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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N°
98 (Suppl.), August 2005
La pastorale dei ragazzi di strada
(una visione d'insieme)
Prof. Mario Pollo
Lo sfondo
La maggioranza delle schede non indica il numero stimato dei ragazzi e delle
ragazze di strada presenti nel paese. Oltre a questo, in molti casi chi ha
risposto lo ha fatto indicando solo il dato relativo alla città più importante
e popolosa. In ogni caso, si tratta sempre di alcune migliaia di casi con punte
massime di 12.500 ragazzi nella città di Rio de Janeiro e di ben 11.000.000
nell'India intera.
Per quanto riguarda la quantità e la tipologia dei ragazzi di strada vi è una
differenza significativa tra i paesi più sviluppati e quelli meno sviluppati
economicamente. Infatti, nei primi, oltre ad essere minore il numero dei ragazzi
di strada questi, di solito, non sono privi di una famiglia e di una abitazione,
ma vengono considerati ragazzi di strada perché vivono nelle strade senza
alcuna tutela e controllo da parte dei loro genitori e/o della loro famiglia.
Solo in una minoranza di casi si tratta di ragazzi che hanno abbandonato o sono
stati espulsi dalla famiglia di origine.
Nei paesi meno sviluppati l'espressione ragazzi di strada, invece, è riservata
a coloro che vivono da soli al di fuori della loro famiglia di origine negli
spazi interstiziali, degradati, che le realtà urbane offrono.
Questa differenza si riflette anche nelle fasce di età in cui si distribuiscono
i ragazzi di strada. Infatti nei paesi economicamente più sviluppati le età
dei ragazzi di strada variano dai 12/13 anni ai 18 anni, mentre in quelli più
poveri le fasce di età toccano anche l'infanzia e si prolungano nella
giovinezza. Tipico il caso dell'India, in cui la fascia di età di questi
ragazzi varia dai 5 ai 18 anni.
Passando ad analizzare le cause che sono all'origine del fenomeno, si osserva
che la prima causa, nei due terzi dei casi, è costituita dalla disgregazione
del tessuto familiare, seguita da vicino dall'immigrazione e dalla povertà
della famiglia.
Queste cause sono presenti sia nei paesi più ricchi che in quelli più poveri.
La differenza principale è che in questi ultimi l'emigrazione è di solito
interna al paese, ad esempio dalle zone rurali a quelle urbane, mentre nei primi
l'immigrazione è quella proveniente da un paese povero.
Tab. 1 - Cause all'origine del fenomeno dei ragazzi di strada
|
|
N
|
Percentuale
|
|
immigrati
|
8
|
50,0%
|
|
calamità naturali
|
1
|
6,3%
|
|
nomadi
|
2
|
12,5%
|
|
famiglie disgregate o patologiche
|
10
|
62,5%
|
|
famiglie povere
|
7
|
43,8%
|
|
fuga da casa
|
3
|
18,8%
|
|
profughi
|
1
|
6,3%
|
|
orfani
|
0
|
0%
|
|
genitori alcolisti e/o tossicodipendenti
|
6
|
37,5%
|
|
violenze sessuali o fisiche
|
2
|
12,5%
|
|
abbandono da parte dei genitori
|
1
|
6,3%
|
|
uso personale di droga
|
2
|
12,5%
|
|
dispersione scolastica
|
1
|
6,3%
|
L'alcolismo e/o il consumo di droga da parte di uno o di entrambi i genitori,
come causa all'origine del fenomeno dei ragazzi di strada, è un fenomeno che
riguarda in particolare i paesi europei sia dell'ovest che dell'est. La fuga da
casa, indicata in poco meno di un quinto dei casi, è segnalata sia nei paesi
ricchi che in quelli poveri, così come l'uso personale di droga. Tuttavia
quest'ultima causa la si registra solo in quei paesi in cui vi è una forte
stigmatizzazione sociale nei confronti del consumo di droga.
Nel paese in cui il numero dei ragazzi di strada è pari a quello dell'intera
popolazione di alcuni stati medio‑piccoli, l'India, sono rilevanti come
cause, accanto all'emigrazione interna, le catastrofi naturali costituite da
alluvioni e carestie.
