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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N°
101 (Suppl.), August 2006
ATTI DELLA
XVII SESSIONE PLENARIA
DEL
PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI SUL
TEMA: “MIGRAZIONE E ITINERANZA DA E PER I PAESI
A MAGGIORANZA
ISLAMICA”
(Città del
Vaticano, Palazzo San Calisto, 15-17 maggio 2006)
Segno dei tempi, il fenomeno della mobilità umana pone non pochi
problemi anche religiosi e spirituali, oltre che sociali, economici e
politici. Quando poi si tratta di “Migrazione e itineranza da e per
(verso) i Paesi a maggioranza islamica”, la complessità,
l’attualità e l’importanza dell’argomento sono sotto gli occhi di
tutti. Su tale problematica si è svolta la XVII Sessione Plenaria del
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, con
la partecipazione dei Membri e Consultori del Dicastero, insieme a
Operatori pastorali ed Esperti.
Oltre ai Superiori e agli Officiali dei vari Settori del Pontificio
Consiglio, erano presenti 22 Membri (3 Cardinali, 7 Arcivescovi, 12
Vescovi), 19 Consultori, e 13 Operatori pastorali ed Esperti, provenienti
da 12 Paesi (Algeria, Belgio, Brunei, Francia, Germania, Gran Bretagna,
India, Italia, Libano, Nigeria, Spagna, USA).
Membri:
Le Loro Eminenze
Reverendissime:
Cardinale Adam Joseph MAIDA –
U.S.A.
Cardinale Georg Maximilian
STERZINSKI – GERMANIA
Cardinale Pedro Rubiano SAENZ
– COLOMBIA
Le Loro Eccellenze
Reverendissime:
Arcivescovo Giovanni LAJOLO –
Segretario per i Rapporti con gli Stati
Arcivescovo Robert SARAH –
Segretario, Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli
Arcivescovo Csaba TERNYAK –
Segretario, Congregazione per il Clero
Arcivescovo Piergiorgio Silvano
NESTI – Segretario, Congregazione Istituti Vita Consacrata
Arcivescovo Raul Nicolau
GONSALVES – INDIA
Arcivescovo Pier Luigi CELATA
– Segretario, Pontificio Consiglio Dialogo Inter-Religioso
Arcivescovo Marian GOŁĘBIEWSKI
– POLONIA
Vescovo Josef CLEMENS – Segretario, Pontificio Consiglio per i Laici
Vescovo Szilárd KERESZTES – UNGHERIA
Vescovo José SANCHEZ GONZALEZ – SPAGNA
Vescovo Pierre MOLERES – FRANCIA
Vescovo Béchara RAI – LIBANO
Vescovo Salvatore BOCCACCIO – ITALIA
Vescovo Petru GHERGHEL – ROMANIA
Vescovo Precioso D. CANTILLAS – FILIPPINE
Vescovo Nicolas A. DiMARZIO – U.S.A.
Vescovo Lino Bortolo BELOTTI – ITALIA
Vescovo Leo CORNELIO – INDIA
Vescovo Jean-Luc BRUNIN – FRANCIA
Consultori:
I Reverendi:
Mons. James E. DILLENBURG –
U.S.A.
Mons. Guerino DI TORA –
ITALIA
Mons. Roberto A. ESPENILLA –
FILIPPINE
Mons. Aldo GIORDANO – ITALIA
Rev.do Prof. Patrick ADESO –
CAMEROUN
Rev.do Don Giorgio RIZZIERI –
ITALIA
Rev.do P. Bernard LAPIZE DE SALÉE – ALGERIA
Rev.do P. Lluís MAGRIÑÁ – SPAGNA
Rev.do Cyril VASIL’ –
SLOVACCHIA
Rev.do Anthony ROGERS – MALESIA
Rev. Madre María do Rosario ONZI – BRASILE
Sig. Commodoro Christopher YORK – GRAN BRETAGNA
Mr. John Lloyd SACKEY – GHANA
Mr. José Roberto ZEPEDA –
AUSTRALIA
Sig.na Margret BRETZEL –
GERMANIA
Sig.ra Alžbeta KOVÁLOVÁ –
SLOVACCHIA
Sig.ra Brigitte PROKSCH –
AUSTRIA
Dott. Chiara Amirante –
ITALIA
Dott. Rolando G. SUÁREZ COBIÁN – CUBA
Operatori pastorali ed
Esperti:
R.P. Maurice BORRMANS – FRANCIA
Prof. Stefano ZAMAGNI –
ITALIA
Dr. Michael GALLIGAN-STIERLE
– U.S.A.
Sig.ra Hannelore VALIER –
GERMANIA
Diacono Ricardo Rodriguez
MARTOS – SPAGNA
Sr. Patricia EBEGBULEM –
NIGERIA
Rev. Pascal RYAN – GRAN
BRETAGNA
Sig.ra Thérèse FARRA –
LIBANO
S.E. Mons. Cornelius SIM – BRUNEI
R.P. Xavier PINTO – INDIA
R.P. Martín McDERMOTT – LIBANO
Mons.Liberio ANDREATTA –
ITALIA
Si sono scusati:
S.E. Cardinale Geraldo Majella AGNELO – BRASILE
S.E. Cardinale Aloysius Matthew AMBROZIC – CANADA
S.E. Cardinale Keith Michael Patrick O’BRIEN – GRAN BRETAGNA
S.E. Cardinale Theodore Edgar McCARRICK – U.S.A.
S.E. Mons.Emilio C. BERLIÉ BELAUNZARAN – MEXICO
S.E. Mons.Giampaolo CREPALDI – Segretario, Pontificio Consiglio della Giustizia e della
Pace
S.E. Mons.Nicola DE ANGELIS – CANADA
S.E. Mons.Leonardo SANDRI – Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato
S.E. Mons. J. Michael MILLER – Segretario, Congregazione Educazione Cattolica
S.E. Mons.Francesco MONTERISI – Segretario, Congregazione per i Vescovi
S.E. Mons.Ramón Benito de la ROSA y CARPIO – REPUBBLICA DOMINICANA
S.E. Mons. Patrick Joseph HARRINGTON – KENYA
S.E. Mons.Anselme Titianma SANON – BURKINA FASO
P. Hans VÖCKING – GERMANIA
Lunedì 15 maggio 2006,
seduta mattinale
Apertura:
Il Presidente del Dicastero, il Cardinale Renato Raffaele Martino, ha
aperto formalmente la Sessione Plenaria alle 9.00 del 15 maggio, dopo la
recita dell’Ora Terza. Dato il benvenuto a tutti i partecipanti, egli ha
ricordato che il Santo Padre Benedetto XVI ha voluto affidargli la
responsabilità del Dicastero della Pastorale della Mobilità Umana che va
ad aggiungersi a quella per il Pontificio Consiglio della Giustizia e
della Pace. Ha espresso quindi fiducia nell’aiuto e nel consiglio di
tutti.
Dopo aver salutato i presenti, il Segretario del Pontificio Consiglio,
l’Arcivescovo Agostino Marchetto, ha comunicato che l’Udienza con il
Santo Padre avrebbe luogo alle 11.45 di quel giorno e che è stato
costituito un Comitato di Redazione del documento finale.
È stato distribuito nel frattempo un rapporto sulla situazione della
pastorale delle migrazioni, con base nelle risposte ricevute dalle
Commissioni Episcopali dei vari Paesi. Il Documento offre
l’aggiornamento dei dati del fenomeno migratorio su scala
internazionale, in articolazione di cause e tendenze, che attualmente lo
configurano.
Introducendo, quindi, i lavori con una prolusione su “Il tema della
Plenaria dai nostri recenti documenti e congressi”, il Cardinale
Renato Raffaele Martino ha rilevato che, per risolvere positivamente i
problemi posti dal numero sempre crescente di migranti e itineranti da
e verso i Paesi a maggioranza islamica, è necessario un franco e
leale dialogo interreligioso, una vissuta testimonianza di carità e di
accoglienza, lo scrupoloso rispetto della libertà religiosa, una giusta
integrazione sociale e culturale con osservanza delle leggi civili
vigenti, una reciprocità rettamente intesa. Tra i punti salienti del
discorso del Porporato, vi è l’auspicio che, non solo da parte
cattolica, ma anche da quella musulmana, vi sia una maggiore “presa di
coscienza che è imprescindibile l’esercizio delle libertà
fondamentali, dei diritti inviolabili della persona, della pari dignità
della donna e dell’uomo, del principio democratico nel governo della
società e della sana laicità dello Stato” (Istruzione Erga
migrantes caritas Christi – d’ora in poi EMCC – 66). Il
Cardinale ha infine ricordato che, da Nunzio Apostolico in Tailandia,
nelle sue visite ai campi di rifugiati, di fronte al proselitismo di
altri, egli raccomandava sempre ai cattolici di non farlo, pur avendo
visto numerose conversioni alla nostra religione tra i rifugiati
reinsediati, grazie all’amore “convincente” di Cristo manifestato.
