 |
Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move
N° 111, December 2009
Cardinale Odilo Pedro Scherer
Arcivescovo di São Paulo,
Brasile
Introduzione
Negli ultimi decenni il continente latino-americano si è andato
progressivamente urbanizzando. Mentre il fenomeno delle migrazioni ha
prodotto un continuo spostamento della popolazione dalla zona rurale
alla città, anche le zone rurali, a loro volta, vanno assumendo
caratteristiche “urbane”. Dalla metà del XX secolo, questa nuova realtà
ha posto la Chiesa latino-americana davanti a nuove sfide, soprattutto
in Paesi come il Brasile. All’inizio del XXI secolo, la forte influenza
esercitata dall’economia e dalla cultura globalizzata sulle famiglie dei
migranti e sulle nuove generazioni, ha reso queste sfide sempre più
complesse. Lo spazio urbano diviene la nuova frontiera per il dialogo
tra culture e fede che i migranti portano con loro, per l’acculturamento
e per la ricerca di nuove modalità di fare pastorale.
Il fenomeno delle migrazioni interne e dell’urbanizzazione
Negli ultimi decenni in America Latina il fenomeno delle migrazioni
dalla zona rurale alla città, che colpisce anche i paesi più poveri
della regione, ha determinato un ampio allargamento delle sue città.
Accanto al fenomeno dell’emigrazione verso l’estero, specie verso gli
Stati Uniti, l’Europa e il Giappone, l’urbanizzazione è stata la
conseguenza più evidente della mobilità umana nel Continente. La tabella
che segue mostra come questa tendenza persista, sebbene sia più intensa
nei paesi meno urbanizzati:
|
Paese e Censimento |
Domicilio attuale |
Domicilio 5 anni precedente al censimento |
|
Non migrante |
Urbano |
Rurale |
|
Brasile, 2000 |
Urbano |
111027460 |
10775021 |
3244288 |
|
Rurale |
24965713 |
2168599 |
1161891 |
|
Nicaragua, 2005 |
Urbano |
2109103 |
67567 |
338008 |
|
Rurale |
1744706 |
119443 |
64210 |
|
Panama, 2000 |
Urbano |
1297825 |
152089 |
74836 |
|
Rurale |
832551 |
40798 |
29741 |
|
Paraguai, 2002 |
Urbano |
2175943 |
248014 |
31361 |
|
Rurale |
1734786 |
91592 |
53867 |
N.B. Le informazioni usate per formulare lo schema sono quelle della
tabella 6- America Latina: indici di migrazione interna degli
agglomerati metropolitani principali nei paesi selezionati (CEPAL –
Panorama Sociale dell’America Latina 2007- Cap. IV, p. 23). I nati in
questi 5 anni o coloro che hanno la residenza all’estero, non sono stati
quantificati. La tabella risente anche dei limiti dovuti alla
metodologia adottata da ogni paese, la quale, in alcuni casi, come per
il Paraguai, può distorcere la realtà, dal momento che quella che
potrebbe sembrare una migrazione di massa dalla città alla zona rurale,
in verità è piuttosto un’espansione dell’area urbana verso le sue
periferie non ancora urbanizzate. Pertanto i dati su riportati devono
essere usati con cautela.
Benché già più dell’80% della popolazione brasiliana viva nelle
città, dopo 50 anni di intensa migrazione dalla zona rurale alla città,
questa forte tendenza migratoria ancora continua: di fatto, più del 10 %
della sua popolazione urbana è infatti formata da migranti di recente
data. Anche in Paesi per lo più di origine rurale, come Nicaragua,
Panama e Paraguai, già più del 60 % dei loro abitanti vive in zone
urbanizzate. Si tratta di una tendenza che sembra consolidarsi con il
passar del tempo. In Nicaragua, ad esempio, la maggior parte dei recenti
immigrati urbani provengono dalle campagne.
Nel frattempo, nella misura in cui il quadro urbano si consolida,
sembrano nascere altre tendenze, quali:
- La migrazione tra città, o all’interno delle proprie aree
metropolitane, con spostamento verso le periferie delle grandi
città;
- La diversificazione etnica e culturale della popolazione urbana;
di fatto sono sempre più i membri delle popolazioni di origine
indigena che si stabiliscono nelle grandi città.
