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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 99, December 2005

 

 

PAROLA DEL SANTO PADRE

FROM THE HOLY FATHER 

 

IL PELLEGRINAGGIO DI BENEDETTO XVI NELLA BASILICA 

DI SAN PAOLO FUORI LE MURA

Rendo grazie a Dio che, all’inizio del mio ministero di Successore di Pietro, mi concede di sostare in preghiera presso il sepolcro dell’apostolo Paolo. E’ questo per me un pellegrinaggio tanto desiderato, un gesto di fede, che compio a nome mio, ma anche a nome della diletta Diocesi di Roma, della quale il Signore mi ha costituito Vescovo e Pastore, e della Chiesa universale affidata alle mie premure pastorali. Un pellegrinaggio, per così dire, alle radici della missione, di quella missione che Cristo risorto affidò a Pietro, agli Apostoli e, in modo singolare, anche a Paolo, spingendolo ad annunciare il Vangelo alle genti, fino a giungere in questa Città, dove, dopo avere a lungo predicato il Regno di Dio (At 28,31), rese con il sangue l’estrema testimonianza al suo Signore, che lo aveva “conquistato” (Fil 3,12) e inviato. […]

Cari amici, come Successore di Pietro, sono qui per ravvivare nella fede questa “grazia dell’apostolato”, perché Dio, secondo un’altra espressione dell’Apostolo delle genti, mi ha affidato “la sollecitudine per tutte le Chiese” (2 Cor 11,28). E’ dinanzi ai nostri occhi l’esempio del mio amato e venerato predecessore Giovanni Paolo II, un Papa missionario, la cui attività così intensa, testimoniata da oltre cento viaggi apostolici oltre i confini d’Italia, è davvero inimitabile. Che cosa lo spingeva ad un simile dinamismo se non lo stesso amore di Cristo che trasformò l’esistenza di san Paolo (cfr 2 Cor 5,14)? Voglia il Signore alimentare anche in me un simile amore, perché non mi dia pace di fronte alle urgenze dell’annuncio evangelico nel mondo di oggi. La Chiesa è per sua natura missionaria, suo compito primario è l’evangelizzazione. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dedicato all’attività missionaria il Decreto denominato, appunto, “Ad gentes”, che ricorda come “gli Apostoli… seguendo l’esempio di Cristo, «predicarono la parola della verità e generarono le Chiese» (S. Aug., Enarr. in Ps. 44,23: PL 36,508)” e che “è compito dei loro successori dare continuità a quest’opera, perché «la parola di Dio corra e sia glorificata» (2 Ts 3,1) e il Regno di Dio sia annunciato e stabilito in tutta la terra” (n. 1).

All’inizio del terzo millennio, la Chiesa sente con rinnovata vivezza che il mandato missionario di Cristo è più che mai attuale. Il Grande Giubileo del Duemila l’ha condotta a “ripartire da Cristo”, contemplato nella preghiera, perché la luce della sua verità sia irradiata a tutti gli uomini, anzitutto con la testimonianza della santità. 

L’Osservatore Romano, N. 100 (43.937), 27 Aprile 2005, p. 6-7 

 

AN interesting aspect of the coat of arms of His Holiness Benedict XVI

The scallop shell, has been used for centuries to distinguish pilgrims. Benedict XVI wanted to keep this symbolism alive, treading in the footsteps of John Paul II, a great pilgrim to every corner of the world. The design of large shells that decorated the chasuble he wore at the solemn liturgy for the beginning of his Pontificate, Sunday, 24 April, was also most evident.

L’Osservatore Romano (English Edition), N. 21 (1895), 25 May 2005, p. 6. 

“E tutti vogliamo cercare di essere sempre più cattolici, sempre più fratelli e sorelle nella grande famiglia di Dio, quella famiglia in cui non esistono stranieri.

(dall’Omelia del 7 maggio 2005, per l’ insediamento a San Giovanni in Laterano)

L’Osservatore Romano, N. 110 (43.947), 9-10 Maggio 2005, p. 6-7 

 

AU CORPS DIPLOMATIQUE ACCREDITE PRES LE SAINT-SIEGE

Afin de poursuivre en ce sens, l’Eglise ne cesse de proclamer et de défendre les droits humains fondamentaux, malheureusement encore violés en différentes parties de la terre, et elle oeuvre afin que soient reconnus les droits de toute personne humaine à la vie, à la nourriture, à un toit, au travail, à l’assistance sanitaire, à la protection de la famille et à la promotion du développement social, dans le respect de la dignité de l’homme et de la femme, créés à l’image de Dieu. Soyez assurés que l’Eglise catholique continuera, dans le cadre et avec les moyens qui lui sont propres, à offrir sa collaboration pour la sauvegarde de la dignité de tout homme et le service du bien commun. Elle ne demande aucun privilège pour elle-même, mais uniquement les conditions légitimes de liberté et d’action à sa mission. Dans le concert des nations, elle souhaite toujours favoriser l’entente entre les peuples et la coopération fondées sur une attitude de loyauté, de discrétion et de cordialité.

L’Osservatore Romano (Hebdomadaire en langue Française), N. 20 (2881), 17 Mai 2005, p. 2 

 

TO A GROUP OF BISHOPS OF THE EPISCOPAL CONFERENCE OF SRI LANKA DURING THEIR “AD LIMINA” VISIT

The Christian community has a particular obligation to care for those children who have lost their parents as a result of the natural disaster. To these most vulnerable members of society the Kingdom of heaven belongs (cf. Mt 19:14), yet so often they are simply forgotten or shamelessly exploited as soldiers, labourers, or innocent victims in the trafficking of human beings. No effort should be spared to urge civil authorities and the international community to fight these abuses and to offer young children the legal protection they justly deserve.