Dal canto suo, l’Arcivescovo Agostino Marchetto, nel suo
intervento (letto in forma ridotta, a motivo dell’Udienza Pontificia),
dal titolo “I cambiamenti, il pensiero e l’opera del Pontificio
Consiglio, dall’ultima Sessione Plenaria”, ha sottolineato che fra gli
obiettivi di questa Riunione vi è quello di convincere dell’importanza
di un vero dialogo, sempre a più ampio raggio, traendosi alcune concrete
conclusioni per assicurare accoglienza e comprensione a chi è in mobilità
umana anche da e verso i Paesi a maggioranza islamica. A queste persone, o
gruppi, poi, è pure chiesto di offrire il loro contributo leale e
generoso al bene della comunità che li ospita e alla stessa Chiesa
locale. Mons. Marchetto ha quindi aggiunto che le comunità più stabili
sono invitate a comprendere i bisogni particolari degli “ospiti” o
degli immigrati, sviluppando un senso grande di solidarietà. In questo
modo tutti insieme, locali e nuovi arrivati, possono contribuire a
realizzare una cultura di convivenza, di comprensione e di pace, nel
rispetto dei diritti umani di ciascuno. Mons. Segretario, quindi, partendo
da un’analisi più critica degli avvenimenti storici che oggi
condizionano ancora la mobilità, ha attestato che è possibile per le
Chiese (a qua e ad quam) offrire un contributo
indispensabile alla società, per un giusto regolamento della mobilità
stessa e la protezione delle persone che vi sono coinvolte, e di tutti. Ne
sono fondamento il rispetto reciproco e la giustizia nei trattamenti
giuridico‑religiosi. “La reciprocità è anche un atteggiamento
del cuore e dello spirito, che ci rende capaci di vivere insieme e ovunque
in parità di diritti e di doveri” (EMCC 64).
L’Assemblea ha quindi aggiornato i propri lavori per prendere parte
all’Udienza Pontificia nella Sala Clementina, in Vaticano. Nel salutare
i partecipanti (v. discorso pubblicato a parte), Sua Santità Benedetto
XVI ha affermato che il dialogo interreligioso è parte integrante
dell’impegno ecclesiale a servizio dell’umanità oggi, e costituisce
quasi il “pane quotidiano” per chi opera a contatto con migranti,
rifugiati e itineranti. I singoli cristiani – ha aggiunto il Santo Padre
– “sono chiamati ad aprire le loro braccia e il loro cuore a ogni
persona – specialmente ai piccoli e ai poveri – da qualunque Paese
provenga, lasciando poi alle autorità responsabili della vita pubblica di
stabilire in merito le leggi ritenute opportune per una sana
convivenza”, nel rispetto dei diritti umani di tutti. Papa Benedetto XVI
così ha concluso: “C’è da sperare che anche i cristiani che emigrano
verso Paesi a maggioranza islamica trovino là accoglienza e rispetto
della loro identità religiosa”. Egli ha altresì definito la pastorale
per i migranti e gli itineranti “una frontiera significativa della nuova
evangelizzazione nel mondo attuale globalizzato”.
Lunedì 15 maggio 2006, seduta pomeridiana
Il P. Maurice Borrmans, M. Afr., Professore emerito del
Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica (Roma), ha offerto un
quadro completo (numericamente e geograficamente) e dettagliato
(statisti-camente) delle attuali dimensioni “del ‘vivere insieme’
nei Paesi di popolazione musulmana maggioritaria e di presenze cristiane
minoritarie, antiche o recenti”. Secondo P. Borrmans, per il futuro, la
possibilità di un tale ‘vivere insieme’ è resa molto precaria dagli
scontri tra diverse fazioni e dagli attentati terroristici degli ultimi
anni. Infatti – egli ha affermato – “sono sempre le minoranze, che
rischiano di diventare ‘capri espiatori’ in seguito a facili
generalizzazioni e agli amalgami semplicistici che ridanno vita a vecchi
pregiudizi e a sogni di crociate o di jihâd”. Il mondo islamico non è monolitico. La mobilità umana ha rinnovato le
problematiche delle convivenze. Ne risulta un rapporto originale e talvolta
contraddittorio tra religione, cultura, Stato e ordinamento giuridico, tanto più
che nella ricezione della modernità, della democrazia e della laicità, ogni
Paese realizza una sintesi del tutto contestualizzata.
Il Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso,
l’Arcivescovo Pier Luigi Celata, intervenuto successivamente, ha osservato che
“il crescente fenomeno della mobilità umana continua a determinare il
superamento di quei confini geo-politici che un tempo costituivano, in
molti casi, anche le linee di separazione tra il mondo cristiano e quello
islamico”. Per giungere a una pacifica convivenza, Mons. Celata ha
ricordato l’affermazione del Santo Padre Benedetto XVI: “il dialogo è
una necessità vitale”, soprattutto per i cristiani, che sono chiamati
ad amare il prossimo, nella forza e sull’esempio di Cristo.
Richiamandosi all’insegnamento del Papa nel discorso rivolto ai
musulmani a Colonia lo scorso anno, il Presule ha messo in luce le sfide
comuni alle quali cristiani e musulmani sono chiamati a dare una risposta.
Tra queste vi è, anzitutto, il terrorismo, per combattere il quale, si
deve riuscire “a estirpare dai cuori il sentimento di rancore, a
contrastare ogni forma di intolleranza e a opporci a ogni manife-stazione
di violenza”. Mons. Celata ha quindi sottolineato l’importanza della collaborazione tra
cristiani e musulmani per assicurare i valori che attengono alla dignità della
persona umana, come la libertà religiosa, il rispetto reciproco, la solidarietà
e la pace. Riferendosi, poi, alle tensioni ereditate dal passato, il Segretario
del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso ha invitato a far nostra
la volontà espressa dal Santo Padre a “ricercare vie di riconciliazione e
imparare a vivere rispettando ciascuno l’identità dell’altro”. Inoltre,
nel relativismo conoscitivo e morale, e nel secolarismo immanentistico, oggi così
diffusi nelle nostre società, Mons. Celata ha visto una sfida, per cristiani e
musulmani, a testimoniare insieme il trascendente. Di fronte, poi, alla
difficoltà, piuttosto diffusa tra i musulmani, a comprendere e vivereil
principio di una sana laicità, come pure in considerazione della necessità
di una loro corretta integrazione nelle società occidentali, come
cristiani e ‘cittadini’ “siamo interpellati perché, attraverso
un’opportuna opera di dialogo, offriamo loro, in atteggiamento di
rispettosa amicizia”, la testimonianza della nostra esperienza.
Dialogo sugli interventi del primo giorno, su vari argomenti, e cioè:
● La presenza dei migranti musulmani in America Latina va
aumentando (anche
grazie agli studenti esteri), ma ancora senza statistiche esatte sul fenomeno.
Nella Repubblica Dominicana, ad esempio, è stata costruita una moschea e i
giornali scrivono a difesa dei diritti della popolazione musulmana. La difficoltà
ad avere statistiche precise sta nel fatto che, nelle inchieste ufficiali,
l’Occidente in genere non considera l’appartenenza religiosa. Le Conferenze
Episcopali dell’America del Sud hanno deciso comunque di avere, in linea
di principio, un segretariato particolare (Comitato islamico). Con la
fondazione di istituzioni islamiche nazionali si cerca oggi di utilizzare
le diaspore già createsi per fini più ideologici. Esiste, poi, un
rischio di islamizzazione per fini specifici.
● In Nigeria il conflitto anti-religioso è sanguinario. Nelle strade è stata
scatenata una serie di attacchi contro i cristiani o contro i musulmani, a
risposta. La difficoltà sta nel trovare la maniera di portare, o mantenere, la
pace.
● I Vescovi dei Paesi a maggioranza musulmana – è stato notato –
sono interpellati dalle Università musulmane per realizzare progetti
universitari comuni per discutere sulla modernità. Se si desidera
reciprocità nel rispetto, l’Islam deve confrontarsi con la modernità
in Europa, quella giusta e sana.
● La convivenza tra cristiani e musulmani non è facile, ma è
questione di buona volontà, rispetto reciproco e collaborazione. Il
problema è politico. Finché l’Islam rimarrà un regime teocratico, la
convivenza sarà sempre difficile. Alcuni Governi però tentano di fare
una distinzione tra politica e religione e, poco a poco, nei Paesi
musulmani sta “passando” il linguaggio dei diritti dell’uomo.
Dipende da noi giudicare le varie correnti interpretative. La Chiesa
minoritaria non deve lasciare nulla di intentato affinché non si imponga
ad altri la situazione dell’Arabia Saudita. La presenza musulmana in
Africa nera e le diaspore in America Latina possono essere occasione per
ripensare le cose. Nell’Erga migrantes caritas Christi (EMCC)
c’è un appello ad aprirsi, da parte musulmana, a ciò che è
accettabile della modernità. Bisogna parlare con rispetto e amicizia per
quanto possibile, ma allo stesso tempo non restare in silenzio su
questioni che riguardano i diritti umani. In ogni caso è importante che
la Chiesa si assuma le proprie responsabilità con coraggio e saggezza.
● Per quanto riguarda la richiesta della Turchia di entrare in
Europa, come cristiani dovremmo poter esprimere il nostro pensiero. Le
comunità cristiane colà sono minoritarie e quindi l’ingresso in Europa
significherebbe una garanzia dei loro diritti. I turchi, poi, vogliono
dimostrare che il loro Islam non è intransigente. Respingere la Turchia
potrebbe spingerla verso l’Asia Centrale, e ciò risulterebbe una
occasione persa per le nostre piccole comunità.
