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Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
V° Congresso
Mondiale della Pastorale per gli Zingari
Budapest, Ungheria,
30 giugno - 7 luglio 2003
Il ruolo dei mass-media nella formazione
della cultura della solidarietà e
tolleranza
– o potremmo dire del linguaggio dell’amore?
Dott.ssa Judit Juhász
Direttore, Ufficio Stampa
Conferenza Episcopale d'Ungheria
“Il mondo è una scala; alcuni vi salgono ed altri vi scendono”. La
saggezza di questo proverbio zingaro la dice lunga sull’atteggiamento mentale
delle persone che fanno parte di una minoranza. Anche se quest’affermazione
potrebbe sembrare, a prima vista, distaccata e indifferente, in essa sono
presenti, allo stesso tempo, speranza e disperazione. E’ un cammino verso
un’unica direzione: avanti o indietro. Forse il proverbio si riferisce alla
libertà della scelta umana e alle possibili opzioni che vengono offerte a tutti
gli esseri umani? Perché dovrebbe essere così? In realtà, anche se il mondo
è terreno di conquista, solo il vincitore va avanti. L’unica strada, per il
perdente, è quella che va indietro, lontano dalla sommità dell’esistenza
umana.
Se concentriamo la nostra attenzione sui mass media, che rivestono un ruolo
importante nella formazione, nel consolidamento o nella deformazione della
cultura della solidarietà e della tolleranza, ci sorprenderà constatare che è
piuttosto difficile trovare un lavoro di ricerca sull’immagine degli zingari
nei mezzi di comunicazione, non solo in Ungheria, ma anche in altri paesi
dell’Europa dell’est e dell’Europa centrale. Purtroppo, ad eccezione di
alcuni studi di minore importanza, non esiste praticamente nessun’altra
pubblicazione. Ciò significa che mancano ricerche di base ed analisi, che
considerino questioni come quella di cui parliamo, il che ci impedisce di
farcene un’immagine veritiera.
Per salvaguardare i propri interessi, le organizzazioni giornalistiche ed altre
associazioni ungheresi non si preoccupano neanche di analizzare il ruolo delle
minoranze in Ungheria. Per questo, non analizzano il ruolo degli zingari nei
mass media, né discutono sugli obblighi professionali o etici dei giornalisti.
Ne risulta che manca un dibattito obiettivo sull’argomento, sia da parte della
società zingara sia da parte dei mass media.
Non possiamo dire che i mass media siano gli unici responsabili di trovare
soluzioni per i diversi problemi sociali, anche se alcuni giornalisti hanno la
tendenza a considerarsi come dei fattori di influenza della politica. Come
consumatori dei media, avvertiamo la tensione che deriva da questo scambio
continuo di ruoli, così come lo percepiscono gli stessi giornalisti, che sanno
di godere di meno fiducia rispetto agli anni che hanno preceduto il cambiamento
di regime.
Tuttavia, è un dato di fatto che, nonostante tutto, i mass media rivestono un
ruolo importante nella formulazione del discorso sociale, intenzionalmente o
meno, e che sono in grado di rafforzare gli stereotipi nei confronti delle
minoranze.
Dobbiamo prendere atto che soltanto pochi di noi possiedono un’informazione
precisa sulla popolazione composta dalle diverse centinaia di migliaia di
zingari che vivono in Ungheria; pur tuttavia, nei nostri giudizi c’è una
forte tendenza alla generalizzazione e ai clichés. E’ indiscutibile che nella
mentalità dell’Europa centrale questo gruppo sia il meno conosciuto ma anche
il più colpito dal pregiudizio. Anche se pregiudizio non equivale a
discriminazione, la strada più facile e quasi contagiosa è quella che conduce
alla DIFFIDENZA.
Márta Józsa, che lavora per la Televisione Ungherese e per la Radio Zingara,
ha detto nello studio intitolato “Gli Zingari nella trappola della società
maggioritaria”: “Tra la maggior parte degli stereotipi dei giorni nostri
gioca un ruolo importante l’opinione sui considerevoli aiuti, passati e
presenti, fatti agli zingari (che li hanno fatti rinunziare all’abitudine
al lavoro), mentre era praticamente sconosciuto il fatto che nel 1989 la
percentuale di impiegati tra la popolazione maschile degli zingari in grado di
lavorare era solo dell’1 o del 2% inferiore a quella dei lavoratori non
zingari. Questa differenza di pochi decimi percentuali riflette la differenza
esistente nelle statistiche mediche dei due gruppi di popolazione.
L’aspettativa di vita degli zingari è molto più bassa rispetto a quella
degli ungheresi, come risultato delle loro peggiori condizioni di vita.
