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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N°
102 (Suppl.), December 2006
PER UNA
PASTORALE DELLA REDENZIONE
E DELLA
LIBERAZIONE
Don Oreste BENZI
Responsabile
centrale dell’Associazione
Comunità Papa
Giovanni XXIII
1) Le vittime
Oggi in Italia le donne sfruttate attraverso la prostituzione
provengono dall’Africa per il 50% circa. Dalla Nigeria per il 90% in
particolare da Benin City.
Altre, in numero ridotto rispetto alle nigeriane, provengono dal Camerun,
dal Ghana, Costa D’Avorio, Togo e Marocco. Altre donne sfruttate
arrivano dall’Albania, Bielorussia, Brasile, Bulgaria, Cina, Colombia,
Equador, El Salvador, Federazione Yugoslavia, Lituania, Polonia,
Repubblica Ceca, Repubblica Domenicana, Romania, Moldavia, Ungheria,
Uruguay, Ucraina e Russia.
Le italiane non ci sono più su strada e ben poche anche nei locali. Le
prostitute italiane rimaste sono tutte di Alto Bordo.
Le ragazze vengono reclutate da procacciatori che si servono di lori
conoscenti.
Questi procacciatori procurano i documenti necessari
all’espatrio, servendosi spesso di impiegati corrotti presso le varie
ambasciate.
Aumenta il numero delle donne che dall’Africa viaggiano sulla terra
ferma, con macchine o autobus.
Attraversano lo stretto di Gibilterra dalla Spagna e con il treno o altri
mezzi raggiungono i paesi di destinazione.
Mentre nel momento della seduzione i procacciatori si comportano in
modo splendido, appena le ragazze sono saldamente nelle loro mani ,
diventano spietati.
Vengono ingannate con promesse di lavoro (baby sitter, commesse).
Quando arrivano a destinazione viene loro detto il “lavoro” che devono
fare. Tutte reagiscono rifiutandosi, ma vengono costrette con minacce
e violenze.
A tutte viene tolto il passaporto. Alle nigeriane, se recalcitrano a
lungo, viene rinnovato il temutissimo rito woodo, oppure vengono percosse e
sottoposte a torture.
Sono minacciate di ritorsioni su famigliari per trattenerle dalla fuga.
Le donne nigeriane hanno profondo senso religioso. Mentre 10, 12 anni fa
erano quasi tutte Cattoliche ora invece appartengono ai Pentecostali, o ad
altre denominazioni religiose. Con loro è facile entrare in temi
spirituali. Io chiedo loro “tu ami Gesù?”. Mi rispondono sempre “sì,
è mio amico”, e aggiungo “e piace a Gesù il lavoro che fai?”.
“No” mi rispondono, e dico ancora “allora perché continui?”
“Sono costretta” mi rispondono. “Perché?” Chiedo. La risposta è sempre
“per il denaro che devo pagare”, in genere oggi 50.000 euro.
2) I clienti
I primi responsabili-colpevoli sono i clienti. Il 6% sono giovani dai
16 ai 24 anni. Il 20% dai 24 anni ai 40 anni. Il resto (il 41%)
uomini dai 40 anni in su. La maggior parte sono sposati. Io penso che una
delle cause che inducono gli uomini alla prostituzione è anche la
mancanza di rapporti sessuali soddisfacenti con le loro mogli. Il 30/40%
delle coppie non hanno più rapporti.
L’uomo smette di chiedere il rapporto perché la donna si concede
materialmente non come manifestazione di un’unità spirituale
piena, che si manifesta nell’unione fisica. Le donne, mentre si uniscono
al marito, tante volte pensano a un altro uomo che a loro piace di più.
Per sopportare il supplizio del rapporto indesiderato ricorrono
all’inganno. Ci sono donne che ogni volta che si danno al marito
vogliono una sorta di “risarcimento”, che può consistere in una
pelliccia, in un vestito o in una cifra di denaro. I giovani vanno dai
transessuali. Molti si “cuociono” con la droga prima di andare dai
trans.
Sembra strano, ma oggi da parte del cliente prevale la richiesta di
dominare la donna che si offre, più che di goderla sessualmente. Si
potrebbe dire che viene cercata più un’esperienza di dominio che non un
orgasmo sessuale.