● I musulmani sono molto sensibili ai nostri Incontri perché leggono
gli eventi cristiani nell’ottica della crociata. In occasione della
convocazione del Sinodo per il Libano, Giovanni Paolo II invitò anche le
autorità musulmane libanesi perché comprendessero la portata di
quell’evento. Bisogna, cioè, avere il coraggio di discernere insieme i
problemi che li riguardano.
● Ogni iniziativa, con coloro che possono comprendere la nostra
preoccupazione per il bene comune in materia di migranti, deve essere
intrapresa nella trasparenza ed evitando ogni forma di generalizzazione.
La laicità positiva, in Europa occidentale, è un’opportunità per la
diaspora musulmana. Occorre svilupparla al massimo.
● La strada giusta per il dialogo è il ritorno alle radici e la
testimonianza a Cristo per essere in verità con i nostri fratelli
musul-mani.
● Per quanto riguarda le reazioni alle caricature di Mahammad, non
sta a noi fare un processo, ma conviene passare oltre. Da parte musulmana
ci sono iniziative anche di alto livello dirette a coinvolgere la S. Sede
in azioni comuni per ottenere una garanzia giuridica al rispetto dovuto ai
simboli delle due religioni. La libertà di espressione deve comunque
avere un limite e non offendere il diritto degli altri. Si devono
commiserare i cristiani europei che non reagiscono a queste cose. Dove
erano i cattolici quando Giovanni Paolo II faceva sentire la sua voce
perché fossero riconosciute le radici cattoliche dell’Europa? Dove
erano i pastori e i politici?
Martedì 16 maggio 2006, seduta mattinale
I° sotto-tema: “Migrazione e itineranza dai Paesi a maggioranza
islamica” (nei vari settori della mobilità umana)
Nella seconda giornata, il Segretario Generale del Consiglio delle
Conferenze Episcopali Europee, Mons. Aldo Giordano, a nome del P.
Hans Vöcking, M. Afr., impossibilitato a partecipare, ha presentato
la situazione degli immigrati musulmani in Europa. La loro presenza è
infatti cresciuta fortemente, contribuendo a rendere la società europea
multi-religiosa. Il crocevia con cui i musulmani sono confrontati nella
diaspora europea è quello della modernità e post-modernità. Certo
alcuni musulmani intravedono la via di una “inculturazione” nella
società europea (“Islam dei lumi”), ma la maggioranza vede in termini
molto problematici la cultura europea e aspira a un ritorno del
modello medievale dell’Islam, con un forte legame tra religione, società
e politica. Secondo P. Vöcking, per trovare una strada di integrazione
appare importante la garanzia della libertà religiosa,
l’indipendenza dai finanziamenti esteri, la creazione di strutture per
la formazione dei responsabili, l’attenzione per l’educazione civica,
la democrazia e i diritti dell'uomo, il dialogo tra le religioni e
anche una corretta informazione sui media. In questo modo – egli
conclude – si troverà la strada per un’interpretazione dell’islam
che tenga conto dei valori più che delle leggi, delle scelte
personali più che della nostalgia di una “età dell’oro”.
Il Dott. Michael Galligan-Stierle, Assistente Segretario per la
Pastorale Universitaria della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti
d’America, ha presentato la realtà degli studenti esteri
(internazionali) negli USA provenienti da Paesi islamici. Egli ha
riassunto brevemente la storia dei molteplici incontri, delle
consultazioni e dichiarazioni congiunte, in dialogo fra musulmani e
cattolici, a partire dal 1987. Ha quindi sottolineato i dati statistici
relativi ai 16,3 milioni di studenti universitari del suo Paese, di cui
591.188 sono esteri (internazionali). Ha poi delineato alcune delle
maggiori preoccupazioni che toccano quelli musulmani, con considerazione
prioritaria per il luogo in cui pregare nei Campus, elencando un gran
numero di programmi offerti per la popolazione studentesca musulmana,
grazie alle risposte a un questionario inviato ai 1.200 cappellani della
pastorale universitaria. Infine, ha raccomandato che tutti i progetti
pastorali per gli studenti esteri (internazionali) siano espressione di
rispetto, dialogo, apertura culturale e libertà.
Sulla problematica dei Rom, la Dott.ssa Hannelore Valier,
dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, ha
rilevato che, escludendo l’India, per la maggior parte essi vivono in
Europa centrale e orientale. Nonostante siano comunemente associati al
nomadismo, essi si trovano stabilmente in Paesi europei da centinaia di
anni. Fra i problemi cui devono far fronte vi sono emar-ginazione,
xenofobia e razzismo, nonché basso livello di istru-zione, elevata
disoccupazione (50-90%), insufficiente assistenza sanitaria e condizioni
molto povere di alloggio. Malgrado tutto ciò, la volontà di sopravvivere
è stata la spinta che ha guidato i Rom nel corso dei secoli. La comunità
internazionale sta lavorando, comunque, per migliorare la loro
integrazione sociale, nel rispetto della loro identità culturale,
basandosi sul principio di un trattamento equo. È necessario dunque
rafforzare la maturità delle società democratiche e la loro capacità di
comprendere e rispettare la diversità sociale, culturale e religiosa
degli Zingari.
Il Prof. Stefano Zamagni, Presidente della Commissione Cattolica
Internazionale per le Migrazioni, intervenendo sull’accoglienza odierna
di un gran numero di rifugiati musulmani, ha notato come essi portino
con sé concezioni di vita e credenze religiose profonda-mente diverse da
quelle degli autoctoni. Egli ha quindi invitato a evitare i due scogli che
intralciano un loro armonioso inserimento nel tessuto sociale, cioè il
sincretismo relativista – per cui tutte le religioni sono uguali – e
l’assimilazionismo più o meno forzato. Ha poi spronato a elaborare un
modello di dialogo interculturale che pro-porzioni la risposta, anche in
risorse pubbliche, al grado di “accettabilità” (“morale
consequenziale”) delle loro richieste.
Dialogo sui precedenti argomenti
● Quando ci si riferisce ai musulmani che, avendo abbracciato il
Cristianesimo, devono lasciare il proprio Paese, si può parlare di
rifugiati religiosi? Il titolo, diciamo così, di rifugiato religioso
esiste ed è riconosciuto dallo statuto dell’ACNUR.
● La maggior parte dei rifugiati riporta traumi da eventi
post-bellici o fenomeni analoghi. In Europa non c’è ancora nessuna
consapevolezza della realtà dei rifugiati religiosi o psicologici,
ragione comprensibile, legata al fatto che fino alla caduta del muro di
Berlino il fenomeno avveniva soprattutto per ragioni politiche. Ora questo
tema sta entrando nella discussione. Quando gli italiani, per es.,
andavano in America il problema non si poneva. Al giorno d’oggi, quando
i musulmani arrivano nei nostri Paesi, sono essi a chiedere di vedere
verificate nella vita pubblica le loro istanze. Questo è il vero
problema. Di fronte alla richiesta della comunità musulmana, per es., che
nelle scuole si insegni il Corano, non possiamo distinguere il dialogo
religioso da quello civile, perché nei loro Paesi tale distinzione non
esiste. In spirito di verità e carità dobbiamo quindi fare in modo che
capiscano come certe richieste non possono essere accettate. Si creano
pertanto nuove forme di “precariato” perché essi ritirano i figli
dalle scuole. Occorre perciò proporre un’alternativa che sia da loro
compresa e che permetta di procedere.
● Occorre distinguere tra istanza civile e religiosa, altrimenti il
rischio diventa troppo elevato. Lo Stato, certo, non ha il compito di
stabilire quale è la religione da seguire, ma spetta alla Chiesa
combattere il relativismo religioso. È necessario dunque un impegno
diverso e più vigoroso per dare identità e convinzioni più forti ai
cristiani. Occorre pure distinguere il dialogo inter-religioso da quello
che lo Stato deve e cerca di fare. Come cristiani ci muoviamo, nel
dialogo, con atteggiamenti di carità e rispetto della libertà degli
altri, convinti di trovare in essi i frutti dell’azione dello Spirito.
● Grazie anche aifinanziamenti della Fondazione Soros v’è
una nuova “generazione” di zingari. Sono stati formati in America,
sono in tran-sigenti, integralisti liberali ed è chiaro che non vogliono
un’assistenza ecclesiale internazionale. Mentre gli zingari sono
religiosi per natura ed hanno l’esigenza di appartenere ad un gruppo
religioso, la nuova “generazione” vuole un programma di integrazione
puramente laica. Integrazione, lavoro e casa sono comunque i problemi più
acuti. Questa nuova leadership è “indottrinata” da alcune
Organizzazioni internazionali e oggi rivendica diritti che le sono
mancati. Un esempio. Uno degli appelli a creare strutture per
l’assistenza degli omosessuali è venuto proprio dalla comunità rom.
● L’entrata di Paesi con una grande minoranza di zingari è una
questione molto discussa nell’UE. In seno al Consiglio d’Europa è
stato invece creato l’ “European Roma and Travellers Forum” ed è
stata discussa la possibilità di una sua presenza “religiosa” al suo
interno. Attualmente si è giunti ad avere un rappresentante della Chiesa
cattolica in qualità di Osservatore. La questione delle sette, comunque,
interpella le Organizzazioni internazionali.
