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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N° 96, December 2004
LA PASTORALE MIGRATORIA NEL MONDO*
Sintesi dei
rapporti delle Commissioni Episcopali Nazionali
per l'Emigrazione
(2003)
1. Il quadro generale
D’inizio, riportiamo qui dati salienti aggiornati del fenomeno
migratorio nel mondo atti a delinearne il quadro complessivo, nonché una
sintesi riguardante le "costanti" circa tendenze e cause
dell'emigrazione. Esse sono state delineate dai Rapporti delle Commissioni
Episcopali di tutto il mondo. Va qui anche una breve sintesi dei dati e
delle tendenze comuni ai cinque Continenti.
Dati complessivi
La mobilità delle persone oggi acquista sempre più vaste proporzioni
ed è diventata un fenomeno a dimensione mondiale: una persona su 35 vive
fuori del suo Paese di origine.
In ogni caso, secondo l'ultimo censimento dell'ONU (dicembre 2003), i
migranti internazionali sono oltre 175 milioni, in maggioranza in Europa
(56 milioni), Asia (50 milioni) e Nordamerica (41 milioni), concentrati più
nei Paesi in via di sviluppo, (98.678.000, pari al 56,3%) che in quelli
avanzati (76.441.000, circa il 43,7%).
La maggior attrazione per gli stranieri continua comunque ad essere
l'America del Nord, che - nell'ultimo lustro - ha ricevuto 1,4
milioni di immigrati l'anno, seguita dall'Europa, con 800 mila e
dall'Oceania con 90 mila ingressi annui.
In termini di migrazioni internazionali, si prevede che i flussi
rimarranno elevati almeno durante la prima metà del XXI secolo.
I rifugiati ammontano attualmente a 18 milioni, per l'84,8% nei Paesi
in via di sviluppo. Il continente con il maggior numero è l'Asia
(9.187.000, quasi il 60% del totale) seguita dall'Africa (3.625.000) e
dall'Europa (2.313.000). Ai rifugiati si devono aggiungere gli sfollati,
che oggi, nel mondo, sfiorano i 25 milioni.
In conclusione, l'emigrazione internazionale presenta una grande varietà
di flussi e direzioni che si sono fatti sempre più complessi con il
dilatarsi dell'informazione, dei legami dovuti agli scambi commerciali e
dei viaggi internazionali. Il sempre più vasto fenomeno migratorio
costituisce, dunque, oggi, una importante dimensione di quella
"interdipendenza crescente fra gli Stati-Nazione che concorre a
definire l'evento della globalizzazione, la quale ha aperto i mercati ma
non le frontiere, ha abbattuto i confini per la libera circolazione dei
capitali, ma non nella stessa misura quelli per la libera circolazione
delle persone" (Istruzione "Erga migrantes caritas
Christi", n. 4).
Tendenze
Le migrazioni sono sempre esistite nella storia dell'umanità. Tuttavia
molti elementi di perturbazione le caratterizzano attualmente poiché esse
stanno generando una nuova realtà nella tipologia delle migrazioni
internazionali.
1. Si assiste in effetti a un costante peggioramento della
situazione economica, politica, sociale e ambientale in molti Paesi dove
in passato era invece tale da consentire alle popolazioni di sopravvivere
e di restare nelle loro comunità tradizionali. Si assiste inoltre a un
aumento di atteggiamenti razzisti e xenofobi contro rifugiati e migranti.
Questa ostilità è espressa anche in forma violenta.
2. Molte sono inoltre oggi le guerre in corso, la maggior parte
delle quali si possono definire civili ed inoltre alcuni leader politici
usano anche la religione e l'identità etnica a supporto dei loro
interessi.
3. I Governi, in primo luogo quelli dei Paesi industrializzati
dell'emisfero settentrionale, impongono misure restrittive in fatto di
immigrazione e severe "misure di dissuasione" per limitare i
movimenti di persone verso, o attraverso, il territorio nazionale. Nello
stesso tempo essi stanno procedendo ad una "armonizzazione"
delle politiche di controllo delle migrazioni internazionali.
Cause
1. Quasi tutti i Rapporti delle Commissioni Nazionali pervenuti
(quarantuno, in totale) riconoscono che la stragrande maggioranza dei
migranti internazionali, esclusi i rifugiati, sono stati spinti ad
abbandonare il proprio Paese d'origine a causa delle gravi condizioni
sociali, economiche e politiche colà esistenti. Così i Rapporti delle
Commissioni Episcopali segnalano unanimemente tutta una serie di cause che
impulsano le persone ad emigrare, vale a dire: lo squilibrio economico
internazionale e il degrado ambientale, l'assenza di pace e di sicurezza,
la fame e le guerre, le violazioni dei diritti umani, la ricerca di un
futuro migliore, lo spostamento "naturale" dalle campagne alle
città, i diversi livelli di sviluppo delle istituzioni democratiche.
2. Una parte considerevole delle migrazioni internazionali
avviene anche per altri motivi. La globalizzazione dell'attività
economica ha cioè internazionalizzato i mercati del lavoro. L'esperienza
e la formazione internazionali sono divenute necessarie per lavoratori e
professionisti in molti campi, come le telecomunicazioni, il marketing e
il settore alberghiero, sia pure con differenti trattamenti. Sono poi in
aumento gli scambi di personale all'intemo delle imprese transnazionali.
3. Molti Paesi dipendono ancora da lavoratori e professionisti
migranti per colmare le loro carenze nel mercato del lavoro, per
sviluppare nuove aree di servizi e di produzione e per mantenere una
attività lavorativa ad alto impiego. In alcuni Paesi, inoltre, i migranti
rappresentano una proporzione considerevole della forza-lavoro
nazionale e molti di questi lavoratori e professionisti sono stati
incoraggiati ad emigrare o addirittura reclutati all'estero.
4. In genere i lavoratori migranti, comunque, sono più
vulnerabili e assolvono i lavori - sporchi, pericolosi e difficili - generati dall'espansione economica e dal progresso sociale. Quando
però sopraggiungono momenti di instabilità economica o periodi di
transizione e incertezza, essi sono soggetti al disimpiego e, molto
spesso, risultano vittime di gravi abusi.
Passiamo ora ad analizzare i risultati della nostra
"inchiesta" per continente.
1. Il continente Americano
I Rapporti pervenuti si riferiscono a Brasile, Cile, Cuba, Ecuador,
Guatemala, Haiti, Messico, Portorico, Repubblica Domenicana, Stati Uniti
d’America e Uruguay (undici Paesi).