Dall’altro lato, non tutti sanno che l’eliminazione delle colonie zingare
negli anni ’60 è stata accompagnata – nella maggior parte dei casi –
dalla VIOLENZA.Gli zingari furono costretti a lasciare il loro ambiente naturale. Vennero
trasferiti in anonimi appartamenti ai margini degli insediamenti urbani, senza
bagno, con un così basso livello di comfort da sentirsi in uno stato di chiara
umiliazione. Dovettero occupare gli appartamenti che gli ungheresi avevano
abbandonato e ciò che avevano creato per le loro famiglie fino a quel momento
non aveva più alcun valore per nessuno. “ Credo che se la gente ti
disprezza, a tua volta cercherai qualcuno da disprezzare”, disse
uno zingaro qualche anno fa in un documentario, tentando di spiegare il suo
atteggiamento arrogante, ma avvilito allo stesso tempo. La sua forte identità
zingara è un misto di caratteristiche positive e negative. Ne sarà sempre
orgoglioso, ma al tempo stesso se ne vergognerà. Gli zingari desiderano
mantenerle, ma si rendono conto dei pesanti handicaps che comportano, e per
questo vogliono liberarsene.
Sul posto di lavoro – fino a quando ne hanno uno – l’autostima è andata
indebolendosi a causa di questo conflitto interiore: benché venisse data loro
la possibilità di un lavoro regolare, essi non si vedevano riconosciuta la
stessa dignità nel mondo del lavoro. A loro venivano riservati i lavori
peggiori e meno pagati e, in quanto senza qualifiche, avevano (ed hanno)
difficilmente la possibilità di essere scelti. “E’ il risultato della
concezione, o più precisamente della mancanza di concezione, che coloro che si
trovano al potere e che hanno sempre considerato la società zingara come un
problema sociale, culturale, etnico e spesso criminale da risolvere, invece di
fare degli sforzi per trovare dei modi per convivere” . (Márta Józsa)
Tra i pregiudizi che sono in noi o che troviamo nei mass media, possiamo
menzionare il fatto che nelle situazioni di vita delittuose, il pubblico ha
l’opinione che la popolazione carceraria annoveri un numero maggiore di
zingari, quando, in realtà, questa proporzione non esiste. Un’altra
esperienza dolorosa è che nella mentalità della gente non viene affatto
enfatizzato che sono stati gli zingari ad aver perso di più con il cambiamento
di regime. In pochi mesi, da lavoratori sono stati trasformati in disoccupati, e
la maggior parte di essi è ancora oggi senza lavoro. Inoltre, molti di noi li
vede fuori dal mondo del lavoro, con un autostima distrutta, pensando con
orgoglio al tempo passato, quando potevano mantenere i loro figli. Károly Bari,
poeta zingaro, esprime la mentalità dell’uomo zingaro con il linguaggio
essenziale delle canzoni popolari ungheresi:
Cosa farò, tesoro mio?
Le mie mani sono in catene.
Prenditi cura di mio figlio,
Ed anche del mio cavallo.
Se ti mancherà il pane,
Non soffrire, vendi il cavallo.
Compra del pane per mio figlio,
Che non sappia mai della mia prigionia.
Nell’analizzare l’immagine offerta dai media e i dati sulla situazione delle
minoranze, mi è stato di grande aiuto lo studio commissionato dal National
and Ethnic Minority Office nel 1998 (Gábor Bernáth – Vera Messing:
Voiceless Cutaway – the Gypsies in the Hungarian Mass Media), che ha esaminato
l’argomento basandosi sull’analisi del contenuto e sulle interviste.
Credo sia molto importante che i mass media definiscano le soluzioni che la
nostra società deve prendere in esame.La stampa del cambiamento di regime, negli anni ’90 del secolo scorso, ha
mostrato diverse opinioni positive. I media nazionali hanno svolto un ruolo
importante nel processo che ha visto la questione degli zingari fare la sua
comparsa nel dialogo sociale dopo lunghi anni di silenzio; inoltre, la stampa -
sottolineando la grande importanza del fatto - ha seguito le notizie relative
agli zingari con la massima attenzione. Coloro che vi lavorano hanno compiuto
sforzi considerevoli per aiutare la gente a fare conoscenza con le comunità
zingare, e con i loro movimenti politici e culturali organizzati dalla base (e
non controllati dal fronte popolare). Tuttavia, il fatto che le immagini tipiche
offerte dai media coincidano con gli stereotipi della maggioranza in relazione
alla popolazione zingara ungherese, non è facile da accettare. Nel descrivere
l’etnia zingara, è tipico mettere un’etichetta a questa popolazione, e i
mass media, in molti casi, non si rivolgono ai diretti interessati” (Bernáth
– Messing).
