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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 102, December 2006

 

 

Persone senza tetto a Nairobi e nel mondo

 

 

S.E. Mons. Agostino MARCHETTO

Segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale

per i Migranti e gli Itineranti

 

 

Quale Segretario del Pontificio consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ho l’onore di rappresentare qui, oggi, l’Em.mo Cardinale Renato Raffaele Martino, con legame al suo operare a Nairobi, 2 anni fa, in favore dei senza tetto di quella periferia. Fu il momento culminante considerato per l’attribuzione a lui dell’Habitat Scroll of Honour award. 

Per questa mia rappresentanza l’Em.mo Cardinale mi ha brevemente reso edotto di quell’episodio, che a mia volta vi racconto. Il Porporato arrivò a Nairobi di domenica e il giorno seguente visitò quell’immenso slum, abitato – si fa per dire – da circa un milione di senza tetto. V’era la prospettiva della distruzione delle baracche di circa 200.000 persone, vicino alla ferrovia e alle linee dell’alta tensione. E non si dava ad esse un luogo alternativo di stanziamento. Il Cardinale visitò l’UN-Habitat di quella capitale, incontrandosi con la Signora Anna Tibaijuka, Sotto-Segretario Generale e Direttore Esecutivo di quell’Organismo, e poi, il mercoledì, con il Signor Presidente della Repubblica. L’ opera di “advocacy” fu fatta e la causa perorata, senza peraltro immediata reazione presidenziale. Ma la domenica successiva ci fu la decisione del Capo dello Stato di soprassedere alla distruzione. È quanto io so per scienza comunicata e ora a Voi partecipata.

*         *         *

Forse posso aggiungere che nel Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli itineranti, di cui l’Em.mo Cardinale Martino è ora Presidente, cumulativamente, ma senza fusione, con il suo alto incarico alla direzione del Pontificio consiglio della giustizia e della Pace, v’è anche la sezione Pastorale della strada e in essa la sottosezione Pastorale per i senza tetto, per la quale anche stiamo preparando degli “Orientamenti”.

Aggiungo peraltro che le aree di sollecitudine del nostro dicastero per la mobilità umana sono: Rifugiati, profughi e gente soggetta a traffico; migranti; studenti esteri; nomadi e cir­censi; turisti e pellegrini; marittimi, pescatori e croceristi; impiegati e viaggiatori nell’aviazione civile, oltre appunto agli automobilisti e chi li serve, alle donne e ai ragazzi di strada, e ai senza fissa dimora.

Orbene, la Chiesa, con la sua scelta preferenziale per i poveri e i bisognosi, stimola tutti i suoi membri ad accompagnarli e servirli, qualunque sia la situazione morale o personale nella quale essi si trovano. Per rendersi conto dello stato della povertà nel mondo, anche per quanto riguarda i senza tetto, basti pensare al numero di persone senza casa che vivono nelle grandi città[1].

Fra di essi emergono i clochard, persone costrette a vivere in strada perchè non hanno alloggio, oppure stranieri immigrati dai paesi poveri che, a volte, pur lavorando, non hanno una casa dove abitare, o anziani senza domicilio, oppure, infine, coloro che – e sono in genere giovani – hanno “scelto” un tipo vagabondo di vita, da soli o in gruppo. La povertà, dunque, ha pure un aspetto che si manifesta nelle tante persone che vivono e dormono nelle strade o sotto i ponti. Anzi, esse rappresentano uno dei tanti volti della povertà nel mondo contemporaneo.

Tra le persone che vivono sulla strada meritano in ogni caso un discorso a parte gli stranieri, in genere si tratta di giovani, che si trovano senza alloggio solo durante il primo periodo di immigrazione, a causa della carenza delle strutture, e che vivono questa esperienza con umiliazione, pur accettandola come un passaggio obbligato per un futuro migliore.

In questi ultimi anni, poi, nelle società dell’emisfero settentrionale, specialmente nella vecchia Europa, la crisi dello stato sociale o le difficili condizioni economiche (per esempio nell’Est europeo) hanno fatto sì che tante persone non trovassero più sostegno in misure assistenziali statali. Le pensioni di vecchiaia sono così insufficienti, il diritto alla casa è disatteso, la disoccupazione in molti casi non è assistita e le spese sanitarie risultano gravose. per questo, di conseguenza, molte persone ad un certo momento della loro vita si ritrovano in strada.

