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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N° 105, December 2007
III Congresso Asiatico di pastorale dei pellegrinaggi e santuari
Documento Finale
I.
L’Evento
Pellegrinaggi e Santuari, luoghi di speranza.
Con al centro tale tema si è svolto il III Congresso Asiatico di
pastorale dei pellegrinaggi e santuari, organizzato dal Pontificio
Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in
collaborazione con la Commissione Episcopale per la Pastorale della
Mobilità Umana della Conferenza Episcopale del Giappone e l’Arcidiocesi
di Nagasaki. Erano presenti Vescovi, Direttori di pellegrinaggi e
Rettori di Santuari dei seguenti Paesi: Australia, Corea, Filippine,
Giappone, India, Indonesia, Kazakhstan, Taiwan, Thailandia e Vietnam. Le
tre giornate di lavoro, dal 15 al 17 ottobre 2007, si sono svolte a
Nagasaki (Giappone), la città che ha un Santuario dedicato ai 26 Martiri
crocifissi per la fede nel 1597.
In un’epoca travagliata da divisioni, violenze e
calamità naturali, i pellegrinaggi e i santuari sono luoghi di speranza
che nasce dall’incontro con Dio. Tale impegno sostiene le comunità,
rafforzandole nella fede, rinnovandole nello stile di vita, grazie alla
conversione, alla riconciliazione e alla preghiera, e le stimola alla
testimonianza del Vangelo, alla missione e all’unità, superando le
divisioni. Concretamente, i pellegrinaggi e i santuari sono faro che
annuncia e testimonia il Vangelo, anche con attenzione al dialogo
ecumenico, interreligioso, interculturale. Per meglio realizzare tale
compito, il Congresso si è offerto come laboratorio in cui partecipare
in modo attivo e creativo, uno spazio di ascolto, di approfondimento e
di dialogo per crescere nella speranza.
La sessione inaugurale si è aperta con i saluti di
benvenuto dell’Ecc.mo Nunzio Apostolico in Giappone, S.E. Mons. Alberto
Bottari de Castello, seguito dal Vice-Presidente della Conferenza
Episcopale Giapponese e Arcivescovo di Osaka, S.E. Mons. Leo Jun Ikenaga,
il quale ha notato che sempre più numerosi sono coloro che hanno la
possibilità di intraprendere pellegrinaggi all’estero. Essi fanno
esperienza di Dio, dei Santi e della Chiesa locale che visitano,
ricevendo incoraggiamento per la loro fede. Al tempo stesso,
nell’accogliere i pellegrini, i responsabili dei santuari a loro volta
crescono nella fede. Quindi S.E. Mons. Marcellino Taiji Tani, Presidente
della Commissione di Pastorale per la Mobilità Umana e Vescovo di
Saitama, ha ricordato le parole di Papa Giovanni Paolo II in visita a
Hiroshima nel 1981 quando affermò che “ricordare il passato è impegnarsi
per il futuro”. Il Giappone, ha sottolineato il Presule, avendo vissuto
l’esperienza unica della sofferenza per le bombe atomiche, è il luogo
ideale per pregare per la pacifica convivenza tra i popoli. È stata poi
la volta del Governatore della Prefettura di Nagasaki, il Signor Genjiro
Kaneko, il quale ha brevemente illustrato la storia e la cultura della
città, nella quale il cristianesimo è fiorito con l’arrivo, nel 1550,
del primo missionario, San Francesco Saverio. Il Governatore ha quindi
chiesto ai congressisti di appoggiare l’appello, formulato dalla sua
Prefettura in collaborazione con l’Arcidiocesi di Nagasaki, di includere
i ‘Luoghi Cristiani di Nagasaki’ nell’elenco dell’UNESCO dei luoghi
Patrimonio Mondiale dell’umanità (World Heritage).
I lavori del Congresso sono stati introdotti
dall’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del Pontificio Consiglio
organizzatore, il quale ha rivolto anzitutto uno sguardo ai due
precedenti Incontri, di Manila (2003) e di Seul (2005), e ha sviluppato
poi il tema di questo Congresso. Egli ha osservato che da pellegrini ci
si muove verso i santuari spinti dalla speranza, prerogativa degli
esseri umani, che meraviglia anche Dio, nella visione di Péguy. Ma su di
essa non si deve equivocare, identificandola, in modo limitato, ai
bisogni materiali umani che richiedono risposte immediate. Nel
pellegrinaggio si va all’incontro con Dio, fonte di ogni speranza. In
questo cammino verso l’Assoluto, rilevante è il ruolo degli operatori
pastorali per sostenere e guidare i fedeli, affinché non manchino la
preghiera e il dovuto raccoglimento. Parlando quindi dei santuari, Mons.