La tabella che segue calcola la percentuale di liquidità dei flussi
migratori in alcuni dei principali agglomerati urbani del continente,
distinguendo le migrazioni di breve distanza, generalmente vicine o
interne alla propria regione metropolitana, da quelle di lunga distanza
o interregionali:
|
Paese e anno |
Agglomerato Metropolitano |
Flussi migratori |
|
Migrazione liquida |
Migr. Liq. distante |
Migr. Liq. Vicina |
|
Bolivia 2001 |
La Paz |
-40802 |
-28032 |
-12770 |
|
El Alto |
46036 |
6165 |
39871 |
|
Santa Cruz |
45811 |
44039 |
1772 |
|
Cile 2002 |
Santiago |
-49717 |
-17825 |
-31892 |
|
Valparaíso |
9158 |
7773 |
1385 |
|
Paraguai 2002 |
Asunción |
11452 |
10266 |
1186 |
|
Ciudad del Est |
-2169 |
-319 |
-1850 |
|
Equador 2001 |
Quito |
23203 |
52952 |
-29749 |
|
Guayaquil |
44136 |
32496 |
11640 |
|
Messico 2000 |
C. de México |
-70926 |
-89748 |
18822 |
|
Guadalajara |
-14678 |
-6376 |
-8302 |
|
Monterrey |
42621 |
42771 |
-150 |
|
Guatemala 2002 |
C. Guatemala |
11155 |
42642 |
-31487 |
N.B. Schema formulato a partire dalle informazioni della tabella 9 -
America Latina: indici della migrazione interna dei principali
agglomerati metropolitani, in paesi selezionati (CEPAL- Panorama Sociale
dell’America Latina 2007- Cap. IV, p. 27 e 29). Il termine “migrazione
liquida”, sta ad indicare la differenza tra il totale delle entrate e
delle uscite nel periodo a cui si riferisce il censimento. Per
“migrazione distante” si intende quella interregionale e per “migrazione
vicina” quella che avviene tra città vicine.
Le disparità evidenti nella tabella mostrano come, attualmente,
all’interno del Continente e, a volte, all’interno dello stesso Paese,
abbiano luogo processi complessi e differenziati. In questo senso, il
caso della Bolivia è esemplare di queste diverse tendenze che avvengono
contemporaneamente. Assieme ad una forte migrazione dalla zona rurale
alle zone urbane, si fa largo anche una migrazione tra città con forti
connotati etnici, trattandosi di una popolazione indigena diversificata.
È a causa dell’arrivo di un consistente flusso migratorio, in prevalenza
di origine indigena, proveniente sia dal resto del paese, sia dalla
stessa La Paz, che la città di El Alto, in Bolivia, considerata
periferica rispetto alla capitale La paz, è diventata una delle più
grandi del Paese. La Paz, a sua volta, vive un movimento opposto, a
causa di alti tassi di fuga della popolazione, soprattutto di quella di
origine indigena. La tabella mostra anche che esistono grandi differenze
tra le principali città del paese, indicando situazioni migratorie
distinte e processi sociali, culturali ed economici più complessi di
quanto mostrano i numeri. Rurale
Sebbene le cause della migrazione non siano di tipo etnico, ma
sociale ed economico, la popolazione urbana tende ad acquisire caratteri
indigeni in quei paesi la cui popolazione possiede questa caratteristica
come predominante, come è anche il caso del Messico, Ecuador, Paraguai,
Guatemala e altri. Evidentemente, un’area urbana più instabile e
culturalmente varia, richiede risposte idonee che soddisfino le
specifiche necessità che nascono in quel contesto.
Un’altra visibile tendenza che caratterizza gli agglomerati urbani
del Continente, è il flusso migratorio intra-metropolitano, ossia tra i
comuni vicini all’area metropolitana, o verso le località che si trovano
nelle periferie delle principali città della stessa area. Questa
tendenza è ad esempio tipica di città come La Paz, Quito, Santiago,
Città del Messico e Città del Guatemala. Questo fenomeno, conosciuto
come “periferizzazione” delle grandi metropoli (VIGNOLI, 2007), è ben
percettibile a Santiago, in Cile. Mentre la zona centrale ha percentuali
di liquidità negative di migrazione (come Recoleta, Santiago etc),
mostrando che ci sono aree stabili, le zone periferiche hanno
percentuali positive (come Quilicura, Maipù, La Barnechea etc), il che
indica come in quell’area la città si espanda, ricevendo popolazione, in
un contesto urbano generalmente con pochi servizi. Questo fenomeno di
espansione dell’area metropolitana è dovuto a una saturazione dei centri
urbani, che comporta effetti di “diseconomia” (alto prezzo del suolo
urbano, difficoltà del trasporto, alto costo della vita etc). Questo
fenomeno è diffuso anche nelle grandi città brasiliane, principalmente
nelle regioni metropolitane. In tutti i casi si percepisce in Brasile, e
nell’insieme dell’America Latina, un processo di urbanizzazione
dilagante ma dai contorni complessi e diversificati.