Dopo la pausa, la seduta mattinale è ripresa con attenzione a quattro
sotto-temi riguardanti altrettanti settori della mobilità umana.
In quello dell’Apostolato del Mare, il Diacono Ricardo Rodriguez
Martos, di Barcellona (Spagna), ha riferito che tale azione pastorale
offre servizi fondamentalmente uguali a tutti i marittimi, qualunque sia
la loro religione. Secondo calcoli statistici, il 18% dei marittimi
mercantili sarebbero musulmani, ovvero circa 200 mila persone. In genere
essi sono molto religiosi e praticanti. I musulmani non chiedono comunque
assistenza spirituale ai cristiani e, se viene loro proposta (per es.
fornendo un contatto con una Moschea), generalmente la declinano. Essi
apprezzano tuttavia un aiuto materiale – quando necessario – e
testimonianze di carità e amicizia. L’Apostolato del Mare ha
sollecitato, nell’ultimo decennio, una colla-borazione con le moschee di
Barcellona, ma senza successo. Recentemente, tuttavia, il Consiglio
Islamico della città si è mostrato favorevole a una collaborazione che
vedrà l’AM indirizzare i marittimi musulmani, che chiedono assistenza
religiosa, alla loro comunità locale.
Sr. Patricia Ebegbulem, SSL, con riguardo all’assistenza alle
“donne di strada” nigeriane, sia in patria che in terra straniera, ha
riferito che la maggior parte di esse si avviano al triste commercio del
loro corpo per ragioni di povertà e discriminazione. La Chiesa cattolica
è all’avanguardia nella riabilitazione e promozione della dignità
delle donne e della femminilità (con citazione di Giovanni Paolo II,
nell’Esortazione Apostolica Ecclesia in Africa, n. 121). Sr.
Ebegbulem ha proposto che il 2010 venga dichiarato anno della Dignità
delle Donne e ha rivolto un invito a sostenere tale proposta.
Nel suo intervento, la Sig.ra Thérèse Farra, libanese, ha
indicato nei pellegrinaggi cosiddetti “condivisi” – cioè fatti
insieme – tra cristiani e musulmani, un’occasione per allacciare
amicizie durevoli e stabilire una rete di relazioni costruttive.
L’organizzazione “Darb Maryam” (Il cammino di Maria), operante in
questo campo, si propone di offrire un ambito per incontri dove
esercitarsi al “dialogo della vita” e incoraggiare alla ricerca dei
valori comuni. I partecipanti vi scoprono la religione degli altri,
camminando e pregando assieme per la pace, fianco a fianco, cercando di
costruirla fra di loro e diffonderla attorno a sé.
Nel campo dell’apostolato dell’aviazione civile, Don Paschal
Ryan, cappellano dell’aeroporto di Heathrow, a Londra, ha osservato
che, per la “mondializzazione”, gli aeroporti sono diventati anche
crocevia della civiltà contemporanea. Essi non riflettono soltanto la
propria comunità locale, ma anche quella globale. Negli aeroporti
transitano anche numerosi credenti di diverse religioni, che viaggiano
pure per motivi religiosi, in quanto la nozione di pellegrinaggio è
comune a cristiani, ebrei, induisti, musulmani e altri. Nell’Islam,
inoltre, i credenti sono proprio esortati a recarsi nei santuari legati al
loro profeta Muhammad, almeno una volta in vita. Nell’aeroporto di
Heathrow, inoltre, lavorano 65/70.000 persone di diverse religioni.
Certamente la caratteristica degli aeroporti risiede nella natura fugace
di tanti incontri fra persone, in quanto milioni di passeggeri vi
transitano, velocemente, ogni anno. Ciononostante, questa situazione
insolita consente, di incontrare lo straniero e di capire come i contatti
fra cristiani e credenti di altre religioni possono portare finanche a una
feconda collaborazione. Inoltre, vedendo uomini e donne di diverse
religioni, razze e classi sociali, lavorare insieme, oppure condividere lo
stesso spazio di preghiera multi-religiosa, si può immaginare come
potrebbe, meglio dovrebbe, essere il mondo.
Dialogo sui precedenti interventi:
● E’ stata espressa gratitudine alle religiose che, in tutto il
mondo, si dedicano alla liberazione delle donne dalla schiavitù della
strada. In Italia esse sono tra le 100 e le 200. Si tratta di una schiavitù
sempre più presente nelle nostre società.
● Ci sono Paesi che sostengono la presenza di comunità musulmane in
Occidente con la creazione di moschee, centri commerciali, ecc. Le
confraternite musulmane inviano fondi alle organizzazioni islamiche per
diversi scopi. Per quanto riguarda gli studenti musulmani, ci si preoccupa
di accoglierli bene, ma cosa si fa a livello pastorale per preparare i
nostri Operatori pastorali e i nostri studenti ad un dialogo costruttivo
con loro? La presenza di musulmani nelle nostre strutture pone problemi di
preparazione da parte nostra.
● Nei centri “Stella Maris”, dell’Apostolato del Mare,
ci si preoccupa di soddisfare tutti i bisogni dei marittimi, compresi
quelli religiosi. Per quanto riguarda l’accoglienza dei marittimi
musulmani, come cristiani dobbiamo aiutarli a mantenere la loro apertura
al trascendente (v. EMCC n. 59).
Martedì 16 maggio 2006, seduta pomeridiana
II° sotto-tema: “Migrazione e itineranza per (verso) i Paesi a
maggioranza islamica” (secondo i vari settori della mobilità umana)
Dopo la pausa per il pranzo, i lavori sono proseguiti con altri
interventi.
Nel Brunei la presenza dei migranti rappresenta per la Chiesa locale
una sfida a esprimere la sua solidarietà in modo tangibile e fraterno,
anzi – ha sottolineato il Vescovo Cornelius Sim, Vicario Apostolico –
la Chiesa, rispondendo alle loro necessità spirituali, garantisce un
servizio ancor più necessario dell’aiuto materiale. “I lavoratori
migranti trovano nella Chiesa una strada per servire i compagni cattolici,
arricchendo così la mutua esperienza dell’essere Chiesa”,
partecipando anche alla promozione culturale ed economica del Paese.
L’Arcivescovo di Bobo-Dioulasso, in Burkina Faso, S.E. Mons.
Anselme T. Sanon, – nell’impossibilità di essere presente – ha
inviato la sua relazione sul tema dell’accoglienza dei rifugiati
cristiani nei Paesi dell’Africa Occidentale a maggioranza islamica.
L’ha letta l’Ecc.mo Mons. Béchara Raï, Vescovo di Jbeil, in Libano.
Si sono così evidenziate e sintetizzate, in un articolato prospetto, le
diverse situazioni che connotano tali ingressi. Sottolineando, inoltre,
l’importante ruolo che alla Chiesa spetta svolgere in questo ambito, si
è offerta una gamma di risposte pastorali da dare, tra cui, in
particolare, la creazione, nelle diocesi, di una cappellania per i
rifugiati, per cercare di rispondere alle loro richieste. Si sono
sollecitati, allo stesso tempo, un responsabile impegno da parte delle
Istituzioni internazionali e una preziosa opera di sensibilizzazione dei
mezzi di comunicazione.
P. Bernard Lapize de Salée, S.J., illustrando la situazione
degli studenti esteri (internazionali) in Algeria, il cui numero è in
crescita, ha riferito che colà la Chiesa considera la loro presenza una
grande grazia e un’ottima testimonianza cristiana nell’Algeria
musulmana. Infatti, anche se i musulmani sono più numerosi, molti sono i
cristiani, provenienti essenzialmente dai Paesi francofoni dell’Africa
occiden-tale. Tali studenti partecipano attivamente alla vita della Chiesa
e costituiscono l’elemento più giovane delle comunità cristiane nel
Paese. Inoltre essi offrono la loro esperienza diretta della gioventù
algerina musulmana, con la quale vivono a contatto nelle città
universitarie. P. Lapize de Salée ha concluso che sarebbe auspicabile una
collaborazione, o almeno avere dei contatti, tra le Chiese dei Paesi di
provenienza e quelle del Maghreb (Africa del Nord), cosa che peraltro già
in parte avviene.
Dialogo, prendendo lo spunto dai precedenti interventi
● Non possiamo universalizzare l’esperienza dell’Algeria, ma
dobbiamo tenerla presente perché essa è una Chiesa martire.La situazione
universitaria in Marocco e in Tunisia è più o meno la stessa. In Marocco
ci sono sacerdoti neri che aiutano nella pastorale per gli studenti della
propria regione. Non essendovi però una chiesa formata da autoctoni, si
ha difficoltà ad aiutare i musulmani nella loro clandestinità. Si chiede
che la Santa Sede faciliti un appello ai Paesi d’origine dell’Africa
nera e a quelli europei affinché si trovi una soluzione globale per
questo “esilio organizzato”.
● Oggi la situazione migratoria è fenomeno strutturale. In ogni
Paese ci si rende sempre più conto di non poter risolvere in maniera
solitaria questo problema. La necessità di un certo controllo ha portato
comunque i Paesi del nord del Mediterraneo ad intavolare un dialogo con
quelli del sud. Non si può risolvere, cioè, il problema della migrazioni
senza una cooperazione internazionale. La globalizzazione è imposta al
mondo e aumenterà nel futuro. Ci sono servizi tecnici che richiedono la
presenza di persone migranti.
