontà tale grande forza e
potenza, come frutto della sua volontà e del suo ingegno, della sua perizia e
del suo sforzo.
È allora che sorgono esigenze di indole circostanziale, psicosomatica e
comunitaria, che limitano il suo campo d’azione. Possiamo, pertanto, definire
la circolazione come “un movimento in libertà e responsabilità”.
Per questo motivo, in
quanto attività umana libera, essa è sottoposta ad alcune leggi etiche o
morali, che derivano dalla natura stessa dell’uomo in relazione con se stesso
e con gli altri, singolarmente e socialmente considerati. Per un credente,
queste norme naturali hanno il giusto complemento e perfezionamento nelle norme
positivo-divine in cui si incarna la volontà di Dio.
Tali norme valgono per tutti coloro che hanno a che fare con la strada, in
qualità di conducenti o di addetti alla sicurezza delle strade, di costruttori
e responsabili del mantenimento delle strade e dei veicoli, oppure in qualità
di pedoni. Nella circolazione stradale, molte sono le persone e i beni che
vengono posti in gioco e che questi principi proteggono: il conducente e la
propria famiglia, gli altri conducenti e i viaggiatori, i pedoni, la società e
le assicurazioni o i beni materiali.
Forse sarà opportuno ricordare la gravità e le conseguenze degli incidenti
stradali, nonché la serie di inconvenienti e danni – molto difficili da
sopportare – arrecati alla nostra società, sia di tipo familiare o personale
(feriti e morti) che di tipo economico-sociale (danni materiali, ricoveri
ospedalieri, medicamenti, incapacità fisica lavorativa, ecc). Si può
affermare, a ragione, che gli incidenti stradali rappresentano un’epidemia
della società moderna. Le migliaia di persone che ogni anno vi perdono la vita
o restano invalide costituiscono un problema drammatico che riguarda tutta la
società.
Il traffico come attività umana a rischio:
l’incidente
Senza un’elementare prudenza, il rispetto per gli altri e la solidarietà,
il traffico stradale può provocare danni irreparabile a persone e cose.
In Spagna (dati del 2000), ci sono stati 101.729 incidenti, di cui 4.372
mortali. I feriti sono stati 149.781 e i morti 5.776 (di cui 898 pedoni, 3.349
conducenti e 1.529 passeggeri).
Nel 1998, in Europa, sono stati registrati 2.144.545 incidenti, in cui sono
decedute 106.569 persone, il che equivale a 135 per milione di abitanti e 404
per milione di automobili, con 335 macchine ogni 1000 abitanti.
Qual è la causa di tanti danni?
Di fronte a questo panorama, ben poco lusinghiero, chi è il colpevole? Per
meglio dire, qual è la causa per cui un mezzo tanto moderno come questo, che è
fonte di tante ricchezze per la società, provoca anche tante avversità?
È chiaro che ogni progresso comporta un rischio; però, dobbiamo pagare a
così caro prezzo i benefici che riceviamo da questi mezzi di locomozione da
dover accettare, fatalmente e irrimediabilmente, anche tutte queste disgrazie?
Tre sono i tipi di fattori che, secondo alcuni, determinano tali incidenti:
il fattore tecnico, quello ecologico e quello umano. Io ne trovo soltanto due:
il fattore umano (conducenti, veicoli e strade), e il fattore ambientale
(ecologico).
Nell’analisi degli
incidenti non devono essere considerati esclusivamente i fattori determinanti
immediati (curva, ghiaccio, dérapage), ma anche quelli che precedono e che
hanno potuto influire sul comportamento di ogni conducente: perché quella curva
o quella velocità o quell’usura dei pneumatici, ecc.?
L’incidente viene provocato da una serie di fasi tra di loro connesse, come
anelli di una catena. A volte, le condizioni normali della circolazione possono
essere modificate da altri utenti della strada (pedoni, veicoli posteggiati,
animali, ecc.), dalle condizioni atmosferiche (neve, ghiaccio, nebbia, pioggia,
ecc.), dallo stato del veicolo (guasto ai freni, usura dei pneumatici), o dalle
cattive condizioni delle strade (mancanza o eccesso di segnalazioni, buche,
curve o pendenze da eliminare, soprattutto in strade strette, indicazioni
stradali poco visibili, ecc.).
Pratica cristiana nella guida
Per un cristiano,
guidare deve essere un’applicazione pratica del suo cristianesimo nell’uso
del veicolo. Ciò lo aiuterà ad essere responsabile, evitando danni a persone e
cose, e, allo stesso tempo, lo aiuterà a santificarsi mediante l’esercizio
delle virtù della prudenza, della solidarietà e della carità, soccorrendo,
perdonando gli errori umani degli altri, elevando la mente a Dio, pregando e
ringraziando per la bellezza della natura e la facilità dello spostamento per
raggiungere e godere della famiglia.
Guidare bene vuol dire
fare piacere a Dio, amarlo, ringraziarlo, imitarlo e, come Gesù, passare
facendo il bene a tutti.
2. La “Giornata Internazionale senza Incidenti”
La sua origine in Francia e la diffusione negli
altri Paesi
La società e la Chiesa si resero conto che la parabola degli incidenti
andava, sfortunatamente, crescendo e che il fattore umano vi era presente in un
numero elevatissimo, tanto che si può dire che il 90% di incidenti è dovuto
alla responsabilità dell’uomo.
La guida, in sé, è buona e persegue anche un buon fine. Inoltre,
l’automobile è indispensabile per l’epoca moderna. Abbiamo visto, però,
che essa può comportare una serie di rischi in cui entrano in gioco vite e beni
delle persone, tra cui bisogna considerare il conducente stesso.