Passando all'analisi della dinamica del fenomeno, nella maggioranza assoluta dei
paesi che hanno risposto a questo quesito esso è stimato in crescita, mentre
appare in diminuzione in alcuni paesi come la Romania ed il Brasile, dove pure
il fenomeno è presente in modo rilevante, grazie all'azione di contrasto e di
prevenzione che è stata sviluppata.
Tab. 2 - Dinamica del fenomeno
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
in crescita
|
4
|
25,0
|
36,4
|
36,4
|
|
|
stazionario
|
1
|
6,3
|
9,1
|
45,5
|
|
|
in diminuzione
|
4
|
25,0
|
36,4
|
81,8
|
|
|
stazionario ten-
dente alla cre-
scita
|
2
|
12,5
|
18,2
|
100,0
|
|
|
Totale
|
11
|
68,8
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
5
|
31,3
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Nella grande maggioranza dei paesi esiste a livello della popolazione una chiara
consapevolezza della gravità del fenomeno dei ragazzi di strada, considerato
una vera e propria emergenza sociale, a cui però non sempre corrisponde
un'adeguata sensibilità e iniziativa sociale e politica nei confronti di esso.
Spesso l'atteggiamento nei confronti di questo fenomeno è quello dell'allarme
sociale perché questi ragazzi vengono visti come potenziali o attuali devianti
che mettono in crisi la sicurezza della vita sociale. L'allarme, quindi, non è
motivato da ragioni "umanitarie", ma da esigenze di auto‑protezione.
Salvo naturalmente le minoranze, per le quali l'allarme è prodotto dalla
insopportabilità della vista di giovani vite che non sono nella condizione di
realizzare il loro progetto umano ma, anzi, di cadere nelle spire della auto ed
etero distruttività. L'atteggiamento di queste persone è all'origine degli
interventi che a livello pubblico, privato ed ecclesiale vengono messi in atto
per prevenire e contrastare il fenomeno.
Tab. 3 - Esistenza della consapevolezza della gravità di questa emergenza
sociale nella popolazione
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
Si
|
10
|
62,5
|
76,9
|
76,9
|
|
|
Una parte Si e
una parte No
|
1
|
6,3
|
7,7
|
84,6
|
|
|
da parte di una
minoranza
|
2
|
12,5
|
15,4
|
100,0
|
|
|
Totale
|
13
|
81,3
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
3
|
18,8
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Per quanto riguarda la consapevolezza e la sensibilità della classe politica e
del governo questa sembrerebbe esistere, in quanto nella grande maggioranza
dei paesi che hanno inviato la scheda esistono delle politiche pubbliche
orientate a prevenire e/o contrastare il fenomeno dei ragazzi di strada.
In alcuni casi queste politiche rimangono a livelli di progetti generali, di
politiche sociali enunciate che non si traducono in progetti e azioni concrete,
oppure appaiono superate e, quindi, inadeguate ad affrontare la realtà
sociale odierna. In altri casi, invece, le politiche pubbliche sono allo stato
nascente, ma comunque ricche di fermenti e di "buone intenzioni".
Infine, ci sono solo due paesi in cui le politiche pubbliche sono assenti e
altri due in cui esse sono inadeguate e decisamente insufficienti.
Tab. 4 - Esistenza di politiche pubbliche per la prevenzione ed il contrasto
del fenomeno
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
Si
|
10
|
62,5
|
71,4
|
71,4
|
|
|
No
|
2
|
12,5
|
14,3
|
85,7
|
|
|
scarse
|
2
|
12,5
|
14,3
|
100,0
|
|
|
Totale
|
14
|
87,5
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
2
|
12,5
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
In quasi tutti i paesi l'iniziativa prevalente è quella svolta dagli organismi
del terzo settore. Nella quasi totalità dei casi questi organismi operano in
collaborazione con organismi pubblici, del privato sociale, dell'economia e con
altre chiese. (Tab.6) Questo significa che il terzo settore opera spesso, quando
collabora con gli organismi pubblici, come gestore operativo delle loro
politiche e anche come propositore di politiche sociali a favore dei ragazzi di
strada.
Le iniziative ecclesiali
L'azione delle chiese a favore dei ragazzi di strada avviene quasi sempre
attraverso la messa in campo di enti, associazioni, ONG, cooperative, ecc. che
appartengono al terzo settore, e questo significa che in molti paesi il privato
sociale è l'espressione diretta dell'impegno ecclesiale. Esistono, tuttavia,
realtà in cui il rapporto non appare così lineare e diretto, anche per la
presenza di organismi del privato sociale che non sono una espressione diretta
della comunità ecclesiale.
