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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 98, August 2005 

 

 

L’Istruzione

Erga migrantes caritas Christi 

un anno dopo

 

S.E. Mons. Agostino MARCHETTO

Segretario del Pontificio Consiglio

della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti

 

1. Un importante documento

Il primo maggio 2004 il servo di Dio Papa Giovanni Paolo II approvò l’Istruzione Erga migrantes caritas Christi (EMCC), del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti[1]. Da allora è passato dunque un anno, che ha visto il prodigarsi dello stesso Consiglio per illustrare il documento a vari livelli ecclesiali: continentali, nazionali, diocesani e anche locali, voglio dire alle comunità cristiane.

La risposta immediata ha occasionato soprattutto un confronto su indi­cazioni e norme pastorali intese a regolare il rapporto tra cristiani e migranti di altre religioni, con particolare riferimento all’Islam (cfr EMCC nn. 59-68). Forse non poteva essere diversamente, data la sensibilità esistente in molti luoghi per l’impatto mondiale dei flussi migratori provenienti dall’Umma, in un crescendo esponenziale. Così c’è stato quasi un blocco di attenzione giornalistica alle sole disposizioni concernenti la que­stione del matrimonio fra cattolici e musulmani (cfr EMCC nn. 63; 67-68), con rimbalzo in primo piano delle considerazioni intese a dissuadere, in genere, tali unioni. Non si sono valutate, invece, le ben ponderate espressioni al riguardo, anche a partire dalla concretezza del vissuto (v. il cenno alle «amare esperienze» del documento, n. 67).

Con base nella quotidianità dei fatti, all’Istruzione è stato peraltro riconosciuto il merito di giungere ad una meditata riflessione sulla pastorale specifica da attuare con gli immigrati in genere e in rapporto ai musulmani in particolare, alla luce dell’insegnamento del Concilio Vaticano II. Il documento invita, infatti, le comunità cattoliche al discernimento: «Si tratta di distin­guere, nelle dottrine e pratiche religiose e nelle leggi morali dell’islam, ciò che è condivisibile da quello che non lo è» (EMCC n. 65; cfr Nostra aetate, nn. 1-3, 5). Al tempo stesso, però, l’Istruzione colloca le sue direttive in un contesto positivo più ampio, dove si coglie la determinazione del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti a non escludere, nella sua sollecitudine verso i migranti, quelli musulmani. A conferma, si può qui ricordare l’attenzione rispettosa a rifugiati musulmani, i quali, tra l’altro, risultano essere in gran numero, come attesta il documen­to finale della XVI Assemblea plenaria del nostro Consiglio[2].

Del resto, proprio l’Istruzione ha posto in evidenza i valori comuni di Cristianesimo e Islam, anche se espressi con formulazioni diverse. Ricordiamo «la credenza in Dio, Creatore e Mise­ricordioso, la preghiera quotidiana, il digiuno, l’elemosina, il pel­legrinaggio, l’ascesi per il dominio delle passioni, la lotta all’in­giustizia e all’oppressione» (EMCC n. 66). Questo non significa certo voler minimizzare le divergenze, alcune delle quali sono connesse con le acquisizioni legittime della modernità, come recita l’Istruzione in questi precisi termini: «Tenendo in considerazione specialmente i diritti umani, auspichiamo perciò che avvenga, da parte dei nostri fratelli e sorelle musulmani, una cre­scente presa di coscienza che è imprescindibile l’esercizio delle libertà fondamentali, dei diritti inviolabili della persona, della pari dignità della donna e dell’uomo, del principio democratico nel governo della società e della sana laicità dello Stato. Si dovrà al­tresì raggiungere un’armonia tra visione di fede e giusta autonomia del creato» (EMCC n. 66).