Dominare vuol dire aver la percezione che quella donna dipende, per
quel periodo, da chi la paga.
Il gesto dell’acquisto, tirare fuori i soldi dal portafoglio,
risponde certo all’esigenza di chi si vende, ma è un’esigenza di
comprare, è come esprimere un diritto al dominio.
Nella contrattazione, il cliente chiede la possibilità di realizzare
cose che abitualmente non gli sono consentite dalla moglie, che fanno
parte di una fantasia perversa, che sono sempre però, segnale di dominio.
In fondo, la prostituzione è assumere un volto per poter dominare una
donna. Non sempre le prestazioni pattuite vengono davvero espletate.
E’ una caratteristica di questo periodo storico: si arriva a volere non
il sesso, ma i 15 minuti di dominio assoluto.
Sono particolarmente richieste le prostitute che provengono dai
paesi più poveri, perché sono diverse, non rientrano nella nostra
identità e sono pertanto disposte a fare cose che le altre non fanno.
Siamo di fronte, per lo più, a personalità deboli, fortemente
frustrate anche socialmente. Ci sono oggi due estremi che non appartengono
al mercato diffuso della prostituzione.
Il cliente fa parte di una zona intermedia, di coloro che sono
qualcuno, ma non quello che vorrebbero essere; di chi ha una posizione
minima, ma comunque dignitosa, anche se non è quella cui aspirerebbe.
E’ certamente una persona che ha acquisito una nicchia sociale di una
certa sicurezza, ma che dal punto di vista del vissuto del singolo, è in
una condizione di frustrazione.
Ecco perché diventa importante la ricerca di un potere.
In questo periodo storico, come non mai, è stata descritta una forma
di impotenza maschile, chiamata “da disinteresse” dell’organo.
La prostituzione diventa sempre meno un fatto di sesso e sempre più un
affare di relazione. L’età media del cliente è intorno ai 40 anni,
quella in cui uno percepisce che la sua posizione nel mondo, sul metro del
potere, è ormai determinata e non ammette salti notevoli. Molto spesso
esiste una moglie con la quale viene intrattenuta una visione sessuale
anche attiva; ma ciò che non può essere ottenuto da lei è, appunto,
quella prestazione particolare che è segno di dominio; anzi, sono persone
che anche nella sfera familiare risultano piuttosto succubi.
Sono quelle persone che, durante un rapporto, vogliono raccontare la
propria storia e spingono l’altra a farlo, come se l’acquisto
comprendesse anche una tale possibilità psicologica di relazionarsi.
Siamo quindi giunti alla perversione ideologica di affermare che il
tradimento serve alla famiglia.
C’è il cliente che cerca la prostituta di colore. È un tipo di uomo
che cerca propriamente una sessualità nuova, fuori della norma; per
godere un’esperienza mai fatta. La prostituta di colore non deve essere
magra, deve essere grossa e avere grandi seni.
C’è il cliente che desidera una prostituta giovane. “Le albanesi,
le ucraine”. Ragazze molto giovani che vengono qui con prospettive che
sono ben altre della prostituzione. Queste ragazze si sanno dare
affettuosamente. Questi clienti cercano la relazione; raccontano la loro
storia e la ragazza racconta loro la sua. Queste ragazze non volevano la
prostituzione.
Il cliente che cerca il transessuale. È il bisogno di un uomo che va
da una persona che ha tutte le caratteristiche della donna; ma esplorando
questo corpo, scopre che c’è un pene. E’ una prostituzione che mette
in discussione l’identità.
Il rapporto pedofilico. Non è una relazione umana, ma un crimine. Nel
cliente spesso c’è il senso della vigliaccheria poiché l’uomo si
rende conto che approfitta della povertà, della miseria, della schiavitù
di queste ragazze e che per tenerle schiave paga un criminale che le
assoggetta.
Le ragazze dell’est e del centro Europa e le albanesi non sono molto
sensibili al motivo religioso; oggi poi le difficoltà di dialogare con
loro sulla strada sono accentuate dal ferreo controllo dei papponi. E’
possibile un certo lavoro sui clienti pentiti anche sul piano religioso,
è necessario iniziare a sviluppare una grande campagna per il
ravvedimento dei clienti. Ciò che è stato portato avanti è ancora poco.