Flussi migratori
1. L'America Latina totalizza 5.698.000 migranti internazionali,
pari al 3,3% della cifra totale mondiale. I Paesi con più residenti nati
all'estero sono: Argentina (1.419.000), Venezuela (1.006.000), Brasile
(546.000), Messico (521.000), Portorico (383.000), Costarica (311.000),
Paraguay (203.000) e Cile (153.000).
L'America del Nord è l'area subcontinentale con il maggior numero di
immigrati, pari a quasi un quarto (23,4%) del totale e con una incidenza,
sulla popolazione residente, del 13%. In effetti essi sono 35.069.000
negli Stati Uniti d'America e 5.826.000 in Canada.
2. Il Nord-America, (USA e Canada, Paesi nati dai flussi
migratori del XIX e XX secolo) costituisce dunque il punto di arrivo di
migranti che provengono soprattutto dal Centro e dal Sud del Continente,
anche se non mancano flussi migratori di provenienza asiatica.
Nel Centro e nel Sud-America rileviamo anzitutto i fenomeni di
urbanizzazione, che causano una grande espansione delle metropoli (Città
del Messico, Bogotà, Rio de Janeiro, San Paolo, Buenos Aires) e altri
centri urbani, anche a causa di situazioni particolari, come quelle dei deplazados
della Colombia e dei senza terra del Brasile. Ma questi
movimenti interni non bastano a frenare i flussi migratori, spesso
irregolari, tra varie Nazioni, soprattutto verso gli USA, pur dovendosi
considerare che il Messico, integrato nel NAFTA, fa quasi da tampone a
questa marea migratoria.
L'Argentina, poi, per alcuni anni, ha ricevuto flussi migratori dai
Paesi andini, ma non è più così. Il Brasile, pur sperimentando nel suo
interno ancora grandi spostamenti di popolazione, e con la scoperta, in
questi anni, di essere un Paese di emigrazione (la colonizzazione agricola
del Paraguay e le migrazioni al Nord ed oltre oceano (Europa e Giappone)
sta trasformandosi ora in Nazione di immigrazione. Il Venezuela, inoltre,
terra tipica dell'immigrazione europea, nell'immediato ultimo grande
dopoguerra, a seconda degli andamenti congiunturali, è in grado, ora, di
assorbire manodopera che proviene dal mondo latinoamericano (in
particolare dalla Colombia).
3. Abbiamo dunque, nelle Americhe, tre situazioni abbastanza
differenziate, per quanto concerne i flussi migratori, vale a dire: - un polo di richiamo e di arrivo di flussi (USA e Canada);
- un enorme "serbatoio" migratorio (il Messico e tutti i Paesi
dell'America Centrale, la Colombia, l'Ecuador, il Perù e la Bolivia),
che, oltre agli spostamenti interni, fornisce ed alimenta la corrente che
si dirige in gran parte verso gli USA e il Canada, ma anche verso l'Europa
ed altri Paesi latino-americani emergenti e, infine, - alcuni
Paesi che, secondo le varie congiunture economiche, diventano luoghi di
immigrazione, quali il Venezuela, l'Argentina, il Cile ed il Brasile.
Situazione socio-politica
Essa, dai Rapporti giunti, ha nel suo insieme i colori cupi: - di
una povertà generalizzata, nel Centro-Sud, che colpisce un numero
sempre maggiore di abitanti; della globalizzazione senza
"government", da un lato e delle privatizzazioni ad oltranza,
dall'altro; - dell'aumento degli omicidi e della microcriminalità,
nonché del debito estero, che asfissia sempre più lo sviluppo economico;
- della corruzione e della impunità (che in Governi e società
civile raggiungono cifre elevate); - dell'instabilità politica e,
spesso, delle violazioni dei diritti umani; - dell'aumento delle
migrazioni verso Paesi confinanti, ma soprattutto in direzione degli Stati
Uniti e dei Paesi europei; - dell'ostilità, del razzismo e della
xenofobia, in aumento, verso immigrati e rifugiati fino a sfociare in
aperta violenza; - della droga e del riciclaggio di denaro sporco; - dell'evasione fiscale e dei conflitti armati interni, con
disperazione tra la gente e ricerca di rifugio in altri Stati; - del
traffico di esseri umani; - della prostituzione femminile e
infantile, lancinante piaga sociale; - dell'egemonia finanziaria,
della dominazione economica e della tecnologia avanzata delle Nazioni
industrializzate, che impongono sempre più un ordine mondiale che, alla
fin fine, per molti, è disordine morale.
Emergenze
Esse sono principalmente le seguenti: - la mancanza di documenti
nei migranti e, di conseguenza, l'incertezza sul posto di lavoro e
relativi abusi; - la difficoltà a reperire alloggi; - la
situazione di irregolarità che impedisce o rende difficile a molti
l'accesso alle cure mediche; - la precaria situazione delle giovani
donne senza protezione, esposte ad ogni genere di soprusi e di pericoli; -
la disintegrazione del nucleo familiare, con formazione di
"famiglie parallele"; - la discriminazione in ambito
sociale e lavorativo che impedisce una serena integrazione nella società
civile; - la carenza di adeguate strutture di accoglienza e,
appunto, di integrazione.
Risposte della società civile
Dalle risposte si nota una generale indifferenza, negligenza, e perfino
una buona dose di discriminazione da parte di un ampio settore di partiti
politici, centrali sindacali e movimenti sociali. I mezzi di comunicazione
dipingono, poi, spesso negativamente gli immigrati, provocando così più
facilmente anche atti di discriminazione e xenofobia. Molti conflitti di
interesse o di rappresentatività esistono anche all'interno degli stessi
gruppi di emigrati.
Risposte delle Chiese locali
La Chiesa si sforza di tutti sensibilizzare, umanamente e
cristianamente, sul fenomeno migratorio, e ciò con varie iniziative.
Così, in quasi tutte le Nazioni, è organizzata, sia pure in diverse
date e in vari modi, la Giornata (o la Settimana) del Migrante, con
partecipazione, spesso, di Autorità governative, Diplomatici, ONG che si
interessano del problema migratorio, Organizzazioni di immigrati e
Rappresentanti diocesani della pastorale migratoria. Sovente sono
inoltrate istanze ai Governi per ottenere leggi migratorie che rispondano,
in modo più adeguato e rispettose dei diritti civili, alle sfide del
fenomeno. L'assistenza, di prima necessità, poi, viene promossa
attraverso vari servizi legali e sociali, interventi medici, cura della
salute fisica, alimentazione e alloggio.
