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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move 

N° 94,  April 2004, pp. 61-65

Turismo, elemento propulsore di lotta contro la povertà per l’armonia sociale*

 Rev. P. Michael A. BLUME, S.V.D.

Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio

della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti

 Sono lieto di partecipare, per la prima volta, a questo incontro a nome del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e di farmi portavoce dei saluti dell'Em.mo Presidente e dell’Ecc.mo Segretario. Sono altresì lieto di essere qui con voi per un motivo più personale, e cioè perché il Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale del Turismo, del 27 settembre scorso, ha risvegliato in me una convinzione che nutro da molti anni, ma che non ho mai elaborato con quell’impostazione sistematica che il Papa gli ha voluto dare in poche pagine.

1. Mi spiego. Sono un sacerdote della Società del Verbo Divino e sono stato missionario sedici anni in Ghana. Ho poi iniziato il mio servizio alla Santa Sede, nel Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in qualità di responsabile del Settore per la Pastorale dei Rifugiati. La mia convinzione in merito al mondo del turismo è cominciata a maturare circa 25 anni fa, quando io, “migrante”, ho fatto ritorno per la prima volta in patria, negli Stati Uniti, dopo alcuni anni trascorso in Africa. Abituato come ero alle realtà di un Paese in via di sviluppo in un difficile momento della sua storia, sperimentai, poche ore dopo l’arrivo, uno shock culturale. Non mi dilungherò qui nei ricordi, ma ci tengo a dire semplicemente che venni profondamente colpito nel vedere lo spreco delle risorse, il panorama ristretto della politica e la veduta limitata dei mezzi di comunicazione. In quell’occasione cominciai a pensare quanto sarebbe utile se un gran numero di persone dei paesi industrializzati potesse trascorrere alcune settimane in un paese in via di sviluppo, evitando i grandi alberghi e cercando di cogliere l’autentica realtà locale del cosiddetto “Terzo Mondo”. Certamente l’effetto cumulativo di tali esperienze farebbe del turismo - per usare il linguaggio adoperato dal Messaggio - un elemento propulsore di lotta contro la povertà, per la creazione di impieghi e l’armonia sociale.  

Questa convinzione, poi, è stata rafforzata dall’esperienza di un altro tipo di “turismo”, che ho potuto fare durante il mio servizio al Pontificio Consiglio. Mi riferisco ad alcuni viaggi di breve durata, ma sempre guidati da persone impegnate del luogo, in Paesi che ospitano rifugiati o sfollati o dai quali essi fuggono. Sono stati contatti preziosi che mi hanno fatto capire, fra l’altro, quanto tutti noi siamo lontani dalla “civiltà dell’amore”, che Giovanni Paolo II non si stanca di ribadire, anche in questo Messaggio, e quanto impegno sia necessario per avvicinarci solo un po’ a “quell’ordine internazionale, realmente improntato a giustizia e solidarietà, che è nell’auspicio di tutti” (M2003, n° 1).

Benché pochi turisti visitino le zone dove si trovano i profughi, molti hanno tuttavia l’opportunità di incontrare e toccare con mano quelle “realtà dolorose di povertà e di fame” e di avere “un’occasione di dialogo fra persone di uguale dignità”. Spesso si presenta l’opportunità che una visita turistica diventa “motivo di maggiore conoscenza degli abitanti del luogo e della loro storia e cultura; [e che] sia apertura sincera alla comprensione dell’altro, che sfoci in gesti concreti di solidarietà” (n° 2). Questo è molto evidente durante le visite ai paesi più poveri, un’occasione da non perdere, per “dedicarsi a una contemplazione più distesa del ‘volto di Cristo’ nel prossimo con cui [si] viene a contatto” (n. 3).