● In Europa le cappellanie degli studenti fanno un lavoro importante.
Esse sono un laboratorio di dialogo.
● E’ stata fatta presente la necessità di una rete di informazioni
affinché si possano aiutare i lavoratori esteri a trovare un posto di
lavoro. La soluzione al problema della pastorale migratoria sta nel
dialogo tra Vescovi. È comunque difficile poter organizzare una rete
informazioni su come trovare un lavoro, ma ci sono canali internazionali
che informano sulla realtà dei vari Paesi al riguardo.
● In Francia si vivono tensioni molto forti. Le Chiese hanno scritto
una lettera al primo Ministro circa l’imposizione di leggi sul controllo
e la regolamentazione migratoria. Lo Stato deve, sì, controllare, ma la
migrazione implica anche integrazione. I migranti possono quindi diventare –
e lo sono – elementi di sviluppo per i Paesi di arrivo.
● Oggi in Francia, e non solo, le Chiese parlano e sono ascoltate
come mai prima d’ora. Il CCEE cerca di organizzare una rete tra le
Conferenze Episcopali in tema di migrazione. Ogni anno nel suo seno si
svolge un incontro dei direttori della pastorale migratoria. Nella COMECE
esiste un gruppo di esperti che segue tale questione. Vi è anche una rete
di cappellani universitari, e se ne sta creando una di studenti e di
professori. Il rappresentante del CCEE si è impegnato a portare il
dibattito migratorio in queste reti.
● Quanto detto per il Brunei vale per il Kuwait, gli EAU e per tutto
il Golfo Persico. Nei flussi migratori in Europa, oggi, vanno distinti i
migranti regolari e irregolari. Nella visione europea globale si tende a
far sì che essi diventino cittadini. Nel Golfo questa propensione non
esiste.
Dopo il dialogo, i lavori sono ripresi con altri interventi.
Il Rev. P. Xavier Pinto, C.Ss.R., Direttore nazionale
dell’Apostolato del Marein India, ha quindi dichiarato che il 70% dei
marittimi che colà visitano i centri Stella Maris sono filippini,
mentre indiani, bangladesi e pachistani – nell’ordine – si
contendono la maggior parte del restante 30%. Secondo il relatore, per
numerosi musulmani, Gesù è un esempio di santità e di pietà, che
avrebbe vissuto il vero Islam. Questo sarebbe il punto di partenza che
permette di interagire con i musulmani e lavorare insieme. Egli ha
aggiunto che, per poter esercitare l’apostolato per i marittimi in
navigazione e in sosta nei porti, è necessario anzitutto rispettare le
leggi del Paese ospitante e riuscire a integrare l’Apostolato del Mare
nella pastorale d’insieme della Chiesa locale, anche nei Paesi a
maggioranza islamica.
Il P. Martin McDermott, S.J., con riferimento al Libano, ha rilevato che
attualmente ci sono colai, due tipi di “donne di strada” le ex-domestiche,
alla mercé dei loro “protettori”, sia musulmani che cristiani, e le
cosiddette artiste. La prostituzione viene teoricamente proibita, ma in
pratica regolamentata. Tali donne, una volta giunte in Libano, si trovano
nell’impossibilità di cambiare vita e, perfino, di spostarsi all’interno
del Paese, con un meccanismo che le priva dei diritti, dei documenti e quindi
della libertà.
Mons. Liberio Andreatta, Amministratore Delegato dell’Opera
Romana Pellegrinaggi, affrontando l’argomento di quelli cattolici nei
Paesi a maggioranza islamica, ha fatto notare come l’incontro con i
musulmani sia abbastanza frequente in varie tappe del pellegrinaggio. In
tali occasioni si avviano conversazioni, dialoghi, a volte anche
discussioni, che non portano, però, a un avvicinamento delle posizioni
religiose o delle idee, a motivo di convinzioni molto radicate. È
possibile, inoltre, anzi doveroso, che i cristiani, nel pellegrinaggio,
riscoprano la loro identità, cioè il loro essere discepoli di Gesù
Cristo e impegnati nella “Missione ad Gentes”. Certo che
l’archetipo del pellegrinare risiede nell’andare alla ricerca del
volto di Cristo nella persona dei fratelli.
Dialogo, prendendo lo spunto dai precedenti interventi
● Non possiamo ridurre l’Islam alla descrizione rituale fatta da
uno dei relatori perché essa non tiene conto della credenza che
conosciamo. L’Islam contiene una verità spirituale ed esigere di carità
verso gli altri. Se venisse ridotto all’aspetto rituale, non ci potrebbe
essere il piacere del dialogo.
● Si rende omaggio a Don Andrea Santoro, sacerdote romano che ha
perso la vita in Turchia. Predicatore avvincente, egli credeva che i
musulmani lo avrebbero accettato e apprezzato. Il senso del trascendente
che essi hanno si trasforma in frustrazione, in Europa, dove vige il
secolarismo e l’indifferenza. Crediamo che il sangue dei martiri diventa
seme di nuovi cristiani.
● In Libano, alcune Missionarie Francescane di Maria aiutano le
prostitute. C’è una mafia che le controlla e c’è una complicità che
permette la prostituzione. Si potrebbero mobilitare le madri di famiglia
affinché cooperino a porre termine a questa situazione. Esiste un accordo
tra la Caritas e il Libano per aiutare le donne oggetto di tratta.
L’Ecc.mo Mons. Segretario ha informato, poi, che il Comitato di
Redazione si sarebbe riunito per preparare il documento finale. La prima
parte conterrà la cronaca di cosa si è fatto in questi giorni
(l’Evento). Ha chiesto quindi di mettere per iscritto eventuali
suggerimenti, raccomandazioni e appelli che si desidera inserire nel
Comunicato Finale.
Sua Eminenza il Presidente ha ringraziato, infine, i presenti per la
pazienza, la partecipazione e l’attenzione. Ha espresso il proprio
apprezzamento per gli interventi che hanno contribuito ad arricchire
l’incontro e a fornire una visione d’insieme di quella pastorale
specifica che è stata la grande intuizione di Papa Pio XII.
Mercoledì 17 maggio 2006, seduta mattinale
III° sotto-tema: Come migliorare la situazione? Prospettive
Nella giornata conclusiva, il Cardinale Presidente ha chiesto un
rinnovato sforzo affinché il Comunicato Finale sia frutto della
concertazione, dell’approvazione e del contributo di tutti. Ha
comuni-cato quindi la riconferma “ad quinquennium” a Membro del
Pontificio Consiglio di S.E. il Cardinale Rubiano Saenz, uno dei vete-rani
del Dicastero. Ha infine richiamato all’attenzione di tutti il Compendio
della Dottrina Sociale della Chiesa in cui sono presenti molte indicazioni
per quanto riguarda i problemi affrontati da questa sessione e in genere
dal Pontificio Consiglio. Il Compendio è stato tradotto in 16 lingue,
ultima delle quali il catalano, ed è stato presentato in molti Paesi.
Nel suo intervento (letto in forma ridotta) l’Arcivescovo Giovanni
Lajolo, Segretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di
Stato, ha affermato che, al di là di timori e titubanze, una gestione
accorta e trasparente delle migrazioni potrebbe recare benefici sia ai
Paesi di origine che a quelli di destinazione. Egli ha affrontato così un
tema dibattuto in varie Nazioni europee, timorose di aprire l’acceso al
proprio territorio e, tuttavia, in cronica necessità di manodopera
giovane, flessibile e a buon mercato, il cui impiego lavorativo sembra
avere limitate ricadute negative sull’occupazione dei lavoratori
autoctoni. “La Chiesa – ha detto il Presule – in conformità alla
natura cattolica della sua missione e alla sua scelta preferenziale per i
poveri, è in favore dell’affermazione del diritto a emigrare e alla
tutela dei diritti dei migranti. Ciò non toglie che sia grave compito dei
politici regolare la consistenza e la forma dei flussi migratori, così
che gli immigrati possano sentirsi accolti umanamente con dignità e la
popolazione del Paese che li riceve non sia posta in condizioni
oggettivamente favorevoli al rigetto, con conseguenze nefaste per gli
immigrati, ma non meno per la cultura umana della popolazione ospitante e
per i rapporti tra i popoli”. Notando che la religione costituisce per
varie persone provenienti dai Paesi a maggioranza islamica, un elemento di
profonda identificazione, il Presule ha riaffermato la necessità di un
rigoroso e reciproco rispetto della libertà religiosa, con conseguente
difesa delle minoranze e dei loro diritti umani. “Se da più parti –
ha rilevato Mons. Lajolo – si invoca almeno la reciprocitàdel rispetto
e delle concessioni (libertà di culto, costruzione di luoghi di culto,
...), tuttavia questo concetto, tra numerosi Stati di vari continenti,
sembra per ora estraneo in materia religiosa a gran parte dei Paesi
musulmani, che invocano per i loro cittadini all’estero la pienezza dei
diritti che non riconoscono, invece, ai migranti di altre fedi sul proprio
territorio”. Secondo Mons. Lajolo, la Santa Sede continuerà a
dichiarare la propria ferma opposizione a ogni tentativo di usare la
religione per giustificare il terrorismo e la violenza. Da ultimo il
Segretario per i Rapporti con gli Stati ha fatto cenno al delicato
problema della protezione dei cristiani in Paesi a maggioranza islamica,
la cui mancanza sta inducendo migliaia di fedeli a lasciare la loro
patria.