L’Osservatore Romano (English Edition), N. 20 (1894), 18 May 2005, p. 5. 

 

A LA CONFERENCIA EPISCOPAL ESPAÑOLA, CON MOTIVO DE LA PEREGRINACIÓN NACIONAL AL SANTUARIO DE NUESTRA SEÑORA DEL PILAR DE  ZARAGOZA

Me es grato dirigiros mi cordial saludo y unirme espiritualmente a vosotros en la peregrinación nacional al Santuario de Nuestra Señora del Pilar de Zaragoza, para conmemorar el 150° aniversario de la definición del dogma de la Inmaculada Concepción y renovar la consagración de España al Inmaculado Corazón de María, que tuvo lugar hace cincuenta años.

Con esta peregrinación queréis profundizar en el admirable misterio de María y reflexionar sobre su inagotable riqueza para la vocación de todo cristiano a la santidad.

Al coincidir el Año de la Inmaculada con el Año de la Eucaristía, en la escuela de María podremos aprender mejor a Cristo. Contemplándola como la “mujer eucarística”, ella nos acompaña al encuentro con su Hijo, que permanece con nosotros “todos los días hasta el fin del mundo” (Mt 28, 20), especialmente en el Santísimo Sacramento.

La Inmaculada refleja la misericordia del Padre. Concebida sin pecado, fue capaz de perdonar también a quienes abandonaban y herían a su Hijo al pie de la cruz. Como Abogada nos ayuda en nuestras necesidades e intercede por nosotros ante su Hijo diciéndole, como en Caná de Galilea, “no tienen vino” (Jn2,3),confiando en que su bondadoso corazón no defraudará en un momento de dificultad. Al indicar claramente “haced todo lo que él os diga” (Jn2,5),nos invita a acercarnos a Cristo y, en esa cercanía, experimentar, gustar y ver “qué bueno es el Señor”. De esta experiencia nace en el corazón humano una mayor clarividencia para apreciar lo bueno, lo bello, lo verdadero.

Acompañada de la solicitud paterna de José, María acogió a su Hijo. En el hogar de Nazaret Jesús alcanzó su madurez, dentro de una familia, humanamente espléndida y transida del misterio divino, y que sigue siendo modelo para todas las familias.

A este respecto, en la convivencia doméstica la familia realiza su vocación de vida humana y cristiana, compartiendo los gozos y expectativas en un clima de comprensión y ayuda recíproca. Por eso, el ser humano, que nace, crece y se forma en la familia, es capaz de emprender sin incertidumbres el camino de bien, sin dejarse desorientar por modas o ideologías alienantes de la persona humana. [...]

A los pies de la Virgen pongo todas vuestras inquietudes y esperanzas, confiando en que el Espíritu Santo moverá a muchos para que amen con generosidad la vida, para que acojan a lospobres, amándolos con el mismo amor de Dios. [...]

A cuantos participáis en esta gran peregrinación al Santuario de Nuestra Señora del Pilar de Zaragoza, os invito a intensificar la devoción mariana en vuestros pueblos y ciudades donde Ella os espera en los innumerablestemplos y santuarios que llenan la tierra española; y también en las parroquias, en las comunidades y en los hogares. Volved gozosos con la Bendición Apostólica que os imparto con gran afecto.

L’Osservatore Romano, N. 122 (43.959), 23-24 Mayo 2005, p. 4 

 

Ai partecipanti all’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana

La stessa sollecitudine per il vero bene dell’uomo che ci spinge a prenderci cura delle sorti delle famiglie e del rispetto della vita umana si esprime nell’attenzione ai poveri che abbiamo tra noi, agli ammalati, agli immigrati, ai popoli decimati dalle malattie, dalle guerre e dalla fame. Cari fratelli Vescovi italiani, desidero ringraziare voi e i vostri fedeli per la larghezza della vostra carità, che contribuisce a rendere concretamente la Chiesa quel popolo nuovo nel quale nessuno è straniero. Ricordiamoci sempre delle parole del Signore: quello che avete fatto “a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40).

L’Osservatore Romano, N. 127 (43.964), 30-31 Maggio 2005, p. 5 

 

“ANGELUS DOMINI”, domenica 5 Giugno 2005

La festa del Sacro Cuore è stata anche la Giornata Mondiale per la santificazione dei sacerdoti, occasione propizia per pregare affinché i presbiteri nulla antepongano all’amore di Cristo. Profondamente devoto al Cuore di Cristo fu il beato Giovanni Battista Scalabrini Vescovo, patrono dei migranti, di cui il 1° giugno abbiamo ricordato il centenario della morte. Egli fondò i Missionari e le Missionarie di San Carlo Borromeo, detti “Scalabriniani”, per l’annuncio del Vangelo tra gli emigranti italiani. Ricordando questo grande Vescovo, rivolgo il mio pensiero a coloro che si trovano lontani dalla patria e spesso anche dalla famiglia ed auspico che incontrino sempre sul loro cammino volti amici e cuori accoglienti, capaci di sostenerli nelle difficoltà di ogni giorno.

