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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
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on the Move
N° 105, December 2007
ultima
intervista A don Benzi:
«Il male va tolto, non regolato»*
Un documento «da buttare e rifare completamente». Così
don Oreste Benzi ha liquidato la relazione finale
dell’"Osservatorio sulla prostituzione e sui fenomeni delittuosi ad essa
connessi" presentata a Roma il 2 ottobre. Ecco perché. Da sei mesi
l’"Osservatorio sulla prostituzione", voluto dal Ministro dell’Interno
Giuliano Amato, lavorava all’elaborazione di linee guida per contrastare
questo fenomeno. Il risultato, secondo don Benzi, è un documento non
solo «inutile» ma perfino «dannoso». «Il motivo per cui l’"Osservatorio"
era stato costituito - spiega - è la liberazione delle donne
schiavizzate dal "racket". Fin dalla prima riunione ho richiamato questo
scopo. Invece è emerso che l’intenzione reale era arrivare ad una
legalizzazione "strisciante" della prostituzione. Ma così si va contro
le stesse leggi italiane e internazionali».
Perché?
La prostituzione in Italia è tollerata, non è legalizzata. Inoltre la
"Convenzione Onu" n. 317 del 1951, ratificata dall’Italia nel 1966, dice
che "la prostituzione e il male che l’accompagna sono incompatibili con
la dignità ed il valore della persona umana e mettono in pericolo il
benessere dell’individuo, della famiglia e della comunità". Io ho
richiamato con forza che il male non va regolato ma tolto! Invece tutte
le proposte emerse sono per la regolamentazione della prostituzione. È
una presa in giro.
Come "Comunità Papa Giovanni XXIII" cosa avevate proposto?
La prostituzione è un male, e come tale va proibita e non regolata.
Se però in Parlamento non ci fossero i numeri per far passare questa
linea risolutiva, in subordine abbiamo proposto di puntare sulla
punizione del cliente. Vanno previste però sanzioni non ridicole ma
effettive, che servano come dissuasione.
Dunque sradicare il fenomeno dal lato della "domanda".
Esattamente. La vittima diventa strumento per accontentare i clienti,
che sono i primi responsabili, i finanziatori del "racket", in quanto
pagano per mantenere questo commercio di corpi umani.
Con il ministro Amato in passato avevi avuto una sintonia di
vedute.
Sì. Aveva detto che dovevamo seguire l’esempio della Svezia, dove la
prostituzione è proibita. Dalle ultime dichiarazioni sembra invece che
abbia ceduto ad una visione "materialistica" della donna, che è
trasversale alle forze politiche. Ma la donna non è mai riducibile a
strumento da sfruttare, anche se fosse consenziente, come ci ricorda
l’"Articolo 1" della "Convenzione Onu" che ho già citato.
Altre associazioni, anche cattoliche, hanno sottoscritto il
documento...
Il "Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli
itineranti", che è un dicastero della Chiesa, ha fatto una scelta netta
a favore della linea adottata dalla Svezia. Non capisco perché non si è
tenuto conto di questo orientamento. Questa è una vera disobbedienza
alla Chiesa.
Operatori specializzati, unità di strada, progetti finanziati
dalle Regioni... la prostituzione è diventata un "settore
occupazionale". Questo può influire sull’approccio al problema?
Certamente! E si capisce dall’orientamento emerso di voler lasciare
sulla strada le ragazze per poterle contattare meglio, per andare a
distribuire i preservativi. È l’orrore! Lo stesso ministro Livia Turco
ha dichiarato in tivù che si tratta al 90% di schiave. Io aggiungo che
al 100% sono sfruttate e lo sfruttamento è punito dalla legge.
Dunque la prostituzione non è un "business" solo per la
"malavita".
Ma scherzi? Se finissero i finanziamenti, quanti continuerebbero ad
andare sulla strada? È un’azione di perversa assistenza per mantenere il
fenomeno, non per toglierlo.
Anche la "Comunità Papa Giovanni XXIII" ha unità di strada e
strutture di accoglienza per queste ragazze.
Noi ne abbiamo liberate ormai 6.000 e ne abbiamo attualmente 330 in
programma di protezione. Ma la nostra linea è chiara: noi chiediamo la
proibizione della prostituzione!
Viste le conclusioni dell’"Osservatorio" come intendete procedere?
La lotta continua, con manifestazioni e azioni concrete. Nei prossimi
giorni andremo a fare interposizione "non-violenta" in piccoli gruppi
per impedire ai clienti di contattare le ragazze, visto che non lo fanno
gli organismi preposti. Stiamo inoltre contattando le altre
organizzazioni, in particolare quelle cattoliche, per cercare una
convergenza sull’obiettivo vero: liberare le ragazze.
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