3) Il racket
I criminali nigeriani
Ci sono molte persone in Nigeria che hanno il compito di scegliere le
ragazze da portare all’estero per farle prostituire.
Queste persone operano soprattutto a Benin City e a Lagos. Individuano
e accostano le ragazze adatte a conquistare i maschi. Si tratta di ragazze
belle, che conoscono l’inglese, e che hanno frequentato la scuola
secondaria, e qualcuna anche l’università. Alcune hanno già un impiego,
sono però tutte povere, con famiglie numerose e che soffrono la fame.
Questi uomini, chiamati sponsor, promettono alle ragazze lavori onesti
e ben retribuiti in Italia: baby-sitter, commessa, parrucchiera, ecc…,
con la prospettiva di una vita agiata e la possibilità di inviare soldi
alla famiglia in Nigeria.
Una volta accettata la proposta, la ragazza cade nella rete delle
organizzazioni criminali e diventa una vera e propria schiava.
I criminali fanno firmare alla famiglia e alla ragazza un contratto,
nel quale è previsto di poterlo rescindere una volta pagato i soldi per
il viaggio e per le spese sostenute che, attualmente, si aggirano sugli
ottanta milioni di lire.
Le ragazze, ormai preda dei criminali, sono inviate in Francia, Olanda,
Germania, Italia. Quelle destinate all’Italia vengono vendute nelle
nostre città di mercato: Livorno, Torino, Brescia, Verona.
Le acquirenti sono donne Africane, chiamate madame, che vivono in
Italia o anche in Nigeria, oppure anche uomini chiamati boss, che vivono
in Nigeria, a Londra o anche in Italia. Una volta comprate, le ragazze
diventano proprietà della madama o del boss.
I criminali albanesi, rumeni, macedoni….
Oggi molte ragazze straniere vengono rapite quando escono da casa,
dalla scuola, quando scendono dal pulman, mentre vanno al pozzo ad
attingere acqua. Per noi sembra incredibile. Denunciare? E’ una via
giusta. Ma non è percorribile da tutte.
I criminali in genere
Quando le hanno legate a sé totalmente, propongono il viaggio in
Italia. Arrivate nella città prestabilita, il finto fidanzato vende la
preda e poi si dilegua. Le ragazze comprate diventano proprietà assoluta
dei criminali che le costringono a prostituirsi. Tutto è calcolato e
misurato, anche il tempo, il prezzo. I criminali stabiliscono anche la
quantità di denaro che devono guadagnare ogni giorno, ogni notte!
Tante ragazze vengono, poi, rivendute ad altri proprietari, e questo
finché è possibile, finché dura……
I criminali che sfruttano le donne riescono ad agire impunemente e
anche quelli che finiscono in prigione ci rimangono poco; le forze
dell’ordine non poche volte sono demotivate.
La schiavitù famigliare
Si tratta di una delle forme più oppressive.
Il cliente affitta dal Racket la ragazza che vuole, la tiene come colf.
La sfrutta sessualmente e le fa fare tutti i lavori in casa.
Questa forma di schiavitù sessuale sta crescendo a Napoli, Roma,
Milano.
4) Che cosa fare?
In tutta la provincia di Rimini dal 1998 non c’è più prostituzione
su strada.
L’allora questore di Rimini dott. Achille dello Russo e attuale
direttore della D.I.A. ha deciso di cancellare la prostituzione
schiavizzata.
Applicando le leggi ordinarie ha ottenuto la liberazione delle
centinaia di donne costrette a prostituirsi.
L’azione è stata rivolta contemporaneamente anche alle donne
schiavizzate nei locali adibiti alla prostituzione.
Non era difficile appurare la condizione di schiavitù: sottrazione del
passaporto, sottrazione di tutto il denaro ricevuto dai clienti,
privazione della libertà; impossibilità di prendere la minima decisione
su se stesse.
La scelta vincente operata dalla polizia:
La ragazza portata in questura non deve più tornare in strada.
Pattuglie specializzate della polizia interrogavano la ragazza, le
davano la sicurezza che lasciando la strada non correva nessun rischio da
parte dei criminali, che avrebbe potuto riavere il suo passaporto, il
permesso di soggiorno e di lavoro, e un luogo sicuro dove abitare.