Tab. 5 - Esistenza di iniziative del privato sociale/volontario
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
Si
|
14
|
87,5
|
100,0
|
100,0
|
|
|
Non Risposto
|
2
|
12,5
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Come si può osservare nella tab. 6, i progetti portati avanti dagli organismi
del terzo settore si collocano quasi sempre all'interno di una rete sociale
formata sia da organismi pubblici che privati, dove però la relazione con i
primi appare decisamente dominante.
Tab. 6 - In collaborazione con chi sono condotte le iniziative del terzo
settore/chiesa
|
|
Casi
|
|
Inclusi
|
|
N
|
Percentuale
|
|
Iniziative in totale autonomia
|
1
|
6,3%
|
|
Iniziative in collaborazione con organismi pubblici
|
8
|
50,0%
|
|
Iniziative in collaborazione con organismi economici
|
3
|
18,8%
|
|
Iniziative in collaborazione con organismi del privato sociale
|
6
|
37,5%
|
|
Inziative in collaborazione con altre Chiese
|
3
|
18,8%
|
Le iniziative sviluppate dal privato sociale/volontariato sono molto variegate e
sono differenti passando da paese a paese. Esse possono essere raggruppate in
cinque tipi.
Il primo tipo, che appare il più diffuso, offre risposte tese a fornire ai ragazzi un luogo
di residenza oltre che di accoglienza. In questo tipo rientrano i collegi, le
case famiglia, i focolari, gli ostelli/rifugi e le comunità
terapeutiche.
Il secondo tipo è costituito da strutture di aggregazione/educative diurne come gli oratori, i
centri sociali, gli asili e le vacanze.
Il terzo tipo di iniziative è costituito dalle azioni tese al sostegno, al recupero
scolastico e alla formazione professionale dei ragazzi come i doposcuola, le
attività di recupero scolastico e i laboratori professionali. In questo
gruppo possono poi essere inserite le iniziative volte al reinserimento sociale
dei ragazzi di strada.
Il quarto tipo è formato dalle iniziative educative svolte nei luoghi di vita dei ragazzi
come il sostegno familiare, l'educazione di strada, il sostegno individuale e di
gruppo e le attività di prevenzione del consumo di droga.
Il quinto ed ultimo gruppo è formato dalle attività di sostegno ai bisogni primari come
l'alimentazione, il vestiario e in generale la cura del corpo.
Come si può osservare, l’insieme di queste iniziative copre l'arco delle
attività socio‑assistenziali ed educative che possono essere sviluppate nei
confronti dei ragazzi di strada.
In ogni paese vi è comunque sempre solo la presenza di alcune di queste
iniziative, per cui questo insieme così completo è il frutto dell'insieme
delle azioni condotte nei paesi che hanno compilato le schede.
Tab. 7 - Tipo di iniziative del privato sociale/volontariato
|
|
Casi
|
|
|
Inclusi
|
|
|
N
|
Percentuale
|
|
Educazione di strada
|
4
|
25,0%
|
|
Collegi e case famiglia
|
3
|
18,8%
|
|
Oratori e centri sociali
|
2
|
12,5%
|
|
Focolari/case famiglia
|
5
|
31,3%
|
|
Asili
|
1
|
6,3%
|
|
Scuole
|
3
|
18,8%
|
|
Ostelli/rifugi
|
2
|
12,5%
|
|
Laboratori professionali
|
1
|
6,3%
|
|
Vacanze
|
1
|
6,3%
|
|
Alimentazione
|
3
|
18,8%
|
|
Fornitura vestiario
|
2
|
12,5%
|
|
Prevenzione consumo di droga
|
2
|
12,5%
|
|
Sostegno individuale
|
3
|
18,8%
|
|
Sostegno psicosociale di gruppo
|
1
|
6,3%
|
|
Reinserimento sociale
|
4
|
25,0%
|
|
Prevenzione
|
1
|
6,3%
|
|
Comunità terapeutiche
|
2
|
12,5%
|
|
Forme di recupero scolastico
|
5
|
31,3%
|
Lo svolgimento di queste iniziative è affidato nella stragrande maggioranza dei
paesi a operatori professionali, coadiuvati quasi sempre da operatori
volontari dotati, comunque, di una adeguata formazione professionale. Solo in un
caso gli operatori sono esclusivamente professionali, o come in un altro caso
esclusivamente volontari.
