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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 100 (Suppl.), April 2006

 

 

Grandi linee del Documento

 

 

Arcivescovo Agostino MARCHETTO

Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale

per i Migranti e gli Itineranti

 

Introduzione 

Con la Costituzione Apostolica Pastor Bonus[1], Papa Giovanni Paolo II affidò al Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti il compito di “impegnarsi perché nelle Chiese locali sia offerta un’efficace ed appropriata assistenza spirituale, se necessario anche mediante opportune strutture pastorali, sia ai profughi ed agli esuli, sia ai migranti, ai Nomadi e alla gente del circo”. Per la Chiesa, pertanto, gli Zingari abbisognano di una pastorale specifica, che deve essere diretta alla loro evangelizzazione e promozione umana.  

Particolare natura della cultura zingara

Per la particolare natura della cultura zingara, la semplice evangelizzazione “dall’esterno” non è efficace. Ad ogni modo, nell’autentica tradizione cattolica, la Chiesa deve incarnarsi tra gli zingari, affinché essi siano Chiesa. Tuttavia, una genuina incarnazione del Vangelo (chiamata inculturazione) non può legittimare indiscriminatamente ogni aspetto della loro cultura. La storia universale dell’evangelizzazione attesta, infatti, che la diffusione del messaggio cristiano è stata sempre accompagnata da un processo di purificazione di culture, visto come necessario processo di elevazione. Pertanto, una difesa indiscriminata di tutti gli aspetti della cultura zingara, senza le dovute distinzioni e i relativi giudizi evangelici, non può giovare. Purificazione, comunque, non significa svuotamento, ma occorrerà una certa integrazione con la cultura circostante: si tratta di un processo interculturale (cfr. Orientamenti n. 39).  

La riconciliazione e l’unione tra Zingari e gağé (= non Zingari), pertanto, includono l’interazione legittima delle culture. Allo stesso modo, l’educazione, la formazione professionale, le iniziative e la responsabilità personale sono requisiti indispensabili per una qualità di vita degna. Dovrebbe ugualmente essere promossa l’uguaglianza di diritti fra uomini e donne, con l’eliminazione di ogni forma di discriminazione. L’uguaglianza esige il rispetto della dignità delle donne, l’elevazione della cultura femminile, la promozione sociale, ecc. (ib. n. 40). 

Risvegliare le coscienze

Il forte senso di famiglia presente tra gli Zingari, è valore veramente molto importante, ma non dovrebbe degenerare, ad esempio, in un risentimento perenne tra famiglie e clan. L’onestà in ambito lavorativo è altresì una virtù civile e cristiana, che non può essere disattesa. Inoltre ciò che è valido per tutte le minoranze dovrebbe anche essere applicato agli Zingari. Comunque è necessario ancora un grande lavoro per ridestare le coscienze, informare e cambiare atteggiamenti di sfiducia, alimentata anche da notizie parziali che si riferiscono agli Zingari. In effetti, l’informazione audiovisiva o stampata raramente permette al pubblico di conoscere aspetti positivi della cultura zingara, ma molto spesso si sofferma su quelli negativi, che ne danneggiano ulteriormente l’immagine. Va pertanto salvaguardata la dignità della popolazione zingara e rispettata l’identità collettiva, con iniziative per il suo sviluppo e la difesa dei suoi diritti (ib. n. 48).

Gli Zingari, naturalmente, sono una minoranza particolare poiché non hanno uno Stato cui riferirsi originariamente, capace di dare loro il sostegno di cui possono aver bisogno. Ciò significa mancanza di sicure garanzie politiche e di certa protezione civile. Infatti, mentre l’arrivo di altri in cerca di rifugio e dei “boat people” mobilita un certo numero di persone e governi, quello degli Zingari provoca, di solito, fenomeni di rifiuto, anche se essi provengono da Paesi molto poveri, e sono a volte costretti a fuggire a causa di persecuzioni religiose, razziali o politiche (ib. n. 49). 

Una tale situazione potrà essere superata solo se i Governi definiranno una politica comune, globale e condivisa per strappare gli Zingari alla miseria e al rifiuto. È, pertanto, di vitale importanza che gli Organismi internazionali si interessino a queste popolazioni anche se qualcosa si sta già muovendo in questo senso. Parimenti i Governi debbono rispettare questa minoranza, tra le minoranze, e riconoscerla, impegnandosi a sradicare gli episodi di razzismo e xenofobia ancora diffusi, che provocano discriminazione in materia di impiego, alloggio e accesso agli studi. Anche la Chiesa è chiamata ad intervenire affinché le decisioni degli Organismi nazionali e internazionali a favore degli Zingari trovino accoglienza presso le istanze locali e si ripercuotano nella vita quotidiana (ib. n. 50).  

Istruzione e formazione dei ragazzi zingari

L’istruzione è condizione fondamentale e imprescindibile di sviluppo e ciò è vero anche per gli Zingari specialmente se consideriamo che nella sola Europa, ci sono quattro milioni di ragazzi e adolescenti zingari in età scolastica[2]. Orbene, l’integrazione – ove possibile – dei ragazzi zingari nel normale processo educativo contribuirà a superare eventuali carenze, ma occorrerà uno sforzo congiunto da parte dei Governi, delle associazioni zingare e anche della Chiesa, per attivare, in qualche modo, la formazione scolastica di questi ragazzi. Parimenti è necessario considerare tutti gli elementi di sviluppo di cui queste popolazioni dovrebbero godere, quali la formazione professionale dei giovani, l’accesso ai servizi sanitari, le condizioni decenti degli alloggi e la previdenza sociale. Si tratta di mettere al centro il rispetto di ogni persona umana, per cui ogni tentativo di assimilazione della cultura zingara e di una sua dissoluzione in quella maggioritaria deve essere fermamente respinto (ib. n. 51). 