2. Nel Messaggio il Papa infatti ha toccato un punto importante: ciò che succede nel cuore del turista, nell’intimo del visitatore che incontra persone di un’altra cultura o si viene a trovare a contatto con la povertà, che è tanto diffusa nel Terzo Mondo. Ecco qualcosa che distingue l’approccio pastorale. L’industria del turismo, guidata dal Codice Etico promosso dall’Organizzazione Mondiale del Turismo, mira al bene e al profitto dei turisti e di quanti forniscono i relativi servizi, come pure è al servizio dello sviluppo dei paesi coinvolti. È necessario, tuttavia, andare oltre a

 ciò che può essere quantificato dal punto di vista commerciale, per scoprire e toccare ciò che è meno tangibile, ma non meno reale: la vita interiore del turista. Il Papa propone infatti il turismo considerato da parte del turista e riparte dall’esperienza del turista. È un’esperienza di per sé ambigua poiché è sempre possibile rispondere alle realtà altrui secondo preconcetti o pregiudizi. Qui si capisce la grande utilità - che è forse indispensabile - di un dialogo sincero “fra persone di uguale dignità”. Ecco ciò che forma la coscienza del turista, che apre i suoi orizzonti, lo obbliga a rivedere i suoi preconcetti e lo arricchisce con la ricerca della verità. La pastorale inoltre illumina questo cammino interiore con la luce del Vangelo, con l’insegnamento di Gesù, sommato nelle beatitudini, e con il richiamo dell’identificazione di Gesù Cristo con i più piccoli dei suoi fratelli.

Com’è possibile impegnarsi in questo dialogo? Ecco alcuni esempi:

. Se pensiamo al turismo nelle grandi città d’Europa o d’America, perché non includere nel programma di viaggio una giornata guidata da persone impegnate nella Commissione episcopale per la mobilità umana o nella Caritas o nel Servizio dei Gesuiti per i rifugiati? Ciò permetterebbe di scoprire alcune realtà nascoste che, tuttavia, condizionano molto la vita sociale e politica di una città, realtà spesso all’ombra dei grattacieli, prive del bagliore delle luci e celate dal traffico.

. Oppure, se qualcuno trascorre un bel periodo di vacanza, alloggiato in un albergo, anche in Italia, perché non cogliere l’occasione per parlare con lo staff, specialmente con quelli che lavorano solo durante la stagione turistica o che sono stranieri, per conoscere un po’ le loro realtà?  

. Se poi qualcuno fa un bel viaggio in crociera, perché non approfittarne per parlare con i membri dell’equipaggio - cominciando magari dal cameriere che serve al tavolo - che per la maggioranza è un extracomunitario, al fine di comprendere le motivazioni che lo hanno spinto a lasciare la patria, la famiglia e a rischiare di non essere riconosciuto dai propri figli dopo una lunga assenza? Perché non condividere un po’ della sua insicurezza o magari conoscere la sorte di quei compagni d’equipaggio che non si fanno vedere quasi mai perché lavorano nella lavanderia o nella sala macchine o ai livelli più profondi della nave?

. Se desideriamo fare un viaggio insolito, visitando magari il Maghreb per venire a contatto con il silenzio del deserto del Sahara, le sue dune, le oasi lussureggianti, cerchiamo di non dimenticare che entriamo in una zona a grande maggioranza musulmana, dove la nostra testimonianza di cristiani può essere valutata. Per esperienza personale, sono rimasto impressionato dall’atteggiamento di una guida musulmana tunisina che ci accompagnava nella visita ad alcuni siti vetero-cristiani. Egli ci manifestava grande riguardo nei momenti in cui volevamo pregare, ascoltare le Scritture o addirittura celebrare la Messa in pieno deserto. Un atteggiamento di rispetto è tanto importante in questo periodo storico in cui i rapporti tra Cristiani e Musulmani possono diventare facilmente conflittuali. È veramente interessante che alcune diocesi del Maghreb abbiano promosso un turismo che permetta ai cristiani europei di passare qualche tempo in ambiente musulmano per meglio apprezzare in diretta e in loco la realtà della vita ordinaria dei musulmani, senza il filtro dei media popolari. È un passo in avanti, un dialogo che corregge gli stereotipi che noi - e i credenti musulmani pure - assorbiamo in modo acritico dal nostro ambiente. Questi incontri rimarranno impressi nei nostri ricordi certamente più delle nostre “camellate” o di altri divertimenti

.Non dimentichiamo nemmeno quel tipo di turismo raccomandato dal Papa nella Redemptoris missio 32: “Anche la conoscenza diretta della vita missionaria e delle nuove comunità cristiane può arricchire e rinvigorire la fede. Sono lodevoli le visite alle missioni soprattutto da parte dei giovani che vanno per servire e fare un'esperienza forte di vita cristiana”. È un turismo missionario, in un senso positivo. 