L’Osservatore Romano, N. 133 (43.970), 6-7 Giugno 2005, p. 5

 

TO THE BISHOPS OF SOUTH AFRICA, BOTSWANA, SWAZILAND, NAMIBIA AND LESOTHO

Family life has always been a unifying characteristic of African society. In fact, it is within the “domestic Church”, “built on the solid cultural pillar and noble values of the African tradition of the family”, that children first learn of the centrality of the Eucharist in Christian life (cf. Ecclesia in Africa, 92). It is of great concern that the fabric of African life, its very source of hope and stability, is threatened by divorce, abortion, prostitution, human trafficking and a contraceptive mentality, all of which contribute to a breakdown in sexual morality. Brother Bishops, I share your deep concern over the devastation caused by AIDS and related diseases. I especially pray for the widows, the orphans, the young mothers and all those whose lives have been shattered by this cruel epidemic. I urge you to continue your efforts to fight this virus which not only kills but seriously threatens the economic and social stability of the Continent. The Catholic Church has always been at the forefront both in prevention and in treatment of this illness. The traditional teaching of the Church has proven to be the only failsafe way to prevent the spread of HIV/AIDS. For this reason, “the companionship, joy, happiness and peace which Christian marriage and fidelity provide, and the safeguard which chastity gives, must be continuously presented to the faithful, particularly the young” (Ecclesia in Africa 116).

L’Osservatore Romano (English Edition), N. 24 (1898), 15 June 2005, p. 3. 

 

AU NOUVEL AMBASSADEUR DE LA REPUBLIQUE DE GUINEE 

Parmi les conséquences des violences que connaît votre région, on assiste malheureusement au développement du drame des populations déplacées, qui crée des situations d’urgence humanitaire. Votre pays a généreusement répondu à cette détresse, en donnant notamment l’hospitalité à un nombre important de réfugiés, souvent au prix de grands sacrifices. C’est avant tout le drame d’hommes et de femmes dont il faut soulager les souffrances et à qui il faut rendre l’espoir. Mais ce sont les causes de ce drames qu’il faut éradiquer, car c’est la dignité humaine d’êtres que Dieu a créés qui est gravement atteinte. Je souhaite que les Gouvernants des nations n’oublient pas les réfugiés qui, dans plusieurs pays d’Afrique, attendent avec impatience qu’une attention soit portée à leur sort et que la communauté internationale s’engage avec une ferme détermination en faveur de la paix et de la justice.

L’Osservatore Romano (Hebdomadaire en langue Française), N. 25 (2886), 21 Juin 2005, p. 4

 

“ANGELUS”, SUNDAY 19 JUNE 2005

Tomorrow, 20 June, we will be celebrating World Refugee Day, promoted by the United Nations to keep attention focussed on the problems of those who are forced to leave their Homeland. This year's theme "The courage to be a refugee", lays the emphasis on the strength of spirit demanded of those who have to leave everything, sometimes even their family, to escape grave problems and dangers. 

The Christian Community feels close to all who are experiencing this painful condition; it endeavours to encourage them and in various ways shows them its interest and love, which is expressed in concrete gestures of solidarity so that everyone who is far from his own Country will feel the Church as a homeland where no one is a stranger. 

The loving attention of Christians to those in difficulty and their commitment to a more supportive society are continually nourished by active and conscious participation in the Eucharist. Anyone nourished with the faith of Christ at the Eucharistic Table assimilates his same style of life, which is the style of service especially attentive to the weakest and most underprivileged persons. In fact, practical charity is a criterion that proves the authenticity of our liturgical celebrations (cf. Apostolic Letter Mane Nobiscum Domine,n. 28). 

May theYear of the Eucharist, which we are living in, help the diocesan and parish communities to revive this capacity of going out to relieve the many forms of poverty in our world. 

Today let us entrust the men, women and children who are living the plight of refugees to the motherly protection of Mary Most Holy who, together with her spouse, St Joseph and the Child Jesus experienced the bitterness of exile when Herod's senseless persecution obliged the Holy Family to flee to Egypt (Mt 2: 13-23). 

Let us pray to the Blessed Virgin that these brothers and sisters of ours will meet with acceptance and understanding on their journey. 

L’Osservatore Romano (English Edition), N. 25 (1899), 22 June 2005 

 

“ANGELUS DOMINI”, domenica 26 giugno 2005

La fine di giugno segna per i Paesi dell’emisfero nord del pianeta l’inizio della stagione estiva e per tanta gente comincia il tempo delle ferie. Mentre auguro a tutti di poter vivere serenamente qualche giorno di meritato riposo e di distensione, vorrei rivolgere un appello alla prudenza a coloro che si mettono in cammino per raggiungere i vari luoghi di villeggiatura. Ogni giorno, purtroppo, specialmente nei fine settimana, si registrano sulle strade incidenti con tante vite umane tragicamente stroncate, e più di metà delle vittime sono in età giovanile. Negli ultimi anni molto si è fatto per prevenire tali tragici eventi, ma si può e si deve fare di più con il contributo e l’impegno di tutti. Occorre combattere la distrazione e la superficialità, che in un attimo possono rovinare il futuro proprio e altrui. La vita è preziosa ed unica: va rispettata e protetta sempre, anche con un corretto prudente comportamento sulle strade.

