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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move - N° 90,  December 2002, p. 207-210.

Apostolato del Mare

(Apostolatus Maris)

 

“Uno studio in vista di una appropriata presenza di Chiesa

nelle competizioni marittime internazionali”*

Al fine di adempiere la missione affidatagli dal Santo Padre (v. Lettera Apostolica Stella Maris, del 1997) per garantire ai marittimi-naviganti e alle loro famiglie la specifica cura spirituale, pastorale e materiale di cui hanno bisogno, da oltre 80 anni l’ “Apostolato del Mare” condivide “le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce degli uomini” (Concilio Vaticano II, Gaudium et Spes, n. 1) per navigare insieme verso la salvezza.

Ne è testimone il Documento Finale del XXI Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare, svoltosi a Rio de Janeiro dal 29 settembre al 5 ottobre 2002. Esso è stato promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti per esaminare i problemi che il fenomeno della globalizzazione pone a tutto il mondo dei marittimi e alle loro famiglie, nella marina mercantile e nei settori della pesca – artigianale e industriale - e delle crociere. Il Congresso intendeva inoltre dotarsi di strategie e obiettivi pastorali per rispondere alla nuova situazione.

Esiste, però, un’altra categoria di professionisti del mare e di naviganti, che possono essere ricondotti ai “migranti e itineranti”, di cui si occupa il nostro Dicastero, e che eventi come la Vuitton e l’America’s Cup ci mettono sotto gli occhi. Ci riferiamo ai partecipanti a queste due competizioni, centinaia di “marittimi”, alle relative famiglie, ai loro gruppi di supporto, e anche ai giornalisti accreditati a seguire l’avvenimento e che vivono da tre a sei mesi lontano da casa, in questo caso ad Auckland, in Nuova Zelanda. E questo tipo di evento internazionale è destinato a ripetersi negli anni a venire.

Certo la Chiesa è presente anche qui. Lo è, naturalmente, per mezzo delle parrocchie dei porti dove avviene la competizione. In esse i cristiani che vi partecipano possono recarsi. Ma queste persone sanno a chi rivolgersi per quei consigli o quel sostegno necessari per godere appieno della “qualità di vita” che include la disponibilità di un’attenzione umana, spirituale e pastorale ‘qualificata’? Quanto è visibile poi la Chiesa in tale ambiente? La visibilità è questione di ‘fortuna’, un qualcosa che ‘appare’ ogni tanto, o è frutto di un programma stilato – diciamo - con la stessa accuratezza con cui sono preparate le gare?

Qui ci sono dunque persone, molte delle quali cattoliche, che meritano la nostra attenzione pastorale, quella specifica, che ha dato origine all’Apostolato del Mare e che potrebbe essere il primo passo verso una più grande attenzione per il mondo della vela e del piccolo cabotaggio turistico, in grande espansione. Anche questo dev’essere raggiunto dall’Apostolato del Mare, oggi.

Ed è la sua rete mondiale che sembra essere in possesso delle motivazioni migliori e degli strumenti più adatti per operare in questa direzione. Tuttavia, un “programma stilato con la stessa accuratezza con cui sono preparate le gare” necessita di uno studio previo, magari dell’ambiente delle competizioni marittime, e così iniziamo con la Vuitton e l’America’s Cup.

Il Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha quindi affidato il compito di compiere questo studio al responsabile del settore marittimo del Dicastero.

La prima fase della ricerca (novembre-dicembre 2002) consisterà nel contattare le persone che possono aiutare a comprendere questo ambiente per avere avuto accesso ai vari “teams” sportivi e a coloro che li accompagnano, e pertanto sono in grado di riferire anche quanto è stato eventualmente fatto a livello pastorale. Interlocutori saranno altresì i parroci locali e i cappellani – dell’Apostolato del Mare e di altre agenzie cristiane membri dell’International Christian Maritime Association (ICMA) – e i giornalisti stessi che, in passato, hanno dato copertura a questi eventi o che lo fanno ora.

La seconda fase consisterà nell’avviare un dialogo, durante la Finale della Vuitton Cup (gennaio 2003), con la Chiesa locale, il Record Management, i mass media e i gruppi di sostegno, per far conoscere l’Apostolato del Mare impegnato nel ministero presso i marittimi e i naviganti, gente in itinere.