Bisogna, poi, inserire tale attenzione all’Islam nel vasto panorama che l’Istruzione ha inteso tracciare considerando le varie categorie di migranti. Oltre ai cattolici di rito latino (cfr EMCC nn. 49-5l), ai quali fa riferi­mento il CIC, è stata contemplata altresì la situazione dei migranti cattolici di rito orientale (cfr EMCC nn. 24-26; 52-55), dando applicazione, fra l’altro, in questo caso, a quanto previsto dal Codice dei Canoni delle Chiese Orientali (CCEO). Hanno poi fatto seguito indi­cazioni e norme pastorali per quanto riguarda il rapporto con i migranti cristiani non in piena comunione con la Chiesa Cattolica (cfr EMCC nn. 3; 56-58) e con quelli di altre religioni (cfr EMCC nn. 59-69). È in questa prospettiva che l’Istruzione ha affrontato temi di vasto respiro e di stringente attualità, quali la dimensione ecumenica del fenomeno delle migrazioni e il dialogo inter­religioso, che oggi è necessario affrontare anche all’interno di comunità nazionali tradizionalmente cattoliche. Insomma, il documento incoraggia «un profondo dialogo con le culture» (EMCC n. 36), nel rispetto dell’identità culturale altrui.

Si potrebbe dunque dire che il tema del dialogo formi il leitmotiv dell’intero documento, attento a favorire l’interazione con un vasto numero di interlocutori. Non si tratta della proposta di un argomento scontato, bensì dell’indicazione di un itinerario capace di evitare uno « scontro di civiltà », che talora è stato ventilato. Soffermandosi quindi sull’inculturazione del Vangelo, l’Istruzione traccia queste significative coordinate: «(essa) comincia con l’ascolto, con la conoscenza, cioè, di coloro a cui si annuncia il Vangelo. Tale ascolto e conoscenza portano infatti a una valutazione più adeguata dei valori e disvalori presenti nella loro cultura alla luce del mistero pasquale di morte e di vita. Non basta qui la tolleranza, occorre la simpatia, il rispetto, per quanto possibile, dell’identità culturale degli interlocutori. Riconoscerne gli aspetti positivi e apprezzarli … solo in questo modo nasce il dialogo, la comprensione e la fiducia. L’attenzione al Vangelo si fa così anche attenzione alle persone, alla loro dignità e libertà. Promuoverle nella loro integrità esige impegno di fraternità, solidarietà, servizio e giustizia. L’amore di Dio, in effetti, mentre dona all’uomo la verità e gli manifesta la sua altissima vocazione, promuove pure la sua dignità e fa nascere la comunità attorno all’annuncio accolto e interiorizzato, celebrato e vissuto» (EMCC n. 36). È questa la base che permette a ciascuno di confrontare la propria identità con altri valori e tradizioni culturali, arricchendosi nel contatto con chi vive valori, atteggiamenti e comportamenti diversi. Ancora una volta, bisogna sottolineare che non si tratta di “ipostatizzare” «facili irenismi» (EMCC n. 56), ma di «sconfiggere pregiudizi, per superare il relativismo religioso e per evitare chiusure e paure ingiustificate, che frenano il dialogo ed erigono barriere, provocando anche violenza o incomprensioni» (EMCC n. 69).

Qualche recensore, con una certa superficialità, ha scritto che l’Istruzione non ha apportato particolari novità nel campo della pastorale migratoria, mentre vi è stato un coro unanime di consensi sul pregio riconosciuto al documento di offrire una sintesi aggiornata, comprensiva e strettamente aderente al reale, in tema scottante e in risposta alla necessità sentita di riaffrontarlo, finalmente, trascorsi 35 anni dall’Istruzione De pastorali migratorum cura (cfr Presentazione della EMCC).

2. Continuità e rinnovamento

L’Istruzione ha recepito comunque il precedente dettato magisteriale, vale a dire, anzitutto, l’urgenza di realizzare una pastorale specifica indirizzata ai migranti cattolici, cioè «verso i fedeli (migranti) che, a motivo della loro condizione di vita, non possono godere a sufficienza della comune ordinaria cura pastorale…» (EMCC n. 21; cfr anche CD n. 18; EF n. 5; DPMC n. 15). La prospettiva, tuttavia, cambia poiché non si considerano più le migrazioni come un fenomeno transitorio, bensì come un fatto che «sempre più va assumendo una configurazione permanente e strutturale» (EMCC n. 1).