L’Osservatore Romano, N.151 (43.988), 27-28 Giugno 2005, p. 5

 

Discorso all’aeroporto internazionale di Köln/Bonn

In questi giorni di più intensa preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù, le Diocesi della Germania e, in particolare, la Diocesi e la Città di Colonia, si sono animate per la presenza di tanti giovani, provenienti da diverse parti del mondo. Ringrazio quanti hanno offerto la loro competente e generosa collaborazione per l’organizzazione di questo evento ecclesiale di portata mondiale. Il mio pensiero riconoscente va alle parrocchie, agli istituti religiosi, alle associazioni, alle organizzazioni civili e ai privati cittadini per la sensibilità dimostrata nell’offrire una calorosa e adeguata ospitalità alle migliaia di pellegrini qui convenuti dai vari continenti. Trovo bello che in tali occasioni la virtù quasi scomparsa dell’ospitalità, che appartiene alle virtù originarie dell’uomo, viva di nuovo e in tal modo possano incontrarsi persone di tutte le condizioni.

Nel corso di questa Giornata Mondiale della Gioventù rifletteremo insieme sul tema “Siamo venuti per adorarlo” (Mt 2, 2). Si tratta di un’opportunità da non perdere per approfondire il significato dell’esistenza umana come “pellegrinaggio”, come cammino compiuto sotto la guida della “stella” alla ricerca del Signore. Guarderemo insieme alle figure dei Magi che non avrebbero mai potuto immaginare di divenire pellegrini anche dopo la morte, che un giorno, le loro reliquie sarebbero state portate in pellegrinaggio a Colonia.  

L’Osservatore Romano, N. 193 (44.030), 19 Agosto 2005, p. 5. 

 

CELEBRATION WELCOMING THE YOUNG PEOPLE (COLOGNE – POLLER WIESEN, 18 AUGUST 2005)

And now I shall go as a pilgrim to the Cathedral of Cologne, to venerate the relics of the holy Magi who left everything to follow the star which was guiding them to the Saviour of the human race. You too, dear young people, have already had, or will have, the opportunity to make the same pilgrimage. These relics are only the poor and frail sign of what those men were and what they experienced so many centuries ago. The relics direct us towards God himself: it is he who, by the power of his grace, grants to weak human beings the courage to bear witness to him before the world. By inviting us to venerate the mortal remains of the martyrs and saints, the Church does not forget that, in the end, these are indeed just human bones, but they are bones that belonged to individuals touched by the transcendent power of God. The relics of the saints are traces of that invisible but real presence which sheds light upon the shadows of the world and reveals the Kingdom of Heaven in our midst. They cry out with us and for us: “Maranatha!” – “Come Lord Jesus!”

L’Osservatore Romano (English Edition), N. 34 (1907), 24 August 2005, p. 4. 

 

AL GRUPO DE LA CONFERENCIA DEL EPISCOPADO MEXICANO EN VISITA “AD LIMINA APOSTOLORUM

También en México se vive frecuentemente en una situación de pobreza. En muchos fieles se constata, sin embargo, una fe en Dios, un sentido religioso acompañado de expresiones ricas en humanidad, hospitalidad, hermandad y solidaridad. Estos valores se ponen en peligro con la migración al extranjero, donde muchos trabajan en condiciones precarias, en un estado de indefensión y afrontando con dificultad un contexto cultural distinto a su idiosincrasia social y religiosa. Donde los emigrantes encuentran buena acogida en una comunidad eclesial, que los acompaña en su inserción en la nueva realidad, este fenómeno es en cierto modo positivo e incluso favorece la evangelización de otras culturas.

Profundizando en el tema de la migración, la Asamblea Especial del Sínodo de los Obispos para América ha ayudado a descubrir que, por encima de los factores económicos y sociales, existe una apreciable unidad que viene de una fe común, que favorece la comunión fraterna y solidaria. Esto es fruto de las diversas formas de presencia y de encuentro con Jesucristo vivo, que se han dado y se dan en la historia de América. La movilidad humana, pues, es una prioridad pastoral en las relaciones de cooperación con la Iglesia de Norteamérica.

L’Osservatore Romano, N. 217 (44.054), 16 Septiembre 2005, p. 5.

 

AL TERCER GRUPO DE OBISPOS DE LA CONFERENCIA DEL EPISCOPADO MEXICANOEN VISITA “AD LIMINA APOSTOLORUM

La vida urbana esta marcada por la convivencia de múltiples cultural y costumbres de sus habitantes. En las grandes ciudades se encuentran importantes centros de la vida económica, universitaria y cultural, así como las instituciones políticas y legislativas, de donde irradian su influencia al resto de la nación. Al mismo tiempo, en ellas la vida es compleja por las diversas clases sociales a las que la pastoral diocesana debe atender sin discriminación, cuidando de manera prioritaria a quienes se encuentran en situación de gran pobreza, soledad o marginación. Todos estos grupos sociales forjan el rostro urbano y constituyen un continuo desafió para la tarea pastoral, cuya planificación debe atender también a los hermanos que emigran, cada vez en mayor numero, del ambiente rural al urbano en busca de una vida mas digna. Esta realidad, con sus problemas acuciantes, ha de suscitar la sensibilidad de sus Pastores. Como nos recuerda el Concilio Vaticano II, «es necesario, por tanto, conocer y comprender el mundo en el que vivimos, sus expectativas, sus aspiraciones y su índole muchas veces dramática» (Gaudium et Spes, 4).

L’Osservatore Romano, N. 224 (44.061), 24 Septiembre 2005, p. 5.

 

“ANGELUS DOMINI”, domenica 25 SETTEMBRE 2005

Dopodomani sarà celebrata la Giornata Mondiale del Turismo, fenomeno sociale assai rilevante nel mondo contemporaneo. Rinnovo l’auspicio che il turismo si accompagni sempre al rispetto per le persone e le culture e possa favorire il dialogo e la comprensione. Giovedì prossimo, poi, ricorrerà la Giornata Marittima Mondiale. Colgo l’occasione per rivolgere un cordiale saluto, accompagnato dalla preghiera, a tutti coloro che lavorano sui mari.  

