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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 101 (Suppl.), August 2006

 

 

DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI*


 

 Signori Cardinali,

venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,

cari Fratelli e Sorelle!

 

Sono lieto di accogliervi in occasione della Sessione Plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti. Saluto in primo luogo il Signor Cardinale Renato Raffaele Martino, che ringrazio per le parole con cui ha introdotto il nostro incontro. Saluto pure il Segretario, i Membri ed i Consultori di codesto Pontificio Consiglio, in modo speciale quelli recentemente nominati, e rivolgo a tutti un cordiale pensiero con l’augurio di un proficuo lavoro.

Il tema scelto per questa Sessione – “Migrazione e itineranza da e per i Paesi a maggioranza islamica” – concerne una realtà sociale che diviene sempre più attuale. La mobilità riguardante i Paesi musulmani merita perciò una specifica riflessione, non solo per la rilevanza quantitativa del fenomeno, ma soprattutto perché quella islamica è un’identità caratteristica, sotto il profilo sia religioso che culturale. La Chiesa cattolica avverte con crescente consapevolezza che il dialogo interreligioso fa parte del suo impegno a servizio dell’umanità nel mondo contemporaneo. Questa convinzione è diventata, come si dice, “pane quotidiano” specialmente per chi opera a contatto con i migranti, i rifugiati e con le diverse categorie di persone itineranti. Stiamo vivendo tempi nei quali i cristiani sono chiamati a coltivare uno stile di dialogo aperto sul problema religioso, non rinunciando a presentare agli interlocutori la proposta cristiana in coerenza con la propria identità. Sempre più, poi, si avverte l’importanza della reciprocità nel dialogo, reciprocità che l’Istruzione Erga migrantes caritas Christi definisce giustamente come un “principio” di grande importanza. Si tratta di una “relazione fondata sul rispetto reciproco” e prima ancora di un “atteggiamento del cuore e dello spirito” (n. 64). Quanto questo impegno sia importante e delicato lo testimoniano gli sforzi che in tante comunità si vanno facendo per tessere con gli immigrati rapporti di mutua conoscenza e stima, che appaiono quanto mai utili per superare pregiudizi e chiusure mentali.

Nella sua azione di accoglienza e di dialogo con i migranti e gli itineranti, la comunità cristiana ha come costante punto di riferimento Cristo che ha lasciato ai suoi discepoli, quale regola di vita, il comandamento nuovo dell’amore. L’amore cristiano è, per sua natura, preveniente. Ecco perché i singoli credenti sono chiamati ad aprire le loro braccia ed il loro cuore ad ogni persona, da qualunque Paese provenga, lasciando poi alle autorità responsabili della vita pubblica di stabilire in merito le leggi ritenute opportune per una sana convivenza. Continuamente stimolati a testimoniare quell’amore che ha insegnato il Signore Gesù, i cristiani devono aprire il cuore specialmente ai piccoli ed ai poveri, nei quali Cristo stesso è presente in modo singolare. Così facendo, manifestano il carattere più qualificante e proprio dell’identità cristiana: l’amore che Cristo ha vissuto e continuamente trasmette alla Chiesa mediante il Vangelo ed i Sacramenti. Ovviamente, c’è da sperare che anche i cristiani che emigrano verso Paesi a maggioranza islamica trovino là accoglienza e rispetto della loro identità religiosa.

Cari fratelli e sorelle, colgo volentieri quest’occasione per ringraziarvi di quello che fate in favore di un’organica ed efficace pastorale per i migranti e gli itineranti, ponendo a servizio di tale compito il vostro tempo, le vostre competenze e la vostra esperienza. A nessuno sfugge che questa è una frontiera significativa della nuova evangelizzazione nel mondo attuale globalizzato. Vi incoraggio a proseguire il vostro lavoro con rinnovato zelo, mentre, da parte mia, vi seguo con attenzione e vi accompagno con la preghiera, perché lo Spirito Santo renda proficua ogni vostra iniziativa per il bene della Chiesa e del mondo. Vegli su di voi Maria Santissima, che ha vissuto la sua fede come peregrinazione nelle diverse circostanze della sua esistenza terrena. La Vergine Santa aiuti ogni uomo e ogni donna a conoscere il suo Figlio Gesù ed a ricevere da Lui il dono della salvezza. Con questo auspicio imparto la mia Benedizione a tutti voi e alle persone a voi care. 



*L’Osservatore Romano, Lunedì-Martedì 15-16 maggio 2006, p. 5.

 

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