Da questi numeri e dalle indicazioni qualitative fornite nelle schede
emerge che nelle azioni socioassistenziali ed educative rivolte ai ragazzi di
strada vi è sempre l'utilizzo di persone, oltre che eticamente motivate, anche
adeguatamente preparate sul piano professionale.
Tab. 8 - Tipologia operatori
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
operatori professionali
|
1
|
6,3
|
10,0
|
10,0
|
|
|
operatori volontari
|
1
|
6,3
|
10,0
|
20,0
|
|
|
professionali e volontari
|
8
|
50,0
|
80,0
|
100,0
|
|
|
Totale
|
10
|
62,5
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
6
|
37,5
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Purtroppo poche schede contenevano i dati richiesti sul numero degli operatori
professionali e volontari impiegati nelle varie iniziative. Questo rende poco
attendibile la tabella n. 9, i cui dati debbono perciò essere considerati solo
"esplorativi".
Nelle varie iniziative locali, la percentuale minima degli operatori
professionali è del 30% del totale mentre quella massima è del 90%.
La percentuale media degli operatori professionali è del 66,6%. La percentuale
dei volontari appare più bassa di quella dei professionali. Infatti la loro
presenza va da un minimo del 10% ad un massimo del 70% con una percentuale media
del 33%.
La presenza media doppia dei professionali rispetto ai volontari è una
ulteriore testimonianza del forte carattere "professionale" delle
iniziative a favore dei ragazzi di strada, così come la presenza, nella grande
maggioranza dei paesi che hanno risposto alla domanda specifica del
questionario, di attività di formazione continua o periodica degli operatori
sia professionali che volontari.
Tab. 9 - Rapporto operatori professionali/volontari
|
|
Minimo
|
Massimo
|
Media
|
|
% operatori professionali
|
30,0
|
90,0
|
66,650
|
|
% operatori volontari
|
10,0
|
70,0
|
33,350
|
Tab. 10 - Formazione degli operatori
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
Si
|
7
|
43,8
|
87,5
|
87,5
|
|
|
No
|
1
|
6,3
|
12,5
|
100,0
|
|
|
Totale
|
8
|
50,0
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
8
|
50,0
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Ma non solo, il carattere fortemente professionalizzato di queste iniziative è
sottolineato anche dal fatto che i loro responsabili sono esclusivamente dei
sacerdoti e/o dei religiosi in un solo paese. In tutti gli altri paesi, invece,
i responsabili sono o solo dei laici o, indifferentemente, dei laici e dei
sacerdoti e dei religiosi: in questi casi la scelta appare fondata solo sulla
motivazione e sulle competenze richieste per tale funzione. In altre parole, se
il responsabile debba essere un laico o un sacerdote o un religioso non appare
un "a priori", ma il frutto delle situazioni specifiche.
Tab. 11 - Responsabili delle attività
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
sacerdoti / religiosi
|
1
|
6,3
|
10,0
|
10,0
|
|
|
laici
|
4
|
25,0
|
40,0
|
50,0
|
|
|
entrambi
|
5
|
31,3
|
50,0
|
100,0
|
|
|
Totale
|
10
|
62,5
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
6
|
37,5
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Trattandosi di iniziative, come si è appena visto, a forte valenza
professionale, il loro sostegno finanziario diventa un elemento estremamente
importante e decisivo.
Un solo paese opera esclusivamente attraverso l'autofinanziamento degli
interventi a favore dei ragazzi di strada. Tutti gli altri possono contare,
oltre che sull'autofinanziamento, anche sull'utilizzo di contributi pubblici
locali e nazionali e anche di contributi internazionali.
In alcuni casi i contributi pubblici coprono una quota minima del 10%, mentre in
molti altri casi la quota è più elevata e raggiunge il 90%.
Tab. 12 - Fonti di finanziamento
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale valida
|
Percentuale cumulata
|
|
Validi
|
autofinanziamento
|
1
|
6,3
|
10,0
|
10,0
|
|
|
contributi privati
|
1
|
6,3
|
10,0
|
20,0
|
|
pubblici
e internazionali
|
2
|
12,5
|
20,0
|
40,0
|
|
autonomi e pubblici
|
6
|
37,5
|
60,0
|
100,0
|
|
Totale
|
10
|
62,5
|
100,0
|
|
|
Non Risposto
|
6
|
37,5
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Gli interventi promossi nei vari paesi per prevenire e contrastare il fenomeno
dei ragazzi di strada raggiungono una quota che varia da un minimo del 15% ad
un massimo del 60% di essi con una media intorno al 40%.