This Thursday too, World Maritime Day will be celebrated. I take this occasion to address a cordial greetings, accompanied by prayer, to all those who work at sea.

Jeudi prochain sera célébrée également la Journée Mondiale de la Mer. Je profitede de cette occasion pour adresser un salut cordial, accompagné de ma prière, à tous ceux qui travaillent en mer..

El jueves próximo se celebrara el Día Marítimo Mundial. Aprovecho la ocasión para dirigir un cordial saludo, acompañado por la oración, a todos aquellos que trabajan en el mar.

L’Osservatore Romano, N. 226 (44.063), 26-27 Settembre 2005, p. 5.

 

AL TERMINE DELLA CELEBRAZIONE DI BEATIFICAZIONE DEL CARD. VON GALEN

Così egli ci dona coraggio, ci esorta a vivere di nuovo nella fede oggi e ci mostra anche come sia realizzabile nelle cose semplici e umili e tuttavia grandi e profonde. Ricordiamo che egli tanto spesso si è recato a piedi in pellegrinaggio presso la Madre di Dio a Telate, che ha introdotto l’adorazione perpetua a san Servazio, che spesso nel Sacramento della Penitenza ha chiesto la grazia del perdono e l’ha ottenuta. Egli ci mostra dunque questa cattolicità semplice, nella quale il Signore ci incontra, nella quale schiude il nostro cuore e ci dona il discernimento degli spiriti, il coraggio della fede e la gioia di essere salvati. Rendiamo grazie a Dio per questo grande testimone della fede e preghiamolo affinché ci illumini e ci guidi. Beato Cardinale von Galen, proprio in quest’ora prega per noi, per la Chiesa in Germania e in tutto il mondo. Amen. 

L’Osservatore Romano, N. 238 (44.075), 10-11 Ottobre 2005, p. 8-9.

 

MESSAGE to CARDINAL WALTER KASPER President of the Pontifical Council for Promoting Christian Unity and of the Commission for Religious Relations With Judaism 

I was pleased to be informed of the Second Conference on Peace and Tolerance, organized by the Ecumenical Patriarchate in conjunction with the Appeal of Conscience Foundation, on the theme: “Dialogue and Understanding in South-East Europe, the Caucasus and Central Asia”. I entrust you, Venerable Brother, with the task of conveying my cordial greetings to the participants who will be meeting in Istanbul during the coming days, as well as my appreciation for their strong commitment to fostering understanding and cooperation between the followers of different religions. In particular, I ask you to express my fraternal good wishes to His Holiness Bartholomew I, Archbishop of Constantinople, and to assure Rabbi Arthur Schneider of my spiritual closeness at this time.

The themes of peace and tolerance are of vital importance in a world where rigid attitudes so often give rise to misunderstanding and suffering and can even lead to deadly violence. Dialogue is clearly indispensable if solutions are to be found to the harmful conflicts and tensions that cause so much damage to society. Only through dialogue can there be hope that the world will become a place of peace and fraternity.

It is the duty of every person of good will, and especially of every believer, to help build a peaceful society and to overcome the temptation towards aggressive and futile confrontation between different cultures and ethnic groups. Each of the world’s peoples has a responsibility to make its own particular contribution to peace and harmony by placing its spiritual and cultural heritage and its, ethical values at the service of the human family throughout the world. This goal can only be achieved if at the heart of the economic, social and cultural development of each community is a proper respect for life and for the dignity of every human person. A healthy society always promotes respect for the inviolable and inalienable rights of all people. Without “an objective moral grounding, not even democracy is capable of ensuring a stable peace” (Evangelium vitae, 70). In this sense, moral relativism undermines the workings of democracy, which by itself is not enough to guarantee tolerance and respect among peoples.

It is of fundamental importance, therefore, to educate in truth, and to foster reconciliation wherever there has been injury. Respect for the rights of others, bearing fruit in sincere and truthful dialogue, will indicate practical steps that can be taken. Every person of good will has a duty to work towards this goal. It is all the more urgent, however, for those who recognize in God the One who is Father of all, whose mercy is freely offered to all, who judges with justice and offers to all his life‑giving friendship. For Christians, the Creator’s generosity is visible in the face of Him whom God “made to be sin… so that in Him we might become the righteousness of God” (2 Cor 5:21), Christ our peace and our true reconciliation.

As I entrust these thoughts to you Venerable Brother, I ask you, on the occasion of this Conference, to reaffirm the Catholic Church’s strong commitment to work tirelessly for cooperation between peoples, cultures and religions, so that abundant graces and heavenly blessings will descend upon all God’s children.

L’Osservatore Romano, N. 262 (44.099), 9 Novembre 2005, p. 5.

 

Ai Vescovi dI Bulgaria in visita ad limina

Dopo il triste periodo dell’oppressione comunista, i cattolici che hanno perseverato con alacre fedeltà nella loro adesione a Cristo avvertono ora l’urgenza di rassodare la propria fede e di diffondere il Vangelo in tutti gli ambiti sociali, specialmente dove più manifesto è il bisogno dell’annuncio cristiano. Penso, ad esempio, alla forte denatalità, all’alta percentuale di aborti, alla fragilità di tante famiglie, al problema dell’emigrazione. Sono lieto di sapere che la Chiesa cattolica in Bulgaria è fortemente impegnata in campo sociale, per sovvenire alle necessità di tanti poveri. Vi incoraggio, venerati Fratelli, a proseguire su tale cammino al servizio del Popolo bulgaro, a me caro.