Occorreva, quindi, cercare di porre rimedio a tali errori. Come? Con
un’adeguata educazione stradale che aiutasse gli uomini
ad evitare la velocità eccessiva, la guida in stato di scarsa visibilità, le
distrazioni, il consumo di alcol, ecc. Un’educazione stradale che portasse,
poi, alla costruzione di una buona rete viaria, a segnalazioni atte a facilitare
la circolazione, e che prevedesse sanzioni dissuasive per agire con prudenza,
evitando manovre rischiose (o suicide) che potessero costare la vita al
conducente o ad altri.
Per questo motivo, a Parigi nel 1951, su iniziativa de “La Prévention
Routière”, fu lanciata l’idea di celebrare una “Giornata Internazionale
senza Incidenti”.
Obiettivo
La Giornata intendeva richiamare l’attenzione degli utenti della strada
sulla gravità del problema della circolazione per ridurre, almeno per un
giorno, il numero degli incidenti. Nel 1960, la Conferenza Europea dei Ministri
dei Trasporti accettò di patrocinare tale celebrazione, ufficializzando, così,
una campagna che, fino ad allora, era rimasta isolata.
La Spagna aderì immediatamente a questa iniziativa, e la Giornata fu
celebrata per la prima volta nel 1961. Il Comando Centrale del Traffico programmò
e realizzò una campagna educativa, destinata principalmente all’utenza
stradale spagnola. Attraverso i Comandi provinciali, in un giorno variabile di
maggio, si effettua una vasta campagna di divulgazione, destinata a creare in
tutti una “coscienza” della sicurezza, una responsabilità nei confronti del
problema della circolazione che riguarda tutti: pedoni e conducenti.
3. La circolazione stradale, preoccupazione della
Chiesa
I Papi Pio XII, Giovanni XXIII e Paolo VI
Nel suo Magistero sui problemi della società odierna, la Chiesa non dimenticò
la circolazione stradale.
Per segnalare alcune pietre miliari di questo Magistero, il primo riferimento
che ho trovato in materia è il Discorso di Pio XII al Congresso Mondiale della
“Fédération Internationale Routière” (3 ottobre 1955), nel corso del
quale Egli afferma: “Dove vanno tanto di fretta gli uomini? Vogliamo credere
che un’opinione pubblica meglio educata farà regnare sulle strade un clima di
cortesia, di moderazione, di prudenza conformi alle migliori tradizioni della
civiltà cristiana”.
Altri suoi discorsi
sono: “Ai Soci dell’Automobile Club di Roma” (29 ottobre 1956);
“Esortazione al personale del Registro Automobilistico di Roma e dell’ACI”
(3 marzo 1957); “Discorso al Congresso Internazionale circa le strade in
cemento” (19 ottobre 1957); “Ai parroci e predicatori quaresimali di Roma”
(19 febbraio 1958), in cui, curiosamente, tratta tre punti di predicazione per
la Quaresima: la santificazione delle feste, la lotta contro il suicidio e gli
incidenti della strada.
Dei diversi discorsi di Giovanni XXIII (il Pontefice che maggiormente trattò
questo tema), vorrei citarne due, senza dubbio molto importanti: “Ai
conducenti di cinemobili” (9 agosto 1961), in cui affronta il problema
fondamentale del traffico, cioè il rispetto della vita umana, e il discorso ai
partecipanti al Congresso Internazionale di Medicina (28 aprile 1963): “E’
doloroso constatare – dice – che
il dramma del viaggio termina troppo spesso in tragedia di morte e lacrime”, e
sottolinea “il valore del Codice della Strada e di tutte le decisione adottate
dalle Autorità responsabili della sicurezza negli spostamenti”.
Due sono i discorsi di Paolo VI: uno ai partecipanti al “Dialogo
Internazionale per la moralizzazione dell’utenza stradale” (2 ottobre 1965)
in cui afferma che “l’opinione pubblica è giustamente preoccupata di uno
dei più assillanti problemi pratici della vita di oggi”; l’altro, ai
partecipanti all’ “Assemblea Generale dell’Automobile Club d’Italia”
(30 novembre 1972), ha come tema: “Le precise norme della Legge di Dio e della
coscienza morale nell’uso della strada”: “Eleviamo fermamente la nostra
voce per invitare ed esortare tutti gli uomini di buona volontà affinché
contribuiscano a far sì che il costume civile e cristiano, ispirato ai valori
del Vangelo, alla fraternità, alla gentilezza, al mutuo rispetto, all’aiuto
vicendevole, entri più a fondo e si renda finalmente visibile, anche in questo
settore, sottoposto, come ogni altro della vita umana, alle precise norme della
Legge di Dio e della coscienza morale”.
Paolo VI e i camionisti
Particolare significato rivestì il pellegrinaggio a Roma dei camionisti
spagnoli, i quali, il 29 settembre 1968, furono ricevuti in udienza speciale dal
Santo Padre. Il Pontefice rispose al messaggio, lungo e commosso, che gli
consegnarono con un bel discorso in cui si univa a loro, ne ammirava le virtù e
benediceva tutti i camionisti di Spagna.
Il Concilio Vaticano II e il traffico stradale
Nel discorso ai partecipanti all’ “Assemblea Generale dell’Automobile
Club d’Italia”, Paolo VI fa riferimento al Concilio, che si preoccupa del
grave problema del traffico stradale: “Si tratta, in effetti, di un grave
problema morale. Il Concilio Vaticano II ha ribadito che chi trascura le norme
stabilite per la guida dei veicoli mette in pericolo, con la propria incuria, la
vita propria e quella altrui (Gaudium et Spes, 30) e ha esortato a fare sì
che ‘sacro sia per tutti includere tra i doveri principali dell’uomo moderno, e osservare gli
obblighi sociali’ tra i quali il Concilio ricorda espressamente ‘le norme
stabilite per la guida dei veicoli’ (Ibid.)