Si spera che le informazioni, i suggerimenti, le proposte o le offerte di impegno che si raccoglieranno in queste due fasi di studio, possano nutrire la riflessione, già iniziata nel Pontificio Consiglio, sul come procedere in futuro al fine di aiutare specialmente i Vescovi Diocesani a “determinare le forme più adatte di cura pastorale in favore dei marittimi” (Stella Maris, art. XII, §2.1.), nonché i leaders dell’Apostolato del Mare di tutto il mondo per “offrire la propria collaborazione a tutti coloro che si occupano di questo lavoro apostolico” (art. XIII, §1.4.).

Maria, Stella del Mare, guidi tutti i naviganti affinché essi, sulla loro rotta, trovino il fraterno sostegno dell’Apostolato del Mare.

* Comunicato–stampa del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, 22 novembre 2002.

 

 

Apostleship Of The Sea

(Apostolatus Maris)

“Launching a Study in view of an appropriate presence of the Church

in International Sailing Racing Events”*

In order to fulfil the mission entrusted by the Holy Father to the Apostleship of the Sea (Ap. Letter Stella Maris 1997) to provide seafarers and their families with the specific practical, spiritual and pastoral support they need, the Apostleship of the Sea has, for more than 80 years now, shared “their sorrows and anguishes, joys and hopes” (Vatican II, Gaudium et Spes nr.1) so as to navigate together towards salvation.

The final Document of the XXI° World Congress of the Apostleship of the Sea, held in Rio de Janeiro, Brazil, from September 29 to October 5, 2002, is witness to this. This Congress was convoked by the Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People to examine the problems which the phenomenon of globalisation present to seafarers and their families in the merchant shipping, and in the fishing – small scale and industrial - and the cruise sector. The Congress decided therefore on pastoral objectives and methods better adapted to address this changing situation.

There is however another category professionals of the sea and navigators who can be included among ‘migrants and itinerant’ people: an event like the Vuitton and America Cup is today calling our attention to them. This competition means for hundreds of seafarers, their families, their support groups, the accredited journalists, 3 to 6 months abroad, in this case in Auckland, New Zealand. How many such international events will they be called to attend along the years?

The Church is certainly already present there through the parish churches of the ports where those competitions take place. Participating Christians can join them. But do they all know towards whom they can turn for advice or support so that they may enjoy the full ‘quality of life’ which includes the availability of ‘qualified’ human, spiritual and pastoral care? How visible is the Church in that environment? If it is there and visible, is it a question of ‘luck’, does it only ‘appear’ from time to time or is it the fruit of a programme as well prepared as the races they are running? 

Here are people, many of them Catholics, who deserve our pastoral attention, the particular attention provided by the Apostleship of the Sea. This could be the first step towards the world of sailing and coastal tourist navigation in great expansion. The Apostleship of the Sea should turn towards them also today.

The worldwide network of the Apostleship of the Sea seems to be best motivated and equipped to do something there and address this situation. A ‘programme, as well prepared as the races they are running’ however, needs to be preceded by a study of the race environment, starting with the Vuitton & America Cups Event, in order to find the best possible programme of adequate pastoral ministry in this field.

The President of the Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People has now officially entrusted the task of conducting this study to the person responsible for the Maritime Sector of the Pontifical Council.

A first phase in this inquiry (November-December 2002) will consist of contacting the people who can describe this milieu which they know by having had access to the various competing teams and are therefore in a position to say what has been done (or not done) in pastoral care: the local parish priests and the chaplains - of the Apostleship of the Sea and of other Member Societies of the International Christian Maritime Association (I.C.M.A.) -, and the journalists who in the past have been covering such events or are now doing so.

The second phase will consist of opening a dialogue ‘in situ’ during the Vuitton Cup Final (January 2003) with the Local Church, the Record Management, the Media and the Support Groups, making known to them also the Apostleship of the Sea and the other I.C.M.A. Member Societies engaged in this ministry. 

All the information, suggestions, proposals or offers assembled during phase one and two, should nourish the reflection, already initiated in this Pontifical Council, on how to proceed in the future. It will help the Diocesan Bishops “in determining the most suitable forms of pastoral care for maritime personnel” (Stella Maris art. XII, 2.1), and it will also help the leadership of the Apostleship of the Sea worldwide “in offering assistance to all who are involved in this pastoral work” (S.M. art. XIII, 1.4).

May Mary, the Star of the Sea, guide all the professionals of the sea so that they may, along their sea routes, enjoy the fraternal support of the Apostleship of the Sea.

* Press-Communiqué of the Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People, 22nd November 2002.
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