Marchetto ha detto che si possono considerare come “stazioni intermedie”
del nostro itinerario terreno, luoghi ove si prende nuovo slancio e
vigore in cammino verso il Regno in pienezza promesso da Dio. In essi
tutti i pellegrini, compresi gli operatori pastorali che vanno con loro,
sono sollecitati ad accostarsi al Sacramento della penitenza per
riconciliarsi con Dio, con se stessi e aprirsi agli altri in carità. Nel
pellegrinaggio, quindi, e al santuario, i fedeli devono guardare oltre
ciò che trovano corrispondente alle loro necessità materiali per
comprendere quali sono i veri beni da ricercare. Il primo bene è la
vita, materiale e spirituale, che è un dono di Dio e come tale va
apprezzata e amata. Chi non ha amore per la vita non può avere carità
per il prossimo e quindi non può fare il bene. Nei momenti di angoscia e
disperazione si può dimenticare l’importanza di questo dono, ma la
presenza dell’operatore pastorale, con il suo richiamo alla fede e alla
speranza, potrà dare la capacità di avere pazienza e l’umiltà di
accettare il mistero di Dio, fidandosi di Lui anche nell’oscurità.
L’arcivescovo Marchetto ha concluso il suo intervento rivolgendo ai
partecipanti un appello a organizzare pellegrinaggi pure verso i
santuari dei Paesi dell’Asia, per aiutarsi e solidarizzare tra membri
della famiglia di Cristo, ancora esigua, numericamente, in questo
continente.
Si sono ascoltati quindi i suggerimenti e le
riflessioni in materia di pellegrinaggi e santuari di S.E. Mons. Orlando
B. Quevedo, OMI, arcivescovo di Cotabato (Filippine), Segretario
generale della Federazione delle Conferenze Episcopali d’Asia (FABC).
Egli ha impostato il suo intervento sul fatto che in un continente come
quello asiatico in cui la gente è generalmente dotata di profondo senso
del sacro e dello spirituale, ci si meraviglia perché ci siano così
pochi pellegrinaggi inter-asiatici ai vari santuari. Infatti, partendo
dalla sua esperienza circoscritta alle Filippine, ha notato che molti
pellegrinaggi si dirigono ai santuari d’Europa e in Terra Santa,
organizzati da agenzie di viaggio in collaborazione con gruppi religiosi.
Tuttavia tali pellegrinaggi sono lontani dalle possibilità e dai sogni
delle persone con normali possibilità finanziarie a motivo dei costi di
viaggio, che sarebbero certamente minori se si andasse in nazioni
dell’Asia. Ha fatto notare anche che la visita di Musulmani ai santuari
del continente potrebbe essere occasione di dialogo su argomenti come la
preghiera, i bisogni umani e spirituali, la pace e l’armonia. Tale
visita può essere vista anche come segno del comune pellegrinaggio della
famiglia umana verso il Regno di Dio in pienezza, tema molto presente
nel pensiero dei Vescovi dell’Asia.
Mons. John Murphy, Direttore in Australia
dell’Ufficio Cattolico per i Migranti e i Rifugiati, ha parlato della
preparazione della 23a Giornata Mondiale della Gioventù, che
avrà luogo a Sydney dal 15 al 20 luglio 2008. Il tema sarà “Avrete forza
dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni” (At
1,8). La Giornata Mondiale della Gioventù (GMG) è il più grande raduno
internazionale di giovani. Fu indetta da Papa Giovanni Paolo II per la
prima volta nel 1986. Essa rappresenta un’opportunità per i giovani di
tutto il mondo, dai 16 ai 35 anni, di compiere un pellegrinaggio di fede
e, per la Chiesa, di rinnovarsi nel Paese ospitante. Gli australiani si
stanno preparando alacremente ad accogliere questo incontro per il mese
di luglio del prossimo anno. Sono attese mezzo milione di persone,
provenienti dall’Australia e dagli altri continenti. È stata programmata
un’entusiasmante settimana di formazione e celebrazioni di fede.