Dal canto nostro, non abbiamo mancato di ricordare con ogni mezzo a
nostra disposizione, in determinate occasioni, questi principi”.
In effetti il Concilio Vaticano II, nel Decreto sull’ufficio pastorale dei
Vescovi nella Chiesa, Christus Dominus (n. 18) chiede che “si abbia un
particolare interessamento per quei fedeli che, a motivo della loro condizione
di vita, non possono godere a sufficienza della comune ordinaria cura pastorale
dei parroci o ne sono privi del tutto, come sono moltissimi emigrati, i
marittimi, gli addetti ai trasporti aerei, ecc.”, e aggiunge: “si promuovano
metodi pastorali adatti per sostenerne la vita spirituale”. Senza dubbio si
riferisce, qui, anche agli utenti della strada.
La Costituzione
pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et Spes, 30) ha
parlato espressamente dell’importanza delle norme di circolazione: “Non
pochi non si vergognano di evadere, con vari sotterfugi e frodi, le giuste
imposte o altri obblighi sociali. Altri trascurano certe norme della vita
sociale, ad esempio ciò che concerne la salvaguardia della salute, o le norme
stabilite per la guida dei veicoli, non rendendosi conto di metter in pericolo,
con la loro incuria, la propria vita e quella degli altri”.
Esortazioni pastorali dei vescovi europei sulla
circolazione stradale
Gli insegnamenti dei Sommi Pontefici e l’aumento degli incidenti hanno
creato, nelle diverse nazioni, soprattutto d’Europa, un clima di responsabilità.
Di conseguenza, i Vescovi europei hanno pubblicato diverse esortazioni
pastorali, molto dettagliate e importanti, che sarebbe impossibile elencare in
questa sede.
I Vescovi brasiliani e i Vescovi francesi
Nel 1974 la Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile pubblicò una
curiosa esortazione pastorale dal titolo “Aspetti morali e pastorali del
traffico”, basata su un lavoro di F. Appendino sul traffico, tratto dal
“Dizionario Enciclopedico di Teologia Morale” del 1973. Nel 1978 mi fu
chiesto di farne un aggiornamento per la Spagna.
Il 24 ottobre 2002, Mons. Oliver Berranguer, Vescovo di St.Denis, e
Presidente della Commissione Sociale dei Vescovi di Francia, ha pubblicato,
assieme ad altri cinque Vescovi, una Dichiarazione su questo problema dal titolo
“Sicurezza stradale: una sfida evangelica”.
La “Pastorale collettiva dell’episcopato
belga”
Il 15 gennaio 1966 venne pubblicata la “Pastorale collettiva
dell’episcopato belga”, a firma del Card. Suenens e di altri sei Vescovi,
dal titolo “La morale della circolazione stradale”. Si tratta del primo
documento dei Vescovi che affronta ampiamente e in profondità il problema della
morale e della responsabilità sulla strada. Per quanto riguarda le allarmanti
statistiche degli incidenti, si legge: “la cosa più inquietante continua ad
essere la mancanza di senso di responsabilità degli utenti”.
4. Creazione dell’ “Apostolato della Strada” in Spagna
Gli inizi
Mons. Fernando Ferris, delegato della
Commissione Episcopale per le Migrazioni e Direttore della Commissione Cattolica
per le Migrazioni di Spagna, lanciò l’idea di creare l’Apostolato della
Strada per l’attenzione religiosa di tutti gli automobilisti e i
professionisti del volante. Nel 1967, grazie all’interessamento di Mons.
Ferris e alla consapevolezza creata sia dalla Giornata Internazionale senza
Incidenti, sia dalla problematica già prodotta dal traffico, sia anche dal
Magistero pontificio, la Conferenza Episcopale spagnola creò la “Direzione
Nazionale dell’Apostolato della Strada”, in seno alla Commissione Episcopali
per le Migrazioni, con obiettivi e attività concrete che, poco a poco,
divennero realtà.
La Commissione Episcopale nominò un Promotore Episcopale nella persona di
S.E.Mons. Doroteo Fernández Fernández, Vescovo Coad. di Badajoz, e un
Direttore Nazionale, don Alberto Gacía Ruiz, che si occupava,
contemporaneamente. della pastorale degli zingari, dei circensi e fieranti e dei
marittimi.
Si ideò, quindi, una “Giornata Nazionale di Preghiera per il Traffico”,
che si sarebbe celebrata sempre l’ultima domenica di giugno, in preparazione
ai mesi dell’estate in cui c’è un maggiore movimento di veicoli e, di
conseguenza, più pericoli e incidenti.
La preoccupazione per i camionisti
Vorrei aprire una parentesi e menzionare
l’opera di Don José Medina Pintado, sacerdote di Madrid, che dedicava una
speciale attenzione ai camionisti nel porto di Somosierra, di cui era parroco.
Si trattava di un luogo di molto traffico e piuttosto pericoloso per le
condizioni atmosferiche e gli incidenti. Egli edificò una cappella e vi passava
molto del suo tempo, interessandosi ai problemi di questa gente e conversando
nel piccolo bar dove si fermavano coloro che passavano. Don José continua
ancora la sua missione, per la quale crede di avere una speciale vocazione, come
Delegato Diocesano dell’Apostolato della Strada di Madrid, di cui ha grande
esperienza.
Statuti dell’Apostolato della Strada
Il documento costitutivo della Direzione
Nazionale dell’Apostolato della Strada, contiene i seguenti punti:
- Fondamenti dell’Apostolato della Strada: la preoccupazione dei
Sommi Pontefici e le raccomandazioni del Concilio Vaticano II spinsero la
Commissione Episcopale a studiare la possibilità di creare un organismo, da
essa dipendente, che si preoccupasse pastoralmente di queste persone della
strada e del problema in sé.
- Costituzione. Come abbiamo detto, c’è un Vescovo
Promotore e un Direttore Nazionale.
