 |
Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N°
102, December 2006
INTERVISTA SUL
DRAMMATICO ALLARME-IMMIGRATI NELL’ARCIPELAGO DELLE CANARIE*
S.E. Mons.Agostino MARCHETTO
Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale
per i Migranti e gli Itineranti
Almeno 800 immigrati irregolari sono giunti nel fine settimana sulle
coste delle Canarie. In questo ultimo anno, sono ventimila i migranti approdati sulle coste dell'arcipelago spagnolo, mentre almeno
100 mila sarebbero pronti ad imbarcarsi per raggiungere le isole. Per far fronte all'emergenza, il
governo di Madrid ha discusso nei giorni scorsi con il Commissario europeo allo sviluppo e aiuti
umanitari, Louis Michel, un piano di reinserimento dei rimpatriati nei
loro Paesi di origine. Il drammatico scenario delle Canarie ricorda da
vicino la situazione italiana dell'isola di Lampedusa, che da venerdì sera ha visto,
in successivi sbarchi, l'approdo di
circa 500 immigrati. Proprio stamani, per altro, le forze dell'ordine hanno
bloccato 39 immigrati clandestini sbarcati sull'isola. La
nostra collega della redazione inglese, Catherine Smibert, ha sentito su questo fenomeno
il parere dell'Arcivescovo Agostino Marchetto, segretario del Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti:
R. Gli inarrestabili flussi di immigrati che giungono all'Arcipelago delle Canarie, soprattutto provenientidalle coste africane, sono
sempre più al centro dell'attenzione internazionale e preoccupano le istituzioni locali e nazionali
ed interpellano la sollecitudine pastorale della Chiesa. Nella settimana in
corso, sono arrivati più o meno in 2.500, e questo solo per dare dei numeri che fanno comprendere la
forza della crisi. Le
persone senza documenti, insieme a quelle già sbarcate nei giorni scorsi, diventano così
più di
5.000. Si tratta, naturalmente dal nostro punto di vista, non tanto di una
questione sociopolitica, che pure esiste, quanto piuttosto di un dramma umano che interroga la comunità internazionale, affinché venga globalizzata la solidarietà. Questo è proprio
uno dei temi trattati nei giorni scorsi al Meeting di
Assisi "uomini e religioni", dove sono intervenuto proprio sul tema "Globalizzare la solidarietà".
D. - Come si sta muovendo il governo Zapatero perfronteggiare l'allarmeprofughi?
R. - Il governo spagnolo sta prendendo naturalmente delle
posizioni per contrastare, anche con l'aiuto - se possibile - dell'Unione Europea, l'arrivo di immigrati
senza documenti. Resta vero che l'immigrazione è un dato di fatto e che più
opportuno sarebbe impegnarsi invece nell'orientarla che non limitarsi a
disporre misure di restrizione e di contrasto, che hanno poi l'effetto che
hanno. Quando c'è di mezzo l'esasperazione e la disperazione, le persone fanno
di tutto per andarsene, anche a rischio di morire. Qualcuno recentemente
diceva: "Ammazzatemi, ma io indietro non torno": questo dice qualcosa.
In questa ottica, dunque, condizione e premessa per un approccio adeguato è
l'aiuto, sempre rinnovato, alla persona umana, ogni persona umana, anche in
situazione irregolare. Dunque, pur in situazioni irregolari, queste persone
hanno sempre dei diritti umani che devono essere rispettati.
D. - Tra le istituzioni in prima linea per promuovere l'accoglienza degli
sfollati c'è da sempre la Chiesa cattolica con il suo magistero...
R. - L'istruzione Erga migrantes caritas Christi, come del resto la
Dottrina sociale della Chiesa, intende essere uno stimolo per tutti, affinché
si lavori per un futuro che rispetti la dignità di ogni persona. Pertanto, è indispensabile
che essa sia considerata tra i valori essenziali e costitutivi dell'umanità,
senza cedere a leggi che a lungo andare impoveriscono la vera risorsa per eccellenza
che è l'uomo, che è la donna. In questo senso, si può ricordare Giovanni
Paolo II che, nella Centesimus
Annus, affermava che la principale risorsa dell'uomo è l'uomo stesso. La Chiesa, dunque,
lotta contro le nuove schiavitù con il pensiero, con l'azione e con i mezzi a
sua disposizione, in conformità con la sua natura e la sua missione. Mi
permetto di citare il documento Erga migrantes caritas Christi, secondo
il quale non si deve dimenticare che il fenomeno migratorio solleva una vera e
propria questione etica, quella cioè della ricerca di un ordine economico
internazionale per una più equa distribuzione dei beni della terra, che contribuirebbe
- non poco, del resto - a ridurre e moderare i flussi di una numerosa parte
delle popolazioni in difficoltà. Mi sembra che ciò stia entrando nella
mentalità della politica degli Stati. C'è poi l'aspetto ecclesiale, per noi primario,
dell'accoglienza nell'emergenza e nella continuità e dell’integrazione, e non
dell'assimilazione, di queste persone che, io penso, busseranno sempre più numerose alle porte delle
società del cosiddetto benessere.
*Radio Vaticana, 11 settembre 2006
|