Le radici delle più nobili tradizioni del giornalismo ungherese affondano in un
terreno ricco: gli studi di letteratura e sociologia sono ispirati ad un
profondo impegno nei confronti della società ungherese, ad un desiderio
esigente e sincero di mostrare la realtà, e ad una simpatia e senso di
responsabilità per coloro che vivono in una situazione di povertà e di
persecuzione. La letteratura nazionale ungherese non è stata solamente
un’arte, ma un tentativo di salvare la madre patria e l’uomo. I nostri più
grandi artisti - come dice László Németh – condividono una visione comune e
hanno abbracciato la nazione ungherese, considerando il destino delle minoranze
come una questione vitale per tutta la nazione. Ci sono così antecedenti ed
esempi – tra i quali troviamo anche artisti contemporanei – a cui possono
guardare i giornalisti dei nostri giorni per trovare dei modelli. La letteratura
ed il giornalismo ungheresi, così come il cinema e la fotografia, abbondano di
punti di riferimento per coloro che sono disposti a servire la comunità al più
alto livello. Nella vita della nazione ungherese, decimata nel corso della
storia, la pazienza, la solidarietà e l’accettazione degli altri non sono
sentimenti forzati, ma emozioni scaturite dall’interno. Tale comportamento
comunitario nasce dal sentimento di interdipendenza di coloro che hanno tanto
sofferto.
Oggi gli zingari, in una società maggioritaria, si sentono ingannati perché le
loro condizioni di vita non offrono alcuna prospettiva per il futuro. È perciò
di grande importanza l’autenticità dell’immagine che i media danno di loro.
La nostra visione degli zingari è formata da situazioni ideologicamente
determinate, ma facilmente manipolabili. La nostra vera opinione si dibatte tra
un’attrattiva e una repulsione costanti nei confronti di questo gruppo di
popolazione che patisce la povertà e la divisione, e la cui immagine di sé è
incerta, a volte esagerata ed anche piena di contraddizioni. “Nella misura in
cui cresce la distanza tra la scala di valori della società zingara in
disintegrazione e la società civile, un fossato sempre più profondo si apre
tra di loro. E’ di cruciale importanza il modo con cui noi presentiamo il
passato degli zingari”, dice Péter Szuhay, etnografo, nel suo studio.
“Dobbiamo farlo in modo da rendere possibile agli zingari di trovare l’unità
che ritengono di aver perso da molto tempo, e di spiegare, se possibile, alla
maggioranza le ragioni storiche per le quali gli zingari dovrebbero essere
considerati estremamente svantaggiati da un punto di vista sociale. Solo così
possiamo aiutarli a mettere fine a questa situazione, e far sì che coloro che
sono chiamati o considerati zingari entrino a far parte della nostra società”.
Non possiamo non evidenziare il fatto che la distanza, inaccettabilmente grande
ancora oggi, tra gli zingari e la maggioranza della popolazione, possa crescere
ulteriormente se i mass media, di proposito o meno, continuano a dare forza ai
pregiudizi della maggioranza sugli zingari e se le istituzioni maggioritarie –
compresi i mass media – non riescono a mettere fine alla diffidenza da parte
delle comunità zingare.
L’immagine offerta dai media sulla società zingara ungherese è
considerevolmente influenzata da questi fattori:
-
la maggior parte dei bambini ungheresi non incontra i propri coetanei zingari a
scuola;
-
la maggior parte della società ungherese non incontra gli zingari nei luoghi di
lavoro;
-
raramente si incontrano zingari nel loro luogo di residenza.
La mancanza di esperienza personale e la distanza possono influenzare, nella
direzione sbagliata, l’immagine pregiudizievole esistente nella maggior parte
dei cittadini. Tuttavia, considerando l’approccio dei mass media nei confronti
degli zingari e l’immagine che ce ne dà la stampa, possiamo affermare che
l’Ungheria si trova in una situazione migliore rispetto ad altri Paesi
dell’Est europeo. Parole di odio non sono comuni nel nostro Paese e, a parte
alcune pubblicazioni che annoverano pochi lettori, non compare materiale
esplicitamente razzista nei nostri mass media (in altri Paesi dell’Europa
dell’Est le leggi correnti non permettono di trasmettere programmi in una
madre lingua minoritaria e gli articoli che incitano contro gli zingari sono
numerosi. Gli ungheresi che vivono in questi Paesi sono colpiti da questa grave
discriminazione).
La nostra speranza è che i mass media possano moderare gli stereotipi basati su
atteggiamenti a priori e su una mancanza di informazione, presentando
un’immagine esatta della società, se non a breve, perlomeno a lungo termine.
E’ per noi una buona notizia il fatto che LA PRESENZA DEGLI ZINGARI sulla
stampa ungherese sia considerevolmente AUMENTATA – considerando le
dimensioni e la collocazione degli articoli. Tutto ciò si è verificato in una
società che sta andando incontro ad un cambiamento rapido e radicale su un
argomento che è stato tabù per tanto tempo. Oggi è pressoché incredibile che
la questione zingara non sia esistita prima e che le minoranze siano state
totalmente ignorate dal mondo dell’informazione.