- Obiettivi. Destare la coscienza dell’opinione pubblica sulle
esigenze cristiane del traffico, promuovendo i valori cristiani nell’uso
della strada, facendo vedere ai conducenti la possibilità di incontrare Dio
nell’esercizio della loro professione, potenziando il valore del traffico
come strumento di unione tra gli uomini, diffondendo nella società la
dottrina cristiana sul traffico, prestando gli adeguati servizi religiosi,
ecc.
- Destinatari: tutte le persone legate alla strada: conducenti,
addetti ai distributori di carburante, alla sicurezza del traffico, alle
officine meccaniche, ecc.
- Azione pastorale: ministeriale (sacramenti); apostolica (contatti
personali, festa dei camionisti – San Cristoforo, celebrazioni durante la
Campagna di Natale, Giornata di Preghiera per il Traffico, pubblicazioni);
Luce Verde (per la formazione).
- Formativa: destare nella società una chiara coscienza della
dimensione cristiana del fenomeno del traffico e il senso di responsabilità
che si deve osservare quando si guida.
- Organizzazione: riguarda la Direzione Nazionale, i Delegati
Diocesani, la preparazione dei sacerdoti per questo Apostolato mediante
corsi, giornate, ecc.
Esortazione pastorale dei Vescovi spagnoli
Il 21 maggio 1968, i Vescovi membri della Commissione Episcopale per le
Migrazioni di Spagna firmarono un’ “Esortazione Pastorale sull’Apostolato
della Strada” dal titolo Spirito cristiano e traffico stradale. Essa è
divisa nei seguenti capitoli:
1. “Giornata Internazionale senza Incidenti”, in cui si richiama ad un
impegno ad evitare gli incidenti e si fa riferimento al Vaticano II che
“insiste sulla collaborazione che i fedeli cristiani devono prestare” (G.S.
12).
2. “Il fenomeno del traffico stradale”, in cui il traffico viene definito
“una delle forme più ineluttabili della convivenza umana”.
3.”Luci e ombre”, in cui si parla dei valori positivi che la strada e il
traffico apportano allo sviluppo della dimensione sociale dell’uomo, assieme
ai quali, però, non viene nascosta la grave concomitanza di avvenimenti che
incombono sulle nostre strade.
4. “Senso di responsabilità”. Il primo principio che deve orientare
l’operato di ogni persona, rispetto alle comunicazioni stradali, è il
senso di responsabilità. Tutta la morale del traffico si fonda sul valore
cristiano della persona umana. “Tale richiamo – si dice – di attenzione
alla gravità morale di queste trasgressioni e circostanze, vuole soprattutto
essere un invito alla carità cristiana”.
5. “Il codice della strada”. La voce della Chiesa è chiara: “le leggi
civili della convivenza umana rafforzano il grande comandamento ‘non
uccidere’, difendono, come necessarie, le sanzioni imposte dall’autorità
pubblica, finché la società non acquisisce il grado di formazione e di
convivenza essenziale. Spetta all’autorità pubblica l’obbligo di curare la
progettazione delle strade, il loro mantenimento e l’adeguata segnaletica”.
6. “Spirito di servizio”, in cui si insiste sul fatto che solo la
coscienza del proprio dovere e dei diritti del prossimo, nonché la pratica
delle virtù cristiane e sociali, possono porre fine a questo grave problema. Si
chiede, inoltre, che si sviluppi in tutti lo spirito di servizio, attendendo al
prossimo in virtù della giustizia, quando si è stati causa, pur involontaria,
di danni. In conclusione,si afferma che, insieme all’attenzione per il corpo,
non si può ignorare la prestazione dei primi ausili spirituali, non meno
urgenti, in molti casi.
7. “Virtù sociali”, e cioè la carità – che implica la comprensione,
la benevolenza e la correttezza – e la prudenza.
8. “La formazione stradale”. Essa deve riguardare gli aspetti morali del
traffico, la conoscenza delle sue leggi e la perizia nella guida. Anche i
genitori e gli insegnanti devono debitamente includere, nell’ambito dei loro
compiti, l’educazione stradale dei bambini, troppo spesso vittime innocenti
degli incidenti.
9. “Apostolato della Strada”. Attraverso la Direzione Nazionale
dell’Apostolato della Strada, si intende dare una più ampia risposta
cristiana a questo fenomeno sociologico, tanto importante e vasto. Il compito
affidato a tale Apostolato abbraccia in particolare due ambiti: quello
ministeriale, inteso a facilitare i servizi sacerdotali all’utenza stradale, e
quello apostolico, con tutti gli utenti della strada. L’Apostolato della
Strada si rivolge in particolare ai camionisti, per l’esemplare dimostrazione
di senso di responsabilità, di sforzo e di virtù umane che diffondono
quotidianamente su tutte le strade. Tale attenzione pastorale abbraccia, altresì,
coloro che prestano servizio sulla strada nei posti di ristoro, nelle stazioni
di servizio, nelle officine meccaniche, ecc. Ci si rallegra, infine, che questo
Apostolato si sta organizzando anche a livello diocesano e che molti sacerdoti e
laici condividono la stessa preoccupazione e lo stesso sforzo di rendere
presente Cristo in tutte le strade degli uomini.
Cambio della guardia nella Direzione Nazionale
Grazie a questi orientamenti, l’Apostolato della Strada ampliò le sue
attività. Il Direttore, che si occupava, come abbiamo visto, anche della cura
pastorale di altri itineranti, chiese alla Commissione Episcopale di nominare
una persona che si occupasse di dirigere questo Apostolato a livello nazionale.
Nell’aprile del 1973, l’allora Presidente della Commissione per le
Migrazioni, S.E.Mons. Rafael González Moralejo, vescovo di Huelva, mi chiese di
farmene carico.