L’arcivescovo di Nagasaki, S.E. Mons. Joseph
Mitsuaki Takami, PSS, dopo aver rivolto ai
partecipanti un saluto di benvenuto nella sua sede, ha tenuto una dotta
relazione sul tema ‘La speranza
risiede in colui che salva’
(Sir 34,13), che è stata fonte
d’ispirazione e riflessione per i presenti. Ha iniziato con l’affermare
che in ogni paese ci sono numerosi luoghi ove le persone si recano per
riporre la loro fiducia in sogni, divinazioni e presagi, ma la vera
speranza sta anzitutto nel ‘timor di Dio’, accompagnata da benedizioni
di assistenza e protezione divina. Egli quindi ha condiviso con i
congressisti ‘la speranza secondo la Scrittura’, dividendola in cinque
ambiti specifici. Nel primo, ‘la speranza messianica’, il Presule ha
ricordato come si è sviluppata la speranza del popolo ebraico, iniziando
con Abramo e i Patriarchi, per arrivare successivamente al prototipo
incarnato nel Re David, con sviluppo nel ‘Servo di Yahweh’ e nel ‘Figlio
dell’Uomo’. Allo stesso tempo, si passò da una speranza piuttosto
collettiva a un’enfasi sulla liberazione individuale. Il secondo ambito
ha riguardato la maniera con cui si è trasformata la ‘speranza ebraica
in quella cristiana’, anzitutto continuazione della stessa speranza in
cui aveva confidato il popolo ebraico. La promessa fatta ad Abramo ora è
pienamente realizzata in Cristo. L’Arcivescovo ha presentato quindi un
terzo punto, cioè l’ ‘oggetto della speranza cristiana’, rivolta ora a
Cristo. San Paolo è il teologo per eccellenza della virtù della speranza
e la sua prospettiva chiarisce l’intero Vangelo, benché anche San
Giovanni nella sua prima lettera tratti temi escatologici quando afferma:
“noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è” (1 Gv
3,2). Pertanto, prima di sottolineare ciò che distingue le tre virtù
teologali di fede, speranza e carità, e il loro rapporto, ha presentato
il posto che occupa la ‘speranza cristiana nella vita cristiana’. Mons.
Takami ha anche ricordato che la speranza scomparirà il giorno in cui
tutto sarà rivelato e che, nel frattempo, occorre praticare la virtù
della pazienza e vivere il tempo presente, con uno sguardo alla gloria
futura. Infine, è stata considerata ‘la speranza nel pellegrinaggio’, il
cui prototipo è rappresentato dal pellegrinaggio degli ebrei al tempio
di Gerusalemme, dal quale si sviluppò una comprensione del grande
pellegrinaggio escatologico alla Gerusalemme celeste. Nel suo
attaccamento alla storia, la Chiesa continua i propri pellegrinaggi ai
vari santuari per mostrare una comunione nella fede e nella preghiera e,
soprattutto, per ricordare a tutto il suo popolo il viaggio di speranza
più grande, quello verso il Signore, Salvatore dell’universo. È
anzitutto la speranza che spinge l’anima cristiana a ‘correre per
conquistare il premio’, è lo spirito di determinazione a vivere secondo
Cristo e a sopportare le prove della vita.
Il Rev.do P. Javier Gonzalez, OP, Decano del
Dipartimento di Diritto Canonico, Facoltà Ecclesiastiche,
dell’Università di Santo Tomás a Manila (Filippine), è intervenuto
sull’argomento ‘La vostra fede e la vostra speranza sono fisse in Dio’
(1 Pt 1,21), un approccio teologico alla speranza e alla
salvezza. Oggi, quando guardiamo al nostro mondo contrassegnato da
divisioni, guerre, violenze, ingiustizie e minacciato da una ‘cultura
della morte’ distruttiva, dobbiamo riporre la nostra speranza e la
nostra fiducia in Dio. Così facendo, noi non speriamo semplicemente
in un miglioramento o cambiamento in un futuro vago, incerto e
legato a un risultato auspicato, ma in qualcosa che accade ora:
ci allineiamo cioè agli scopi, ai valori e all’etica di Dio. Ci uniamo
alla comunità di Dio. A un livello più profondo ‘lasciamo’ che Dio sia
Dio e crediamo e confidiamo che nella Sua sapienza infinita risolverà i
nostri problemi.
