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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 102, December 2006

 

 

presentazione del Messaggio Pontificio*

sul tema “La famiglia migrante”

 

 

Cardinale Renato Raffaele MARTINO

Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale

per i Migranti e gli Itineranti

 

 

1. Famiglia e “progetto migratorio”

Il Messaggio del Santo Padre per la 93ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà a livello mondiale domenica 14 gennaio 2007, ha per tema un argomento di scottante attualità: la famiglia migrante. In effetti, nel panorama attuale delle migrazioni internazionali, la famiglia si trova a confronto con nuove sfide e innumerevoli disagi. 

Nel Paese di arrivo delle ondate migratorie, spesso le famiglie si ricompongono soltanto dopo l’iniziale approdo di singoli migranti, che mirano a realizzare un proprio “progetto migratorio”, che in genere consiste nel raggiungere una posizione economica che permetta prima di tutto la sopravvivenza e, successivamente, l’indipendenza economica. Spesso ciò si verifica con carattere di provvisorietà.

Soprattutto nelle società dove l’immigrazione è rilevante, il ruolo della cellula familiare cede il passo all’individuo nella sua capacità produttiva o di successo: emergono, pertanto, rapporti piuttosto funzionali ed anonimi, sia sul posto di lavoro che nella vita quotidiana, soprattutto a scapito della famiglia. Anche la lingua, che è veicolo di comunicazione, diventa una barriera divisoria tra la prima e le successive generazioni, all’interno della famiglia stessa. Si accentua, così, l’isolamento dei componenti del nucleo familiare, che talvolta sconfina nella solitudine e nell’emarginazione, in una città o un quartiere che sono spesso percepiti come “ostili”. L’isolamento risulta, poi, più accentuato fra le donne, confinate tra le mura domestiche, con poche possibilità di rapporti esterni (cfr. Erga migrantes caritas Christi EMCC –, 5), quando addirittura non «finiscano vittime del traffico di esseri umani e della prostituzione», secondo l’avvertimento del Messaggio Pontificio, che fa appello, a tale proposito, all’importante apporto delle religiose, le quali «possono rendere un servizio di mediazione apprezzato e meritevole di sempre maggiore valorizzazione». 

2. La Santa Famiglia e l’emigrazione

Nel Messaggio che oggi presentiamo, a distanza di 55 anni dalla promulgazione della Costituzione Apostolica Exsul Familia (1 agosto 1952), il Santo Padre Benedetto XVI avverte ancora attuali le considerazioni di Papa Pio XII, il quale esortava a vedere la Santa Famiglia di Nazaret in esilio come «il modello, l’esempio e il sostegno di tutti gli emigranti e pellegrini» (n. 1). Di fatto, nel dramma di Giuseppe, di Maria e del Bambino Gesù, la storia riconosce la dolorosa vicenda dei viandanti di tutti i tempi: «migranti, rifugiati, esuli, sfollati, profughi e perseguitati». Essi sono allo stesso tempo memoria e profezia. Memoria del monito biblico che nessun uomo ha su questa terra stabile dimora; profezia che squarcia le notti dell’egoismo e forza aurore di solidarietà, annunciando la buona novella che la terra è dell’uomo, mentre si innalzano invece frontiere e si costruiscono società che risultano ostili. A proposito di frontiere, devo purtroppo rilevare che in un mondo che aveva salutato con gioia la caduta del muro di Berlino, se ne vanno erigendo altri tra quartiere e quartiere, tra città e città, tra nazione e nazione. In occasione della presentazione delle Lettere Credenziali dell’Ambasciatore Belga, il Santo Padre Benedetto XVI ha affermato «Occorre mettere in cantiere una politica d’immigrazione che sappia conciliare gli interessi propri del Paese d’accoglienza e il necessario sviluppo dei Paesi meno favoriti, politica sostenuta anche da una volontà d’integrazione che non lasci svilupparsi situazioni di rigetto o di non-diritto, come lo rivela il dramma di coloro che non hanno documenti» (L’Osservatore Romano 27 ottobre 2006, p. 4, col. 3).  

3. Disagi e pericoli

Accanto a coloro che migrano, provvisti di regolari permessi di soggiorno e avendo ottenuto un contratto di lavoro, ci sono coloro – in misura crescente – che fuggono dalla loro patria, con la speranza di un avvenire migliore nei Paesi sviluppati. A volte isolatamente o in gruppi occasionali, oppure pagando somme eccessive per le loro scarse possibilità, talvolta favoriti da falsi documenti o prede di organizzazioni malavitose. Spesso anche il viaggio si trasforma in trappola di morte e l’approdo alle terre della “felicità” svela a non pochi il vergognoso risvolto della medaglia: la corruzione, la criminalità o la prostituzione! In tale contesto, è particolarmente incoraggiante l’invito del Santo Padre a ratificare gli «strumenti internazionali tesi a difendere i diritti dei migranti, dei rifugiati e delle loro famiglie», a partire dalla Convenzione Internazionale per la protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie, entrata in vigore il 1° luglio 2003.