Attività più importanti realizzate
dall’Apostolato della Strada
Il contatto personale e attraverso la rivista
“Luce Verde”
Il campo di questo apostolato si presenta come uno dei condizionamenti che lo
situano al di fuori delle strutture tradizionali dell’azione pastorale.
É lontana la configurazione di un popolo che si raccoglie attorno
al campanile della chiesa. Lo scenario di vita dei destinatari di questo
apostolato è l’intero Paese. Essi passano accanto a noi in grande velocità.
A prima vista possono apparire irraggiungibili, però, una volta presi nel loro
mondo, si scopre che è possibile raggiungerli.
Importante è, anzitutto il contatto personale, profittando dei loro momenti
di sosta nelle aree di ristoro e nelle stazioni di servizio, oppure viaggiando
con loro. Il sacerdote che veniva chiamato “Padre Gasolina” ha percorso
molti chilometri accompagnando i camionisti nei loro spostamenti nel Paese e
all’estero. Si dice che abbia dato oltre cinquecento “seminari” ad
altrettanti camionisti, passando da un camion all’altro e aiutandoli, con un
linguaggio semplice e realistico, a scoprire la dimensione cristiana della vita.
In seguito, sono loro a cercare il contatto. La solitudine della cabina e la
lontananza dalla famiglia fa apprezzare al camionista la compagnia del sacerdote
amico e disinteressato.
Il contatto continua, poi, attraverso la
rivista “Luce Verde”, che possiamo paragonare alla lettera mensile di un
amico al quale essi comunicano le proprie inquietudini e illusioni.
A complemento di tutto ciò, esisteva il Club “Conducenti Amici”. Chi ne
entrava a far parte riceveva un adesivo, un distintivo e un
certificato che ne attestava l’impegno a seguire il codice della
strada, a non guidare in situazioni di rischio, a prestare soccorso e a
mantenere un contatto con Dio durante il viaggio.
Nomina dei Delegati Diocesani
Una delle prime attività, fu quella di inviare informazioni su questo
Apostolato a tutti i Vescovi, ai quali fu chiesto di metterci in contatto con
quei sacerdoti che fossero interessati. Io ne venni a conoscenza proprio in
questo modo. Il mio Vescovo riteneva che fossi la persona più indicata per
questa pastorale, dato che avevo pubblicato un libro sui camionisti e mi
interessavo di tutti gli aspetti etico-morali della società.
Attualmente, esiste un Delegato Diocesano in 45 diocesi, mentre nelle altre
10 ne è incaricato il Vicario generale. Per orientare i sacerdoti in questo
specifico apostolato, si teneva ogni anno un “Corso di soccorso e pastorale
della strada”, in cui si studiava la teoria e la pratica del soccorso
stradale, la sociologia del traffico e temi pastorali e morali relativi alla
strada.
Giornate Nazionali
Ogni anno si tengono delle “Giornate
Nazionali” su temi morali, pastorali, biblici e teologi in relazione alla
strada. La Bibbia, infatti, contempla spesso un popolo in movimento, che
incontra Dio sul proprio cammino, e mette in risalto ad ogni passo le virtù di
colui che viaggia: fiducia nella provvidenza, distacco dalle cose materiali,
ospitalità, ecc. I vari argomenti esaminati riguardano, pertanto, gli obblighi
morali dei conducenti, la dimensione cristiana dei professionisti della strada,
il traffico come strumento di unione tra gli uomini, la strada come mezzo per
realizzare il bene, e cammino, perché no, di santificazione.
Giornata di Preghiera per il Traffico e Campagna
di Natale
L’ultima domenica di giugno del
1969, un anno dopo l’esortazione pastorale dei Vescovi dal titolo “Spirito
cristiano e traffico”, si è celebrata la prima “Giornata Nazionale di
Preghiera per il Traffico”, per richiamare l’attenzione dei conducenti sulla
responsabilità nel periodo estivo di maggior movimento. Da allora, viene
pubblicata un’esortazione pastorale annuale, a firma del Promotore Episcopale.
Ogni anno la campagna si propone un obiettivo diverso affinché la società
acquisti coscienza del problema del traffico.
Vorrei fare qui due osservazioni relative al nome e alla data di detta
Giornata. In un determinato momento, di fronte al cambiamento politico avvenuto
alcuni anni fa in Spagna, ci sembrò opportuno modificare il nome della campagna
in “Giornata di Responsabilità nel Traffico”.
Anche la data è stata cambiata.
Attualmente, coincide con la prima domenica di giugno; a mio giudizio, però, si
confonde con la festa di San Cristoforo, patrono dei conducenti, che si celebra
il giorno 10. Credo che essa debba avere una diversa connotazione liturgica e
dare un messaggio specifico ogni anno.
La Campagna di Natale era molto bene accolta dall’ambiente
orante e pio, e i temi che trattava si riferivano sempre al mistero natalizio.
Dallo scorso anno, però, la Conferenza Episcopale ha deciso di sopprimerla, nel
quadro di una revisione delle varie Campagne.
5. Relazioni con l‘allora Pontificia Commissione per i Migranti
Prima di entrare nel PRESENTE dell’Apostolato della Strada, vorrei fare un
breve riferimento ai rapporti intercorsi con la Pontificia Commissione per i
Migranti. Nel 1970, il Card. Carlo Confalonieri, Prefetto della Congregazione
per i Vescovi e Presidente della Commissione, si rallegrava con noi per “il
continuo incremento di questa benefica attività apostolica, già sviluppata e
organizzata da codesta Direzione Nazionale”.
Nel 1971, S.E.Mons. Emanuele Clarizio, Pro-Presidente della Commissione,
affermava che la Giornata di Preghiera per il Traffico era entrata nelle
coscienze dei fedeli, portando quei frutti di maturità spirituali
indispensabili affinché la “strada” non sia uno strumento di distruzione
del corpo e dello spirito degli itineranti, bensì di fraterno incontro di tutti
gli uomini in cammino verso mete più
alte.