Il fatto di riporre la nostra fede e la nostra
speranza in Dio ci permette di trovare significato, coraggio, e perfino
gioia, nell’affrontare situazioni irreparabili. Ciò comporta almeno due
conseguenze
immediate, e cioè una fede viva nel ‘Dio della speranza’ come origine e
fondamento, e il reale godimento di una gioia e di una pace vittoriose,
come suo frutto immediato.
Il fatto di
riporre la nostra fede e la nostra speranza in Dio ci fa guardare al
nostro mondo con ottimismo teologico, trattare l’umanità con rispetto e
compassione, mantenere pura la nostra fede e illuminare nuovamente la
speranza in noi. Applicando poi tutto ciò alla vita e al ministero dei
Rettori di santuari si pongono alcune sfide specifiche, quali
predicare in modo credibile la Parola di Dio, incoraggiare la vita
liturgica, promuovere la partecipazione alla comunità ecclesiale,
favorire forme approvate di devozione popolare, realizzare il dialogo
ecumenico ed essere profeti della patria celeste.
Il Rev.do P. Leszek Niewdana, SVD, professore
dell’Università Cattolica Fu Jen a Taipei (Taiwan), ha affrontato il
tema ‘La speranza non delude’ (Rom 5,5), grazie alla Parola di Dio, alla
Liturgia e alla Diakonia. Un approccio pastorale, spirituale e
sociologico della speranza. Egli ha osservato che negli ultimi
venticinque anni, il neoliberalismo è diventato un’ideologia potente
condivisa da un numero crescente di Governi. Si basa sul modello del
libero mercato e sul concetto di competizione in tutti gli ambiti.
Nonostante i risultati positivi, quali la creazione di un benessere
senza precedenti, la riduzione della povertà, in particolare in Asia,
l’aumento della libertà individuale e l’utilizzo della creatività umana,
il progetto neoliberale ha avuto anche influenze negative sulla società
in generale, sotto forma, ad esempio, di ristagno dei salari bassi e
medi (con relativo impoverimento), maggior divario tra salari,
incertezza lavorativa, migrazione economica, ecc. Ciò ha portato, nella
vita di milioni di individui, più insicurezza, instabilità e un senso di
sradicamento o di emarginazione. P. Niewdana ha inteso presentare i
risultati positivi e negativi del modello neoliberale come fonti
potenziali per ‘dare fondamento’ alla speranza, o per ridurre la
speranza a una singola metafora ultra semplificata, che alla fine può
portare delusione nella ricerca di significato e di valore nella vita.
Per i cristiani, la speranza che non delude è quella realizzata nella
propria frenetica esistenza storica, ma che allo stesso tempo è
costantemente indirizzata verso la felicità della vita eterna. Come
tale, la speranza cristiana è una forza spirituale ancorata alle
aspettative ultime relative all’esistenza, che allo stesso tempo agisce
a supporto della condizione presente. Ciò che sostiene tale speranza è
la Parola di Dio, la Liturgia e la Diaconia, che rafforzano il senso di
stabilità, di radicamento e appartenenza, e hanno il potenziale per
formare una ‘spirale di speranza’, in cui mostrare preoccupazione per
gli altri può ispirare l’altrui vita e la propria.
I partecipanti si sono riuniti due volte nei
gruppi di studio e le loro riflessioni, insieme ai suggerimenti emersi
nel corso dei lavori, hanno rappresentato la base necessaria alla
stesura delle conclusioni e raccomandazioni di questo documento finale.
La terza e ultima giornata si è aperta con la
lettura del telegramma del Santo Padre, a firma del Cardinale Tarcisio
Bertone, con il quale il Pontefice assicurava la sua vicinanza
spirituale nella preghiera. “Il pellegrinaggio - vi si diceva - è stato
una pratica di fede sin dagli albori della cristianità. Manifestando la
vera natura della Chiesa, i pellegrini testimoniano Gesù Cristo, che è
la via, la verità e la vita, e in questo modo rivelano alla società la
speranza che non delude (cfr. Rom 5,5). I Santuari associati a
grandi santi o ad eventi significativi nella storia della salvezza sono
rifugi accoglienti di pace e armonia, che permettono a tutti di
attingere in profondità alle sorgenti spirituali della serenità, della
verità e dell’amore”. Il Santo Padre, incoraggiando tutti, ha affidato i
partecipanti all’intercessione dei Martiri dell’Asia e impartiva la Sua
Apostolica Benedizione.