Il Card. Martino ha ringraziato per l’ampia panoramica, che sarà
completata dalla lettura integrale dell’intervento, e grandemente aiuterà
nel considerare tutto l’andamento di questa assemblea. L’Arcivescovo
Lajolo ha sottolineato poi l’importanza del Compendio, di cui la Santa
Sede fa grande uso anche nei doni, ai visitatori.
Corrispondente discussione
● Esiste un certo dialogo riuscito, ispiratore di pace. A livello
internazionale occorre fare molta attenzione a ciò che avviene sul
terreno dove ci sono a volte iniziative limitate, ma portatrici di
avvenire. Occorre riunire tutte le micro-iniziative e considerare
l’importanza delle donne e delle associazioni femminili. Nel settore
dell’Apostolato del Mare, molte cose sono progredite grazie alle mogli
dei marittimi. Le Università cattoliche in Paesi come il Libano, ad es.,
dovrebbero creare scuole di scienze politiche di ispirazione cristiana per
un’élite sul piano dell’antropologia e della interpretazione dei
testi, una sorta di ecumenismo di ispirazione cristiana aperta a tutti.
Nei Paesi musulmani ci sono giovani di buona volontà.
● Esistono settori della società, anche in quella indù, aperti e
ricettivi all’apporto della cultura cristiana e quindi desiderosi di
dialogo e conoscenza. Converrebbe far leva su di essi. Si sono aperte
strade interessanti dal punto di vista culturale, e che si possono
utilizzare per comunicare e far crescere il rispetto reciproco. Le
iniziative locali sono importanti, così come le associazioni femminili e
la promozione delle donne. Sicuramente è importante il ruolo delle
Università cattoliche, e della formazione a livello antropologico e
giuridico, per fare evolvere la situazione. Si tratta di realtà per cui
sarà necessario molto tempo. Anche qui è importante il ruolo delle ONG e
delle famiglie cattoliche perché si trovano ogni giorno a contatto con il
mondo islamico. È necessario che i Pastori sostengano questi sforzi e
indirizzino la vita quotidiana delle associazioni di donne, di famiglie,
delle ONG che si trovano anche a lavorare nel settore umanitario. Prezioso
è l’auspicio per le Università cattoliche di diffondere la conoscenza
cristiana.
● Le famiglie miste costituiscono un fenomeno rampante anche nel
mondo migratorio, di cui non ci si occupa abbastanza. Sempre più esse
rappresentano una fonte di conflitto potenziale in materia di diritto
internazionale privato. La Chiesa può far ascoltare la propria voce per
la salvaguardia dei bambini. La CEI ha approvato una direttiva al riguardo,
nella linea dell’Istruzione EMCC. Le Chiese devono far sentire la
loro voce e far conoscere la posizione ecclesiale su questi temi. Ogni
Conferenza episcopale ha la possibilità di calibrare i principi da
applicare in un modo rispondente alle esigenze del proprio Paese. I
problemi esistono soprattutto quando gli sposi tornano in patria.
Occorrerebbe far pensare, prima di concedere la dispensa canonica per il
matrimonio.
● E’ stato suggerito che si potrebbe proporre una nuova redazione
della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo in cui si parli
anche dei doveri. Quando la Dichiarazione fu redatta, però, – è stato
osservato – si usciva da una Guerra Mondiale e c’era una sensibilità
umana che adesso non c’è più. Non si ricreerebbe cioè facilmente una
situazione come quella e il rischio è che vi vengano inclusi nuovi tipi
di famiglia e, di conseguenza, nuovi diritti che tali non sono. Andrebbe
comunque ritoccata la Dichiarazione, con alcune precisazioni.
● In materia di dialogo interreligioso, ci sono già buoni contatti
con gli indù, che vanno fatti nella misura del possibile. Il problema è
complesso, culturale e politico. L’invito a riunire le micro-iniziative
è buono e si cerca di farlo, ma sono necessarie informazioni specialmente da parte dei Vescovi. Informazioni più pubbliche ci
consentirebbero di avere un quadro più generale per rafforzare la nostra
azione.
● Quando si realizzano attacchi, sia in Paesi musulmani che indù, la
Chiesa locale deve protestare e le altre Chiese locali nel mondo
dovrebbero appoggiarla, affinché essa non rimanga sola a sopportare
quella situazione. L’opinione pubblica mondiale può contribuire, molte
volte, a calmare le acque come ad agitarle. Quanti sono ogni anno i
moderni martiri uccisi nell’esercizio del loro apostolato? La Chiesa dei
martiri è ancora viva oggi. La loro testimonianza è molto importante
perché questo sangue è seme di cristiani.
Infine il Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli, l’Arcivescovo Robert Sarah, dopo aver tracciato un
profilo dei migranti che provengono dall’Africa sub-sahariana, ha
spiegato che le cause del loro esodo sono legate alla storia, alla
situazione socio-politica, a situazioni drammatiche di insicurezza e
guerra, alle condizioni economiche, a fenomeni culturali come la
globalizzazione. A seguito poi delle guerre civili in alcuni Paesi, più
di 4 milioni di persone sono fuggite altrove. Il Presule ha quindi spiegato che il cronico stato di povertà e insicurezza che
rende il continente africano prono al sottosviluppo permanente, influisce
negativamente sulle persone e le istituzioni, riduce gli investimenti esteri,
incentiva la criminalità, ecc. Nel delineare poi il percorso che i migranti
compiono per recarsi nel Maghreb, Mons. Sarah definisce una vera via crucis
la tragedia vissuta da queste persone, trattate poi, all’arrivo, in modo
umiliante e inumano. Mons. Sarah, dopo aver delineato i maggiori problemi che i
migranti si trovano ad affrontare, ha offerto alcune soluzioni e prospettive.
“La Chiesa, particolarmente quella d’Africa, ha il dovere di assumere sempre
più integralmente il ruolo del buon samaritano”. I cristiani, da parte loro,
sono invitati a svolgere con chiarezza e dedizione il loro ruolo nei confronti
degli immigrati e dei rifugiati. Le Conferenze episcopali dei Paesi di partenza
e di arrivo potrebbero dare il loro contributo, informando, aiutando e
accompa-gnando chi vuole migrare nella legalità. Attenzione particolare
andrebbe rivolta all’aiuto per l’integrazione, nel rispetto della cultura,
della religione e dei valori umani fondamentali. Mons. Sarah ha invitato quindi
a favorire il dialogo sociale, interculturale e anche inter-religioso.
Corrispondente dialogo
● L’intervento di Mons. Sarah ci ha dato realisticamente
l’immagine delle sofferenze di quanti abbandonano la patria e,
attraverso un vero calvario, arrivano alle spiagge della speranza. In
genere questi viaggi giungono sulle pagine dei giornali quando succede
qualcosa, cioè se una barca affonda e muoiono tante persone che
speravano di ottenere un avvenire migliore. Chi arriva deve trovare soldi
per pagare il viaggio ai “commercianti di carne umana”. Spesso quelli
che non si muovono sono tanto poveri da non poter nemmeno affrontare un
viaggio simile. La solidarietà internazionale deve arrivare lì dove c’è
bisogno, affinché questa popolazione non abbia bisogno di partire. La
globalizzazione deve essere soprattutto una globalizzazione della
solidarietà, come diceva Papa Giovanni Paolo II.
● Bisogna fare tutto il possibile perché la gente non emigri,
prepa-rando posti di lavoro in patria. A Tripoli (Libano) è stato creato
un “college” ove oltre 1500 giovani, specialmente dell’Africa
sub-sahariana, vengono formati per poi tornare nel proprio Paese con un
mestiere e un’educazione religiosa. Parlando con i Vescovi africani ci
si è chiesti perché le nostre opere per l’istruzione religiosa e
l’avvio ad un mestiere vanno a rilento. Il fatto è che i Vescovi non
hanno più fondi. La CEI è molto generosa nei confronti di queste Chiese
ma non dà sovvenzioni per iniziative con “etichetta” religiosa. Il
contributo dell’educazione è invece essenziale per limitare il fenomeno
migratorio.
● L’opinione pubblica riflette su questioni teoriche e ciò
porta al varo di leggi che non tengono conto dei problemi di giustizia
internazio-nale e aumentano le cause di guerra. Quali iniziative a lungo
termine si possono intraprendere a livello europeo? La presenza di 40 mila
senegalesi in Italia è una sfida. Il loro viaggio viene garantito dalle
confraternite musulmane. La responsabilità della Chiesa di partenza è
molto importante per organizzare, accompagnare e facilitare questa
migrazione di lavoro. È necessario operare nel senso della cooperazione
tra Chiese di arrivo e di partenza.
