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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 102, December 2006

 

 

LA FAMIGLIA, POTENZIALE DI SPERANZA PER LA “CIVILTÀ DELL’AMORE”

 

 

Cardinale Tarcisio BERTONE, S.D.B.

 

"Tutti i segreti arrivano alla Guardia, tutte le tragedie si risolvono alla Guardia", diceva un grande conoscitore della nostra città, il Cardinale Siri.

In modo particolare sono le famiglie a salire in pellegrinaggio nelle domeniche e nei giorni della festa mariana al nostro caro Santuario.

Il pensiero corre spontaneo al primo pellegrinaggio comune della Santa Famiglia di Nazareth ed alla Santa Famiglia "esperta nel soffrire", come dice la Liturgia cattolica, ma forte nella speranza e nell'amore.

«Santa e dolce dimora,

dove Gesù fanciullo

nasconde la sua gloria!

Giuseppe addestra all'umile

arte del falegname

il Figlio dell'Altissimo.

Accanto a lui Maria

fa lieta la sua casa

di una limpida gioia.

La mano del Signore

li guida e li protegge

nei giorni della prova». 

Il Santuario si apre alla famiglia

In questi nove giorni di preghiera in preparazione alla celebrazione della solennità di N.S. della Guardia, al Santuario si è messa a fuoco la condizione della famiglia. A partire dalla lettura del reale, di quanto oggi abbiamo sotto gli occhi, si è voluto gettare uno sguardo di speranza, lasciandosi illuminare dall'annuncio evangelico.

Dal confronto fra descrizione dell'oggi e la speranza sempre attuale della Pasqua del Signore Gesù, nasce l'invocazione della protezione di Maria per avere ancora oggi, anche noi, il coraggio di gettare le reti sulla parola del Vangelo e farsi prossimi della famiglia, della nostra come di quella di chi ci sta accanto.

Dalla prima parte, quella dell'analisi, è nata una carta, una mappa per orientarsi nel complesso e complicato quadro della realtà familiare, la "Carta della Famiglia": al Santuario della Guardia queste situazioni trovano riscontri spesso drammatici.

Questo, della Guardia, è uno storico terreno di ascolto, di elaborazione e di soluzione dei problemi più brucianti del nostro popolo. Il continuo convergere qui di credenti e non credenti, di persone di ogni livello culturale e sociale – soprattutto nei momenti di resa dei conti della vita, spesso deludenti – rappresenta un "diritto" di cui le persone scelgono di avvalersi. Il diritto, che nessuno può impedire e ostacolare, di cercarsi un luogo, quasi una cassa di risonanza del tutto speciale, dove aprire il cuore, svuotare il sacco e cercare soluzioni. "L'uomo non vive solo di pane" (Lc 4,4) aveva detto e dice Gesù.

In questo luogo fuori mano, dove una Madre, oltre cinque secoli fa, venne a chiedere collaborazione a un contadino per "ricostruire" un'epoca dove – come dicono gli storici – "correva sangue per le pubbliche vie", la preghiera di richiesta non può non diventare anche preghiera d'ascolto. 

Alla Guardia, i fardelli personali, familiari e collettivi sono deposti davanti a quel Gesù che "conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo" (Gv 2,25).

Chi serve il Santuario e vuole essere fedele a questa sua funzione storica, non può che prendere atto e rispettare, stupito, lo svolgersi di queste vicende. Deve anche collaborare perché la dimensione religiosa della vita, non solo non diventi uno scarico alienante di compiti sul divino, ma una ripresa personale e collettiva di responsabilità per la ricostruzione di coscienze, famiglie e collettività in nuovi veri "santuari" per la gioia di Dio e dell'uomo. 

Le iniziative del Santuario

Al Santuario della Guardia di Genova, in questi giorni di fine agosto 2006, si è voluto riprendere questo compito di "ricostruzione" intorno alla problematica situazione della Famiglia. 

Diamo merito al Rettore del tanto lavoro fatto, di concerto con l'Ufficio Diocesano di pastorale familiare, coadiuvato da tanti collaboratori. Ci sono anche i primi frutti: sarà inaugurato al santuario un "Punto Famiglia" a servizio e sostegno delle problematiche familiari, in vista di una prima valutazione e avvio di soluzione. 