Secondo le osservazioni del periodo preso in esame dallo studio, nei quotidiani
nazionali un articolo sugli zingari appariva in media ogni due o tre giorni. Due
terzi degli articoli sui gruppi nazionali ed etnici in Ungheria si occupavano
degli zingari. Di solito questi articoli erano lunghi il doppio rispetto a
quelli che trattavano delle altre minoranze, e apparivano abitualmente sulle
prime cinque pagine – il che significa che generalmente i giornali discutono
le questioni relative agli zingari sulle pagine più lette. I risultati
degli argomenti presi in esame sono stati che i giornali hanno mostrato grande
interesse riguardo agli argomenti di politica sugli zingari (come la politica
governativa sulle minoranze, la legislazione, i sussidi), alla cultura e
all’educazione zingare, e ai conflitti tra gruppi etnici. Questa percentuale
è, grosso modo, conforme alle immagini abituali attribuite agli zingari dalla
società maggioritaria.
Secondo i dati statistici, abitualmente un quarto degli scritti fa riferimento
alla società zingara come gruppo assalito dai conflitti, arrivando a diverse
serie conclusioni. Gli scritti sulla “cultura zingara” sono frequenti, e
coloro che presentano gli zingari “come un problema politico” sono persino
più abituali, mentre in pratica non c’è alcuna notizia sul processo di
auto-organizzazione delle minoranze.
Un aspetto molto importante dello studio sociologico è stato il ruolo dato dai
media agli zingari e quanto questi fossero attivi.
Ecco alcuni dati desunti dallo studio: una persona o organizzazione zingara è
comparsa 815 volte in 508 rapporti analitici. Il 60% degli articoli presentavano
gli zingari senza indicarne il nome o la situazione nella comunità loro zingara.
Solo il 25% del campione ha avuto l’opportunità di parlare, perciò il
lettore ha potuto farsi solo indirettamente un’opinione della loro
maggioranza, attraverso l’interpretazione di altri. Negli scritti non si ode
la voce di alcun personaggio.
Tra le minoranze, i giornali riportano la maggior parte delle volte dei
conflitti a proposito degli zingari: il 62% degli articoli riferisce di alcuni
tipi di contrasti, una decina di essi cita diversi conflitti. Da una parte,
è naturale in quanto i problemi degli zingari appartengono ai problemi più
seri della società ungherese moderna. Dall’altra, ciò si riferisce al fatto
che l’immagine mediatica degli zingari è piuttosto sbilanciata e
considerevolmente dominata da conflitti. Parlando di conflitti, è ancora più
importante sapere se il lettore riceve il rapporto direttamente dalla persona
interessata o se il punto di vista di questa gli viene trasmesso solo
indirettamente. Solo il 24% degli intervistati appartenenti alla minoranza ha
avuto la possibilità di esprimere personalmente il proprio punto di vista negli
articoli sui conflitti. Tuttavia, i mass media potrebbero essere in grado di
ridurre il pericolo di rafforzare i pregiudizi “umanizzando” i personaggi,
il che significa dando loro la possibilità di parlare direttamente al lettore.
Restano in ombra anche avvenimenti di Chiesa e manifestazioni religiose che
comunicano messaggi positivi. Il pubblico riceve così poche informazioni sulla
vita, sui valori e sugli scopi delle comunità cristiane.
Perché le buone notizie sono così rare? Perché è così raro che la vita
di uno zingaro sia coronata dal successo e quindi che la si possa presentare
agli altri come un buon esempio? La pratica di un giornalista che è basata su
relazioni ed avvenimenti formali rende persino più difficile presentare, nei
mass media, i membri delle minoranze che hanno avuto successo. Gli eventi
favorevoli, di solito, sono riportati solo se riguardano un programma o una
cerimonia ufficiali.
La predominanza degli eventi e delle dichiarazioni mediatiche formali e la
mancanza generalizzata di informazione sui fatti, rappresentano la situazione
generale – o più francamente – la crisi profonda del giornalismo nella
maggior parte dei media maggioritari.Se vogliamo definire l’attuale stato di fatto del giornalismo, possiamo
affermare che non ci sono – nella maggior parte dei casi – le condizioni che
potrebbero permettere ai giornalisti di costruire rapporti veritieri al di sopra
delle istituzioni, e non dedicarsi a scrivere ‘reportages’ sovradimensionati
delle conferenze stampa o di altri eventi simili per mancanza di tempo. Parlando
degli zingari, queste condizioni hanno un effetto più forte ancora sulla loro
immagine mediatica: la mancanza di elementi rivelatori, i rapporti, il tempo e
il loro processo di auto-organizzazione, allo stato iniziale, determinano quali
eventi sono presentati e in quale modo.
Un esame coscienzioso dei rapporti mediatici dei governi locali zingari, ha
portato al sorprendente risultato che la maggior parte di loro menziona soltanto
i media locali, e il giornale ufficiale più importante della regione, ma solo
pochi di loro considerano importante i rapporti con la stampa nazionale. Come
tutti sanno, la maggior parte degli zingari riceve le informazioni dalla
televisione e dai rapporti informali, in quanto essi vivono ancora in una
cultura orale; questo modo di comunicare, pertanto, riveste un ruolo
tradizionalmente importante. I sacerdoti che svolgono il proprio ministero tra
gli zingari e i volontari di diverse organizzazioni, cercano di trarre beneficio
da queste caratteristiche, ma purtroppo i politici, che si preoccupano
esclusivamente della politica di partito che persegue scopi a breve termine,
spesso abusa di queste condizioni. Dovremmo vergognarci al pensiero di come i
politici senza scrupoli abusino dell’arretratezza e della vulnerabilità
mentale degli zingari durante il periodo della loro campagna elettorale.