Ci sono state quindi tre relazioni.
Mons. Peter Cañonero, Presidente dell’Associazione
di Rettori di Santuari e Direttori di Pellegrinaggi (ASRP) delle
Filippine, ha parlato dell’embrione dell’Associazione per tutta l’Asia e
del suo futuro sviluppo auspicabile. Egli ha cominciato col ricordarne
gli inizi, nel 2003, in occasione del Primo Incontro Asiatico a Manila,
sul tema Il Santuario: luogo di accoglienza e di incontro,
rammentando il desiderio di Papa Giovanni Paolo II a che siano
rafforzati i legami di collaborazione tra le varie Chiese d’Asia. Gli
esiti positivi di quell’incontro e del successivo, a Seul, sul tema
Pellegrinaggi e Santuari, doni del Dio-amore in Asia oggi, hanno
portato ad affrontare l’importante interrogativo sul futuro
dell’Associazione. Mons. Cañonero ha ricordato che ogni santuario ha un
carisma speciale, che si rivolge a gruppi diversi di pellegrini, i quali
sperano ardentemente di trovare ciò di cui sono alla ricerca. Mons.
Cañonero ha affermato che, per avanzare, l’Associazione asiatica deve
cercare di preservare la specificità di ogni santuario e la spontaneità
che ne scaturisce da ciascuno. Ha anche auspicato che l’Associazione sia
una guida per quei santuari che cercano assistenza, e non si mettano in
atto regole restrittive. Ha quindi terminato incoraggiando ogni
santuario a essere luogo di incontro con il Signore e a lavorare con gli
Ordinari locali affinché ciò possa diventare realtà.
P. Renzo de Luca, SJ, Rettore del Santuario dei 26
Martiri di Nagasaki, ha presentato alcuni aggiornamenti rispetto al suo
ultimo rapporto sull’esperienza di pellegrinaggio a quel santuario e
alla collina dei Martiri. Egli ha illustrato come si proclama il Vangelo
nel santuario, innanzitutto mediante le Sante Messe celebrate la
domenica e i giorni feriali. Particolarmente importante per
l’evangelizzazione è la preparazione al matrimonio, infatti, con il
permesso della Conferenza Episcopale, matrimoni fra non battezzati
possono essere ivi celebrati. Ciò permette un prolungato periodo di
‘catechesi’ pre e post matrimoniale. Egli, quindi, ha parlato del
particolare ministero della predicazione e dell’insegnamento a quanti
giungono espressamente come pellegrini, molti dei quali dalla Corea.
Infine ha fatto riferimento al dialogo ecumenico, ponendo un accento
particolare sulla catechesi e sulla cooperazione con i Kakure
Kirishitan, i cosiddetti Cristiani Nascosti, che hanno scelto di
seguire la tradizione e il modo di pregare dei tempi della persecuzione
in Giappone. Nella seconda parte del suo intervento, P. de Luca ha
parlato dei cambiamenti realizzati nella ‘proclamazione mista’. Essi
riguardano le visite delle scuole e i tour guidati, il dialogo
interreligioso e quanti sono alla ricerca di guarigione. La
‘proclamazione indiretta’ ha visto mutamenti nel numero di quanti
giungono alla chiesa per ricerche storiche e tecniche. Anche gli scambi
culturali hanno avuto un certo sviluppo, benché si sia preoccupati delle
aspettative di coloro che cercano unicamente esotismo o mistero.
L’oratore ha proseguito indicando la necessità di evitare ambiguità tra
il campo della ricerca e quello della proclamazione, che potrebbe
portare a equivoci. Infine, cosa importante, ha terminato affermando che
la sfida maggiore per il santuario è quella di cercare di avere
un’influenza sulla società materialistica.
P. Xavier Packiasami, Rettore del Santuario-Basilica
di Nostra Signora della Salute di Vailankanni (India), ha illustrato la
storia e il lavoro pastorale di questo luogo di pellegrinaggio. Secondo
la tradizione, la Madonna apparve a due ragazzi non cattolici nel XVI e
nel XVII secolo, operando miracoli e guarigioni. Il Santuario,
soprannominato ‘la Lourdes dell’Oriente’, fu elevato a Basilica minore
nel 1962 da Papa Giovanni XXIII. Nel 2002 il Pontificio Consiglio per la
Pastorale della Salute vi celebrò la decima Giornata Mondiale del Malato.
