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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move

N° 104, August 2007

 

 

INCONTRO SU “MIGRAZIONI E GIOVENTÙ”.

COMUNICATO FINALE E

SALUTO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO*

 

Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa

(CCEE)

 

Convocato dalla Commissione Migrazioni del Consiglio delle Conferenze Episcopali d'Europa (CCEE), si è celebrato a Sigüenza (Spagna), dal 21 al 24 Settembre scorsi, l'incontro annuale dei Direttori nazionali della Pastorale delle Migrazioni. Vi hanno partecipato 46 rappresentanti di 25 Conferenze Episcopali dell'Europee e della Santa Sede, tra cui sei vescovi, ma anche rappresentanti di organizzazioni cattoliche internazionali (COMECE, ICMC, Caritas Europa). Il tema dell’incontro è stato: "Migrazioni e gioventù. Un'opportunità per la società e la Chiesa in Europa".   

Con l’aiuto di vari esperti che hanno sviluppato alcuni aspetti teologici e pastorali riferiti al tema dell’incontro, ha avuto luogo un ricco scambio di informazioni ed esperienze nei diversi Paesi europei, dal Nord al Sud e dall’Est all’Ovest dell'Europa.

I partecipanti hanno messo in rilievo la necessità di intensificare e migliorare la pastorale con gli immigranti in generale e coi giovani in particolare.  Questi ultimi costituiscono il futuro della nuova società europea e di una Chiesa rinnovata e arricchita dall'apporto dei numerosi giovani che arrivano in Europa o già vi nascono, provenienti da culture diverse e da ricche tradizioni religiose. Essi infatti rappresentano un’"opportunità per la Chiesa e la società in Europa". Nell'incontro si è constatato l'importantissimo ruolo che spetta in questo processo all'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU), al Consiglio d'Europa e all'Unione Europea (UE).

Avvenimenti dolorosi, come i disordini nei quartieri periferici della Francia o gli attentati di Londra, che hanno avuto come protagonisti dei giovani, figli o nipoti di immigrati, evidenziano che il processo di accoglienza e di integrazione degli immigrati in Europa ha sofferto gravi deficienze.

I partecipanti all'incontro di Sigüenza si propongono di far arrivare alle proprie Conferenze Episcopali e alla Chiesa dei rispettivi Paesi il risultato delle loro riflessioni e l’impegno di assumersi il compito di una maggiore sollecitudine nei confronti dei giovani immigrati. Questo suppone come condizione che le parrocchie creino servizi adeguati nel campo della formazione e dell’associazionismo per facilitare la loro fraterna accoglienza, dargli il posto che gli spetta, incoraggiare la loro partecipazione al dibattito politico e un'integrazione armonica, al fine di rendere possibile un futuro comune in un’Europa giusta e solidale.

Impressionati dalla drammatica situazione attuale dell'arrivo di immigrati dall'Africa alle Isole Canarie e alle coste meridionali della Penisola Iberica, dell’Italia e di Malta, i partecipanti considerano questo fenomeno come una conseguenza dell'ingiusta situazione di povertà e sottosviluppo nei paesi di origine degli immigrati. Spinti dalla necessità, si lanciano all'avventura allo scopo di raggiungere il "sogno" europeo, nel desiderio di fuggire dalla povertà e migliorare la loro situazione e quella delle loro famiglie. I partecipanti denunciano questa ingiusta situazione e fanno appello al senso di responsabilità dei paesi sviluppati dell'Europa, all'ONU, al Consiglio d’Europa e all'UE affinché stabiliscano politiche più generose di aiuto allo sviluppo dei paesi poveri e controlli più efficaci delle mafie e dei trafficanti di esseri umani.  Allo stesso tempo, esprimono la loro solidarietà nei confronti della Conferenza Episcopale Spagnola, delle diocesi di Tenerife, delle Canarie, e di tutte le altre diocesi colpite, come anche nei confronti della Caritas, delle Congregazioni religiose, delle ONG e di tutti coloro che, impegnandosi in prima persona, contribuiscono a soccorrere queste persone, vittime della povertà e dell'abuso dei trafficanti ed esposte a gravi pericoli.

I presenti, inoltre, manifestano la loro solidarietà nei confronti di S.S. Benedetto XVI e aderiscono al suo appello al dialogo interreligioso ed autocritico, facendo propria la sua richiesta di rinunciare a ogni tipo di violenza praticata nel nome della religione.
 

sALUTO del Pontificio Consiglio  

Porto il saluto cordiale del nuovo Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, il Cardinale Renato Raffaele Martino, e del Segretario del Dicastero, l’Arcivescovo Agostino Marchetto, beneauguranti per la riuscita di questo incontro dei Direttori Nazionali per la Pastorale dei Migranti in Europa. Grazie per l’invito diretto al nostro Pontificio Consiglio a condividere con voi, per mezzo di un suo Osservatore, la riflessione sul tema “Migrazione e giovani – una chance per la Chiesa e la società in Europa”.

Con la formazione dell’Unione Europea si è realizzato un passaggio storico, tuttora in atto, anche per gli immigrati, che pone seri interrogativi alle politiche sociali, educative e culturali dei singoli Paesi. La seconda generazione, infatti, nata soprattutto dai lavoratori stranieri, intende presentarsi non tanto come destinataria di iniziative di emergenza, pur orientate all’attenzione e all’accoglienza, ma piuttosto come portatrice di diritti e di doveri dei lavoratori migranti, con impegno a gestire un serio dialogo con la popolazione autoctona.