Una collaborazione importante per la rivista
“People on the Move”
Sul n. 23 di tale rivista (dicembre 1978) è apparso un mio articolo
sull’Apostolato della Strada in Spagna e sulle sue attività. Il testo mi era
stato richiesto dalla Pontificia Commissione.
B. Presente dell’Apostolato della Strada
Non intendo compiere un’analisi
dettagliata di tale Apostolato in Spagna, in quanto esso è stato realizzato,
nelle linee generali, secondo il progetto iniziale. Ad ogni modo, farò le
necessarie osservazioni e gli opportuni suggerimenti.
La “Giornata di Responsabilità nel Traffico” ha una particolare
rilevanza in questo Apostolato, tanto da costituirne l’attività più
importante. Essa viene preparata con grande cura. Dopo aver effettuato una
revisione della Campagna precedente, si studia il messaggio che si vuole
diffondere, si scelgono lo slogan e il manifesto, che vengono inviati ai
delegati delle varie diocesi, assieme ad altro materiale, quale l’esortazione
pastorale del Vescovo promotore, informazioni sul traffico, informazioni
liturgiche che possono servire per l’Eucaristia, e per i vari mezzi di
diffusione: stampa, radio, ecc.
Ogni anno si celebra, in un luogo differente, la “Messa della Strada”,
trasmessa per televisione. Essa ha una grande audience, anche per l’originalità
del luogo scelto, la presenza di veicoli e l’ambiente singolare che la
circonda.
Giornata Nazionale dei Delegati Diocesani
Tutti gli anni si tengono alcune Giornate Nazionali, a cui partecipano i
Delegati Diocesani. Sono presiedute dal Promotore Episcopale, che attualmente è
S.E.Mons. Carmelo Echenagusía Uribe, con la presenza del Direttore Nazionale,
P. Sigisfredo Oñate Marroquín.
Nel corso di queste Giornate, l’ultima delle quali ha avuto luogo il 21-23
ottobre 2002, si studia il rapporto del direttore nazionale e le attività
svolte nelle diverse diocesi, e si passa poi ad una revisione.
Rivista “Luce Verde” e
“Campagna di Natale”
Purtroppo, la pubblicazione della rivista “Luce Verde”, a diffusione
nazionale e molto apprezzata, soprattutto dai camionisti, è stata interrotta.
Forse alcuni settori della Chiesa e della stessa Commissione Episcopale non
hanno saputo valutarne la necessità
e l’efficacia.
Per quanto riguarda, invece, la
soppressione, nel 2001, della Campagna di Natale da parte della Conferenza
Episcopale, ci auguriamo che la Direzione Nazionale voglia continuare a
promuoverla, in quanto tale Campagna era ben accolta e necessaria per la
problematica specifica di questo tempo di festa: le condizioni atmosferiche, la
guida di notte, l’abuso di alcol, ecc.
Per quanto riguarda, poi, l’Educazione Stradale, sono state
preparate, in collaborazione con la Direzione Generale del Traffico e la
Commissione Episcopale per l’Educazione, due unità didattiche e catechetiche,
diffuse in tutte le diocesi al fine di promuovere l’educazione stradale a
partire dalla scuola e dalla catechesi.
Direttorio Diocesano
Da tempo, abbiamo
avvertito la necessità di un “Direttorio dell’Apostolato della Strada”,
come quelli esistenti in altri settori della pastorale ecclesiale. Dopo vari
tentativi, nel 2000 fu presentato un pre-progetto che, in seguito, divenne una
bozza di “Direttorio”, che è attualmente allo studio.
Alcune diocesi hanno già pubblicato un direttorio diocesano. In quello della
diocesi di Las Palmas, piuttosto conciso, ma in cui si affrontano aspetti
fondamentali, il Vescovo, S.E. Mons. Echarren, afferma: “la missione
dell’Apostolato della Strada, tanto nel suo aspetto umano, quanto in quello
morale e apostolico, deve consistere, in gran parte, in un continuo e serio
richiamo all’attenzione e alla denuncia delle gravi e drammatiche conseguenze
dell’irresponsabilità di molti, senza dimenticare che anche coloro che
partecipano al traffico stradale devono essere evangelizzati, promuovendo valori
evangelici come il comandamento di amare e rispettare la vita nella sua
interezza, doveri che, nella strada, hanno relazione con la pace, la giustizia e
la solidarietà”.
Nella riunione dei Delegati Diocesani dell’ottobre 2002, sono stati
formulati due suggerimenti. “Il Direttorio dovrebbe includere gli aspetti
positivi del traffico, i valori, gli obblighi morali, la denuncia di situazioni
lavorative ingiuste, i servizi religiosi offerti, una riflessione
teologico-morale-pastorale, la formazione di apostoli laici, l’ecumenismo,
l’educazione civica e stradale, gli incidenti e le loro conseguenze,
l’implicazione ecologica, il rispetto della natura, l’inquinamento, il
codice della strada, l’obbligatorietà morale del codice stradale nei casi più
rischiosi e pericolosi, le sanzioni, la presenza di possibili simboli cristiani,
ecc.”.
Cappelle e servizi religiosi lungo la strada
In Spagna ci sono numerose cappelle dedicate a San Cristoforo, patrono degli
automobilisti. Quella costruita lungo la strada Madrid-Valencia, era chiamata
“Distributore Spirituale”; coloro che passavano erano invitati a fare un
colpo di clacson come segno di ringraziamento, di preghiera e di saluto. Vi si
celebrava anche la Messa. Purtroppo, con la creazione dell’autostrada, il
traffico su quell’arteria diminuì.