Ad ogni modo, anche se l’avviamento di progetti per la promozione umana spetta, primariamente, allo Stato, può essere conveniente e finanche necessario che la Chiesa sia coinvolta in iniziative concrete, dando spazio agli Zingari affinché essi vi svolgano il ruolo di protagonisti. Tuttavia appartiene alla missione fondamentale della Chiesa informare le istanze pubbliche delle condizioni di disagio vissute da queste popolazioni. Bisogna, inoltre, non dimenticare che “lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. È l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica”[3] (ib. n. 55).

Evangelizzazione degli Zingari

L’evangelizzazione degli Zingari è missione di tutta la Chiesa, perché nessun cristiano dovrebbe restare indifferente di fronte a situazioni di emarginazione nella comunione ecclesiale. Anche se la pastorale per gli Zingari ha una propria specificità, e richiede una accurata e particolare formazione dei suoi diretti protagonisti, un atteggiamento di accoglienza deve manifestarsi nell’intera comunità cattolica. Occorre perciò sensibilizzare maggiormente tutto il Popolo di Dio (ridestando la consapevolezza di tutti i membri della Chiesa) non solo per superare l’ostilità, il rifiuto o l’indifferenza, ma per giungere ad un comportamento apertamente positivo nei confronti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle zingari (ib. n. 57).

L’annuncio della Parola di Dio, poi, sarà più facilmente accolto, se proclamato da qualcuno che ha mostrato solidarietà nei loro confronti in situazioni di vita quotidiana. Risulta, inoltre, importante, nell’ambito della catechesi, includere un dialogo che permetta agli Zingari di esprimere come percepiscono e vivono il proprio rapporto con Dio. Pertanto, bisognerà valutare l’opportunità di tradurre la Bibbia, i testi liturgici e i libri di preghiera nella lingua usata dai vari gruppi etnici nelle diverse regioni. Analogamente, l’uso della musica – molto apprezzata e spesso praticata dagli Zingari – negli incontri pastorali e nelle celebrazioni liturgiche, è un supporto estremamente valido che dovrebbe esser promosso e sviluppato. Lo stesso dicasi di tutti i materiali video messi a disposizione dalla tecnologia moderna (ib. n. 60).

In tale contesto vanno considerati i pellegrinaggi, che rivestono un posto speciale nella vita degli Zingari. Essi sono opportunità ideali per la riunione delle loro famiglie e, spesso, “luoghi sacri” di incontro con il “Santo” legato alla storia familiare. Un avvenimento, un voto, un cammino di preghiera sono vissuti come un incontro con il “Dio del Santo”, cementando in questo modo la fedeltà di un gruppo. I pellegrinaggi offrono, a chi vi partecipa, un’esperienza di cattolicità che lo porterà dal Santo a Cristo e alla Chiesa (ib. n. 70). 

Il proselitismo delle sette

Attualmente c’è il rischio – confermato dai fatti – che gli Zingari cadano vittime delle sette. Essi, in effetti, sono particolarmente vulnerabili a causa delle loro frequenti migrazioni che li portano a contatto anche con popolazioni appartenenti ad altre confessioni e religioni, con un certo pericolo di relativismo. Perciò si dovrà fare tutto il possibile affinché gli Zingari non cadano in legami settari. Per tale motivo occorrerà operare affinché la pastorale abbia le giuste prospettive ecumeniche e inter-religiose. In questo contesto, nel Documento si afferma che i nuovi movimenti ecclesiali potrebbero avere un ruolo particolare in questa pastorale specifica. Con il loro forte senso comunitario e di apertura, la disponibilità e la particolare cordialità dei loro membri, essi possono infatti offrire accoglienza concreta e favorire, altresì, l’evangelizzazione. In questo senso, le associazioni cattoliche nazionali e internazionali di e per gli Zingari possono svolgere un ruolo di particolare importanza, rimanendo però in costante rapporto di comunione con le Chiese locali e con il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (ib. n. 77).

Accogliere gli Zingari – una sfida per ciascuno di noi

Per concludere, è opportuno ricordare che è anzitutto compito dei Pastori salvaguardare l’unità e l’identità degli Zingari, in unione con le comunità ecclesiali locali. A volte, però, può essere difficile per le Chiese locali dare in tal senso una risposta pastorale effettiva a causa delle dimensioni del “fenomeno zingaro” e delle sue peculiarità. Per questo motivo il Documento prevede anche una soluzione globale, duratura e sicura con adeguati margini di autonomia – sempre in accordo e in armonia con le Autorità ecclesiali locali –, da ricercare nell’ambito delle strutture pastorali previste dalla legislazione e nella prassi della Chiesa (ib. n. 88). Ad ogni modo, per parlare di una genuina implantatio Ecclesiae in ambiente zingaro, sono necessarie generose vocazioni sacerdotali, diaconali e religiose tra gli Zingari (ib. n. 101). In piccola parte già vi sono.

Ci auguriamo che questi Orientamenti risponderanno alle aspettative di tutti coloro che auspicavano la pubblicazione di un Documento pastorale d’insieme circa il ministero a favore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nomadi (ib. n. 102).

 
[1]Giovanni Paolo II, Costituzione Apostolica Pastor Bonus (28 Giugno 1988) art. 150 § 1: AAS LXXX (1988) 899.
[2]V Congresso Mondiale della Pastorale per gli Zingari – Budapest –, Appello, N. 8, in People on the Move, Dicembre 2003, 93 Supplemento, p. 357.
[3]Giovanni Paolo II, Enciclica Redemptoris Missio (7 Dicembre 1990) N. 58: AAS LXXXIII (1991) 249-340.

 

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