4. “Meccanismi di difesa”

Il fenomeno migratorio determina di per sé una triste situazione di emarginazione, che ingenera frustrazione e insicurezza e rende possibile una conflittualità tra l’immigrato, con la sua famiglia, e la società nella quale si trova a vivere. La famiglia immigrata tende a mettere in atto una serie di “meccanismi di difesa” – ai quali accenna il Messaggio Pontificio – per poter riequilibrare la propria esistenza.

In particolare, essa riduce le proprie aspirazioni, tentando di realizzare il “progetto migratorio provvisorio” nel più breve tempo possibile. In tal modo, le “aspirazioni” si limitano al campo economico. 

Ma, con il passare degli anni, con il ricongiungimento familiare o la nascita dei figli, con il perdurare e il prolungarsi dell’esperienza di migrazione, il “progetto” iniziale subisce radicali trasformazioni. In questo processo di stabilizzazione si accentua anche la proiezione delle aspirazioni dei genitori sui figli. 

5. Sfide e prospettive

Gli immigrati e in particolare le loro famiglie fanno parte della vita quotidiana dei Paesi d’accoglienza. La società civile e le comunità cristiane sono perciò interpellate dai complessi problemi e difficoltà, ma anche dai valori e dalle risorse di questa nuova realtà sociale. Ciò comporta lo sviluppo di relazioni che si traducono, da una parte, in aiuti per l’inserimento nella società e, dall’altra, in occasioni di crescita personale, sociale ed ecclesiale, per i cristiani, basata sull’osservanza delle leggi, l’incontro delle culture, delle religioni e sul reciproco rispetto dei valori, con base sui diritti umani.

Sotto questo profilo, il Diritto Internazionale deve mirare a tutelare l’unità familiare e a combattere il fenomeno oggi sempre più diffuso dei ricongiungimenti di fatto (riunioni di famiglie nella irregolarità), dovuti soprattutto alle difficoltà incontrate nel raggiungere i requisiti per la riunificazione legale e per il lungo iter burocratico legato alla sua concessione (cfr. EMCC 43 e 87). 

6. Gli studenti esteri (internazionali)

Parte del Messaggio Pontificio, oltre ai rifugiati, su cui interverrà l’Arcivescovo Agostino Marchetto, è dedicata agli studenti esteri. Si calcola che essi siano più di due milioni, con notevole presenza negli Stati Uniti d’America, in Inghilterra, Francia e Germania.

Gli studenti esteri sono certo una categoria significativa per l’apostolato, considerati anche i loro problemi economici, se provenienti da Paesi poveri, e quelli d’integrazione nel Paese d’arrivo. Oltre all’aiuto, la Chiesa è chiamata ad offrire un sostegno morale e la formazione cristiana.

La solitudine conseguente all’espatrio, l’impegno umano e cristiano che li attende nei Paesi d’origine al termine degli studi, la loro stessa vulnerabilità sono altrettanti elementi che configurano la specificità dell’azione pastorale a loro favore. Più di altri studenti, essi sono oggetto di sollecitazione e di pressioni diverse. Inoltre, avendo conosciuto un mondo nuovo, con un livello di vita più elevato, essi sono tentati di rinunciare alla cultura originaria e di abbandonare ogni idea di rimpatrio. Soltanto un tipo di pastorale che tenga conto di tali fattori può essere in grado di rispondere alle necessità spirituali di questa gioventù.

Nel documento finale del Secondo Congresso Mondiale della Pastorale per gli studenti esteri (dicembre 2005), si ricorda come la cura pastorale per gli studenti internazionali abbia pure una dimensione ecumenica, inter-religiosa ed inter-culturale, nel contesto di un partenariato che coinvolge l’università, il Paese ospitante e quello di provenienza, le Chiese locali e le cappellanie, così come le Organizzazioni degli studenti e gli stessi studenti esteri. L’accoglienza e la solidarietà pastorale sono un “ponte” tra i popoli. Il Messaggio Pontificio, infatti, ricorda che «con le sue Istituzioni la Chiesa si sforza di rendere meno dolorosa la mancanza del sostegno familiare di questi giovani studenti, e li aiuta ad integrarsi nelle città che li accolgono, mettendoli in contatto con famiglie pronte ad ospitarli e a facilitarne la reciproca conoscenza». 

Grazie! 



*da L’Osservatore Romano, N. 264 (44.406), 15 Novembre 2006, p. 5-6.

 

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