Nel Paese, un certo numero di associazioni e confraternite che onorano San
Cristoforo insistono sul problema del traffico per creare un sentimento di
responsabilità, diffondendo la dottrina cristiana in relazione a questo
problema.
A conclusione di questa seconda parte, vorrei affermare che l’Apostolato
della Strada in Spagna ha un grande terreno di attività cui ci si è dedicati
con grandi aspettative e sforzi. Ciò
malgrado, ci sono stati degli anni in cui tale attività è notevolmente
diminuita. Un Delegato diocesano ha scritto: “è necessario dimostrare che
abbiamo deciso, con serietà, di risolvere la “faccenda pendente”
ancora presente nella nostra società. Noi condanniamo con coraggio l’aborto,
ci proclamiamo i veri difensori della vita, difendiamo con vigore
l’insegnamento della religione, però veniamo accusati di non porre la stessa
enfasi e la stessa forza di fronte ai morti e ai feriti delle nostre strade”.
Attualmente, con il nuovo Promotore
Episcopale, con il Direttore nazionale e con l’équipe di collaboratori, ci
auguriamo di poter incrementare le nostre attività a favore di una circolazione
stradale più sicura, che sia strumento di unione tra gli uomini e di
santificazione, mediante l’esercizio delle virtù, al fine di evitare la
terribile piaga degli incidenti, che tanto danno causano alle persone e alle
cose.
C. Futuro dell’Apostolato della
Strada
Elementi di riflessione
Tra gli imperativi che
ci impone lo sviluppo della società attuale a causa dei moderni progressi della
scienza e della tecnica, la Chiesa ha il dovere di offrire, anche nella strada,
come in altri aspetti della vita sociale, la luce rivelata che illumina il
percorso dell’uomo di oggi, e ciò, oltre che per ragioni di spiritualità
cristiana, come vedremo, anche per il grande rischio che comporta il guidare un
veicolo.
Paolo VI diceva ai partecipanti al “Dialogo Internazionale per la
moralizzazione dell’utenza stradale” (2 ottobre 1965): “Troppo sangue si
versa ogni giorno in un’assurda contesa con la velocità e il tempo; e mentre
gli organismi internazionali si dedicano volenterosamente a sanare dolorose
rivalità, mentre è in atto un meraviglioso progresso verso la conquista dello
spazio, mentre si cercano mezzi adeguati per sanare le piaghe della fame,
dell’ignoranza e della malattia, è doloroso pensare come , in tutto il mondo,
innumerevoli vite umane continuino a essere sacrificate ogni anno a questa
inammissibile sorte. La coscienza pubblica deve riscuotersi, e considerare il
problema alle stregua di quelli più ardui, che tengono desta la passione e
l’interesse del mondo intero”.
Vorrei ora presentarvi alcuni dati impressionanti che indicano la portata dei
danni che coloro che guidano provocano alla vita umana. Nel XX secolo, nel mondo
sono morte 35 milioni di persone (250.000 in Spagna) in incidenti della strada e
1 miliardo e mezzo sono rimaste ferite (15 milioni in Spagna). Dal 1970, sulle
strade europee sono decedute oltre 1.640.000 persone. Ogni anno nel mondo
perdono la vita oltre 1.200.000 persone. Nell’Unione Europea si registrano
ogni anno 40.000 morti e 1.700.000 feriti. Secondo il “trend” attuale,
possiamo stimare che, per il 2020, il numero dei decessi raddoppierà. Non
parlo, poi, delle altre conseguenze: invalidi, paraplegici, famiglie disgregate,
ecc.
La prima conclusione che, secondo me, si potrebbe fare in previsione del
futuro dell’Apostolato della Strada è la seguente: convincere noi stessi e
creare la coscienza del grave problema della società attuale, e cioè gli
incidenti. Ogni settimana ascoltiamo il numero dei morti e dei feriti, “un
freddo dato statistico”, come ha detto qualcuno.
Nel dicembre 2001, S.E. Mons. Echarren, Vescovo de Las Canarias, ha scritto:
“non tutti siamo consapevoli dell’importanza della responsabilità sulla
strada e non pensiamo al fatto che ‘quanto più cresce la potenza degli
uomini, tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità sia
individuale che collettiva’ (G.S. 34)”.
Moralizzazione dell’utenza stradale
Come rimedio a tutto ciò, Paolo VI propone di “moralizzare l’utenza
stradale”, cioè di applicare “i principi teologici, etici, giuridici,
tecnologici … che si fondano sul rispetto dovuto alla vita umana, alla persona
umana, qual è inculcato fin dalle prime pagine della Sacra Scrittura”
(ibid.).
Ciò vuol dire creare un clima di responsabilità, di rispetto per gli altri,
di osservanza del Codice della Strada, le cui regole salvaguardano la vita del
conducente e degli altri.
La Commissione Episcopale Spagnola, nell’esortazione di cui abbiamo
parlato, afferma: “Il Concilio condanna la condotta egoistica di quanti
‘trascurano certe norme della vita sociale … non rendendosi conto di mettere
in pericolo, con la loro incuria, la propria vita e quella degli altri’ (G.S.
30)”.
L’Apostolato della Strada deve formare la coscienza degli automobilisti per
l’umana convivenza e, inoltre, perché sia strumento di unione tra gli uomini,
e non di danno e morte.
Il senso cristiano del traffico
Per il cristiano, la strada deve essere un mezzo per incontrare Dio e entrare
in relazione con Lui. Essa è un’occasione magnifica per esercitare le virtù
cristiane. Le qualità proprie del conducente devono essere la cortesia, la
correttezza e la prudenza, che lo aiuta a superare gli eventuali imprevisti.
Dicono, infatti, i Vescovi spagnoli che “non si può contare soltanto sulla
propria attenzione e abilità per evitare gli incidenti; occorre fare
assegnamento anche su un giusto margine di sicurezza, se si vogliono evitare
persone imprudenti e difficoltà impreviste”.