Si tratta in alcuni casi di cifre molto elevate, che se corrispondenti alla
realtà indicano la presenza di uno sforzo pubblico e privato decisamente
ragguardevole ed encomiabile. Probabilmente però queste percentuali non sono
riferite alla totalità dei ragazzi di strada presenti nei singoli paesi, ma
solo a quelli presenti nei luoghi in cui si sono attivati i progetti per i
ragazzi di strada.
Occorre, infatti, tenere conto che in nove casi su dieci i progetti a favore dei
ragazzi di strada sono sviluppati in prevalenza nelle grandi città, dove
indubbiamente la loro presenza è più massiccia e soggetta a maggiori rischi
sociali.
Tab. 13 - Distribuzione territoriale delle iniziative
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
uniforme
|
1
|
6,3
|
9,1
|
9,1
|
|
|
grandi città
|
10
|
62,5
|
90,9
|
100,0
|
|
|
Totale
|
11
|
68,8
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
5
|
31,3
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
La metà dei progetti per i ragazzi di strada possiede delle procedure di
valutazione. Alcune sono poco strutturate ed eminentemente di tipo
qualitativo, mentre altre sono molto strutturate e utilizzano anche indicatori
quantitativi.
Questo appare molto importante perché l'esistenza delle procedure di
valutazione indica, al di là del loro livello di complessità, che vi è un
controllo dell'efficienza e dell'efficacia degli investimenti umani e finanziari
promossi dai progetti e, quindi, di un approccio professionale maturo al
problema.
Tab. 14 - Esistenza di procedure di valutazione dei progetti
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
Si
|
6
|
37,5
|
75,0
|
75,0
|
|
|
No
|
2
|
12,5
|
25,0
|
100,0
|
|
|
Totale
|
8
|
50,0
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
8
|
50,0
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
L'attività pastorale a favore dei ragazzi di strada
Le iniziative delle comunità ecclesiali più presenti nei vari paesi sono
quelle di tipo educativo e socioassistenziale, mentre quelle di tipo più
squisitamente pastorale sono presenti solo in un terzo di essi. La minor
presenza delle attività specificamente pastorali è dovuta a diversi motivi:
Il primo è senza dubbio quello che in alcuni paesi la maggioranza della popolazione è
di religione diversa da quella cristiana.
Il secondo è che spesso non si ritiene possibile una specifica azione pastorale, se non
dopo aver risolto ed affrontato la soluzione dei gravi problemi e delle
situazioni dei ragazzi di strada.
Il terzo motivo, che è leggibile tra le righe delle risposte, è costituito dalla convinzione
che le attività socio‑assistenziali ed educative abbiano in se stesse un
implicito valore pastorale.
Tab. 15 - Presenza di attività pastorali per i ragazzi di strada
|
|
N
|
Percentuale
|
|
iniziative socio-assistenziali
|
10
|
62,5%
|
|
iniziative educative
|
12
|
75,0%
|
|
iniziative pastorali
|
5
|
31,3%
|
Nel terzo dei
paesi, in cui le attività pastorali sono presenti nelle iniziative a favore dei
ragazzi di strada, sono stati sviluppati dei progetti pastorali specifici per
i ragazzi di strada. Solo uno di essi non utilizza progetti specifici, mentre
un altro paese utilizza progetti basati sull'età più che sulla condizione dei
ragazzi di strada.
Tab. 16 - Specificità delle iniziative pastorali
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
specifiche
|
7
|
43,8
|
77,8
|
77,8
|
|
|
per età
|
1
|
6,3
|
11,1
|
88,9
|
|
|
non specifiche
|
1
|
6,3
|
11,1
|
100,0
|
|
|
Totale
|
9
|
56,3
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
7
|
43,8
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Solo in un paese i progetti per i ragazzi di strada fanno parte di un progetto
più generale di pastorale giovanile. In un altro paese fanno parte integrante,
invece, del progetto di pastorale sociale. Nei tre quarti dei paesi, invece,
questi progetti sono sganciati dai progetti di pastorale giovanile o sociale e
sono elaborati in relazione alle singole realtà e situazioni locali e sono
strettamente integrati con l'azione educativa e socio‑assistenziale.