Il fatto, poi, che i mass media non ci informano soltanto attraverso la loro
struttura completa di programmi, ma anche attraverso notizie individuali,
influenza anche l’immagine che la nostra società si fa e suggerisce diverse
conseguenze. Su questa immagine, il silenzio è eloquente quanto una
dichiarazione. I mass media trasmettono anche valori ed identità nazionale,
dando la possibilità di ribadire l’orgoglio e l’unione nazionali. Per
quanto riguarda la maggior parte dei media ungheresi, non possiamo evitare di
porci le seguenti domande: quale immagine danno del cittadino ungherese del
ventesimo secolo e quale identità ci trasmettono? Offrono esempi e possibilità
che permettono alla società di guardare agli zingari con le loro differenze
radicate nelle tradizioni culturali e con tutti i loro problemi sociali, come
parte integrante dell’Ungheria oppure rendono, involontariamente, sempre più
grande la distanza? Danno la possibilità agli zingari di essere – allo stesso
tempo – fieri del proprio gruppo e identità oppure, viceversa, li guidano
verso l’assimilazione che fa sì che nascondano e reprimano il loro status di
minoranza?
I programmi di INTRATTENIMENTO attraggono un vastissimo numero di spettatori in
tutto il mondo, e possono influenzare l’immagine degli zingari in larghissima
misura. Tuttavia, gli zingari, così come altre minoranze, sono assenti da
questi programmi. Forme leggere di spettacoli, come le soap opera, i talk
show ed altri, non trovano zingari che meritino di essere presentati, ma
questi non compaiono neanche nelle colonne dei quotidiani riservate alla
cosiddetta “opinione dell’uomo della strada”. Questa pratica ha portato ad
un crescente distanziamento culturale ed è stata poi interrotta non molto tempo
fa, purtroppo però con una iniziativa sfortunata. Uno dei canali commerciali a
diffusione nazionale ha infatti trasmesso, in prima serata, un programma di
intrattenimento che ha avuto un’eco scandalosa. Il programma, che aveva
l’intenzione di divertire il pubblico, ha mostrato un’immagine disastrosa
degli zingari, facendo di loro una caricatura ingiusta in modo rozzo e volgare.
Una pubblicità sensazionale aveva preparato la strada al successo che, però,
non è arrivato. Gli spettatori e i critici di buon gusto hanno, all’unisono,
accolto il programma con legittima indignazione. Per riparare, i responsabili
del canale televisivo hanno permesso ai capi della comunità zingara locale di
partecipare ad una tavola rotonda, sempre in prima serata. Questo risultato
penoso e contestabile non avrebbe avuto alcuna importanza se non avesse
rappresentato un pericolo grande e generale: l’industria del divertimento
uccide la cultura e gli aspetti commerciali fanno vacillare il senso morale dei
responsabili dei mass-media.
Potremmo fare qui diversi esempi allarmanti di comunicazione superficiale,
tuttavia essi dovrebbero essere oggetto di conferenze e tavole rotonde dei
giornalisti professionisti ungheresi. E’ per loro un obbligo pressante
affrontare il fatto che la pratica che va dai ‘tabloids’ fino ai media
nazionali, è notevolmente offensiva e disonora la loro professione.
Le descrizioni che cercano la sensazione, l’indifferenza nei confronti della
miseria apertamente svelata al pubblico, che pubblicizzano uno stile di vita
consumistico, l’incitamento intenzionale ai conflitti e alla mancanza di
scrupoli verso gli indifesi, getta un’ombra sulle tavole rotonde della stampa
ungherese che lavora in maniera etica e coscienziosa. La Lega dei Giornalisti
Cristiani Ungheresi conta un numero minore di membri dell’organizzazione di
settore che opera da decenni; tuttavia con la reputazione guadagnata dopo il
cambiamento di regime e la sua forza morale, così come con i valori
fondamentali dei suoi membri, essa può svolgere un ruolo importante nella
riabilitazione del giornalismo.
Purtroppo, il numero di programmi di qualità che mostrano la realtà oltre le
apparenze è sempre minore. Mancano anche documentari e interviste che
richiedono molto duro lavoro come pure mancano autori che vogliano farci vedere
oltre gli strati della realtà, laddove si celano il comportamento umano, le
decisioni o le credenze.
Ci auguriamo che il fenomeno di queste produzioni che richiedono fondi
finanziari ingenti e molto duro lavoro, sia soltanto transitorio. Tuttavia, con
grande rispetto e gioia accogliamo lavori come interviste, films, articoli o
studi nei giornali, che mostrano come gli zingari che soffrono sperino ancora,
nelle circostanze sociali ereditate dai secoli precedenti, di riacquisire la
propria identità e organizzare la propria vita e le proprie comunità; come una
famiglia zingara si liberi finalmente dalla pressione della povertà permanente;
come essi possano profittare delle occasioni e diventare sempre più forti nella
schiettezza delle relazioni personali se vengono aiutati, incoraggiati e
rispettati dall’ambiente circostante.