L’Osservatore Romano, N. 266 (44.103), 13 Novembre 2005, p. 5 

 

“ANGELUS DOMINI”, domenica 20 NOVEMBRE 2005

Je salue cordialement les pèlerins francophones. En ce dimanche consacré aux victimes de la route, je confie à l’amour du Seigneur toutes les personnes décédées dans des accidents de la circulation, ainsi que les très nombreux blessés et leurs familles. J’invite tous les automobilistes à une conduite prudente et responsable, afin de lutter efficacement, avec les Autorités, contre ce mal social et de réduire le nombre des victimes.

L’Osservatore Romano, N. 273 (44.110), 21-22 Novembre 2005, p. 6

 

Ai Vescovi della POLONIA in visita ad limina

L’aumento del numero dei giovani che scelgono le scuole superiori con la maturità e di coloro che intraprendono gli studi universitari è una sfida nei riguardi dei pastori della Chiesa in Polonia per una continua ricerca di forme nuove della pastorale universitaria.

L’Osservatore Romano, N. 278 (44.115), 27 Novembre 2005, p. 5

 

AL CARDINALE GABRIEL ZUBEIR WAKO, ARCIVESCOVO DI KHARTOUM IN UDIENZA PRIVATA

The horror of events unfolding in Darfur, to which my beloved predecessor Pope John Paul II referred on many occasions, points to the need for a stronger international resolve to ensure security and basic human rights. Today, I add my voice to the cry of the suffering and assure you that the Holy See, together with the Apostolic Nuncio in Khartoum, will continue to do everything possible to end the cycle of violence and misery. 

L’Osservatore Romano, N. 279 (44.116), 28-29 Novembre 2005, p. 5

 

ALL’UDIENZA GENERALE DI MERCOLEDÌ 30 NOVEMBRE 2005

Domani 1° dicembre ricorre la Giornata Mondiale contro l’AIDS, iniziativa delle Nazioni Unite che intende richiamare l’attenzione sul flagello dell’AIDS, ed invitare la Comunità internazionale ad un rinnovato impegno nell’opera di prevenzione e nell’assistenza solidale verso coloro che ne sono colpiti. Le cifre diffuse in merito sono allarmanti! Seguendo da vicino l’esempio di Cristo, la Chiesa ha sempre considerato la cura degli infermi come parte integrante della sua missione. Incoraggio pertanto le molte iniziative promosse, in modo speciale dalle comunità ecclesiali, per debellare questa malattia e mi sento vicino ai malati di AIDS e alle loro famiglie, invocando per loro l’aiuto e il conforto del Signore.

L’Osservatore Romano, N. 281 (44.118), 1° Dicembre 2005 

 

AL CONSIGLIO DEI CAPPELLANI DELLE CARCERI ITALIANE

Il mio pensiero va inoltre a voi, che fate parte del Consiglio dei Cappellani delle carceri italiane, qui guidati dall’Ispettore Generale Mons. Giorgio Caniato. Grazie per il prezioso ministero che svolgete con carità evangelica a fianco dei carcerati; assicuro la mia preghiera per ciascuno di voi e i reclusi negli Istituti di detenzione, ai quali vorrei far giungere il mio affettuoso saluto. (N.B. Un gran numero di carcerati è composto da migranti)

L’Osservatore Romano, N. 281 (44.118), 1° Dicembre 2005, p. 5

 

TO THE NEW AMBASSADOR OF TANZANIA

Moreover, the generosity that your country has shown by taking in nearly a million refugees fleeing the violence and bloodshed of wars in their homelands is most praiseworthy. The nation can certainly be proud of these instances of concern for the greater good of all; they represent significant gestures that make Tanzania an example for Africa and the world. I am also aware of the great material burden which this generosity has placed on your country, and I encourage the international community to continue to support you in your efforts to assist marginalized and displaced peoples.

L’Osservatore Romano, N. 282 (44.119), 2 Dicembre 2005, p. 4

 

TO THE NEW AMBASSADOR OF SOUTH AFRICA

The Catholic Church is well respected for her efforts to work with civil governments in addressing the many social and human problems affecting Africa. One notable example of this is the struggle against HIV / AIDS where statistics taken in several regions of Africa confirm the results of policies based on continence, the promotion of faithfulness in marriage and the importance of family life. Education, health-care and assistance to the poor also indicate sectors where collaboration has been most advantageous and rewarding. In this context, I would assure you that the Catholic Church will continue to offer her cooperation wherever she may be of assistance, and I would encourage your government to promote an ever-greater awareness of the dignity of human life from conception to natural death.

L’Osservatore Romano, N. 282 (44.119), 2 Dicembre 2005, p. 7

 

AL NUEVO EMBAJADOR DE EL SALVADOR

Por otra parte, el doloroso y vasto problema de la pobreza, que induce a muchos salvadoreños a emprender la vía arriesgada de la emigración con todas sus secuelas en el ámbito familiar y social, tiene graves consecuencias en el campo de la educación, de la salud y de la vivienda, y constituye un apremiante desafió para los gobernantes y responsable de las instancias públicas para que todos dispongan de los bienes primarios y encuentren los medios indispensables que permitan su promoción y desarrollo integral.