Gli obiettivi ed i metodi che caratterizzano i progetti di pastorale per i
ragazzi di strada saranno esaminati tra breve nell'ultima parte della
relazione.
Tab. 17 - Progetti per i ragazzi di strada e di pastorale giovanile
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|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
autonomi
|
7
|
43,8
|
77,8
|
77,8
|
|
|
fanno parte di
progetti nazionali
|
1
|
6,3
|
11,1
|
88,9
|
|
|
fanno parte di
progetti di pasto-
rale sociale
|
1
|
6,3
|
11,1
|
100,0
|
|
|
Totale
|
9
|
56,3
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
7
|
43,8
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
Infine, è necessario rilevare che solo un terzo dei progetti pastorali prevede
una specifica azione volta alla sensibilizzazione ed alla mobilitazione della
comunità cristiana nei confronti dell'emergenza sociale costituita dal fenomeno
dei ragazzi di strada. Questo indica come l'azione pastorale della carità,
intesa come promozione, nella comunità cristiana, della responsabilità e,
quindi dell'azione nei confronti delle varie forme in cui si manifesta il
disagio esistenziale o sociale, non si è ancora affermata ovunque, sostituita
dalla concezione della pastorale della carità intesa solo come azione diretta
ad affrontare l’emergenza costituita da questi stessi disagi.
Tab. 18 - Esistenza di progetti di sensibilizzazione della comunità cristiana
|
|
Frequenza
|
Percentuale
|
Percentuale
valida
|
Percentuale
cumulata
|
|
Validi
|
Si
|
5
|
31,3
|
55,6
|
55,6
|
|
|
No
|
4
|
25,0
|
44,4
|
100,0
|
|
|
Totale
|
9
|
56,3
|
100,0
|
|
|
|
Non Risposto
|
7
|
43,8
|
|
|
|
Totale
|
16
|
100,0
|
|
|
I progetti pastorali per i ragazzi di strada
Gli obiettivi
Gli obiettivi che sono perseguiti dai diversi progetti, seppur formulati con un
linguaggio e categorie concettuali differenti, hanno in comune il recupero nei
ragazzi del senso della propria dignità umana e della propria autostima e di
una corretta socializzazione.
Promuovere l'educazione all’autonomia, al mutuo rispetto, all'aiuto reciproco
ed all'affetto familiare.
Offrire in modo integrato le condizioni essenziali all'equilibrio umano:
l'alloggio, l'impiego, il divertimento; andare alla sorgente della devianza;
non aiutare qualcuno parzialmente.
Il recupero del senso della loro dignità e dell'autostima.
Superare l'esclusione sociale.
Offrire un sostegno psicosociale ai bambini a rischio ed ai loro genitori.
Costruire un corpo di operatori pastorali specializzati.
Una parte dei progetti, minoritaria, mira anche a far scoprire ai ragazzi
l'amore che Dio ha per loro e che si manifesta nel volto di Gesù.
Recupero dei bambini alla coscienza della loro dignità umana e al
riconoscimento da parte degli altri; conquistare una cittadinanza attiva;
scoprire l'amore di Gesù.
Aiutare i ragazzi ad acquisire atteggiamenti sociali positivi, a diventare
membri responsabili della famiglia e della società; far acquisire l'amore di
Dio, l'amore per il prossimo, la fiducia, la bontà e la responsabilità, il
coraggio, la perseveranza e la laboriosità.
Far scoprire ai ragazzi di strada che sono amati da Dio, anche se in qualche
situazione della loro vita hanno peccato.
Il metodo
Non tutti i questionari contenevano una descrizione dettagliata del metodo
seguito nei progetti di pastorale per i ragazzi di strada. Per alcuni
l'indicazione metodologica è consistita semplicemente nel dire che si offrono
ai ragazzi delle case di accoglienza, che si ispirano al modello della famiglia
numerosa aperta, dove ognuno è corresponsabilizzato alla gestione della casa in
base alle sue possibilità (Portogallo).