E’ anche la ragione per la quale consideriamo il ruolo dei media della
minoranza di grande importanza. Siamo lieti di affermare che in Ungheria ci sono
otto quotidiani zingari, pubblicati più o meno su base regolare. Se paragonata
con la stampa zingara dei Paesi vicini e con la storia internazionale della
stampa zingara, la nostra potrebbe essere considerata diversificata e
significativa. Ciò ci dà motivi di speranza, anche se sappiamo che la maggior
parte dei quindici giornali sovvenzionati dalla Fondazione per le Nazionalità e
le Minoranze Ungheresi nel 1996 sta affrontando problemi di distribuzione e
tutti soffrono per lo stesso problema di non avere un mercato pubblicitario
stabile. Tuttavia, il numero dei lettori è scioccante: soltanto l’1,15% delle
minoranze e delle loro istituzioni acquistano questi giornali. Ciò significa,
secondo gli studi del 1996, che in media soltanto UN DECIMO della popolazione
minoritaria legge le pubblicazioni vendute, se contiamo quello che probabilmente
è il numero sovrastimato di nove lettori per pubblicazione. Quando abbiamo
chiesto il perché di questa bassa percentuale, la gente intervistata ha
risposto che ciò è dovuto alla forte tendenza politica dei giornali, al loro
prezzo elevato e ai problemi di distribuzione.
I programmi delle minoranze alla Televisione e alla Radio Nazionale Ungherese
hanno un ruolo estremamente importante nella comunicazione di massa.I programmatori che sono zingari di nascita, hanno ormai acquisito una
competenza e trasmettono trenta mezz’ore di programmi la settimana. Essi si
sono posti un compito pressoché impossibile: considerano le minoranze e le
maggioranze come loro ‘audience’, il che significa che cercano di mostrare
la propria identità zingara e di cancellare i pregiudizi che vengono dalla
maggioranza; essi vogliono parlare ad entrambi i gruppi. La loro attività
paziente e tenace non manca di apprezzamento: un pubblico fedele li segue
regolarmente e diversi premi professionali ne sono il risultato. Un fatto che la
dice lunga è che gli indici dell’autidel non sono peggiori di quelli di altri
programmi trasmessi sugli stessi canali. Il programma della radio nazionale dal
titolo “La mezz’ora degli zingari”, che viene trasmesso allo stesso orario
da molti anni, secondo una recente ricerca risulta seguito da un gruppo di
popolazione la cui qualificazione è generalmente inferiore alla scuola
primaria. Questa percentuale, però, è doppia o tripla se paragonata con lo
stesso gruppo della popolazione totale, il che significa che questo programma è
seguito principalmente dagli zingari. Si tratta quindi di un grande successo.
Non dobbiamo però tacere il fatto che questi programmi sono solo casi isolati
nel palinsesto dei programmi, solo un adempimento forzato degli obblighi
previsti dal servizio pubblico. E’ il concetto del mondo, il senso della realtà
e la mentalità dei direttori dei programmi e degli editori a decidere se in
questi programmi possono comparire personaggi di etnia zingara. E’ la presenza
o la mancanza di decisioni da parte della redazione dei giornali, i dilemmi e le
strategie dietro le notizie, le interviste e i programmi che raggiungono
l’audience ad influenzare ciò che, alla fine, vediamo ed ascoltiamo nei mass
media. In questo sistema –dobbiamo sottolinearlo ancora una volta – sono di
grande importanza la formazione e l’impiego di giornalisti zingari.
Raramente i mass media presentano dei personaggi che appartengono alle
minoranze, come membri integrati e attivi della società e che non hanno un
ruolo minoritario. Siamo convinti che l’impiego di membri della minoranza nei
media maggioritari, possa fornire dei vantaggi nel contesto delle informazioni,
aiutare ad acquisire una nuova ‘audience’ ed incoraggiare la formazione di
una politica editoriale più sofisticata.
Parlando della regolamentazione legale dei mass media e delle minoranze,
possiamo affermare che le leggi ungheresi sono conformi ai regolamenti europei.
I problemi che emergono quando esaminiamo l’immagine degli zingari dataci dai
mass media, non rientrano nelle categorie previste dalla regolamentazione legale
e, a parte diverse proibizioni, ogni regolamentazione legale positiva sul
contenuto dei programmi potrebbe violare l’indipendenza dei media.
