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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People People on the Move - N° 90, December 2002, p. 247-248. Unità dei cristiani ed emigrazione(Preghiera per l’unità dei cristiani 2003)Rev.mo Mons. Eleuterio Francesco FORTINO, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani Crediamo opportuno pubblicare qui di seguito
l’intervento del Reverendissimo Mons. Eleuterio Francesco Fortino, sul tema
“emigrazione e unità dei cristiani”, che ci pare particolarmente
interessante in relazione alle tematiche toccate dalla nostra rivista. La
breve riflessione è tratta da una presentazione scritta per il Vicariato di
Roma in vista della “Preghiera per l’unità dei cristiani 2003” che
girerà intorno all’espressione paolina: “Questo tesoro noi lo portiamo in
vasi di creta” (2 Cor 4, 7). La ricerca dell’unità dei cristiani avviene nel
contesto reale del mondo, condizionata anche dalla storia, dalla cultura,
dall’evoluzione sociale e da complicazioni politiche. Il gruppo (del
Comitato di preparazione) argentino, ha proposto il
contesto dell’emigrazione sia perché l’Argentina stessa si è
costituita dalla provenienza di popolazioni emigrate – con gruppi di diversa
appartenenza ecclesiale -, sia perché l’emigrazione nel mondo di oggi è un
fenomeno di grandissime proporzioni. L’emigrazione genera problemi anche dal
punto di vista religioso, ma contemporaneamente offre possibilità
d’incontro. Lo stesso va detto per la ricerca della piena unità. Si
incontrano gruppi provenienti da Chiese e Comunità diverse, con un bagaglio
di cultura, di giudizi, di orientamenti che non sempre sono accolti o
rispettati nei luoghi di arrivo. Non sempre, da parte loro, questi gruppi
comprendono le espressioni cristiane dominanti nei luoghi di approdo. Il
contatto fraterno dovrebbe far emergere la fede comune sulla quale costruire
rapporti più solidi ed anche impegni comuni. A questo punto potrà emergere
anche l’aspetto positivo della mobilitazione delle popolazioni, e, nel caso
presente, di popolazioni cristiane. Il contatto vero potrà far comprendere e
rispettare la varietà possibile nelle espressioni della fede cristiana, nei
modi diversi di culto, nelle differenti prospettive di considerare il ruolo
dei cristiani nel mondo. Queste nuove situazioni create dall’emigrazione
possono offrire l’opportunità di mettere in pratica l’ecumenismo. Molte
dimensioni, molti atteggiamenti, molti metodi di rapporto tra i Cristiani in
una situazione tradizionalmente stabilita possono esigere un’applicazione
più urgente con i fratelli cristiani di recente emigrati
immigrati. Questi, in qualsiasi circostanza, si trovano sempre in
qualche modo a disagio per le difficoltà di adattamento e di integrazione,
volendo ovviamente conservare le proprie tradizioni e la propria cultura,
senza contare le difficoltà di comprendere la cultura del Paese di arrivo e
le altre più immediate e impellenti di carattere economico e sociale. Il
sussidio per il secondo giorno propone la lettura del cap. 5 dell’Esodo, in
cui si parla della condizione degli Ebrei in Egitto. Quella situazione,
emblematica per ogni emigrazione, è riassunta così: il faraone disse: “Rendete dunque ancor più duro il lavoro di questa gente”.
E lo facciano senza tante storie. |
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