L’Osservatore Romano, N. 282 (44.119), 2 Dicembre 2005, p. 6

 

TO THE NEW AMBASSADOR OF DENMARK

In Denmark, as in many European countries, there is currently much discussion of the issues associated with immigration. I urge the Danish people to offer a welcome to the newcomers in their midst and I trust also that those who have found a home in Denmark will respect the values and sensibilities of their host nation. The integration of peoples requires each group to achieve a just balance between asserting its own identity and accommodating that of others (cf. Message for the 2005 World Day of Migrants and Refugees, 2) and I know that your Government appreciates the importance of reconciling these different elements. I pray that the various groups represented in Danish society will continue to live together peacefully, giving an example to other nations of the mutual enrichment that host countries and immigrants can offer one another.

This cooperation is especially important in the fields of ecumenism and inter-religious dialogue. Even though the Catholic community in Denmark represents only a small percentage of the population, I can assure you that it is eager to play its part in contributing to these significant endeavours. It is my fervent hope that ecumenical dialogue with the established Lutheran Church will start to make significant progress and I trust that you will do all in your power to encourage this. Moreover, in view of the phenomenon of immigration, inter-religious dialogue is also taking on increasing significance.

L’Osservatore Romano, N. 282 (44.119), 2 Dicembre 2005, p. 7

 

TO THE NEW AMBASSADOR OF ERITREA

You know from sad experience the appalling human cost of war; let me assure you that the Holy See is eager to do all in its power to support the international community in its efforts to avoid further military escalation and to resolve the continuing conflicts in your part of Africa. 

The principal victims of war are always the people whose lives are so badly disrupted by violence and destruction. Many are forced to flee from their homes, or to seek refugee in neighboring states. The Church is close to refugees and displaced persons, “not only with her pastoral presence and material support, but also with her commitment to defend their human dignity” (cf. Compendium of the Social Doctrine of the Church, 505).

L’Osservatore Romano, N. 282 (44.119), 2 Dicembre 2005, p. 8

 

IN OCCASIONE DEL II CONGRESSO MONDIALE DI PASTORALE PER GLI STUDENTI ESTERI

Sono lieto di accogliere i partecipanti al Congresso Mondiale di pastorale per gli studenti esteri… 

La loro presenza costituisce un fenomeno in aumento e rappresenta per la Chiesa un importante campo di azione pastorale. Infatti, i giovani che lasciano il proprio Paese per motivi di studio vanno incontro a non pochi problemi e soprattutto al rischio di una crisi di identità, di uno smarrimento dei valori spirituali e morali. D’altra parte, la possibilità di studiare all’estero è per molti giovani un’opportunità unica per divenire capaci di meglio contribuire allo sviluppo dei propri Paesi, e anche di partecipare in modo attivo alla missione della Chiesa. È importante proseguire nel cammino intrapreso per venire incontro alle necessità di questi nostri fratelli e sorelle.

L’Osservatore Romano, N. 294 (44.131), 17 Dicembre 2005, p. 4

 

AU NOUVEL AMBASSADEUR DE FRANCE PRÈS LE SAINT-SIÈGE

Comme vous l’avez rappelé, votre pays vient de vivre une période difficile sur le plan social, faisant apparaître la profonde insatisfaction d’une partie de la jeunesse; une telle situation semble avoir atteint non seulement les banlieues des grandes villes, mais plus profondément toutes les couches de la population. Les violences internes qui marquent les sociétés et que l’on ne peut que condamner constituent cependant un message, notamment de la part de la jeunesse, nous invitant à prendre en considération les requêtes des jeunes et à avoir, comme le rappelait Mgr Jean-Pierre Ricard, Archevêque de Bordeaux et Président de la Conférence des Evêques de France au terme de l’Assemblée de Lourdes au mois de novembre dernier, «une réponse à hauteur de ces tensions dramatiques de notre société». Permettez-moi de saluer ici tous ceux qui se sont engages, notamment par le dialogue et la proximité fraternelle avec les jeunes, pour que le climat social soit à nouveau pacifié, car il s’agit là d’une responsabilité de tous les citoyens.

Votre pays a accueilli de nombreux travailleurs étrangers et leurs familles, qui ont largement contribué au développement de la Nation depuis la fin de la deuxième Guerre mondiale. Il importe aujourd’hui de les remercier, eux et leurs descendants, de cette richesse économique, culturelle et sociale à laquelle ils ont participé. La plupart d’entre eux sont devenus ainsi des citoyens français à part entière. Le défi consiste aujourd’hui à vivre les valeurs d’égalité et de fraternité, qui font partie des valeurs mises en exergue par la devise de la France, prenant soin de faire en sorte que tous les citoyens puissent réaliser, dans le respect des différences légitimes, une véritable culture commune, porteuse des valeurs morales et spirituelles fondamentales. Il importe aussi de proposer aux jeunes un idéal de société et un idéal personnel, pour qu’ils conservent des raisons de vivre et d’espérer, et qu’ils aient davantage confiance en un avenir meilleur leur permettant d’édifier leur existence, de trouver un travail pour subvenir à leurs besoins et à ceux de leur famille, pour avoir le bien-être auquel ils ont naturellement droit. C’est donc en définitive à faire un pas supplémentaire pour l’intégration de tous dans la société que votre pays est invité, de même que d’autres nations du Continent, au nom même de la dignité intrinsèque de toute personne et de son caractère central dans la société, que rappelait le Concile œcuménique Vatican II (Gaudium et spes, n. 9), comme vous l’évoquiez vous-même. La paix sociale est en grande partie à ce prix. […]