L’esclusività tematica dell’immagine mediatica degli zingari, le
descrizioni secondo i clichés e il fatto che coloro che sono direttamente
coinvolti devono la maggior parte delle volte tacere, non possono essere
cambiati dalla legge. Tuttavia, per propagare un’immagine mediatica più
sofisticata della minoranza, i giornalisti dovrebbero mostrare una maggiore
coscienza professionale nella loro sensibilità nei confronti degli argomenti
relativi alle minoranze. Un codice etico volontario potrebbe contribuire a
questa coscienza a proposito delle immagini minoritarie. È quanto sottolineato
anche dal Consiglio d’Europa nel documento dal titolo “Comunità e Rapporti
Etnici in Europa”, che fa appello alla società dei giornalisti affinché
elabori un codice etico volontario su come trattare, in maniera dignitosa, i
problemi delle minoranze in una società composta da diversi gruppi etnici. Oggi
in Ungheria nessun codice etico viene utilizzato a proposito della presentazione
delle minoranze, sebbene, considerando i problemi attuali della professione, ci
sia grande bisogno di un documento del genere.
I mass media del servizio pubblico hanno degli obblighi speciali a proposito
della rappresentazione delle minoranze.Il supporto da parte dello Stato rende possibile, ed allo stesso tempo richiede,
che i programmi non siano dominati da aspetti di mercato, ma che vengano
divulgati tutti gli avvenimenti e le relative opinioni. Quest’obbligo
pubblico, che si riferisce anche alle minoranze, non significa soltanto che i
media di proprietà dello Stato devono accordare del tempo per diffondere i
programmi delle minoranze, ma che essi hanno altresì la responsabilità di
mostrare un’immagine veritiera delle minoranze alla società maggioritaria.
Dobbiamo ripetutamente sottolineare il fatto che un cittadino su dieci in
Ungheria appartiene ad un gruppo di minoranza nazionale o etnico, e che dunque
nessuna vera immagine del Paese può essere mostrata dai mass media senza una
rappresentazione costante delle minoranze. Di conseguenza, è significativo il
fatto che la prima Radio Cattolica Ungherese abbia trasmesso nella regione
settentrionale del Paese un programma nel palinsesto regionale per tre anni.
Siamo riconoscenti a S.E.Mons. István Seregély per aver dato vita a questa
radio, e per gli sforzi fatti per mantenerla. Consideriamo un grande onore il
fatto che, nel febbraio del 2001, il Santo Padre si sia congratulato per questa
iniziativa con la Conferenza Episcopale Cattolica Ungherese durante la visita ad
limina.
Un esempio del programma messo in onda ad Eger: ogni giorno vengono lette parti
della Bibbia per gli ascoltatori in lingua zingara; vengono lette anche parti
della Bibbia tradotte in slovacco, ovviamente per gli ascoltatori di lingua
slovacca. (Da quanto ne sappiamo, la Bibbia non è stata tradotta in lingua
zingara in nessuno dei Paesi dell’Europa centrale o dell’est).
Sulla base dei risultati positivi ottenuti dalla radio di Eger, la Conferenza
Episcopale Cattolica Ungherese ha potuto ottenere l’autorizzazione di server
del programma da parte della Radiotelevisione Ungherese.La Radio Cattolica Ungherese che ha come fondamento il rispetto dei valori
cristiani e gli insegnamenti evangelici, includendo anche alcuni obiettivi di
pre-evangelizzazione, prevedere di iniziare la diffusione su onde medie a
partire dal 24 dicembre 2003. Con i suoi programmi, che avranno in totale una
durata di 24 ore, la radio intende presentare le minoranze in modo autentico. In
tono affettuoso, parlando il linguaggio dell’Amore, essa desidera mostrare la
vita degli zingari in modo tale che questi programmi possano essere parte
integrante della struttura. In questa radiodiffusione nazionale, verrà data
grande importanza ai soggetti culturali, poiché è risaputo che la cultura ha
un ruolo decisivo nel favorire l’integrazione sociale.
La nuova informazione ha una dimensione fondamentale nell’integrazione sociale
degli zingari ungheresi, in quanto offre conoscenza e informazione alle
minoranze e alla maggioranza attraverso quasi tutti i canali: è questa una
delle maggiori sfide ed opportunità del terzo millennio.L’importanza di Internet è provata dal messaggio del Santo Padre del 2002, in
occasione della 36a Giornata Mondiale delle Comunicazioni: “Il
fatto che mediante Internet le persone moltiplichino i loro contatti in modi
finora impensabili offre meravigliose possibilità alla diffusione del Vangelo.
Ma è anche vero che rapporti mediati elettronicamente non potranno mai prendere
il posto del contatto umano diretto, richiesto da un’evangelizzazione
autentica. Infatti l’evangelizzazione dipende sempre dalla testimonianza
personale di colui che è stato mandato a evangelizzare (cfr. Rom.
14-15.)"
Siamo lieti di vedere che le associazioni ed organizzazioni di zingari hanno
creato diversi ‘siti’ negli anni scorsi. La prima pagina web degli zingari
(www.romapage.hu) esiste dal settembre 1997, ed ha reso un buon servizio
fornendo numerose informazioni. Il numero di persone che si collegano al sito
crescerà, ovviamente, in proporzione al miglioramento dei livelli di
apprendimento di questo sistema informativo.