In altri casi vengono indicati i pilastri del metodo, costituiti nei diversi
paesi:
-
da una équipe di adulti, da famiglie accoglienti e dal lavoro nel quartiere
e, infine, dalla realizzazione di un rifugio in una località di montagna
(Francia);
-
dalla educazione personalizzata, programmi di sviluppo personale e
counseling;
-
da educazione religiosa
fondata sul recupero dell'autostima (Irlanda);
-
dal sostegno dei genitori, attività educative e ludiche, offerta di
attenzione e di tempo (Rep. Ceca);
-
dal reinserimento sociale senza rotture con l'ambiente di vita; offrire esempi
positivi al fine di favorire l'accettazione del proprio ruolo e della propria
responsabilità sociale; sostegno scolastico; sostegno alla soluzione dei
problemi esistenziali soprattutto nelle situazioni di conflitto e di crisi
(Polonia).
-
da una pastorale d'insieme, anche se ogni comunità ecclesiale applica il
proprio metodo fondato sul suo specifico carisma. In ogni caso il progetto
pastorale deve prendere in considerazione la realtà familiare, lo sviluppo di
ogni bambino adolescente e giovane e la sua storia (Bolivia).
Infine, vi sono i questionari che indicano i passi in cui si sviluppa l’azione
del progetto pastorale:
1. Il metodo dei sei gradini
(Romania):
1.1. Costruzione di
una rete di amicizia: gli educatori di strada avvicinano i bambini e
stabiliscono con loro un rapporto di amicizia e li accolgono nel centro
sociale dove trovano un pasto caldo, un letto, la doccia e le prime cure
mediche;
1.2. I
bambini trovano una casa: l’inserimento in una casa famiglia;
1.3. Il salto verso
l'indipendenza: acquisire una buona istruzione (almeno la scuola
dell'obbligo ma con la possibilità di andare al ginnasio ed all'università);
1.4. Comunità
alloggio;
1.5. Club
concordia;
1.6. I
ragazzi di strada diventano ragazzi di speranza.
2. Il metodo in tre fasi
(Spagna):
2.1.
recupero personale e sociale;
2.2. accostamento al religioso attraverso la cultura;
2.3. annuncio esplicito di Gesù.
3. Il Metodo della storia di Emmaus
(Olanda):
3.1.comunicare con i ragazzi nella loro strada;
3.2. organizzare dei week end con i ragazzi di strada intorno ai
loro problemi e al modo di risolverli in cui però è possibile sperimentare un
clima diverso da quello di strada. Questo li induce a parlare di ciò che è
realmente la sostanza della loro vita e spesso si finisce con qualche piccola
cerimonia liturgica correlata ai loro problemi;
3.3. seguire il ritmo delle feste liturgiche.
4. Il metodo brasiliano:
4.1. conoscenza dell'ambiente sociale: osservazione, studio e programmazione
del
caso;
4.2. discesa in strada e presa di contatto con i ragazzi di strada stabilendo
relazioni amichevoli;
4.3. lavorare affinché i ragazzi si riconoscano come persone che hanno diritti e
doveri;
4.4. ricostruzione e assunzione da parte dei ragazzi della propria storia;
4.5. discutere in gruppo i problemi comuni;
4.6. organizzare insieme il lavoro;
4.7. coltivare un clima di parità e di fraternità
all'interno di situazioni di gioco, di passeggiate, di dibattiti e di piccole
celebrazioni;
4.8. accompagnare e orientare il ragazzo verso la sua
famiglia di origine, promuovendone, laddove è possibile, il ritorno al suo
interno oppure trovare una famiglia affidataria o un progetto alternativo di
vita.
5. Il metodo congolese:
5.1. lavoro di strada: primi contatti e consolidamento delle relazioni;
5.2. inserimento dei ragazzi in un ambiente aperto o in uno chiuso;
5.2.1. ambiente aperto: è un luogo dove i
ragazzi si recano durante il giorno per ricevere cibo, assistenza sanitaria di
primo soccorso e servizi igienici. In questi luoghi gli educatori organizzano
delle attività ludiche, l’alfabetizzazione e la sensibilizzazione preventiva
alla cura della salute e dell'igiene personale. Esistono in questi centri dei
servizi di ascolto;
5.2.2. ambiente chiuso: in questi centri i ragazzi vengono presi a carico dopo aver
deciso di abbandonare la vita di strada. Questi centri assicurano la
scolarizzazione, la formazione professionale in appositi atelier. Vi è anche
un'assistenza psicologica, sanitaria e legale. In questo periodo gli educatori
ricercano la famiglia di origine o una famiglia affidataria.