L'assistenza pastorale si realizza, invece, con l'accompagnamento e la
cura delle comunità etnico-linguistiche nelle varie Cappellanie di
migranti, con visite alle famiglie, incontri con i rappresentanti delle
diverse comunità etniche e di Governo, Ambasciatori e Consoli, anche per
coordinare progetti organici.
Sempre più numerosi sono gli studi, le pubblicazioni e le ricerche
promosse dalle Chiese locali, intese a evidenziare gli aspetti storici del
fenomeno migratorio, soprattutto dal punto di vista sociale e religioso.
Difficoltà
Spesso si lamenta: - una inadeguata attenzione ai problemi
migratori da parte delle Chiese particolari; - una insufficiente
preparazione ad affrontare le sfide che tale problema presenta alle stesse
Chiese; - la scarsità di operatori pastorali nel settore specifico,
di collaboratori pastorali e di personale laico specializzato soprattutto
in campo legale; e infine, molto spesso, - il mancato conseguimento
di obiettivi pastorali che si erano fissati.
Aspetti positivi
Accanto a problemi migratori spesso cruciali, vi sono però, nel quadro
dei Rapporti, con i colori cupi, anche quelli della positività e della
speranza.
Ci riferiamo: - ad un miglioramento economico in genere, per gli
immigrati sia nel Paese di arrivo sia in quello di partenza (tramite
soprattutto le rimesse di denaro); - allo scambio culturale e alla
valorizzazione della propria cultura; - a maggiori possibilità di
una vita più dignitosa; - alla formazione, poco a poco, di una
mentalità universale e più aperta alla solidarietà, al dialogo, al
pluralismo culturale e religioso; - ad una maggiore sensibilità verso
le esigenze umane e i diritti civili degli immigrati; - alla
costruzione di società rinnovate sulla base di nuove relazioni e mentalità,
con una buona prospettiva, sociale, politica e religiosa; - alla
formazione, in ambito ecclesiale, di una coscienza più solidale e di una
apertura mentale più cattolica e universale, nelle comunità di
accoglienza; - nonché di un maggior giusto protagonismo e migliore
partecipazione a strutture civili e religiose, da parte degli immigrati.
Sfide
1. A livello pastorale vi sono quelle: - della
sensibilizzazione, da parte della Chiesa, delle istanze civili e
governative, circa i problemi dei migranti; - della intensificazione
di iniziative di catechesi e di basilare formazione cristiana per far
fronte all'ignoranza religiosa e alle Sette; - dell'organizzazione
di corsi specifici di teologia e di pastorale migratoria per gli Operatori
pastorali; - di un maggiore coordinamento della pastorale a livello
diocesano, nazionale e continentale; e - dell'incremento dello studio della
Dottrina sociale della Chiesa e dei documenti della Chiesa sul fenomeno
migratorio.
2. A livello sociale: - la difesa dei migranti e
dei loro diritti; - la formazione di reti assistenziali; - la
promozione di una maggiore qualificazione professionale, in vista di un più
facile inserimento degli immigrati nel mondo del lavoro; - la violazione
dei diritti umani dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati; - il
mancato riconoscimento e valorizzazione della vita, della dignità della
persona e della famiglia; - la commercializzazione estrema del
turismo; - la tratta e il traffico delle persone; - l'edonismo
e il consumismo che impoveriscono progressivamente le persone.
3. A livello culturale va rilevata la promozione di una
formazione interculturale, per un apprezzamento reciproco e la creazione
di spazi di accoglienza, ascolto, informazione e integrazione; - la
promozione dei valori personali - culturali e religiosi - di
cui sono portatori i migranti; - la reticenza e la paura
nell'intraprendere la costruzione di comunità culturalmente diverse; - la difficoltà a promuovere una evangelizzazione fondata sul
dialogo e il rispetto delle diversità culturali.
4. A livello politico infine: - il fenomeno della
globalizzazione che, di fatto, genera povertà ed emarginazione e provoca
un aumento dell'emigrazione; - le politiche migratorie restrittive
di molti Stati; - l’inasprimento dei controlli e la
militarizzazione delle frontiere; - la frequente criminalizzazione
dei migranti da parte di politiche e leggi sull'immigrazione.
Prospettive di azione
Esse sono: - intensificare il dialogo con i Governi e i poteri
civili per assicurare ai migranti il rispetto dei loro diritti
fondamentali; - promuovere nelle varie Diocesi strutture di
accoglienza, di ospitalità e di accompagnamento; - organizzare
convegni in vista di una informazione adeguata sui problemi migratori, sia
in campo sociale che pastorale e corsi specifici di formazione di
operatori pastorali; - del promuovere, animare e coordinare più
efficacemente la celebrazione della Giornata del Migrante.
Strutture specifiche della Chiesa locale
Riassumiamo, così, notizie che
vi si riferiscono:
1. In Cile è sorta la
fondazione Instituto Católico Chileno de Migración (INCAM),
Organismo della Conferenza Episcopale incaricato della promozione
pastorale e sociale delle comunità di immigrati residenti nel Cile, con
sede nella arcidiocesi di Santiago. L'Istituto realizza diverse attività
in vista di un servizio il più possibile efficiente a favore di vari
gruppi etnici di immigrati presenti nel Paese e sensibilizza al riguardo
le istanze civili, governative ed ecclesiali.
L'INCAMI, inoltre, coordina, all'interno della Chiesa locale, programmi
specifici di accompagnamento pastorale e sociale in collaborazione con la
Commissione Nazionale della Pastorale sociale, la Caritas cilena,
le Commissioni diocesane di pastorale migratoria e le comunità cristiane
dei migranti.
2. In Nicaragua sono sorte alcune istituzioni, che interessano
le migrazioni, vale a dire la MENAMIG, a carattere civile ed ecclesiale, e
il P.M.H.N. esclusivamente ecclesiale.
3. A livello sovranazionale, invece, sempre a carattere
ecclesiale, sono da segnalare il Secretariado Episcopal de Movilidad
Humana de las Conferencias Episcopales de America Latina, la CRM (Conferencia
Regional sobre Migraciones) e la PROCM (Red Regional de
Organizaciones civiles para las migraciones), che promuove le
relazioni tra Chiesa e Società civile.
Formazione degli Operatori pastorali
Non sono segnalati, nei Rapporti, specifici corsi di formazione
teologica o di pastorale migratoria per il Clero, i Religiosi e gli
Operatori pastorali. Appaiono però varie altre iniziative di formazione,
come giornate di riflessione, “stage”, incontri di vario genere. In
Cile, l'INCAMI sta progettando, per il 2004, a livello nazionale, un
programma di formazione teologico-pastorale sulla mobilità umana,
nel contesto naturalmente dei rinnovati piani pastorali del CELAM stesso.