Altri motivi possono essere uno sfratto, una tensione familiare che non si risolve, la perdita del lavoro, una malattia. Tutto ciò può trasformare – là dove manca il sostegno necessario – persone che fino a un certo momento conducevano una vita “normale” in gente sprovvista del necessario. 

Vivere per strada – è importante saperlo –, contrariamente a quanto spesso si pensa, non è dunque con frequenza una scelta. La vita in strada, infatti, è dura e pericolosa, è una lotta quotidiana per la sopravvivenza. Tanto meno è una scelta di libertà. Chi è senza casa vive infatti una condizione di grande vulnerabilità perchè è costretto a dipendere dagli altri, anche solo per i bisogni primari, ed è esposto alle aggressioni, al freddo, all’umiliazione di esser cacciato come indesiderato.  

Chi vive per strada è guardato, dunque, con diffidenza e con sospetto e il fatto di non avere una casa diventa l’inizio di una perdita progressiva di diritti. È più difficile così avere assistenza, è quasi impossibile trovare lavoro, non si riesce più ad avere i documenti di identità... Questi poveri diventano una folla senza nome e senza voce, incapace spesso di difendersi e di trovare risorse per migliorare il proprio futuro.

Invece, pure in condizione di bisogno e di disagio, essi sono persone, dignità che non si deve mai perdere di vista, con tutte le sue conseguenze. È questo il messaggio che vorrei lasciarvi oggi.

Perciò anche gli interventi a loro favore devono cercare di essere innovativi, rompendo l’accerchiamento della semplice risposta al bisogno, per portare lo sguardo oltre e tentare di cogliere sempre la persona.

In fondo si tratta di partire da ciò che la persona senza dimora ha, dalle sue capacità e non dalle sue carenze. In questo contesto anche le piccole novità di cambiamento manifestate debbono essere valorizzate. Importante comunque risulta il riconoscimento delle “differenze”, che vanno integrate, e dei limiti, senza fare sentire l’altro come un diverso, un uomo di serie inferiore. Personalizzare l’intervento significa anche discernere quello che è possibile fare e quello che non lo è. 

Alcuni parlano, a tale proposito, di un “diritto alla crisi”, che investe direttamente, per noi, l’operatore pastorale, gestore della relazione di aiuto. Egli si sente quindi, a sua volta, in qualche modo, come graffiato o ferito. Comunque, le “differenze”, e le possibili crisi, portano la struttura di appoggio a uscire dall’isolamento in cui a volte rischia di trovarsi e ad attivare un “lavoro di rete” con i vari servizi presenti nel territorio.

Se guardiamo inoltre al mondo in via di sviluppo, scopriamo un numero crescente di mendicanti, spesso persone malate, ciechi o lebbrosi, infettati dall’AIDS,– ho presente alcune descrizioni straordinarie dei Piccoli fratelli di Gesù a Nairobi, a questo riguardo – e quindi persone escluse dal loro villaggio o dalle loro famiglie, costrette a vivere, sui marciapiedi, di espedienti e di elemosina.

A questo punto dovrei parlarvi di metodi di approccio e mezzi di assistenza, ma è già suonata la campana dell’ultimo giro, per questione di tempo. Vi rimando quindi al nostro prossimo documento che svilupperà questo argomento. 

Vi ringrazio dell’attenzione, mentre auguro ogni bene a voi, ma anche agli squatters del mondo. Concludo con un richiamo allo scandalo del povero Lazzaro e del ricco Epulone, nella famosa parabola di Gesù (cfr Lc 16,19ss), che trova riscontro anche nella cultura ebraica e islamica, in connessione pure con l’ospitalità. L’affamato, il povero, il senza tetto, interroga dunque la coscienza di tutti, laici e credenti, nel contesto di una cultura della solidarietà[2] 



* Napoli, 2 ottobre 2006 in occasione della giornata dell’Habitat, per la consegnadell’Habitat Scroll of Honour award, l’Arcivescovo Agostino Marchetto rappresentò il Card. Renato Raffaele Martino, impossibilitato ad intervenire.
[1]  Cfr. Giovanni paolo II, lettera al cardinale Roger Etchegaray sul problema dei senza tetto: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, X, 3 (1987), 1352 e documento dellaPontificia commissione “Iustitia et Pax”,Che ne hai fatto del tuo fratello senza tetto? La Chiesa e il problema dell’alloggio, Bologna 1988, 6-7. 
[2] Cfr.Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, IstruzioneErga migrantes caritas Christi, n. 9, Città del Vaticano, 2004.  

 

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