È così giunta a maturazione la consapevolezza che i migranti hanno un proprio patrimonio culturale, che va preservato, e ciò implica, secondo l’Istruzione, scelte pastorali specifiche per l'accoglienza dei migranti, così compendiate: «La pastorale specifica è collocata nel contesto del fenomeno migratorio il quale, mettendo in contatto fra loro persone di diversa nazionalità, etnia e religione, contribuisce a rendere visibile l’autentica fisionomia della Chiesa (cfr GS 92) e valorizza la valenza ecumenica e dialogico missionaria delle migrazioni» (EMCC n. 38). Non si tratta dunque soltanto di preservare la fede dei migranti, ma di dare una precisa attenzione al contesto, ai diritti dei migranti in quanto persone, tra i quali l’Istruzione ha riconosciuto quelli ad avere una patria, ad emigrare, a conservare la propria lingua e il patrimonio culturale d’origine, ribadendo quanto già si affermava nel DPMC (nn. 5; 1-11), ma fornendovi nuova enfasi, grazie al pensiero di Giovanni Paolo II. Egli aveva ribadito il «diritto a non emigrare, ad essere cioè nelle condizioni di realizzare i propri diritti ed esigenze legittime nel Paese di origine» (EMCC n. 29)[3]. L’orizzonte che è venuto a dischiudersi è davvero ampio, fino a toccare l’essenza della Chiesa, sacramentum unitatis, così: «la pastorale dei migranti diventa un servizio ecclesiale per i fedeli di lingua o cultura diverse da quelle del Paese di accoglienza e al tempo stesso assicura un apporto specifico delle collettività straniere alla costruzione di una Chiesa che sia segno e strumento di unità in vista di una umanità rinnovata» (EMCC n. 89).

3. Universalità della missione evangelizzatrice

Il carattere proprio dell’Istruzione EMCC, dunque, consiste anzitutto nel focalizzare elementi cui si accennava nei pronunciamenti anteriori ponendo in risalto il fenomeno migratorio, attraverso il filtro di valore della Rivelazione (storia della salvezza), come «segno dei tempi» e «sfida» (prima parte). Quindi, in essa assume forte rilievo il tratteggio di una pastorale dell’accoglienza (seconda parte), che confluisce nella presentazione articolata degli Operatori pastorali (terza parte) e delle relative strutture di pastorale missionaria (quarta parte).

Uno dei pregi più significativi dell’Istruzione è dunque l’assunzione di nuova consapevolezza del mutare dei tempi e, di conseguenza, dell’apparire di nuovi scenari per l’annuncio evangelico. Accanto ad altre realtà, perciò, anche le migrazioni si possono ben qualificare come nuovi areopaghi sui quali i popoli si possono incontrare e conoscere Gesù Cristo e il suo Vangelo. Per questo, la Chiesa è chiamata anzitutto a riprendere un dialogo costruttivo con le culture, per evitare che i «semina Verbi» cadano in terreno non adatto ad accoglierli, o siano destinati ad inaridire e morire senza portare frutto (cfr EMCC n. 96). Le persone “in esodo”, in particolare dai Paesi non tradizionalmente cristiani, che in misura sempre più massiccia abbandonano le proprie terre per approdare, carichi di speranza e di illusioni, alle spiagge dei Paesi di tradizione cristiana, più di altri hanno bisogno di sperimentare la novità del Cristianesimo, che offre la rivelazione del volto accogliente e misericordioso di Dio.

Ecco, dunque, le urgenze e le sfide che sollecitano la Chiesa a individuare rinnovate forze attive nell’ambito della sua missione di dialogo e di evangelizzazione a dimensione universale. E di fatto, nuovi germogli stanno fiorendo. Tra questi va maturando, oggi, una nuova fioritura del laicato, maturo e responsabile, desideroso di offrire il suo servizio a favore dell’evangelizzazione nel campo della mobilità umana: «In una Chiesa che si sforza di essere interamente missionaria ministeriale, sospinta dallo Spirito, è qui il rispetto dei doni di tutti che va messo in rilievo. A questo riguardo i fedeli laici occupano spazi di giusta autonomia, ma assumono anche tipiche incombenze di Diaconia» (EMCC n. 86; cfr anche nn. 87-88).