Problemi aperti
Sono: - la disintegrazione, spesso, del nucleo familiare, sia nel
Paese di origine come in quello di destinazione; - l'incertezza
frequente del posto di lavoro; - la mancanza, in molti casi, del
rispetto dei più elementari diritti, civili e sociali (salute,
educazione, partecipazione civile e sindacale); - la
discriminazione, il razzismo, l'insicurezza, l'emarginazione, non
infrequenti, a volte addirittura la persecuzione; - l'affievolimento
o la perdita di valori culturali, morali e religiosi; - la
delinquenza e la disintegrazione del tessuto sociale; - l'affievolimento o la perdita del sentimento familiare e comunitario;
- l'angustia, la paura, la depressione, i traumi, la confusione
mentale, la perdita del senso della vita, in molti; - le estorsioni,
i furti, le aggressioni fisiche, le intimidazioni e anche gli omicidi, più
numerosi nel mondo degli immigrati che altrove; - i traffici di
persone e gli abusi sessuali, nonché la scomparsa o la distruzione non
infrequente di documenti di lavoro o di identità personali.
Annotazioni varie
1. L'inserimento degli immigrati nella Chiesa locale avviene, sì,
ma in modi e misure variabili, determinate anche dal livello di conoscenza
della lingua (quando essi vanno negli USA e in Europa), dalla capacità ed
evoluzione sociale dell'individuo, dalla presenza del nucleo familiare,
ecc.
2. La Giornata del Migrante e del Rifugiato è regolarmente
celebrata ogni anno in quasi tutte le diocesi, in varie maniere, con
diversa partecipazione e risultati.
3. Anche l’annuale, Messaggio del Papa, in occasione della
"Giornata" viene ripreso sia nelle omelie sia dalla stampa
cattolica dei vari Paesi.
4. Per rispondere nel modo migliore alle necessità dei migranti
e rifugiati, le Chiese locali sono impegnate in una vasta opera di
sensibilizzazione, sia nei confronti delle Autorità civili, sia nei
riguardi dei cittadini locali, intesa a formare una società, civile ed
ecclesiale, il più possibile aperta, giusta e solidale verso gli
immigrati.
5. Nelle Chiese locali, in America Latina, si nota la
preoccupazione, lo sforzo e un lavoro inteso a garantire i diritti degli
immigrati, supportati da precisi interventi, programmi di lavoro e
suggerimenti intesi a garantire tali diritti, anche con leggi più
adeguate in favore degli immigrati, e degni della loro dignità.
3. Il Continente Europeo
I Rapporti qui esaminati sono pervenuti dalle Conferenze Episcopali
delle seguenti Nazioni: Albania, Belgio, Cechia, Francia, Georgia,
Germania, Grecia, Italia, Lituania, Lussemburgo, Moldovia, Portogallo,
Principato di Monaco, Romania, Slovenia, Svizzera e Ungheria (diciassette
Paesi).
Flussi migratori
1. L'Europa è attualmente il più rilevante polo migratorio
mondiale, ospitando un terzo dei migranti internazionali del mondo, divisi
tra Europa Centro-orientale (28.924.000), da una parte, Unione
Europea (27.121.000) e altri Paesi dell'Europa Occidentale (2.496.000),
dall'altra. E' da ricordare che quest'ultima, per numero di migranti,
viene subito dopo l'America del Nord. In essa anche la sua incidenza
percentuale rispetto alla popolazione residente è molto elevata.
Guardando poi all'Europa Centro-orientale, ad ospitare il più
consistente numero di immigrati sono la Russia (13.259.000), l'Ucraina
(6.947.000), la Polonia (2.088.000) e la Bielorussia (1.280.000).
2. All'interno dell'Unione Europea, tutti i Paesi sono diventati
luoghi di immigrazione, nei quali la presenza degli stranieri ha assunto
una dimensione strutturale. In concomitanza con la caduta del Muro di
Berlino, è iniziato infatti un flusso dai Paesi dell'Est, un tempo legati
al blocco sovietico (Polonia, Ungheria, Cechia, Slovacchia e Romania), che
ha investito in particolare la Germania unificata. La crisi dei Balcani,
poi, ha intensificato le antiche correnti migratorie dalla Slovenia,
Croazia, Serbia, Bosnia e dal Montenegro, mentre la crisi dell'Albania e,
successivamente, del Kosovo, ha provocato correnti migratorie nuove, che
hanno contraddistinto i flussi migratori dell'ultimo decennio del secolo
scorso.
La crisi persistente degli Stati usciti dalla dissoluzione dell'antica
URSS continua comunque ad alimentare flussi migratori verso l'Unione
Europea e anche l'allargamento, programmato, delle sue frontiere a nuovi
Paesi comporterà aumento di flussi migratori verso Occidente.
Attualmente l'Europa migratoria è nettamente divisa in tre parti, vale
a dire: - i Paesi che compongono l'Unione, verso i quali si dirigono
flussi migratori sempre più consistenti; - buona parte di quelli
dell'ex blocco sovietico, dai quali si continua ad emigrare, e infine - alcuni Paesi, come l'Ungheria, la Cechia, la Slovacchia e la
Slovenia, che si stanno lentamente trasformando e che, in futuro,
diventeranno a loro volta - si pensa - Paesi di immigrazione.
Problemi sociali
A quelli generali, (alloggio, cibo, scolarizzazione, salute), se ne
aggiungono altri, più specifici, come la mancanza di strutture per
l'apprendimento della lingua locale, la difficoltà di reperire traduttori
nelle lingue degli immigrati, la scarsità o mancanza di adeguate
strutture di accoglienza, soprattutto per i rifugiati, la lentezza delle
procedure legali, particolarmente in vista del permesso di soggiorno, le
leggi a volte troppo repressive, l'entrata nella clandestinità di
immigrati che non hanno ottenuto il permesso di restare, il debole o
mancato processo di integrazione e di inserimento nella società di
arrivo, l'immigrazione irregolare, la prostituzione femminile e infantile,
l'uso, sempre più esteso, della droga anche da parte degli immigrati, la
violenza e gli atti di razzismo, la xenofobia alimentata da partiti e
movimenti estremisti e l'ostilità particolare verso l'immigrazione
musulmana tout court.