Il 2001 ha segnato un momento decisivo nella storia della stampa zingara. Dopo
molti tentativi durati anni, una radio zingara ha iniziato a trasmettere dei
programmi. La “Radio C”, dove lavorano in maggioranza giovani giornalisti
zingari, raggiunge l’intera comunità zingara di Budapest, e poiché le sue
trasmissioni sono principalmente in ungherese, essa può fungere da mediatore
tra il punto di vista degli zingari e quello della società maggioritaria.
Purtroppo, dopo due anni, nella primavera di quest’anno è sopraggiunta una
forte crisi finanziaria. Nel secondo semestre del 2003, essa sarà in grado di
coprire le spese grazie ad un aiuto governativo e ad un accordo di
collaborazione concluso con la Radio Nazionale Ungherese. I debiti accumulati
dimostrano chiaramente che gli ascoltatori zingari di questa radio non sono un
gruppo appetibile per le compagnie che operano nel campo della pubblicità.
Oltre ai mezzi tradizionali, molto importante in Ungheria è il programma
televisivo della ‘Black Box Foundation’. L’Ufficio Stampa Zingaro vi
lavora dal 1995. Il suo compito è di fornire informazioni e notizie continue
alla società mediatica maggioritaria. L’Ufficio Stampa Zingaro e il Centro
Mediatico Indipendente hanno preso l’iniziativa di iniziare programmi
formativi per i rappresentanti delle organizzazioni civili zingare e dei governi
locali. Si tratta del primo tentativo, nell’Europa centrale, di integrare
giornalisti della minoranza nel personale di redazione maggioritario e vincolato
alla sua condizione. Con un certo ottimismo, pensiamo che ci sarà un
miglioramento nella formazione di professionisti con un’identità zingara
grazie a questa attività. Tuttavia, sappiamo che dobbiamo qui affrontare un
problema difficile e complesso.
Il Movimento ungherese ‘Pax Romana’ ha avuto un ruolo nella formazione di
una cultura di solidarietà e tolleranza. La sezione ungherese del Movimento
Internazionale dei Giornalisti Cattolici che rappresentano valori cattolici, si
occupa della questione degli zingari dal 1999. L’interrogativo di base è
il seguente: qual è la responsabilità della società maggioritaria
nell’attuale situazione degli zingari e quali sono i motivi che hanno portato
a questa situazione? Nel 2000 ha preso il via un programma di formazione per gli
studenti liceali. L’esperienza è presentata in un libro, pubblicato
quest’anno.
L’Ufficio Stampa della Conferenza Episcopale Cattolica Ungherese trasmette i
suoi messaggi alla società attraverso un programma di comunicazione completo.
Lo scorso anno, abbiamo ribadito la centralità della nozione d’Amore, usando
anche i moderni mezzi di marketing. Posters giganti, radio e annunci
pubblicitari televisivi hanno diffuso lo slogan : E’ bene fare del
bene. La carità cristiana è stata il punto principale della serie di
programmi di un anno. Uno degli avvenimenti degni di nota di questa campagna è
stato un symposium internazionale che ha avuto luogo nel giugno 2002. I
rappresentanti delle organizzazioni caritatevoli che si occupano degli zingari,
così come quelle ecclesiastiche e laiche che svolgono questo stesso servizio,
hanno avuto un ruolo speciale tra gli altri conferenzieri. Il fatto che la
nostra conferenza abbia trovato una risposta relativamente grande è dovuto al
miglioramento della cooperazione tra l’Ufficio Stampa ed i mass media.
Un’esperienza comune di coloro che hanno preso la parola alla conferenza su
‘E’ bene fare del bene- dando Amore ai bambini’, è stata
anzitutto il fatto che dobbiamo rivolgerci al cuore umano, altrimenti non
possiamo condividere l’Amore di Dio con i deboli. Solo quando parleremo un
linguaggio d’amore, l’uomo che soffre capirà di non essere un perdente.
Ci auguriamo di poter amare, dare cura e dedizione, ma saremo in grado di
rispettare i limiti dell’altro solo se avremo imparato a riconoscere i nostri.
Dobbiamo trovare dentro di noi la capacità di fare un sacrificio, e guarire le
ferite altrui; in questo modo potremo rivolgerci al nostro prossimo con un reale
sentimento di carità.
Un giornalista non è un tecnocrate. Un esperto mediatico senza sentimento non
è in grado di fare una descrizione vera. Tuttavia, solo coloro che vivono nelle
minoranze possono sentire in queste descrizioni che l’uomo è una creatura dal
libero arbitrio e fatta ad immagine di Dio, e non parte di un ingranaggio. Il
processo per cui si perde l’ordine morale universale tradizionale è
estremamente pericoloso per la società zingara. Di conseguenza, tutti coloro
che lavorano nel mondo delle comunicazioni hanno l’obbligo morale di
predicare: Dio è una realtà spirituale individuale e la vita degli zingari
dovrebbe essere presentata agli altri attraverso questa realtà spirituale e la
verità di Dio.
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