Pour de multiples raisons, votre pays est attentif aux pays émergents et à ceux qui peinent à engager un véritable développement économique et social. Le récent sommet Afrique-France, qui s’est tenu au Mali, en est une expression. Les pays riches ont une grande responsabilité dans la croissance des sociétés et dans l’épanouissement des citoyens des nations en difficulté, non seulement pour leur fournir des aides financières, mais aussi pour former techniquement les cadres et le personnel qui rendront ces nations de plus en plus autonomes et protagonistes dans l’économie mondiale. Ils sont appelés à participer à l’établissement de structure locales autosuffisantes permettant aux habitants d’avoir les ressources nécessaires à leur subsistance. Il devient en effet plus que jamais urgent que se poursuivent et s’intensifient les actions les plus concrètes possibles, prenant appui sur les populations locales, en particulier les femmes et les jeunes, qui, notamment dans les sociétés africaines, ont une place primordiale et peuvent grandement donner un nouvel élan à l’économie et à la vie sociale. 

L’Osservatore Romano, N. 296 (44.133), 19-20 Dicembre 2005, p. 6.

 

DISCORSO AI CARDINALI, AGLI ARCIVESCOVI, AI VESCOVI E AI PRELATI DELLA CURIA ROMANA PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI

Vi era innanzitutto [a Colonia] l’immagine del pellegrinaggio, l’immagine dell’uomo che, guardando al di là dei suoi affari e del suo quotidiano, si mette alla ricerca della sua destinazione essenziale, della verità, della vita giusta, di Dio. Questa immagine dell’uomo in cammino verso la meta della vita racchiudeva in sé ancora due indicazioni chiare. C’era innanzitutto l’invito a non vedere il mondo che ci circonda soltanto come la materia grezza con cui noi possiamo fare qualcosa, ma a cercare di scoprire in esso la “calligrafia del Creatore”, la ragione creatrice e l’amore da cui è nato il mondo di cui ci parla l’universo, se noi ci rendiamo attenti, se i nostri sensi interiori si svegliano e acquistano percettività per le dimensioni più profonde della realtà. Come secondo elemento si aggiungeva poi l’invito a mettersi in ascolto della rivelazione storica che, sola, può offrirci la chiave di lettura per il silenzioso mistero della creazione, indicandoci concretamente la via verso il vero Padrone del mondo e della storia che si nasconde nella povertà della stalla di Betlemme.

L’Osservatore Romano, N. 299 (44.136), 23 Dicembre 2005, p. 4-5. 

 

“ANGELUS DOMINI”, LUNEDÌ 26 DICEMBRE 2005

Nell’atmosfera di gioia del Natale non sembri fuori luogo il riferimento al martirio di Santo Stefano. In effetti, sulla mangiatoia di Betlemme già s’allunga l’ombra della Croce. La preannunciano la povertà della stalla in cui il Bambino vagisce, la profezia di Simone sul segno di contraddizione e sulla spada destinata a trafiggere l’anima della Vergine, la persecuzione di Erode che renderà necessaria la fuga in Egitto. Non deve stupire che un giorno questo Bambino, diventato adulto, chieda ai suoi discepoli di seguirlo sul cammino della Croce con totale fiducia e fedeltà.

L’Osservatore Romano, N. 302 (44.139), 27-28 Dicembre 2005, p. 4.

 

MESSAGGIO NATALIZIO “URBI ET ORBI”

Uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, lasciati prendere per mano dal Bambino di Betlemme; non temere fidati di Lui! La forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici. Il suo amore guidi i popoli e ne rischiari la comune coscienza di essere “famiglia” chiamata a costruire rapporti di fiducia e di vicendevole sostegno. L’umanità unità potrà affrontare i tanti e preoccupanti problemi del momento presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani, dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado ambientale che pone a rischio il futuro del pianeta. 

Il Dio che si è fatto uomo per amore dell’uomo sostenga quanti operano in Africa a favore della pace e dello sviluppo integrale, opponendosi alle lotte fratricide, perché si consolidino le attuali transizioni politiche ancora fragili, e siano salvaguardati i più elementari diritti di quanti versano in tragiche situazioni umanitarie, come nel Darfur ed in altre regioni dell’Africa centrale. Induca i popoli latino-americani a vivere in pace e concordia. Infonda coraggio agli uomini di buona volontà, che operano in Terra Santa, in Iraq, in Libano, dove i segni di speranza, che pure non mancano, attendono di essere confermati da comportamenti ispirati a lealtà e saggezza; favorisca i processi di dialogo nella Penisola coreana e altrove nei Paesi asiatici, perché, superate pericolose divergenze, si giunga, in spirito amichevole, a coerenti conclusioni di pace, tanto attese da quelle popolazioni. 

L’Osservatore Romano, N. 302 (44.139), 27-28 Dicembre 2005, p. 6-7.

 

LA PREGHIERA PER LE POPOLAZIONI COLPITE UN ANNO FA DALLO TSUNAMI

Udienza Generale, 28 dicembre 2005

Mi unisco al ricordo che in questi giorni accomuna le care popolazioni colpite un anno fa dallo tsunami, che ha causato innumerevoli vittime umane e ingenti danni ambientali. Preghiamo il Signore per loro e per quanti, anche in altre regioni del mondo, hanno subíto calamità naturali, e attendono ancora la nostra concreta e fattiva solidarietà.

L’Osservatore Romano, N. 303 (44.140), 29 Dicembre 2005. 

 

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