E' però doveroso segnalare, in questi ultimi tempi, la diminuzione di
manifestazioni xenofobe o chiaramente razziste. Questo lento mutare del
clima potrebbe favorire l'intervento pedagogico, oltre che pastorale,
della Chiesa e facilitare la sua mediazione moderatrice nei confronti sia
della società civile che della comunità cristiana.
Problemi pastorali
La pastorale dei migranti attraversa una fase di transizione:
dall'accompagnamento della prima emigrazione, quella tradizionale, dei
lavoratori immigrati, a quello delle nuove emigrazioni molto diversificate
tra di loro.
La prima emigrazione si è generalmente stabilizzata attraverso una
consistente rete di Missioni etniche, associazioni e organizzazioni
socioculturali e religiose e ha ormai acquistato una larga autonomia di
attività e di riflessione nell'insieme della pastorale migratoria. Molti
immigrati degli anni cinquanta e sessanta hanno preso così la nazionalità
dei Paesi in cui vivono.
Diverso invece si presenta il problema della migrazione musulmana.
Verso l'Islam poi sono attratti non pochi giovani europei. Molte
iniziative sono sorte nell'ambito della vita quotidiana, della mediazione
interculturale e interreligiosa. Una analisi obiettiva e realistica delle
varie sfaccettature di questo problema si impone urgentemente in seno alle
varie Chiese locali e alle Organizzazioni cristiane.
Le Chiese particolari sentono la necessità di approfondire il dialogo
e di promuovere la convivialità interculturale, senza peraltro rinunciare
all'evangelizzazione ad gentes, verso stranieri cioè di diversa
religione, sia pure senza forzature o proselitismi.
Da qualche anno l'immigrazione dai Paesi dell'Est Europa pone inoltre
problemi pastorali dovuti, spesso, alla mancanza di informazione sulle
condizioni della repressione comunista delle Chiese dell'Europa Centrale e
Orientale e delle relative conseguenze, nonché sulle particolari
esigenze, in campo pastorale e canonico, delle Chiese Orientali Cattoliche
e delle Chiese Ortodosse.
L'immigrazione africana in Europa, spesso irregolare, ha conosciuto
anche una recrudescenza in seguito, soprattutto, alla instabilità
politica, o peggio, nei Paesi africani. La complessità del Continente
africano e la sua grande diversità - linguistica, etnica e
culturale - costituiscono così una sfida sempre più grande alla
pastorale specifica. E' necessario perciò intensificare la collaborazione
tra le varie Chiese, di partenza e di arrivo.
Anche verso i funzionari impegnati nei vari Organismi della Unione
europea è necessario impostare una metodologia pastorale specifica,
peraltro - sembra - in via di elaborazione.
Non bisogna sottovalutare, infine, i contatti sempre più frequenti
degli immigrati, soprattutto dei giovani, con le nuove religioni (in
particolare con la “New Age”), che propongono i loro propri
convincimenti, morali e spirituali. La pastorale migratoria è quindi
chiamata urgentemente a farsi carico anche di tale problema.
Risposte delle Chiese
Le Chiese in Europa hanno elaborato importanti principi
teologico-pastorali in relazione soprattutto alla dimensione
missionaria delle migrazioni. Tali principi si possono così sintetizzare:
- l'aspetto caritativo non può essere disgiunto da quello
missionario: considerare il fenomeno migratorio funzionale
all'evangelizzazione non potrà che favorire una visione più serena e
positiva dei migranti, stemperando atteggiamenti rigidi di sospetto e di
rifiuto verso gli stessi;
- di fronte alle migrazioni, la Chiesa sente l'esigenza di
rievangelizzare se stessa, recuperando la sua natura di pellegrina e
operando un passaggio da una pastorale piuttosto di conservazione a quella
missionaria;
- le migrazioni pertanto costituiscono una sfida provvidenziale,
un momento di grazia per l'evangelizzazione, intesa sia come annuncio
diretto, sia come dialogo e testimonianza verso chi professa una diversa
religione;
- questa evangelizzazione diventa compito di tutta la comunità
cristiana, sollecitata ad assumere uno stile di vita, una sensibilità e
una mentalità più cattolica, ecumenica e missionaria: una comunità, cioè,
di evangelizzati chiamati a diventare evangelizzatori;
- questo coinvolgimento di tutta la Chiesa, mentre apre la strada
ad una pastorale d'insieme con una convergenza di tutte le forze
ecclesiali, reclama, nello stesso tempo, l'esigenza di una pastorale
specifica, fatta su misura, cioè, della particolare situazione e identità
dei migranti.
Su queste coordinate teologico-pastorali le Chiese locali hanno
impostato la loro azione pastorale:
- esse hanno istituito una vasta rete di "Missioni"
etnico-linguistiche a favore dei vari gruppi di immigrati, le
quali, oltre alla cura pastorale, assicurano anche molti servizi di
assistenza sociale e giuridica;
- le Chiese particolari sono impegnate altresì nel contrastare
ogni forma di violenza, xenofobia e razzismo, anche con i mezzi di
comunicazione sociale, promuovendo iniziative e incontri di dialogo
interculturale e interreligioso, sia a livello accademico, sia a livello
popolare;
- in diverse Nazioni, poi, le Chiese hanno costituito specifici
Centri pastorali, Uffici, Segretariati o Commissioni per l'assistenza agli
“stranieri”;
- in quasi tutte le Nazioni sono attive, inoltre, le Caritas,
o istituzioni simili, che si curano in particolare della ricerca di
alloggi, del servizio di traduzione, del rientro assistito in patria da
parte dei rifugiati, del processo di integrazione degli immigrati, di
iniziative varie di sensibilizzazione ai problemi degli “stranieri”;
- le Chiese particolari si curano infine di promuovere
l'apertura, mentale e di spirito, delle comunità locali agli immigrati e
di questi alle società e Chiese di accoglienza;
- è importante lo sforzo di alcune Chiese particolari di far
conoscere la situazione obiettiva del fenomeno migratorio: così, ad
esempio, quella che è in Italia cura annualmente l'edizione del
“Dossier statistico immigrazione” di cui l'anno scorso è stata
redatta anche l'edizione in inglese “Contemporary immigration in
Italy”, riassuntiva delle tendenze e situazioni degli ultimi anni.