Nel suo messaggio, Papa Giovanni Paolo II ricordò che “questo santuario
dedicato alla Madre di Dio è veramente un punto di incontro per membri
di diverse religioni e un esempio eccezionale di armonia e scambio
interreligiosi”. Ciò rende unico Vailankanni. L’India è terra
multiculturale, multilinguistica e multireligiosa, e il santuario è
diventato una ‘casa d’amore’ che attrae le persone al di là della casta,
del credo e della nazionalità. Vi si celebrano continuamente Sante Messe
e devozioni, dato l’afflusso incessante di visitatori che vi giungono
per implorare l’intercessione della Vergine. Le innumerevoli guarigioni
operate ne fanno un santuario veramente potente. Vi è anche un centro
per ritiri, uno per incontri, una casa per gli anziani e una per gli
orfani.
Le Liturgie del Congresso si sono svolte con una
buona partecipazione dei fedeli della città. La prima, nella Cattedrale
Urakami, è stata presieduta da S.E. Mons. Agostino Marchetto; la seconda,
nel Santuario dei 26 Martiri, ha avuto la presidenza di S.E. Mons.
Mitsuaki Takami, PSS, e la terza, nella Chiesa di Oura, è stata condotta
da S.E. Mons. Joshua Mar Ignathios dell’India. Tutte e tre queste chiese
fanno parte dei ‘Luoghi Cristiani di Nagasaki’ che si vorrebbe
entrassero a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità. Per
appoggiare tale petizione, presentata congiuntamente dalla Prefettura e
dall’Arcidiocesi di Nagasaki, i partecipanti al Congresso hanno
sottoscritto una lettera indirizzata al Direttore dell’UNESCO World
Heritage Centre.
Al termine dei lavori i partecipanti hanno
approvato le seguenti conclusioni e raccomandazioni.
II. Conclusioni
1) Molti di coloro che visitano Nagasaki sono
rattristati dalle immagini della distruzione provocata dalla bomba
atomica. La nuova Cattedrale di Urakami e il benessere della città sono
invece segni della speranza di un popolo che ha reso possibile la
ricostruzione.
2) Applicando ciò alla realtà attuale, costatiamo
che i nostri Santuari sono visitati da numerose persone spiritualmente
sofferenti, in cerca di compassione, comprensione e guarigione. Una
delle prime forze di guarigione è la loro speranza in Dio, nella Chiesa
e nell’umanità. I responsabili della Pastorale dei Pellegrinaggi e dei
Santuari hanno ricevuto da Dio la missione di aiutare queste persone a
conoscere Lui, vero e unico Salvatore.
3) Il pellegrinaggio, praticato nella maggior
parte delle religioni del mondo ed esistente già prima della rivelazione
biblica, è un viaggio compiuto da credenti per pregare in un luogo
consacrato da una manifestazione divina o dalle azioni di una grande
figura religiosa. È una ricerca di Dio e un incontro con Lui nel
contesto della liturgia.
4) Il Vangelo ci dice che Gesù, fin dall’infanzia,
era solito recarsi in pellegrinaggio a Gerusalemme per le feste. Egli ha
dichiarato che la sua morte e resurrezione hanno reso nuovo tempio il
suo corpo glorificato, vero centro di culto per i suoi discepoli (Gv
2,19-21; 4,21-23). Da quel momento la vita del nuovo popolo di Dio, la
Chiesa, compie il vero pellegrinaggio escatologico (2 Cor 5,6-10;
Eb 13,14), che è anche il nuovo Esodo (At 3,15; 5,31; 1
Cor 5,7; Eb 9,11-12); la sua meta è la patria celeste (Eb
11,16) in cui “il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo
tempio” (Ap 21,22). Ad ogni modo, la Chiesa, che vive nella
storia, è in continuo pellegrinaggio verso diversi santuari per
esprimere la sua comunione nella fede e nella preghiera e, soprattutto,
per ricordarci che essa è in cammino verso il Signore, Salvatore del
mondo e sotto la sua guida. Per questo il cristiano ripone la propria
speranza in Lui, che non delude mai, ma redime per sempre.
5) La speranza che accompagna tutta la nostra vita
è spirito della nostra determinazione a vivere secondo l’insegnamento di
Cristo e ad affrontare tutte le prove. La certezza viene dalla promessa
di Dio e dalla croce che redime, e ha come garanzia la risurrezione di
Cristo, nostra “primizia” (1 Cor 15,12-33). È l’amore unito alla
fede a suscitare e animare questa speranza.