Sarà dato avvio alla ristrutturazione di una "Casa per le Famiglie", in vista di settimane di convivenza per gruppi familiari o incontri formativi per coppie di fidanzati prossimi al matrimonio. Una casa per sperimentare uno stile, per "imparare a vivere" in famiglia, condividendo idee, esperienze e l'essenzialità propria del Vangelo. 

La centralità della famiglia nella pastorale

Ma tutta la comunità Diocesana è invitata a prendersi a carico i nodi e le priorità della pastorale familiare: la preparazione al matrimonio, l'attesa, la nascita e il battesimo dei figli, soprattutto del primo, la richiesta della catechesi e dei Sacramenti nel quadro della responsabilità educativa, l'accompagnamento ed il sostegno delle coppie in difficoltà, l'accoglienza e la misericordia verso chi si trova in situazione irregolare, e tutto ciò in rapporto di reciprocità e di fiduciosa collaborazione tra laici e clero.

Le famiglie cristiane nel nostro tempo, forse più che in passato, contengono un enorme potenziale di cultura, di conoscenza, di solidarietà, capace di ridare futuro alla «civiltà dell'amore».

La pastorale troverà nuovi sviluppi di efficacia e di entusiasmo se saprà liberare nelle famiglie questo potenziale per farlo divenire una ricchezza per tutta la comunità. 

La famiglia di Monica e Agostino

Ricordiamo, con papa Benedetto XVI, Santa Monica e Sant'Agostino di cui celebriamo proprio in questi giorni la festa.

Le loro testimonianze possono essere di grande conforto ed aiuto per tante famiglie anche del nostro tempo. Monica, nata a Tagaste nell'attuale Tunisia, da una famiglia cristiana, visse in modo esemplare la sua missione di sposa e di madre, aiutando il marito Patrizio a scoprire la bellezza della fede in Cristo e la forza dell'amore evangelico, capace di vincere il male col bene. Dopo la morte di lui, avvenuta precocemente, Monica si dedicò con coraggio alla cura dei tre figli, tra i quali Agostino che inizialmente la fece soffrire con il suo temperamento piuttosto ribelle.

Come dirà poi lo stesso Agostino, sua madre lo generò due volte; la seconda richiese un lungo travaglio spirituale, fatto di preghiera e di lacrime, ma coronato alla fine dalla gioia di vederlo non solo abbracciare la fede e ricevere il Battesimo, ma anche dedicarsi interamente al servizio di Cristo. Quante difficoltà anche oggi nei rapporti familiari e quante mamme sono angustiate perché i figli s'avviano su strade sbagliate! Monica, donna saggia e solida nella fede, le invita a non scoraggiarsi, ma a perseverare nella missione di spose e di madri, mantenendo ferma la fiducia in Dio e aggrappandosi con perseveranza alla preghiera.

Quanto ad Agostino, tutta la sua esistenza fu un'appassionata ricerca della verità. Alla fine, non senza un lungo tormento interiore, scoprì in Cristo il senso ultimo e pieno della propria vita e dell'intera storia umana. Nell'adolescienza, attratto dalla bellezza terrena, "si gettò" su di essa – come egli stesso confida (cf. Conf. 10,27-38) – in maniera egoistica e possessiva con comportamenti che crearono non poco dolore alla sua pia madre. Ma attraverso un percorso faticoso, grazie anche alle preghiere di lei, Agostino si aprì sempre più alla pienezza della verità e dell'amore, fino alla conversione, avvenuta a Milano sotto la guida del vescovo sant'Ambrogio.

(...) Santa Monica e sant'Agostino ci invitano a rivolgerci con fiducia a Maria, sede della Sapienza. A Lei affidiamo i genitori cristiani, perché come Monica, accompagnino con l'esempio e con la preghiera il cammino dei figli. Alla Vergine Madre di Dio raccomandiamo la gioventù affinché, come Agostino, tenda sempre verso la pienezza della Verità e dell'Amore, che è Cristo: Egli solo può saziare i desideri profondi del cuore umano!

 
*Da L’Osservatore Romano, N 199 (44.341), 30 Agosto 2006, p. 7. Si pubblica per il legame con il tema della 93a Giornata Mondiale del Migrante e Rifugiato.

 

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