Soprattutto, però, si
deve essere caritatevoli, e quindi comprensivi e benevoli, e aiutare il prossimo
nel bisogno, specialmente se è vittima di un incidente, osservando le regole
elementari di primo soccorso, per non aggiungere danno al danno.
La
missione dell’Apostolato della Strada è di formare la coscienza dei cittadini
su questo e su altri argomenti.
Spiritualità dell’Apostolato della Strada
Questa pastorale deve far scoprire a coloro che guidano la possibilità e la
necessità di incontrare Dio nell’esercizio della guida o della loro
professione. Ciò può avvenire in molteplici modi: elevando una preghiera a Dio
o alla Vergine, all’inizio e durante il viaggio, quando vedono una chiesa o
contemplano un bel paesaggio, quando si incontrano con un amico dopo molti anni.
C’è una bella preghiera di Giovanni XXIII con cui molti guidatori iniziano il
viaggio.
Naturalmente, occorre vedere Dio negli altri, aiutandoli non soltanto nei
momenti del pericolo. La strada ci offre molte occasioni di prestare agli altri
dei piccoli servizi materiali, umani e spirituali, che, per un elementare senso
di solidarietà cristiana, non possiamo rifiutare a nessuno, giacché la
carità non va cercata “solamente nelle grandi cose, bensì e soprattutto,
nelle circostanze ordinarie della vita” (G.S. 38).
Credo sia urgente destare la coscienza del conducente, invitandolo ad un vero
senso di responsabilità. Ma non soltanto in senso negativo, perché ciò non
produce, di solito, convinzioni profonde. E le sanzioni – d’altra parte
necessarie - non sono sufficienti per creare una disciplina personale e uno
spirito di solidarietà, ancor meno per suscitare convinzioni religiose. Non è
sufficiente, neppure, insegnare al conducente i valori umani ed etici che deve
rispettare quando sta al volante, come d’altronde in qualsiasi altra relazione
sociale. È necessario che, come credente, egli scopra i valori cristiani del
tempo che trascorre alla guida, perché l’azione di guidare deve essere
elevata, santificandola, come ogni altro atto quotidiano di questa vita totale
che deve essere configurata a Cristo, fino alla perfezione, identificando il
proprio agire con quello di Lui.
Quando le azioni dell’uomo non sono guidate dalla fede, egli si lascia
trascinare dai propri impulsi naturali e calpesta la legge di Dio e la vita
dell’uomo, provocando, in questo caso, l’incidente.
In un intervento nel
corso delle Giornate Nazionali, che hanno avuto luogo nel 2000, sul tema
“Regno, cristianesimo e traffico”, il professore di teologia del Seminario
di Burgos affermava: “risulta così che la radice ultima dei mali che
accompagnano il traffico stradale non è altro che il chiudersi a Dio e alla sua
grazia, il dimenticare Dio. Se si ritrova la grazia, tutta quella forte
negatività avrà termine. Se gli uomini facessero entrare maggiormente nelle
loro vite e nel loro essere la grazia, il Regno, che volto diverso mostrerebbe
il traffico!”.
Radici bibliche di
una teologia del traffico stradale
Sarebbe interessante e attuale cercare nella Bibbia delle idee per una
“Teologia del Traffico Stradale”.
Cammino è una parola biblica. Cammino, pellegrinaggio, nomadismo: fu
questo il percorso del Popolo di Dio nell’antichità. Il termine e il
significato di “cammino” si possono applicare, con grande proprietà, alla
strada. Perché essa è passaggio, andata,
non soggiorno; sulla strada gli automobilisti non vivono, passano, e i
chilometri scorrono come gli anni. Il Popolo di Dio camminò nel deserto
incontrando molti problemi e molti ostacoli; però il Signore era con esso e lo
proteggeva, come fa con colui che “cammina” oggi anche con l’automobile.
L’atteggiamento dell’automobilista deve essere quello tratto dalle parole
di Cristo “ero pellegrino e mi avete accolto”, come pure quello del Buon
Samaritano e quello tratto dalle tante altre che leggiamo nel Vangelo.
Anche Gesù è cammino, verità e vita. Egli cammina con noi:
pensiamo ad Emmaus. Noi dobbiamo guidare, lungo il cammino, con Gesù, che
sempre ci accompagna e ci protegge.
Il Direttorio dell’Apostolato della Strada
Per concludere, auspico che venga data maggiore importanza a questa azione
della Chiesa che, come abbiamo visto, necessita di un impulso da parte di tutti
ma, soprattutto, di coloro che maggiormente possono operare e influire perché
si presti attenzione a ciò che, ritengo, sia “uno dei più assillanti
problemi pratici della vita di oggi”, per usare l’espressione di Paolo VI.
Per
questo vorrei che, in concreto, si realizzassero due cose: 1) la redazione di un
Documento generale su questo grave problema della circolazione stradale, che
tanto colpisce oggi la società, e in cui venisse espressa la preoccupazione
della Chiesa, con riferimento all’Apostolato della Strada, e presentate alcune
linee generali di orientamento per gli uomini di buona volontà. Un tale
documento costituirebbe, secondo me, un incentivo per le Conferenze Episcopali
ad informare le proprie comunità; 2) il nostro contributo resterebbe, poi,
incompleto se non considerassimo la pubblicazione di un Direttorio
dell’Apostolato della Strada. Qui sono stati dati alcuni suggerimenti e altri
se ne potranno fare. Esso costituirebbe una sorta di “lettera di
credenziali” per la società e costituirebbe, per noi, un programma, che ci
impegneremmo a studiare e a realizzare, con l’aiuto di Dio.
[*] Delegato dell’Apostolato
della Strada di Plasencia; già Direttore Nazionale dell’Apostolato della
Strada della C.E.E.
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