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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move - N° 90,  December 2002,, p. 249-250.

Padre Pio da Pietrelcina:

Un altro Santo protettore dei Migranti?*

 

(Il papà, all’inizio del ‘900, emigrò due volte in America

perché il figlio potesse entrare in convento)

In aprile si è avuta la beatificazione di Artemide Zatti (cf. M-p n.16), il mese seguente la canonizzazione di suor Paolina (cf. M-p n.20), due figure che hanno sperimentato sulla loro pelle la realtà della migrazione, anzi l'hanno trasformata in un terreno fertile di santità.

La canonizzazione di Padre Pio viene ad arricchire questo albo dei santi particolarmente caro a quanti fanno parte del grande mondo della mobilità umana.

Due volte suo padre Grazio è partito per l’America perché il lavoro a Pietralcina non gli rendeva a sufficienza per mantenere la famiglia, pagare i debiti e far studiare Francesco (il futuro Padre Pio), l’unico che in casa sapesse tenere la penna in mano e corrispondere col papà lontano; le lettere si concludevano col ritornello che dice tutta la consapevolezza e riconoscenza del figlio quattordicenne: “Io continuo le preghiere alla nostra bella Vergine perché tutto vada bene e tu possa tornare in famiglia sano e salvo”. Una riconoscenza che si fa più esplicita quando Francesco diventa Padre Pio da Pietralcina: “Mio padre varcò due volte l’oceano per farmi fare monaco”. Non era uno scherzo a quel tempo dover sborsare cinque lire al mese al maestro che gli dava lezione; era come privare la famiglia di 25 chili di grano, cioè di pane. Doveva avere anche Francesco i suoi alti e bassi nello studio, se la madre gli dice: “Che cosa scriverai a tuo padre che per te è emigrato in America per farti studiare per farti monaco?”.

Si era perfino preso il lusso di andare in gita, anzi in pellegrinaggio a Pompei e la mamma doveva essersi lamentata se Francesco il 5 ottobre 1901 scrive al papà: “Circa la lagnanza fatta alla mamma per la mia andata a Pompei, avete mille ragioni… È vero che ho sciupato alcune lire, ma ora vi prometto di guadagnarmele con lo studio”. Ma aggiunge: “Però dovete pensare che l’anno venturo, a Dio piacendo finiranno tutte le feste e i divertimenti per me, perché abbandonerò questa vita per abbracciare un’altra migliore”.

Certamente per Padre Pio è rimasto sempre vivo questo legame tra la realizzazione della sua vocazione e il sacrificio del papà emigrato, anche quando il frate è passato a S. Giovanni Rotondo, paese classico di emigrazione come del resto tutto il Gargano. All’inizio degli anni ’90 i Missionari Scalabriniani di Manfredonia, città confinante con S. Giovanni, con la collaborazione dell’anagrafe di quel Comune fecero una ricerca sui compaesani di Padre Pio emigrati all’estero.

Moltissimi avevano già fatto perdere le tracce, ma quelli di cui era stato aggiornato il recapito all’estero erano oltre 1500 ed è quanto dire circa il 15% della popolazione del Comune.

Anzi a tutti loro è stata inviata una lettera con allegata la traccia di un’inchiesta nella quale qualche domanda riguardava la loro vita religiosa all’estero e i legami con il loro San Giovanni. Meno di duecento sono state le risposte, ma sufficienti per rendersi conto che il richiamo al paese di origine e alla carismatica figura di Padre Pio costituiva valido sostegno per la loro pratica cristiana. Non occorre poi agire di fantasia per ritenere l’incontro con Padre Pio o, più tardi, con la sua tomba un appuntamento obbligatorio delle ferie estive.

È lecito concludere che la figura del Santo è entrata nella vita di questi emigrati, ma altrettanto che la vita degli emigrati è entrata, fin dalla giovane età, nella vita di Padre Pio.

* da “Migranti-Press”  n. 25,  15-21 /06/02, p. 2s.
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