Istanze pastorali
Non sono pochi i Rapporti in cui si sollecita una più accentuata presa
di posizione da parte delle Chiese particolari nei confronti delle Autorità
civili e governative, in campo migratorio. A livello europeo esse
sottolineano l'esigenza di emanare quelle direttive che, in campo
migratorio, già da lungo tempo sono state elaborate dalla Commissione
Europea. Le Chiese auspicano pure lo sviluppo di progetti pastorali
miranti più specificamente all'integrazione degli stranieri e alla loro
convivenza con la popolazione locale. Si auspica altresì una maggiore
integrazione pastorale dei Missionari/ Cappellani “stranieri” nelle
strutture della Chiesa particolare. Alcune comunità di immigrati sono
assistite invece dal Clero locale. Si lamenta comunque una scarsa
partecipazione e un insufficiente coinvolgimento dei non autoctoni nelle
strutture pastorali locali. In alcuni Rapporti si lamenta inoltre una
insufficienza di mezzi finanziari e di strutture ecclesiali adeguate per
rispondere alle necessità degli immigrati. Vi si sottolinea anche
l'esigenza di creare una coscienza della importanza e del significato
della presenza degli stranieri nelle società locali, nonché della
ricchezza che essa può rappresentare in vista di una visione veramente
cattolica. Si sottolinea, infine, la necessità di porre atti
significativi e azioni profetiche per mettere in rilievo la dignità della
persona umana, indipendentemente dal colore della pelle o dal credo
religioso. Tale atteggiamento si impone soprattutto oggi, quando sono
sempre più frequenti, in Europa, trattamenti ingiusti nei confronti degli
“stranieri”.
Strutture pastorali
Dai Rapporti appaiono anche alcune particolarità specifiche delle
singole Nazioni.
1. E' il caso del Lussemburgo, dove è stato istituito il
"SeSoPi-Centre Intercommunautaire", un servizio
socio-pastorale intercomunitario dell'arcidiocesi. Esso cura le
ricerche circa la presenza degli stranieri, organizza corsi di studio e
formazione, favorisce, mediante varie iniziative, l'integrazione degli
immigrati nella società civile ed ecclesiale lussemburghese. Sempre colà
è da segnalare il cosiddetto “Collectif Refugiés”, composto da una
quindicina di associazioni e di istituzioni attive nel "Letzebürger
Flüchlingsrot", che si prefigge soprattutto la difesa dei diritti
dei rifugiati presso le Autorità civili e governative.
2. In Belgio è stata poi costituita la "Commission épiscopale
Pro Migrantibus". Essa è formata dai Missionari/Cappellani
stranieri, dai Responsabili diocesani della pastorale migratoria, dal
Direttore Nazionale delle Migrazioni, da quello generale della Caritas e
dal Segretario Nazionale del "Kerkwerk Multicultureel
Samenleven". Ne è scopo l'elaborazione delle linee generali di
pastorale migratoria, nonché la promozione delle relazioni tra i vari
gruppi etnici, culturali e religiosi e la società belga. Il “Kerkwerk
Multicultureel Samenleven" è nato per coordinare le iniziative
pastorali della Chiesa in favore degli immigrati, basate soprattutto sui
valori di convivialità e di multiculturalità. Sempre in Belgio, il
centro “El Kalima” cura invece le relazioni tra Islam e Cristianesimo,
avvalendosi di studi e ricerche condotte dalle Università cattoliche di
quella Nazione, attraverso pubblicazioni specifiche e mezzi di
informazione e di educazione. Sempre in Belgio è sorto il CPAS (Centre
publics d'aide sociale) incaricato, in particolare, di approntare gli
strumenti necessari per accogliere le domande d'asilo e fornire la
necessaria assistenza ai rifugiati.
Annotazioni varie
Gli Operatori pastorali stranieri sono invitati, nella quasi totalità
delle Nazioni da cui è stato inviato il Rapporto, alle varie
manifestazioni, agli incontri, ai dibattiti e alle conferenze organizzate
nelle Chiese particolari di residenza. Molto spesso i
Missionari/Cappellani stranieri sono cooptati nei Consigli Pastorali
Diocesani. Generalmente è celebrata la “Giornata del concittadino
straniero”, in varie forme e modalità. Spesso tale celebrazione si
prolunga per una intera settimana. Il Messaggio del Santo Padre, in
occasione della Giornata del Migrante e del Rifugiato, è
generalmente inviata alla stampa locale. In Belgio la Commissione
Nazionale della Formazione organizza un incontro nazionale annuo, su temi
della pastorale migratoria.
Problemi aperti
l. La pastorale dei migranti sembra attraversare una fase di
transizione: dall'accompagnamento dei gruppi tradizionali di lavoratori
migranti, si passa a quello delle nuove migrazioni, che presentano
caratteristiche notevolmente diverse.
2. Siamo in presenza, infatti, anche di una comunità musulmana
sempre più numerosa con una precisa identità culturale e religiosa, a
volte fondamentalista. Sono sorte, di conseguenza, nuove strutture
religiose, con una riaffermazione sempre più decisa della loro identità
e di un preciso ruolo in Europa. Il dialogo della Chiesa con tali istanze
religiose appare quindi sempre più urgente e necessario.
3. Essa se, da una parte, manifesta impegno notevole, sia a
livello interreligioso sia a livello della convivenza culturale, non può
rinunciare, dall'altra, alla sua missione di evangelizzazione ad
Gentes, che ora bussano sempre più urgentemente alla porta
dell'Europa. Questo comporta indubbiamente atteggiamenti rispettosi
dell'altrui identità culturale e religiosa, ma anche della propria.
4. Pure la presenza di immigrati provenienti dalle Nazioni
dell'Europa Centrale e Orientale porta con sé importanti esigenze, di
informazione e di azione, e cioè: la necessità di conoscere le reali
condizioni di repressione e persecuzione, cui tali Chiese sono state
sottoposte, a suo tempo, sotto i regimi comunisti; la necessità di
conoscere le tradizioni religiose di quelle comunità cristiane e la loro
identità culturale. Dobbiamo ricordare infine che i Riti orientali
cattolici hanno il diritto di essere riconosciuti e rispettati anche nelle
comunità ecclesiali in Europa.
5. In seguito alla guerra nel Medio Oriente, e alla instabilità
che ne è seguita, la situazione precaria dei cristiani, colà residenti,
ha prodotto un nuovo esodo verso l'Europa Occidentale o l'America. Anche
in questo caso è necessario chiederci quali esigenze spirituali essi
presentano alla nostra sensibilità pastorale e quali iniziative
specifiche siamo chiamati a prestare loro.