● Il problema della scuola è molto importante in Africa,
purtroppo mancano i mezzi. Quando i Vescovi chiedono un aiuto incontrano
un rifiuto totale e molti di loro, di conseguenza, non fanno ruotare
più la loro pastorale attorno al settore educativo, anche se esso è
d’importanza capitale per uscire dalla povertà. Il Pontificio Consiglio
potrebbe fare da intermediario, suscitando una sorta di collaborazione tra
Chiese di partenza e di arrivo, e studiare le iniziative per migliorare
l’accoglienza rispettiva. È importante che si superi la questione
unicamente finanziaria, che si vada oltre, per condividere questioni umane
e pastorali. La globalizzazione ci costringe a cambiare questa pastorale.
● Il Pontificio Consiglio realizza una sempre maggiore collaborazione
interdicasteriale con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli, come risulta da una lettera congiunta per far conoscere la nostra
Istruzione. C’è anche una maggiore presenza nella nostra sede dei
Vescovi africani in visita “ad limina”. Il nostro documento (EMCC)
può fare riflettere e ci sono altresì suggerimenti concreti per
l’accoglienza.
Al termine della Sessione Plenaria, il Cardinale Presidente ha
sottolineato che, da queste tre giornate di lavoro, è emersa in modo
particolare la necessità di interazione tra gli Organismi della Santa
Sede, tra di loro e con le Chiese locali e tra Chiese locali. Non è più
possibile vivere isolati nella propria nicchia. Egli ha poi ringraziato
gli oratori per la ricca apertura della loro esperienza e tutti i presenti
per aver attivamente partecipato alle discussioni, con pazienza. Ha
espresso gioia e gratitudine al Santo Padre per aver ricevuto tutti
personalmente e rivolto parole di incoraggiamento e indicazioni per la
nostra pastorale. Un grazie anche a tutti i collaboratori, specialmente ai
membri della “task force” che hanno reso possibile la realizzazione
della Sessione, a cominciare dall’Ecc.mo Segretario che ha
effetti-vamente guidato la discussione. Un ringraziamento speciale a
coloro che hanno preparato il Comunicato finale e alle interpreti. Un
apprezzamento particolare a S.E. Mons. Celata che ci ha aiutati a tenere
il tema della nostra Plenaria collegato all’interesse e all’azione del
Pontificio Consiglio per il dialogo inter-religioso, sottolineando e
precisando alcune espressioni. L’Em.mo Presidente ha invitato a tornare
nei rispettivi Paesi ricchi di quanto appreso e pronti ad incoraggiare
quanti sono incaricati di questa pastorale. Se Dio è con noi chi sarà
contro di noi? Soprattutto lineare è stato il bisogno di interazione e
collaborazione tra i vari Dicasteri della Curia e tra le Chiese locali. In
un mondo globalizzato non possiamo dispensarci dal farlo.
S.E. Mons. Marchetto ha, a sua volta, ringraziato il Presidente, il cui
peso di direzione di due Pontifici Consigli è molto grave. Il Santo Padre
gli ha chiesto un grosso sacrificio. Tutti gli hanno quindi augurato un
proficuo lavoro e si sono detti disposti ad aiutarlo, in quanto possibile,
a portare questa croce, che è però gloriosa.
L’assemblea, infine, ha espresso la propria riconoscenza al Card.
Stephen Fumio Hamao per il lavoro compiuto durante il suo mandato di
Presidente del Pontificio Consiglio.
La Sessione Plenaria si è chiusa con la recita dell’Agimus.
Al termine degli interventi sopra riferiti, i Partecipanti hanno ancora
dialogato sul tema loro proposto quest’anno, in vista della stesura di
alcune conclusioni e raccomandazioni, approvando infine il testo seguente.
Conclusioni e
raccomandazioni
Migranti musulmani nei Paesi a maggioranza cristiana
1) A tale proposito si è osservato un aumento nella immigrazione dei
musulmani verso i Paesi europei e il Nord America, di antica tradizione
cristiana (v. EMCC 59 e 65), alla ricerca di lavoro o di
democrazia, o a motivo di ricongiungimento familiare.
2) Da ciò è emerso l’incoraggiamento a favore di una integrazione
(non assimilazione) dei musulmani immigrati (v. EMCC 2, 60-61).
3) Di conseguenza, specialmente i cattolici sono chiamati a essere
solidali e aperti alla condivisione con gli immigrati musulmani,
conoscendo meglio la loro cultura e religione, testimoniando al tempo
stesso i propri valori cristiani, anche nella prospettiva di una nuova
evangelizzazione, rispettosa – certo – della libertà di coscienza e
di religione (v. EMCC 59 e 69).
4) I cristiani, cioè, devono approfondire la loro identità (v. EMCC
60) di discepoli di Cristo, testimoniandola nella vita e riscoprendo il
loro ruolo in tale nuova evangelizzazione (v. EMCC 86-88).
5) È risultato dunque importante affermare la necessità del rispetto
mutuo e della solidarietà umana, in un clima di pace, con base nella
centralità della persona umana, della sua dignità e dei suoi
diritti-doveri.
6) Naturalmente i diritti umani e le libertà di ognuno vanno insieme
con quelli delle altre persone.
Dialogo
7) Fra i Partecipanti alla Plenaria si è manifestata fortemente la
coscienza della necessità di un dialogo autentico fra credenti di varie
religioni e specialmente tra cristiani e musulmani (v. EMCC 69).
8) In tale contesto si è ritenuto importante un rapporto basato sulla
“emulazione spirituale”.
9) Così, se il dialogo fra cristiani e musulmani è necessario
ovunque, lo è specialmente nelle società occidentali per migliorarvi la
conoscenza reciproca, la comprensione, il mutuo rispetto e la pace.
10) In ogni caso, mentre risulta necessario accogliere gli immigrati
musulmani con rispetto della loro libertà religiosa, è pure
imprescindibile che essi rispettino la identità culturale e religiosa
delle società che li accolgono.
11) È parso inoltre rilevante saper distinguere quel che tali società
possono tollerare o no della cultura islamica, quel che va rispettato o
condiviso, in relazione ai credenti di altre religioni (v. EMCC 65
e 66), con possibilità di dare indicazioni, a tale riguardo, anche ai
politici, per una giusta formulazione della legislazione civile, nel
rispetto delle competenze di ciascuno.
12) Ciò significa che si deve anche proporre un modello di dialogo
religioso che non sia una mera conversazione, o un semplice ascoltarsi, ma
che giunga a rivelare reciprocamente le proprie profonde convinzioni
spirituali.
13) Risulta quindi importante accompagnare il partner dialogante
nel processo di riflessione sulle dimensioni etiche e attuali, e non solo
teologiche e religiose, delle conseguenze di richieste fatte alla società
civile, pur nel rispetto della distinzione fra dialogo civile e dialogo
religioso.
14) Data l’importanza, riaffermata, del principio di reciprocità (v.
EMCC 64), confermato dal Santo Padre nel suo discorso ai
Partecipanti alla Plenaria, risulta necessario dunque procedere verso una
distinzione fra la sfera civile e quella religiosa anche nei Paesi
islamici.
15) In ogni caso è fondamentale, in tale contesto, distinguere
Occidente e Cristianesimo, poiché spesso i valori cristiani non ispirano
più atteggiamenti, posizioni o azioni (in relazione anche all’opinione
pubblica) nel cosiddetto mondo occidentale (v. EMCC 60).
16) I Partecipanti alla Plenaria hanno espresso altresì la speranza
che, dove cristiani e musulmani vivono insieme, essi possano unire i loro
sforzi con quelli degli altri concittadini, per garantire a tutti, senza
distinzione di religione, il pieno esercizio dei propri diritti e delle
singole libertà, in quanto individui e membri di una comunità.
Situazione in alcuni Paesi a maggioranza islamica
17) D’altra parte, in Paesi a maggioranza islamica, risulta che
cristiani e, generalmente, lavoratori immigrati poveri e senza vero potere
contrattuale, sperimentano gravi difficoltà per il riconoscimento dei
loro diritti umani. Questi ultimi, inoltre, hanno poca possibilità di far
valere la loro causa in giustizia, poiché possono essere facilmente
puniti o espulsi.
18) La Chiesa è dunque chiamata ad aiutare i migranti cristiani in
tali Paesi, come pure nell’universo mondo, nel rispetto della legalità
e con interesse per la stesura di una giusta legislazione in rapporto alla
mobilità umana e nella protezione legale di quanti vi sono coinvolti. Non
è mancato comunque chi ha ricordato che, all’interno dei vari Paesi, vi
dovrebbe essere una situazione tale da non esigere l’andata all’estero
dei propri cittadini, per sopravvivere.
19) Inoltre, conformemente al dettato del Decreto Conciliare Christus
Dominus (N. 18), la Chiesa deve assicurare, anche a coloro che
hanno difficoltà o non possono usufruire della cura pastorale ordinaria,
e cioè territoriale, a causa della loro mobilità, una pastorale
specifica e anche integrata. E ciò vale pure per i Paesi a maggioranza
islamica.
20) In essi il compito della Chiesa locale è quello dell’accoglienza
degli immigrati e itineranti, nonostante la scarsità di personale e
l’inadegua-tezza, magari, delle proprie strutture.
21) A tale riguardo sono necessari il dialogo e la collaborazione tra
Chiese locali di origine dei migranti e itineranti e quelle di
destinazione, per la loro assistenza spirituale, e ciò è del resto
regola generale per tutti i Paesi (v. EMCC 70 e 50-55).