. A questo elenco aggiungerei, infine, i viaggi finalizzati allo studio di una lingua straniera, che sono spesso di breve durata e consentono un apprendimento solo approssimativo della lingua. Infatti, se desideriamo imparare una lingua, dovremmo preoccuparci anche di approfondire i rapporti personali e sociali con gli abitanti del luogo. Ciò include necessariamente il dialogo, che ci permette di aprire i nostri orizzonti, scoprire nuovi modi di pensare e ci offre nuove possibilità di capire l’altro ed essere a nostra volta compresi. Tale dialogo deve essere doppiamente rispettoso, perché chi studia una lingua deve, come un bambino, mettersi in un rapporto di ascolto con coloro che lo ospitano e gli offrono come chiave di lettura della loro cultura la lingua del Paese.

Cosa può succedere in questo dialogo rispettoso svolto nella luce di Cristo?  Sto parlando di un sogno, una speranza, una visione pastorale, che è anche presente nel Messaggio Pontificio. Se sembra un'utopia, è perché deve essere ancora realizzato in modo concreto, ma non è impossibile e neanche difficile.  

Vorrei sottolineare il fatto che un dialogo sincero trasforma le persone che vi si impegnano. Fa parte di un cammino di conversione. Il dialogo con coloro che vivono la povertà non può lasciare la coscienza tranquilla o indifferente di fronte a questa realtà. Il desidero di “fare qualcosa” per cambiare, in qualche modo, i rapporti tra poveri e ricchi nel mondo manifesta qualcosa di positivo, l'inizio di un nuovo modo di pensare e agire. Questa inquietudine può anche portare dei frutti importante, per esempio, nel

  • cercare informazioni più complete e meno tendenziose sui paesi poveri per capire più profondamente le cause della loro situazione;
  • capire e reagire, in modo solidale, alla presenza di stranieri nel nostro paese;
  • dare in famiglia un esempio corretto ai figli per educare i loro atteggiamenti verso i poveri e lo straniero;
  • cercare, nell’impegno pubblico, di cambiare leggi e politiche per creare un mondo di solidarietà, dove i paesi poveri possono svolgere attività economiche nel quadro di giusti rapporti commerciali tra le nazioni.

Per vedere fiorire gli effetti positivi di questo dialogo rispettoso, credo sia necessaria non solo una preparazione adeguata e cristiana al viaggio, ma sia utile anche dargli un seguito. Ciò vuol dire:

  • riflettere sull’esperienza del turista nella luce di Cristo per apprezzare giustamente un momento di grazia e valutare l’esperienza alla luce della Dottrina Sociale della Chiesa;
  • incoraggiarci gli uni gli altri nelle iniziative e nella “fantasia della carità” che mira a superare l’indifferentismo; 
  •  mantenere contatti con i nuovi amici che abbiamo conosciuti nel nostro dialogo. 

Non dovrebbe essere difficile fare un tale seguito. È abbastanza frequente che amici di un viaggio si scrivono, oppure si incontrano per ricordare le loro esperienze, per vedere le fotografie e i video, per pianificare un prossimo tour. La pastorale dopo il ritorno si inserisce in questo contesto, incoraggiando una riflessione e un impegno all'azione e alla solidarietà.

3. Conclusione

Desidero ribadire in fine ancora una volta quanto sia importante questo Messaggio del Santo Padre, che ci offre una riflessione sul turismo dal punto di vista di quanto dovrebbe succedere nel turista cattolico e cerca di motivarci per superare ogni indifferenza con un impegno di solidarietà.  Spero che insieme alle altre riflessioni del Pontefice per la ricorrenza annuale della Giornata Mondiale del Turismo, possa essere diffuso e studiato nei seminari, nelle comunità religiose e fra le organizzazioni e associazioni cattoliche che si occupano di promuovere le persone più deboli e vulnerabili nella società e nel mondo. Così la Chiesa dà un suo contributo specifico, per fare del turismo “un elemento propulsore di lotta contro la povertà per l’armonia sociale”.
 
* In occasione del Convegno per gli Operatori Turistici nell’ambito della Borsa Internazionale del Turismo –BIT,Milano 16 febbraio 2004
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