Se la ragazza accettava, veniva inviata alle organizzazioni di
accoglienza.
L’Associazione "Comunità Papa Giovanni XXIII" dava e dà la
disponibilità all’accoglienza 24 ore su 24 favorendo il lavoro della
polizia.
Se invece la ragazza non accettava si approfondivano i motivi del
rifiuto e se si scopriva che era coinvolta nel racket veniva accompagnata
alla frontiera.
Con questo metodo è stata debellata la prostituzione in tutta la
provincia di Rimini sulla strada e resa difficile anche la prostituzione
nei locali. 500 ragazze liberate e 150 magnaccia assicurati alla
giustizia.
Lunedì 6 giugno 2005 il Prefetto di Verona, insieme al Questore, ai
Comandanti dei Carabinieri, dei Vigili Urbani, della Finanza, a 6 Sindaci
della zona ha adottato la stessa strategia di Rimini con l’aiuto della
"Comunità Papa Giovanni XXIII".
5) Che cosa facciamo
Le nostre équipe ed io stesso continuiamo ad andare sulla strada,
doniamo la corona del Rosario, la Bibbia, preghiamo insieme e diamo la
nostra disponibilità.
I principi Spirituali che illuminano il nostro cammino.
Il Santo Padre Giovanni Paolo II nella lettera inviata il 15 Maggio
2002 all’Arcivescovo Jean -Louis Tauran, Segretario per i Rapporti
con gli Stati, afferma: “Lo sfruttamento sessuale delle donne e dei
bambini è un aspetto particolarmente ripugnante di questo commercio (la
tratta di esseri umani) e deve essere considerato come una violazione
intrinseca della dignità e dei diritti umani.”
La grave tendenza a considerare la prostituzione come un’attività o
un’industria, non solo promuove la tratta di esseri umani, ma è di per
se la prova che ogni volta c’è una maggiore tendenza a separare la
libertà dalla legge morale e a ridurre il ricco mistero della sessualità
umana ad un semplice prodotto di consumo.
La Conferenza Episcopale Nigeriana, in una lettera del 2002 intitolata
“Ridare la dignità alla donna Nigeriana”, ha evidenziato come una
delle più inquietanti manifestazioni dell’edonismo sfrenato che regna
è quella di aver fatto della sessualità un mercato in cui le persone,
specie le donne, vengono sfruttate in cambio di denaro (Febbraio 2002).
La Conferenza Episcopale Spagnola ha pubblicato, il 27 Aprile 2001, una
dichiarazione intitolata “Il dramma umano e morale del traffico delle
donne”, in cui si fa una profonda analisi dell’argomento che in Spagna
costituisce un grave problema, e chiede di aiutare i cristiani a prendere
coscienza del dramma morale e umano che rappresenta il traffico di queste
donne.
I Vescovi Francesi si oppongono energicamente a considerare la
prostituzione come un mestiere: “è un attentato alla dignità della
persona”.
La Convenzione delle Nazioni Unite, anno 1951, dichiara che la
prostituzione è incompatibile con la dignità della donna.
L’articolo 1 della carta dei diritti della persona afferma che la
dignità della persona è inviolabile.
Gesù Cristo ci ha donato la partecipazione alla vita divina e sia la
donna che l’uomo sono uno solo in Cristo; il corpo umano, ci dice
l’apostolo Paolo, è sacro, infatti l’uomo tutto intero fa parte del
corpo mistico di Cristo.
La via fondamentale da seguire è il risveglio della coscienza
cristiana, è lo sviluppo della coscienza di essere popolo di Dio che
porta la missione di salvezza del Cristo.
Il grado di civiltà di un popolo si misura dalla dignità della donna.
6) Le battaglie che ci aspettano
- La prostituzione è un male, nessun male può essere regolamentato,
ma va tolto, eliminato.
- I quartieri a luci rosse sono un abominio.
- La proposta di legge Bossi-Fini-Prestigiacomo è una sciagura per
l’Italia.
- In Svezia la legge 408/98 entrata in vigore nel 2002 ha risolto il
problema della prostituzione. Sono proibiti i rapporti sessuali a pagamento.