6. L'immigrazione africana (soprattutto quella dall'Africa
centrale), costituita spesso da irregolari, conosce oggi una
recrudescenza, in seguito anche alla instabilità politica, per non dire
altro, in molti Stati africani. Orbene la pastorale verso gli africani
deve meglio, strutturarsi tramite la collaborazione di tutte le Conferenze
Episcopali dei Paesi di origine. In Europa, poi, si rivela sempre più
urgente la necessità di una formazione permanente degli Operatori
pastorali. La complessità del Continente africano (complessità
linguistica, etnica, religiosa e culturale) costituisce, ad ogni modo, un
motivo in più a favore di una pastorale specifica.
Comunque i flussi nuovi di immigrati dall'Africa, dall'Asia e
dall'America Latina hanno sollecitato la creazione, in questo Continente,
di nuovi luoghi di incontro e di forme adattate di celebrazioni
liturgiche. Essi hanno portato - bisogna rilevarlo con gioia - un soffio di giovinezza nella pastorale dei Paesi europei particolarmente
apprezzato in seno alle comunità. Il contributo specifico di
missionari/cappellani africani, asiatici e latino-americani
costituisce, in proposito, un elemento essenziale, auspicandosi anche un
impegno dei Religiosi dediti alla missione ad Gentes.
7. L'abbandono del riferimento religioso e delle radici
cristiane come elementi fondamentali dell'identità europea contemporanea,
(v. il Progetto di Costituzione attualmente in discussione), potrebbe
causare in molti una certa tensione tra le Chiese, le Confessioni
religiose e gli Stati. L'assenza di una precisa configurazione giuridica
degli Operatori pastorali nell'ambito della legislazione europea e/o
nazionale, se vi sarà, potrebbe notevolmente compromettere, dunque, anche
la pastorale migratoria nei Paesi dell'Unione Europea.
3. Il Continente Africano
Dall'Africa sono pervenuti Rapporti dai seguenti Paesi: Comore,
Etiopia, Marocco, Sudan, Tunisia e Zambia (sei Paesi).
Flussi migratori
1. L'Africa conta meno di un decimo (9,2%) dei migranti
internazionali del mondo intero (cioè 16.170.000, di cui quasi il 90%
nell'Africa Subsahariana) ma ha il maggior numero di sfollati, che
raggiungono la cifra di 13.500.000.
Accolgono più di un milione di migranti solo due Paesi africani: la
Costa d'Avorio (2.336.000) e il Burkina Faso (1.124.000). Altri Paesi
degni di menzione in questa prospettiva sono: la Tanzania (893.000), il
Sudan (780.000), la Nigeria (751.000), la Guinea (741.000), la Repubblica
Democratica del Congo (739.000), l'Etiopia (660.000), lo Zimbabwe
(656.000), e l'Uganda (529.000).
2. Il continente africano, dopo una complessa fase di
decolonizzazione, che ha comportato spesso violenza e guerre, ha dovuto
affrontare lotte interne, tribali e no, che hanno lacerato e stanno
lacerando il tessuto sociale e hanno determinato profughi e sfollati.
Al problema endemico della miseria e della fame, della siccità, delle
carestie e malattia si è aggiunto poi, in questi ultimi anni, anche il
flagello dell'AIDS, che sta mietendo intere generazioni. L'Africa si
presenta quindi come il Continente della sofferenza, nel quale sono nati e
persistono tuttora elementi di gravissima crisi. Essa ha dato origine pure
a notevoli flussi migratori che interessano sempre più in particolare
l'Europa.
Il Nord-Africa, da anni è diventata quindi zona di emigrazione
(ad eccezione della Libia) verso l'Europa, con particolare riferimento a
Paesi di vecchia "conoscenza" (Francia, Spagna) per il Marocco,
l'Algeria e la Tunisia. Anche i Paesi subsahariani sono diventati
"serbatoio" di manodopera non qualificata soprattutto per
l'Europa.
Nel cuore del Continente si sviluppa poi una corrente di migranti che,
dall'Africa subsahariana, si dirigono verso l'Algeria e il Marocco, in
transito, o verso la Libia. I migranti dell'Africa dell'Est preferiscono
invece andare verso l'Egitto e il Medio Oriente, un'area che, del resto,
pullula di immigrati del lontano Oriente. Coloro che si dirigono verso
l'Africa del Nord devono affrontare, comunque, una difficile traversata
del deserto del Sahara.
Anche in Africa, poi, si spostano intere popolazioni, con prevalenza di
donne e di bambini. Cercano rifugio nei Paesi vicini fino a quando saranno
in grado di ritornare in patria o di trovare un asilo definitivo altrove.
Intanto la maggior parte resta sradicata e priva di ogni cosa.
Di vaste proporzioni si presenta il problema dei profughi. Attualmente
non c'è quasi nessun Paese africano che non debba affrontare, in un modo
o nell'altro, questo problema: secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni
Unite, praticamente la metà dei rifugiati nel mondo (che complessivamente
ammontano a 18 milioni) è di origine africana.
Problemi
I problemi più lancinanti del Continente - come risultano dai
Rapporti - sono: il progressivo estendersi del problema della fame,
dell'epidemia dell'AIDS, della malaria e della tubercolosi; il generale
declino economico, con conseguenze a tutti note; la mortalità infantile,
la siccità e il collasso del settore agricolo; il deterioramento delle
strutture economiche, gli alti tassi di inflazione, la disoccupazione
galoppante, l'aumento della corruzione, la crescente militarizzazione, la
violenza, la conflittualità civile e politica, le carestie,
l'analfabetismo, le errate politiche di sviluppo, l'incapacità e
l'incompetenza dei Governanti, le avverse condizioni climatiche.
Istanze pastorali e sfida alle Chiese
1. L'Africa, il “continente in movimento” è una sfida per
la Chiesa per più ragioni, pur non dimenticando l'epopea missionaria, ad
ogni livello del suo ministero. In molte località, la Chiesa cerca di
reagire come può agli enormi problemi, ma vi è un certo affaticamento.
Dai problemi sopra segnalati conseguono infatti altrettanto gravi
preoccupazioni ecclesiali e per il ministero fra i migranti e i rifugiati.
2. In tali particolari circostanze si svolge la missione in
Africa. La Chiesa è presente in molte comunità duramente colpite dal
fenomeno migratorio ed è seriamente impegnata a livello parrocchiale.
Diocesi e parrocchie sono però chiamate a "investire" in tale
pastorale specifica, oltre quella territoriale. La Chiesa dovrebbe
potenziare ed estendere il suo servizio anche nelle località di
re-insediamento, rurali o urbane, formando comunità in grado di prendersi
cura delle persone bisognose di assistenza. A livello diocesano e
nazionale la Chiesa è chiamata a creare, poco a poco, gli strumenti
necessari per appoggiare e coordinare tale impegno, ovunque possibile.