In effetti, grazie anche all’immigrazione familiare, si sta verificando una progressiva metamorfosi dello stesso fenomeno migratorio, estendendosi sempre più il pluralismo culturale dallo spazio dell’impresa e dell’economia a quello della vita quotidiana, del tempo libero e delle relazioni interpersonali. In effetti, la stabilizzazione ha determinato un contesto dove la sola integrazione funzionale e parziale dei lavoratori immigrati nel settore produttivo-economico, pur conservando un ruolo chiave, è divenuta insufficiente. Nella misura in cui la seconda generazione, tra la popolazione immigrata, va cioè gradualmente prendendo corpo in rapporto alla popolazione autoctona, sono gli aspetti educativi e culturali a diventare determinanti, accanto naturalmente a quelli economici: molti fanciulli e adolescenti sono sradicati da quello che era il Paese d’origine, ma non sono ancora radicati in quello che lo sarà. Essi poi non conoscono tuttavia l’ambiente lavorativo, ma sono coinvolti di fatto in tutte le realtà sociali e culturali ad esso in qualche modo connesse.

Le nuove generazioni, nate nel seno dell’immigrazione familiare, anche semplicemente per la loro presenza nella scuola e nelle pubbliche istituzioni educative e formative, hanno già prodotto in ogni caso un avvenimento culturale importante in diverse società europee. L’istituzione scolastica e socio-educativa, quella della giustizia e della gestione dell’ordine pubblico, dell’organizzazione del tempo libero, dell’animazione giovanile, della cultura, della comunicazione, della sanità, degli affari sociali e religiosi e della famiglia, si sentono cioè tutte interpellate dalle nuove generazioni a “rivisitare” in profondità i modelli sui quali, in passato, avevano indirizzato i rapporti sociali. Così, l’etnocentrismo culturale delle istituzioni di diritto comune risulta nella sua fase declinante, mentre appare in un orizzonte sempre più urgente la necessità di assumere le giuste trasformazioni sociali e culturali di cui le nuove generazioni, soprattutto di origine straniera, sono rivelatrici e portatrici. Ciò è tanto più necessario poiché i ricongiungimenti familiari e la comparsa della seconda generazione di cui sopra riguardano, in misura notevole, comunità etniche depositarie di civiltà, costumi e tradizioni religiose differenti da quelle dei Paesi europei.

A tale proposito, sembra auspicabile che questo incontro dei Direttori Nazionali per la Pastorale dei Migranti in Europa si confronti specialmente con l’intervento educativo nei riguardi dei giovani immigrati, considerato il cambiamento dei ruoli familiari e delle modalità di trasmissione dei valori tradizionali, in un contesto nuovo. Occorrerebbero, poi, nuovi strumenti di conoscenza e di analisi, per una lettura più adeguata e approfondita del fenomeno migratorio giovanile, in modo da progettare e garantire una accoglienza e un processo di integrazione a partire dalle reali necessità dei giovani immigrati, i quali, senza dubbio, sono una speranza dell’Europa di oggi e di domani. Bisognerà cioè offrire un terreno di fertile convivenza, invece che dare adito al temuto scontro tra le culture, dove le nuove generazioni, in modo particolare, potranno contribuire alla formazione di comunità aperte e attente alla centralità della persona umana, valore fondamentale per tutti. Ricordiamo qui che nella XVII Plenaria del nostro Pontificio Consiglio, che ha avuto luogo dal 15 al 17 maggio u.s. con tema “Migrazione e itineranza da e per (verso) i Paesi a maggioranza islamica”, l’aspetto educativo è stato messo in forte rilievo, come si legge nel Documento finale: “È importante assicurare l’educazione delle nuove generazioni, anche perché la scuola ha un ruolo fondamentale per vincere il conflitto dell’ignoranza e dei pregiudizi e per conoscere correttamente e obiettivamente la religione altrui, con speciale attenzione alla libertà di coscienza e religione (v. EMCC 62)” (n. 34; importanti sono anche i seguenti nn. 35-37).

In ambito strettamente pastorale, infine, le famiglie immigrate possono diventare “luoghi” di arricchimento culturale e irrobustimento di identità aperta, in vista anche di un apporto veramente cattolico al dialogo ecclesiale. È questione da non trascurare, perché è qui che sorgono spesso tensioni tra bisogni di fedeli immigrati e istituzioni delle Chiese particolari. Soprattutto, in questa sfera sembra giocarsi l’integrazione o l’indifferenza e l’allontanamento degli immigrati, in particolare delle loro giovani generazioni, nei confronti della Chiesa nel Paese d’accoglienza. Essa è chiamata ad aprirsi alla loro vita ed esperienza storica ed ecclesiale, aiutando la famiglia immigrata, che vive spesso nell’insicurezza e nella marginalità, con la testimonianza di una comunità che celebra e vive la Liturgia ed è contrassegnata dai valori evangelici dell’agape, dalla diakonia e dalla koinonia.

Pertanto, per mio tramite, il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti formula voti augurali, cordiali e oranti affinché questo incontro dei Direttori Nazionali per la Pastorale dei Migranti in Europa porti copiosi frutti di bene. 

 

P. Gabriele Bentoglio, C.S.

Officiale


 

* In occasione dell’incontro annuale dei Direttori Nazionali per la Pastorale dei Migranti in Europa, Sigüenza (Spagna), 21-24 Settembre 2006. 

 

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