La Svezia ha risolto il problema della prostituzione schiavizzata, ma
soprattutto sta raggiungendo lo scopo di modificare il costume degli
svedesi verso la prostituzione.
7) Le ragazze presso le nostre comunità
Noi dell’associazione "Papa Giovanni XXIII", dal 1990 ad oggi, abbiamo
accolto 5500 ragazze provenienti dalla schiavitù del sesso. La quasi
totalità provenienti dalle strade di tutt’Italia; molte le minorenni
non solo dalla strada ma anche dai locali. Attualmente abbiamo nelle
nostre strutture comunitarie 257 ragazze liberate e in programma di
protezione delle quali:
Nigeriane 150
Rumene
50
Albanesi
15
Moldave
11
Brasiliane 3
Bulgare 4
Camerunesi 1
Colombiane 1
Ecuadoriane 1
Ganaensi
1
Jugoslave 3
Lituane 1
Russe
4
Salvadoregne 1
Uruguaiane 1
Come il Signore ha detto nel Levitico 19,19 “Non deve esserci
prostituzione nel paese”, così tutti i Cristiani devono impegnarsi
perché non ci sia prostituzione nei paesi dove vivono, con la vita e la
Parola, soprattutto sviluppando la vita nel Signore e operando per la
giustizia come popolo.
Nessuna donna nasce prostituta, c’è sempre qualcuno che la fa
diventare. Chi tace sull’ingiustizia ne è complice.
8) Lavoro pastorale
1. In Italia, il numero delle donne schiavizzate ai fini della
prostituzione, viene valutato sulle 100.000 unità. Che cosa può fare la
comunità cristiana per liberarle? Anzitutto è necessario cambiare la
mentalità della gente nei loro confronti. Le ragazze non vengono per
prostituirsi, vengono perché ingannate sul motivo reale per cui vengono
invitate a venire in Italia. Viene loro detto che troveranno lavoro in
modo che potranno aiutare le loro famiglie. Ci può essere una piccola
parte che sospetta la destinazione della prostituzione. Non immaginano mai ciò
che succederà, l’orrore della schiavizzazione.
2. E’ necessario richiamare i cristiani sulla responsabilità
che ognuno e tutti insieme si ha nei confronti delle schiave. Chi tace
sulla schiavitù la favorisce.
3. Creare in ogni parrocchia, in ogni aggregazione ecclesiale e
nelle congregazioni religiose gruppi di famiglie disponibili
all’accoglienza immediata delle ragazze che fuggono dai locali e dalle
strade.
4. Far conoscere in tutte le scuole medie superiori e
università la orribile condizione di queste creature sfruttate
vergognosamente dagli italiani, inviando ex ragazze liberate ad illustrare
la situazione.
5. Istituire da parte della Chiesa un numero verde al quale
possono telefonare tutte le ragazze oppresse, non è doppione di quello
dello Stato, ha una sua originalità perché può dare risposte nella
fede.
6. Ogni parrocchia adotti una ragazza liberata dandole lavoro e
uno stipendio.
7. Formare in ogni Diocesi un gruppo non nominativo ma reale di
persone che scelgono come missione l’evangelizzazione di queste
creature, dei clienti e di ex magnaccia.
8. Dare spazio nei mass-media alle storie dolorose di queste
creature. Termino ricordandovi le parole di Anna, ex prostituta coatta,
ammalata di AIDS contratta sulla strada, al nostro caro Papa Giovanni
Paolo II, quando la portai da lui in Piazza S. Pietro, il 25 Maggio 2000,
“Papà” disse piangendo, “ la vita sulla strada è schifosa. Papà
libera le ragazze. Papà io mi sono ammalata sulla strada. Papà libera le
ragazze. Papà sulla strada ci sono molte ragazze ma anche tante bambine.
Papà libera le bambine.” Anna è morta il 19 Marzo del 2001.
9. Sofia, sulla statale 100, all’altezza del Comune di
Cospurso, al mio invito di lasciare la strada, mi rispose no per timore di
ritorsione sui suoi genitori da parte dei criminali. Io le chiesi “ sei
tu Cristiana?”, mi rispose “lo ero”, le domandai “ma perché hai
cambiato?”, mi rispose “perché i cristiani vengono da me mi sfruttano
e mi tengono schiava.”
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