6) I Santuari sono luoghi della presenza di Dio:
il mistero del Santuario ci ricorda non solo la nostra origine nel
Signore, ma anche che l’amore di Dio per noi è eterno. Egli è con noi in
questo specifico momento della storia, con tutte le contraddizioni e le
sofferenze del presente. I Santuari, perciò, evocano la presenza viva di
Dio tra di noi e per noi; sono luoghi in cui la sua fedeltà ci raggiunge
e ci trasforma. Qui lo Spirito agisce in special modo attraverso i segni
della nuova alleanza che i Santuari possiedono e rendono disponibili.
7) Il significato essenziale dei Santuari nella
vita della Chiesa, tradotto propriamente in termini pastorali, è
riassunto nel canone 1234, l’ultimo dei cinque che il Codice di Diritto
Canonico dedica ai “Santuari”. Al §1, il canone attesta: “nei santuari
si offrano ai fedeli con maggior abbondanza i mezzi della salvezza” ed
elenca quelli principali con cui farlo e cioè “annunziando con diligenza
la parola di Dio, incrementando opportunamente la vita liturgica,
soprattutto con la celebrazione dell’Eucaristia e della penitenza, come
pure coltivando le sane forme della pietà popolare”. Noi partecipanti
accettiamo pienamente lo spirito e la lettera di questo canone. Tale
testo, in effetti, inteso nel contesto della nostra riflessione sulla
fede e la speranza riposte in Dio, anticipa per i Rettori dei Santuari
sfide importanti, che dovrebbero diventare una delle priorità o
preoccupazioni principali nel compimento del loro ministero pastorale.
Sfide, preoccupazione ecumenica e altri ministeri, che scaturiscono dal
significato profetico dei Santuari, rappresentano vie privilegiate per
riaccendere la speranza nel mondo.
8) I partecipanti hanno affermato che l’ecumenismo,
nell’accezione ampia del termine, è la meta finale del viaggio
dell’umanità, una meta che non può essere raggiunta senza dialogo. La
visione della Chiesa cattolica in Asia è proprio quella della “Chiesa-In-Dialogo”,
come afferma la Federazione delle Conferenze Episcopali dell’Asia (FABC):
“Ci impegniamo a portare il messaggio di Gesù a tutte le Nazioni del
Continente. Il nostro contributo sta nella testimonianza della nostra
fede e nel facilitare un dialogo di fede e di vita, di Vangelo e cultura,
di Chiesa e società”. È un movimento verso il dialogo con altre
religioni, culture e civiltà, tanto necessario oggi in molte parti del
mondo.
9) Pellegrinaggi e Santuari sono opportunità e
luoghi privilegiati di pace e riconciliazione, sebbene non in pienezza
di comunione, dove si riuniscono non soltanto i fedeli cattolici, ma
anche credenti di altre religioni. Per usare le parole pronunciate
recentemente dal Santo Padre Benedetto XVI, si auspica che “diventino
luoghi di incontro per l’unità nel rispetto delle legittime diversità”.
10) I partecipanti hanno riaffermato, infine, che
i pellegrinaggi possono essere occasioni per conoscersi meglio, per dare
impulso ai luoghi di culto e far crescere la comunione e la solidarietà
tra le comunità che formano l’unica Chiesa. Questo sostegno tra i membri
della famiglia di Cristo in Asia deve servire ovunque la causa
dell’evangelizzazione e della promozione umana.
III. Raccomandazioni
1) I Santuari dovrebbero essere luoghi di
preghiera e di totale rinnovamento, in grado di offrire costantemente
opportunità per accostarsi al Sacramento della Riconciliazione, per
accompagnare spiritualmente a un’autentica conversione e riconciliazione,
e per la guarigione psicologica e spirituale. Dovrebbero includere anche
programmi di rinnovamento familiare, in particolare di riconciliazione
tra i membri della famiglia, e celebrazioni significative
dell’Eucaristia, con predicazione della Parola di Dio, che ispiri e dia
nuovo vigore.
2) La catechesi per i pellegrini cristiani
dovrebbe essere kerygmatica e atta a condurre le persone a Dio,
nostro Padre. Dovrebbe essere impartita in special modo a piccoli gruppi
di famiglie, giovani, bambini e migranti. Si potrebbero prevedere forme
di presentazione della fede cristiana anche per i visitatori non
cristiani.