22) Si devono inoltre aiutare i migranti internazionali a dare il loro
contributo alla comunità dove essi vivono e alla porzione locale del
Popolo di Dio.
23) Al tempo stesso la comunità di accoglienza deve sviluppare un
senso di solidarietà verso gli immigrati o chi si trova in simili
circostanze.
Sollecitudine della Chiesa nei vari settori
della mobilità umana
I Partecipanti alla Plenaria si sono inoltre soffermati a considerare i
vari settori di migrazione e itineranza. Per tutti vale la convinzione
che, per i migranti
24) La Chiesa deve vegliare per una giusta loro integrazione, con
dovuto rispetto della cultura e religione di ciascuno (v. Messaggio
Pontificio per la Giornata Mondiale della Pace 2001, 8, e Messaggio
Pontificio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2005,
3).
25) Perciò la Chiesa incoraggia un dialogo che sia interculturale,
sociale e religioso, nel rispetto delle debite distinzioni (v. Messaggio
Pontificio per la Giornata Mondiale della Pace 2001, 12).
Per i vari settori si è rilevato anzitutto
26) La necessità di creare legami di amicizia, in un’atmosfera di
considerazione per le differenze culturali e religiose, anche con coloro
che pensano, come migranti, a un ritorno ai luoghi di origine o con gli
studenti esteri (internazionali), che saranno i futuri leader dei loro
Paesi.
27) Per i rifugiati e gli studenti esteri, ma non solo, è stata
auspicata la creazione di cappellanie.
28) Per i pellegrinaggi si è sottolineata la necessità che i
pellegrini siano invitati a ricercare il volto di Dio anche nei credenti
delle altre religioni.
29) Negli aeroporti, crocevia di genti diverse, e nelle stazioni
ferroviarie, è stata auspicata la presenza di cappelle specificamente
cattoliche, o luoghi di preghiera, anche multi-religiosi, quando solo ciò
sia possibile.
30) Nei centri “Stella Maris” (Apostolato del Mare) varrà
continuare nell’accoglienza anche dei marittimi musulmani, con
rispettoso aiuto spirituale, quando richiesto.
31) Nei riguardi della popolazione zingara, oggetto di emarginazione,
xenofobia e razzismo, si ritiene necessario rafforzare la coerente maturità
delle società democratiche, nonché la loro capacità di comprendere e
rispettare la diversità sociale, culturale e religiosa degli Zingari (v. Orientamenti
per una Pastorale degli Zingari 50).
32) Per le “donne di strada” – considerato che molte volte la
povertà e il traffico di esseri umani portano al commercio del proprio
corpo, e che la prostituzione può dipendere da cristiani e da musulmani
– si reputa necessario formare una coscienza che miri a tutta la società.
33) Comunque un rinnovato impegno va posto per coinvolgere le donne
specialmente nelle decisioni che le riguardano, così come nell’opera di
convincimento dei genitori a dare anche alle ragazze una educazione
equipollente a quella dei maschi, che includa natural-mente la formazione
etica.
Scuole ed educazione
I Partecipanti alla Plenaria hanno fortemente sottolineato il fatto
che
34) È importante assicurare l’educazione delle nuove generazioni,
anche perché la scuola ha un ruolo fondamentale per vincere il conflitto
dell’ignoranza e dei pregiudizi e per conoscere correttamente e
obiettivamente la religione altrui, con speciale attenzione alla libertà
di coscienza e religione (v. EMCC 62). Per i cristiani, poi, si
provvederà a fornire la base di un discernimento evangelico
dell’esperienza religiosa degli altri credenti (v. EMCC 65) e dei
segni dei tempi.
35) Risulta perciò indispensabile lavorare per una verifica nei testi
scolastici anche per quanto riguarda la presentazione storica legata alle
religioni, che forgia la propria identità e trasmette una immagine di
quella religiosa altrui.
36) Si ritiene comunque necessario approfondire studi, insegnamenti e
ricerche per ciò che concerne i vari volti dell’Islam storico e/o
contem-poraneo, pure nella sua variegata accettazione di una sana modernità
(v. EMCC 66).
37) I genitori musulmani, e i loro responsabili religiosi, vanno
aiutati a comprendere le rette intenzioni dei sistemi educativi
occidentali e le concrete conseguenze di un rifiuto dell’educazione
impartita nelle scuole di tali sistemi, nel cui seno i loro figli vivono.
Gli Stati e la libertà religiosa
38) Poiché molto spesso è lo Stato a dare “forma” all’Islam in
una certa Nazione a maggioranza islamica, a organizzare il culto, a
inter-pretarne lo spirito, a trasmetterne il patrimonio, dando alla società
un carattere globalmente islamico, i non musulmani vi si sentono molto
spesso cittadini di seconda classe. Per gli immigrati cristiani la
difficoltà è quindi ancora maggiore.
39) È perciò necessario impegnarsi ovunque perché prevalga la
cultura del convivere fra autoctoni e immigrati, in spirito di mutua
comprensione civile e di rispetto dei diritti umani di tutti. Bisogna
cercare poi cammini di riconciliazione e di purificazione delle memorie
(v. EMCC 65), come pure procurare di farsi avvocati in difesa della
libertà religiosa – nostro costante imperativo – e del bene comune
per tutti nel rispetto delle minoranze. Si tratta in tal caso di un
chiarissimo segno di autentica civiltà.
40) Con soddisfazione si è costatato che molti Stati a maggioranza
islamica hanno stabilito relazioni diplomatiche con la Santa Sede,
diventando con ciò più sensibili verso i diritti umani e mostrandosi
desiderosi di un dialogo interculturale e interreligioso, in una cornice
di sana pluralità.
41) In tale contesto vanno deplorate, in alcuni Paesi, le restrizioni
dei diritti umani, specialmente legati alle differenze religiose, e
l’assenza della libertà anche di cambiare religione. Si spera comunque
che le Autorità pubbliche dei Paesi di origine degli emigrati cristiani
aiutino i loro cittadini, nei Paesi islamici, a ottenere di poter
esercitare effettivamente il diritto di libertà religiosa.
42) Tali Paesi sono quindi incoraggiati a creare spazi di dialogo con
quelli a maggioranza islamica su questioni riguardanti il bene comune
universale, il rispetto delle minoranze, i diritti umani e specialmente la
libertà religiosa, fondamento di tutte le libertà.
43) La Chiesa comunque deve proseguire nelle iniziative di dialogo
interculturale e interreligioso a vari livelli, soprattutto quando questo
viene facilitato dai responsabili politici.
44) La cooperazione fra istituzioni cristiane e musulmane nell’aiuto
a individui e popolazioni in necessità, senza alcuna discriminazione, è
un segno efficace atto a superare pregiudizi e chiusure per giungere a una
mutua e ragionevole apertura.
45) La crescente estensione del convivere di musulmani e cristiani può
offrire una opportunità per collaborare insieme in vista di un mondo più
pacifico, rispettoso dell’identità di ciascuno e più unito nel
servizio del bene comune, dato che formiamo un’unica famiglia umana, che
ha bisogno di speranza (v. EMCC 101-103).
46) In tale contesto, la collaborazione è di capitale importanza anche
tra i vari Dicasteri della Curia Romana, le Conferenze episcopali e le
Chiese particolari.
47) Fattore di unità, nelle legittime diversità, sarà la coscienza
della dignità di ogni persona umana, di qualsiasi etnia, cultura,
cittadi-nanza o religione. È valore che si afferma sempre più
universal-mente, nonostante tante incoerenze e concreti rinnegamenti
nell’agire quotidiano.
48) In tale contesto i Partecipanti alla Plenaria hanno dedicato
particolare attenzione al Continente africano, specialmente bisognoso di
stabilità politica e di cooperazione multilaterale, in vista di un suo
sviluppo pacifico e integrale.
49) Anche a tale riguardo sono state considerate alcune cause di
tensione e conflitto, con auspicio a risolvere con giustizia e prontamente
tali situazioni, altresì per prevenire guerre, violenza e terrorismo.
Bisognerà evitare comunque che la religione sia usata abusivamente per
inculcare odio verso i credenti di altre religioni o per ragioni politiche
o ideologiche.
50) Si spera dunque che intellettuali musulmani e cristiani, a nome di
un comune umanesimo e delle loro rispettive credenze, si pongano le
drammatiche questioni legate all’uso della violenza, spesso ancora
perpetrata in nome della religione.
Ruolo dei media
51) Particolare importanza a essi si riconosce nella creazione di un
clima adatto di comprensione e di rispetto nell’informazione sui
fenomeni religiosi. I giornalisti e gli operatori dei mass media in genere
devono assumersi quindi le proprie responsabilità, non solo riguardo alla
libertà di espressione, in un mondo sempre più globa-lizzato,
specialmente per quel che concerne l’informazione.
52) I mass media possono anche offrire un importante contributo alla
“formazione” (e, purtroppo, viceversa, alla deformazione) di cristiani
e musulmani.
Si rileva, infine, umilmente, la viva soddisfazione dei Partecipanti
alla Plenaria per contenuto, metodo di lavoro e attualità di questa
Ses-sione, che ha suscitato vivo interesse anche nei mezzi di
comunicazione sociale.
Città del Vaticano, 19 giugno 2006
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