Pertanto i poveri sono un appello anche al ministero della compassione,
che va tuttavia oltre la mera pietà per le vittime e che tende piuttosto
a considerare le cause dell'attuale crisi. In alcune zone ciò sta già
avvenendo. La voce dei Poveri deve stimolare altresì una adeguata
formazione del clero, dei religiosi e dei laici impegnati.
5. Il Continente Asiatico
I Rapporti sono pervenuti da: Arabia, Filippine, India, Indonesia,
Corea, Laos e Sri Lanka (sette Paesi).
Flussi migratori
1. L'Asia è il continente, dopo l'Europa, dove si conta il
maggior numero di migranti internazionali (48.230.000). Più della metà
di essi vive nell'Asia Occidentale, cioè in Arabia (5.235.000), Iran
(2.321.000), Israele (2.256.000), Giordania (1.945.000), Emirati Arabi
(1.922.000), Palestina (1.655.000), e Kuwait (1.108.000). Paesi con un
consistente numero di migranti vi sono anche in altre aree
subcontinentali, cioè in quella "indiana" - India (6.271.000),
Pakistan (4.243.000), Kazakystan (3.028.000), Uzbekistan (1.367.000) -, e dell'Estremo Oriente
- Taiwan (2.701.000), Giappone
(1.620.000), Malaysia (1.392.000) e Singapore (1.352.000)-.
2. Il continente asiatico, dove si concentra più della metà
della popolazione mondiale, sta vivendo dunque una vera e propria
esplosione migratoria. Nel Vicino Oriente, poi, la Turchia risulta oggi un
Paese di emigrazione, in particolare verso l'Europa (soprattutto verso la
Germania), in parte staccato dal resto degli altri Paesi mediorientali che
vivono complesse vicende di conflitti.
Quelli del Golfo, con l'estrazione del petrolio, sono diventati
importatori di manodopera, soprattutto dall'India e dall'Estremo Oriente
(in particolare dalle Filippine), ma anche dal Nord Africa (soprattutto
dall'Egitto).
Nel lontano Oriente, alcuni Paesi (Giappone, Malaysia, Taiwan e
Singapore) pure importano manodopera straniera, mentre altri ne sono
esportatori (Bangladesh, Cambogia, Cina, Indonesia, Pakistan, Vietnam,
Filippine). Alcuni Paesi ancora sono contemporaneamente luoghi di
emigrazione e di immigrazione. E' il caso di Thailandia e Corea del Sud.
La Cina e l'India costituiscono comunque, oggi, i due più grandi
"serbatoi" umani dove sono in atto trasformazioni sociali
importanti e forti migrazioni interne. Paesi già tradizionali di
emigrazione, nei secoli passati, essi sono all'inizio di una nuova fase
migratoria che è destinata a conoscere sviluppi consistenti.
Problemi sociali
Essi sono la carenza di alloggi e di sostentamento, la clandestinità e
le difficoltà a ottenere il permesso di soggiorno, le carenze
nell'assistenza medica e di strutture assistenziali, la corruzione che non
fa che peggiorare la già critica situazione dei migranti, il traffico di
donne e bambini, il loro sfruttamento sessuale.
Problemi religiosi
V'è difficoltà, in generale, a impostare una assistenza religiosa
specifica, data la molteplicità e frammentarietà dei gruppi etnici
presenti sul territorio, e a creare e svolgere servizi liturgici nella
lingua degli immigrati o conformi alla loro cultura. Ancora difficoltà si
notano nell'educazione dei figli degli immigrati, mentre appare la carenza
di strutture pastorali, ivi compresi i luoghi di culto e di incontro, che
rispondano alle esigenze spirituali dei vari gruppi etnici.
Problemi Pastorali
1. Nei Rapporti sono emersi problemi ed esigenze pastorali
comuni ad altre Regioni e Continenti, come la formazione specifica di
sacerdoti e laici al ministero pastorale con i migranti e ancora la
formazione di una mentalità più aperta e veramente cattolica dei vari
gruppi di migranti e delle comunità locali, nonchè di una cultura di
solidarietà e di comunione in relazione agli immigrati.
V'è altresì la difficoltà a celebrare la Giornata mondiale del
Migrante e del Rifugiato e a rendere pubblici i vari Messaggi del
Santo Padre, in un ambiente di massima diaspora, ed altresì quella, da
parte delle Gerarchie ecclesiastiche, di far riconoscere e rispettare i
diritti fondamentali degli immigrati. Esiste comunque l'impegno, per
quanto arduo, di impostare una pastorale fatta di dialogo (con le istanze
locali, civili e religiose) e di solidarietà, come forma più comune
della carità, che deve peraltro giungere alla missione.
2. Nella Penisola Arabica la presenza di moltissimi immigrati
appartenenti a vari riti (latino, maronita, melchita, copto, assiro,
siromalabarese, siromalankarese) costituisce, di per sé, per la Chiesa
locale, una difficoltà. La liturgia viene celebrata - con frequenze
che variano da luogo a luogo e secondo le possibilità - in ciascuno
di questi Riti. Alcuni sacerdoti dei Vicariati o Diocesi hanno ottenuto
facoltà bi-rituali. Periodicamente, poi, specie nei tempi forti di
Avvento e Quaresima, gli Ordinari di luogo invitano dall'estero sacerdoti
appartenenti agli anzidetti Riti, per particolari celebrazioni liturgiche
con le loro comunità d'origine.
Ecco illustrato, con una certa fatica, - e si comprende - l'affresco mondiale sul fenomeno migratorio specialmente dal punto di
vista pastorale, grazie ai Rapporti che ci sono giunti, riferiti al 2003.
Essi sono richiesti anche dalla recentissima Istruzione “Erga Migrantes
caritas Christi”(art. 20, §1/7 dell'Ordinamento
giuridico-pastorale), per cui speriamo che la risposta, in futuro,
sarà più soddisfacente, mentre ringraziamo di cuore quanti ci hanno
inviato, in questo caso, il resoconto del loro lavoro apostolico circa la
difficile, ma necessaria, pastorale specifica dei migranti, forzati e no.
In questa linea va un incoraggiamento a voi e a tutti, che è anche un
appello per operare affinché il nostro prossimo Panorama della pastorale
mondiale per i migranti sia ancora più rappresentativo e giunga anche da
quelle aree geopolitiche che finora sono rimaste silenti.
*Il Documento è stato distribuito ai partecipanti alla Sessione
Plenaria durante il suo svolgimento.
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