3) Cura pastorale dovrebbe essere offerta ai
pellegrini per approfondire la loro fede e consapevolezza del Mistero di
Dio, del Divino, con una lettura basata sulla fede della storia
del Santuario, istruzioni, omelie, presentazioni mediatiche, ecc.
4) I pellegrinaggi e i Santuari dovrebbero essere
luoghi di solidarietà, accessibili alla gente comune, con preoccupazione
particolare per i poveri, fornendo servizi sociali e strutture ove i
pellegrini possano riposare e rinfrancarsi. La carità può anche essere
espressa nell’accoglienza, nell’ascolto e nella comprensione dei
pellegrini.
5) Pellegrinaggi e Santuari devono essere
occasioni e luoghi di giustizia, pace e salvaguardia del creato.
Dovrebbero essere ambiti in cui denunciare violenza, ingiustizia,
cultura della morte e distruzione, sia dell’umanità che dell’ambiente.
Dovrebbero altresì fornire occasioni per un’adeguata catechesi contro
discriminazione e inutile uso della forza.
6) I Pellegrinaggi e i Santuari siano occasioni e
luoghi di auto-purificazione e trasformazione, più che centri di
“commercializzazione spirituale”. I pellegrini devono essere
incoraggiati a purificare la loro fede e vincere la tentazione umana di
“usare” pellegrinaggi e Santuari solo per chiedere “piccoli favori” a
Dio. Nel santuario è essenziale cercare anzitutto la “Grazia” del
Signore, e non tanto grazie con la “g” minuscola, o favori.
7) La cura pastorale dovrebbe far sì che
l’ambiente religioso e di preghiera dei Santuari non passi in secondo
piano rispetto alle preoccupazioni materiali e commerciali. Va posto
l’accento sui pellegrinaggi come viaggi spirituali più che escursioni
turistiche.
8) Occorrerebbe prestare speciale attenzione per
evitare l’influenza del Pentecostalismo quando questo è ‘religione di
esaltazione emotiva’ e orienta le persone a forme non strutturate di
religiosità.
9) I Rettori dei Santuari siano responsabili e
trasparenti nell’uso delle offerte ricevute per progetti di carità,
programmi e cause meritevoli, secondo le intenzioni dei donatori e le
disposizioni dell’autorità ecclesiastica.
10) Si dovrebbero istituire Associazioni nazionali
di pellegrinaggi e santuari sul modello dell’esperienza delle Filippine,
tendenti a far parte di una matura Associazione Asiatica di
Pellegrinaggi e Santuari. Esiste già un particolare legame tra i
Santuari dedicati ai Martiri, presenti in diversi Paesi. Inoltre,
dovrebbe essere creato un network con la lista dei santuari
asiatici e dei luoghi di pellegrinaggio più significativi.
11) Attenti all’importanza del dialogo ecumenico e
inter-religioso e consapevoli della complessità delle relative questioni,
i Direttori dei Pellegrinaggi e i Rettori dei Santuari dovrebbero
promuovere incontri e discussioni a livello ecumenico e inter-religioso.
Ugualmente, la pastorale dovrebbe essere attenta alla formazione per
quanto riguarda la fede e promuovere armoniose relazioni inter-religiose
nel contesto asiatico, secondo gli orientamenti della Chiesa al riguardo.
12) I Direttori dei Pellegrinaggi e i Rettori dei
Santuari incoraggino la partecipazione alla XXIII Giornata Mondiale
della Gioventù (Sydney, 15-20 luglio 2008), in quanto crea un’atmosfera
per riscoprire l’importanza della fede nella vita dei giovani. Se la
partecipazione fisica fosse difficile, si dovrebbe comunque pregare per
il successo spirituale del raduno e affinché i giovani continuino a
seguire Gesù Cristo dopo l’evento.
* * *
In questi giorni di comunione, riflessione e
preghiera, i partecipanti hanno sentito la presenza e l’aiuto dei
Martiri di Nagasaki. Essi hanno offerto la vita affinché tutti possano
credere nell’amore del Padre, nella missione salvifica del Figlio e
nella guida infallibile dello Spirito Santo. La Madonna, i Martiri e i
Santi di questo continente continuino sempre a illuminare il cammino
della Chiesa in Asia.
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