4. Sguardo al futuro

L’Istruzione EMCC sembra pertanto già potersi configurare come pietra miliare dell’insegnamento ecclesiale sulla mobilità umana, offrendo alla Chiesa «l’occasione storica di una verifica delle sue note caratteristiche» (EMCC n. 97), vale a dire, anzitutto, l’unità e la cattolicità, che trovano espressione nella molteplicità e diversità di popoli, lingue, culture e nazioni, composti in armoniosa sintonia. L’«edificio spirituale» (1Pt 2,5), la Chiesa, paragonabile anche alla dinamicità relazionale del «corpo» (Rm 12,4-5; 1Cor 10,17; 12,12-27), si realizza mediante la santità, il giungere all’«Uomo perfetto» (Ef 4,13), che si fa manifesta soprattutto nelle variopinte e sempre nuove espressioni della carità cristiana. Ciò si dica, senza trascurare la tipica dimensione escatologica della Chiesa stessa, la quale «è ora in faticoso cammino verso la meta finale» (EMCC n. 17), di cui le migrazioni sono «segno vivo» (EMCC n. 18). Tali note teologiche autorizzano l’intero documento a qualificarsi come autentica manifestazione della carità evangelica – e da ciò il titolo Erga migrantes caritas Christi – che la Chiesa intende, ancora una volta, manifestare agli uomini e alle donne migranti. Per questa ragione, anche gli elementi normativi, che percorrono tutta l’Istruzione, hanno di mira l’orientamento dell’azione pastorale verso la carità. E proprio questo afflatus charitatis è stato ben rilevato anche dai recensori del documento.

La consegna dell’Istruzione, perciò, mantiene lo sguardo della Chiesa orientato verso la testimonianza della carità, come via privilegiata per una rinnovata evangelizzazione, passando attraverso le significative tappe dell’accoglienza, (cfr EMCC nn. 39-43) della solidarietà (ibidem) e della comunione (cfr EMCC nn. 37; 98-99). Non vi manca altresì un incisivo impegno a favorire il dialogo culturale, ecumenico ed interreligioso (cfr EMCC n. 100), in connessione con i temi del pluralismo etnico e della inculturazione della fede, sui quali si innesta un’inedita opportunità per la vita e la missione della Chiesa agli inizi del terzo millennio (cfr EMCC nn. 34-36), «quale vessillo levato tra i popoli» (UR n. 2)*.

In occasione di questo primo anniversario della pubblicazione dell’Istruzione, approvata dal Papa Giovanni Paolo II nella significativa data del 1° Maggio 2004, Memoria di San Giuseppe Lavoratore, pubblichiamo qui di seguito vari opportuni commenti ad alcuni aspetti importanti del Documento**.           

 
[1] Cfr L’Osservatore Romano 15 maggio 2004; AAS XCVI (2004) 762-822.
[2] Cfr Documento Finale, in People on the Move 96 (2004) 164.
[3] Cfr Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Discorso del Santo Padre, 2: Atti del IV Congresso Mondiale sulla Pastorale dei Migranti e dei Rifugiati (5-10 Ottobre 1998), Città del Vaticano 1999, p. 9. D’altra parte, la cura pastorale specifica verso i migranti risponde esattamente al diritto fondamentale del battezzato a ricevere abbondantemente i mezzi salvifici, per cui un noto canonista attesta: «penso  non sia esagerato affermare che su questo principio è imperniato tutto l’impianto normativo della nuova Istruzione»: E. Baura, «L’Istruzione “Erga migrantes caritas Christi”. Profili giuridici», in L’Osservatore Romano, giovedì 10 giugno 2004, p. 9.
* Il testo, fin qui, è stato pubblicato su L’Osservatore Romano, del 1° Maggio 2005, p. 9.
** Ci ripromettiamo di tradurre in altre lingue alcuni commenti qui di seguito pubblicati, e di inserirli successivamente nel nostro website.

 

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