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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N° 105 (Suppl.), December 2007
Intervista
di Radio Vaticana CON
L’ARCIVESCOVO AGOSTINO MARCHETTO
Perché avete scelto questo tema per il Vostro Seminario Mondiale
quest’anno?
Esso è stato suggerito dai cappellani stessi. Veda, alcuni atti e
minacce terroristici hanno coinvolto aerei e aeroporti, proprio dove i
nostri cappellani svolgono la loro missione. Giorno dopo giorno sono in
contatto con le persone che lavorano negli e passano per gli aeroporti e
perciò sono a conoscenza di sensi di paura e insicurezza che esse
sperimentano, e con ragione. Noi, però, vogliamo che vinca non la paura,
l’odio e la violenza, ma la certezza che il male non ha l’ultima parola
nelle vicende umane. Crediamo cioè nella sollecitudine misericordiosa di
Dio che sa toccare anche i cuori più induriti, e soprattutto, che sa
trarre sempre il bene anche dal male. Difatti più che mai è vivo ora il
senso della solidarietà e anche il beneficio della cooperazione
internazionale. A questo proposito, l’Arcivescovo Angelo Amato, SDB,
Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, ci aiuterà
con alcune riflessioni filosofiche e teologiche sul problema del male.
Come intendete trattare l’argomento del Seminario?
Noi vogliamo prendere in considerazione tre aspetti. Il primo
concerne il diritto di difenderci dal terrorismo. Però dobbiamo fare di
tutto per contrastarlo in modo “altro” – ed è il secondo punto. Efficace
a questo proposito è il dialogo, in maniera particolare tra le
religioni. Il terzo aspetto sottolinea che dobbiamo agire concretamente
sul terreno dove svolgiamo la nostra missione pastorale.
Perciò abbiamo invitato due rappresentanti, uno delle Nazione Unite e
uno dell’Associazione Internazionale del Trasporto Aereo (IATA), perché
ci illustrano le loro strategie per contrastare il terrorismo proprio
negli aeroporti e sugli aerei, affinché possiamo aiutare le persone
coinvolte a cooperare e a dare loro il necessario sostegno pastorale.
Ovviamente vogliamo assicurarci che i diritti umani di tutti siano
rispettati, anche nelle strategie di contro-terrorismo.
Per poterlo e saperlo contrastare con il dialogo, abbiamo chiesto
consiglio al Presidente del Dicastero per il Dialogo Inter-religioso, il
Card. Paul Poupard, e al Segretario del Pontificio Consiglio per la
Promozione dell’Unità dei Cristiani, S.E. Mons. Brian Farrell.
Infine, abbiamo proposto ai nostri cappellani degli aeroporti di
Newark (USA) e di Heathrow (Londra) di condividere con noi le loro
esperienze pastorali rispettivamente durante l’attacco alle Torri
Gemelle ed altri obiettivi strategici, e durante la scoperta di un piano
di attentato all’aeroporto di Heathrow. Sono situazioni concrete da cui
si possono trarre lezioni su come affrontare reali condizioni di paura e
di violenza con la certezza che il bene tutto vince.
Qual è la raison d’être di questi Seminari?
Essi sono un appuntamento ogni due anni per dare ai cappellani e agli
operatori pastorali negli aeroporti la possibilità di scambiare idee ed
esperienze su questo ministero moderno e difficile e per non sentirsi
soli. Quest’anno sono più di 80, da venti Paesi di tutti i continenti.
Desiderano inoltre incontrarsi a Roma, la sede di Pietro, per avere la
possibilità di confermare al Santo Padre la loro fedeltà e la filiale
obbedienza al suo magistero.
In che cosa consiste la pastorale dell’Aviazione Civile?
È una pastorale di presenza, annuncio e celebrazione, nonché di
consolazione verso chi si trova negli aeroporti e sugli aerei, dove è
impiegato un elevato numero di persone le quali, per la natura e gli
orari di lavoro, non riescono ad avere la pastorale ordinaria offerta
dalle loro parrocchie. La Chiesa dunque viene incontro a queste persone
e vive con loro la loro realtà quotidiana. Essa si rivolge anche a
coloro che sono detenuti nei centri di accoglienza negli aeroporti per
chi è privo di documenti adeguati o ai senza tetto che si rifugiano
negli aeroporti.
La missione si svolge grazie all’opera dei cappellani e degli
operatori pastorali presso la popolazione aeroportuale, per essere lì
cuore e braccia della Chiesa, anche semplicemente con la loro presenza e
il loro ascolto. Sono importanti punti di riferimento in momenti di
emergenza, come durante gli attacchi terroristici. Dove è possibile, si
cerca di istituire una cappella, preferibilmente con la presenza
eucaristica, o almeno un luogo di preghiera, dove tutti possono sostare
in silenzio, al di là del rumore e della fretta che caratterizzano un
aeroporto.
In circa 150 aeroporti del mondo c’è una cappella o un luogo di
preghiera. I cappellani cattolici sono circa 115 con 50 operatori
pastorali, tra diaconi e laici.
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