6. Il metodo polacco:
6.1. preparazione dello staff;
6.2. contatto con i ragazzi di strada e conquista della loro fiducia e proposta di
modi alternativi di passare il tempo;
6.3. offerta di un luogo stabile di incontro con mensa;
6.4. offerta di attività socio‑assistenziali, educative e religiose.
7. L'associazione Nuovi orizzonti propone un metodo per la prevenzione del disagio
giovanile in Italia fondato su:
7. 1. creazione di gruppi e comunità dove i giovani possano riconoscere e vivere il
Vangelo con radicalità, sperimentandone la potenza risanatrice;
7.2. istituzione nelle parrocchie e nelle varie realtà ecclesiali di scuole
permanenti di preghiera;
7.3. formazione di équipe di evangelizzazione;
7.4. costituzione di luoghi alternativi di aggregazione giovanile;
7.5. formazione di ragazzi missionari che portino l'abbraccio di Cristo Risorto
ai nuovi poveri;
7.6. l'impegno nell'utilizzo dei mass media per “gridare sui tetti”
il vangelo;
7.7.
formazione nelle varie diocesi di giovani sempre più preparati
professionalmente che sappiano far confluire i loro talenti artistici e musicali
nella creazione di nuovi spettacoli capaci di raggiungere con messaggi
evangelici migliaia di giovani;
7.8.
costituzione di centri di ascolto e di iniziative di prevenzione e di
evangelizzazione nelle scuole;
7.9. costituzione di nuove comunità di accoglienza e centri di
formazione all'evangelizzazione
di strada.
Tutti questi metodi, salvo quello italiano che ha una impostazione diversa e che
si rivolge ad un target diverso, hanno in comune tre tappe: il lavoro di
strada, in cui si costruiscono e si consolidano le relazioni con i ragazzi di
strada; una o più tappe intermedie, in cui vi è una accoglienza in strutture
aperte o residenziali; e la tappa finale, costituita dal ritorno in famiglia o
in una famiglia affidataria o laddove questo non è possibile un percorso verso
l'autonomia attraverso delle comunità alloggio.
I sogni di futuro
Poche schede hanno descritto i sogni di futuro e lo hanno fatto in particolare i
paesi in cui la situazione appare più critica e il problema della povertà,
delle ineguaglianze e dei ragazzi di strada è più drammatico.
Che gli educatori siano padre, madre, fratello o sorella per i bambini.
Migliori possibilità di comunicazione con i ragazzi di strada.
Avere politiche pubbliche attente alla vita affinché non vi siano più ragazzi
ed adolescenti socialmente esclusi.
Diminuire il numero dei bambini, degli adolescenti e dei giovani che vivono
nella strada e che si possa costruire un mondo più umano in cui sia
rispettata la dignità delle persone e vi sia tra queste comunione e solidarietà,
soprattutto verso le più svantaggiate.
L'impegno effettivo delle comunità cristiane a favore dei ragazzi di strada
Su questo punto ci sono state poche risposte, per cui non appare significativo
ciò che emerge e che viene indicato solo come dato esplorativo.
Il contributo è offerto quasi esclusivamente dalle comunità ecclesiali
straniere in termini di risorse materiali e immateriali (Romania).
Supporto economico e di volontari (Olanda).
Iniziative sporadiche di raccolta di materiali e di risorse economiche
(Bolivia).
Conclusione
La non completa compilazione delle schede non ha consentito un'analisi più
approfondita del fenomeno. I dati che sono emersi appaiono comunque
significativi e hanno consentito di tracciare un quadro di massima
sufficientemente esplicativo.
In sede di conclusione, si può ribadire quanto già detto circa il fatto che,
mentre esistono progetti molto qualificati ed efficaci di affrontamento dei
bisogni di natura socio‑assistenziale ed educativa dei ragazzi di strada,
esistono pochi progetti di "prevenzione" attraverso la mobilitazione
delle comunità cristiane verso il mutamento delle condizioni sociali ed
economiche che sono all'origine di questo triste fenomeno. Questo non
significa che non debbano essere apprezzati i tentativi sin qui fatti di
affrontare il fenomeno sul versante degli effetti, che debbono essere comunque
fatti e ancora in misura maggiore. Significa solo affermare che una pastorale
per i ragazzi di strada non può limitarsi agli effetti, ma deve rivolgersi
anche alle cause.
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