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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move - N° 90,  December 2002, 73-74

Intervista di S. E. Mons. Agostino Marchetto Dopo il  Congresso*

Si è svolto nei giorni scorsi a Rio de Janeiro il XXI Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare, dedicato all’Apostolato del Mare nell’era della globalizzazione, e promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Sulle conclusioni è stato intervistato l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Dicastero, il quale ha dichiarato, anzitutto:

Il lavoro è stato ottimo e tutti ne sono stati soddisfatti: fin dall’inizio è apparso chiaro che la globalizzazione, per quanti lavorano nell’Apostolato del Mare, non è un concetto teorico ma una realtà da affrontare anche pastoralmente. Le discussioni, il dialogo, gli interventi, hanno mostrato come i delegati vedono e vivono questo fenomeno, quale ne è l’impatto e quali gli effetti sulla vita quotidiana dei marittimi. È apparso quindi evidente che era opportunissimo riunire questo Congresso per esaminare i nuovi problemi posti dal fenomeno ed acquisire informazioni, strategie e nuove convinzioni per un sempre miglior servizio alla gente di mare.

D - Quali sono allora gli effetti - positivi e negativi - della globalizzazione sui marittimi, sulla comunità e sull’industria marittima?

R – La globalizzazione è apparso un fenomeno irreversibile. Esso può portare nuove opportunità di lavoro, nuove tecnologie, specialmente per la pesca; esso sviluppa la cooperazione internazionale, incrementa l’informazione e la comunicazione per rompere l’isolamento, caratteristica specifica dei marittimi. Ma questi benefici sono accompagnati dal rischio di nuove forme di colonizzazione e di sfruttamento della gente del mare e dei numerosi marittimi in cerca di impiego. Le nuove tecnologie riducono poi il numero dei membri dell’equipaggio, sottoponendo i marittimi ad orari di lavoro estenuanti. Se a questo aggiungiamo che il tempo di sosta nei porti è sempre più ridotto per la competitività, comprendiamo i motivi per cui aumentano fatica e, di conseguenza, incidenti. Il settore delle crociere, poi, presenta problemi simili, che però riguardano un numero maggiore di persone in un contesto di lusso e divertimento. Qui lo stress non è soltanto fisico, ma anche emotivo. Una volta c’era, per essere concreti, un  membro di equipaggio al servizio di due persone in crociera, mentre ora il rapporto è di uno a quattro.

D – Quali sfide pone la globalizzazione all’Apostolato del Mare?

R –La globalizzazione, abbiamo visto confermato a Rio, consacra il primato, se non l’esclusività, dell’economia su tutto, mettendo in secondo piano l’uomo. Essa porta con sé una nuova visione del mondo e nuovi valori, che sono pure disvalori. In questo contesto esiste il reale pericolo che il messaggio cristiano non sia preso in considerazione. Rimane comunque vero che il modo migliore per svolgere la nostra missione è attraverso la testimonianza e la gratuità del dono agli altri, del nostro tempo, di attenzione, accoglienza ed amicizia, di noi, insomma, e del Vangelo di Cristo. Il Congresso ha quindi avvertito la necessità che l’Apostolato del Mare riconsideri le sue strutture, la sua strategia, i metodi e gli obiettivi, tanto a livello nazionale quanto internazionale, rafforzando il network nostro.

D – A Rio sono state certamente formulate delle raccomandazioni. Ci può fare un accenno al riguardo?

R – Il lavoro svolto a Rio non deve rimanere sulla carta, ma diventare una realtà vitale e produttiva. È la prima raccomandazione. Occorre sviluppare lo spirito di servizio, una diaconia e una cultura della solidarietà. L’Apostolato del Mare dovrà poi impegnarsi sempre più nella difesa dei diritti dei marittimi. Fra questi, i pescatori risultano i più dimenticati. A questo scopo, occorrerà stabilire relazioni più strette tra il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e le agenzie cristiane impegnate a favore del benessere dei marittimi, come pure con le Organizzazioni internazionali e non governative che operano in questo settore (ILO, OIM, FAO, ecc.).

D – Eccellenza, quali Conclusioni possiamo trarre da questo Incontro?

R – I delegati sono ripartiti convinti della necessità che l’Apostolato del Mare debba impegnarsi a dare un volto più umano e cristiano alla globalizzazione, con la solidarietà. L’Apostolato del Mare è chiamato a contribuire nella stesura delle regole di “governance” di un nuovo ordine mondiale, basato sui valori del Vangelo, profondamente umani, sulla dottrina sociale della Chiesa e sull’inviolabilità della dignità della persona umana. La Chiesa non deve temere la globalizzazione – si è concluso - in quanto essa stessa è globale, nata da un mandato globale di Cristo.

* Trasmessa da Radio Vaticana, il 12 ottobre 2002

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