Migrazione e urbanizzazione in Brasile: il caso di San Paolo
Il Brasile, come il resto dell’America Latina, sta attraversando un
ampio processo di urbanizzazione, iniziato fin dalla metà del XX secolo.
Qui di seguito presentiamo i dati dei censimenti delle ultime quattro
decadi, che mostrano tale crescita urbana. Si vede come gli agglomerati
delle grandi regioni metropolitane, che raccolgono circa 1/3 della
popolazione globale del paese, abbiano un peso straordinario nella
composizione della popolazione brasiliana. Le migrazioni interne hanno
avuto un ruolo fondamentale nel dare questo profilo alla popolazione
brasiliana.
|
|
|
AGGLOMERATI METROPOLITANI
|
|
1970/2000 |
|
AGGLOMERATI |
POPOLAZIONE TOTALE |
|
METROPOLITANI |
1970 |
1980 |
1991 |
2000 |
|
Belém |
669.768 |
1.021.486 |
1.401.305 |
1.794.981 |
|
Fortaleza |
1.070.114 |
1.627.042 |
2.339.538 |
2.901.040 |
|
Recife |
1.755.083 |
2.347.005 |
2.874.555 |
3.272.322 |
|
Salvador |
1.135.818 |
1.752.839 |
2.474.385 |
2.988.610 |
|
Belo Horizonte |
1.619.792 |
2.570.281 |
3.385.386 |
4.161.028 |
|
Rio de Janeiro |
6.879.183 |
8.758.420 |
9.796.649 |
10.847.106 |
|
San Paulo |
8.113.873 |
12.552.203 |
15.395.780 |
17.768.135 |
|
Campinas |
644.490 |
1.221.104 |
1.778.821 |
2.215.027 |
|
Curitiba |
809.305 |
1.427.782 |
1.984.349 |
2.634.410 |
|
Porto Alegre |
1.590.798 |
2.307.586 |
3.029.073 |
3.495.119 |
|
Goiânia |
424.588 |
807.626 |
1.204.565 |
1.606.955 |
|
Brasília |
625.916 |
1.357.171 |
1.980.432 |
2.746.747 |
|
TOTALE AGGLOMERATO |
25.338.728 |
37.750.545 |
47.644.838 |
56.431.480 |
|
POP. BRASILE |
93.134.846 |
119.002.706 |
146.825.475 |
169.544.443 |
|
% AGGLOMERATI/BRASILE
|
27,21 |
31,72 |
32,45 |
33,28 |
|
POP. URBANA |
52.097.271 |
80.436.409 |
110.990.990 |
137.697.439 |
|
% AGGLOMERATO/URBANO
|
48,64 |
46,93 |
42,93 |
40,98 |
|
Fonte: Censimenti Demografici del 1970,
1980, 1991 e 2000. (apud BRITO; MARQUES, p.5).
Le regioni metropolitane del Brasile stanno attraversando lo stesso
processo che caratterizza l’intera America Latina. Un forte movimento
migratorio dalla zona rurale alla città è responsabile della
urbanizzazione della popolazione brasiliana e della generale crescita
delle città. Il risultato di questo movimento, che già dura da varie
generazioni, è che più dell’80% della popolazione globale del Brasile è
oggi concentrata nelle città, e più del 40% di questa popolazione urbana
è stanziata negli agglomerati metropolitani. Il contemporaneo sviluppo
di queste aree, infatti, comporta anche un fenomeno di spostamento dal
centro alla periferia, alle città circostanti e anche verso l’interno
degli Stati. Si tratta di un flusso urbano-urbano con varianti, quali la
mobilità pendolare tra i quartieri dormitorio e i luoghi di lavoro e di
servizi nei grandi centri. Le principali metropoli brasiliane sono
interessate da questo fenomeno di fuga dai centri delle regioni
metropolitane verso le loro periferie e l’interno degli Stati. Così, in
queste aree metropolitane, complessi problemi di trasporto, ma anche di
abitazione, di servizi sanitari, di educazione e di risanamento
strutturale etc. sono all’ordine del giorno. La tabella che segue
riporta alcuni dati interessanti sul movimento migratorio nelle regioni
metropolitane più rappresentative, sia nelle capitali che negli altri
comuni metropolitani, e sull’origine dei migranti, nel periodo
1995/2000:
|
Reg. Reg. Metropolitana Resi residenza attuale |
Emigranti |
Emigranti |
Saldo Migratorio |
|
Altri Stati |
Interno Stato |
Totale Immigrati |
Altri Stati |
Interno Stato |
Totale Immigrati |
Altri Stati |
Interno Stato |
Totale Immigrati |
| |
|
|
Salvador |
Capitale |
36868 |
82283 |
119151 |
55109 |
57547 |
112656 |
-18241 |
24736 |
6495 |
|
Altri |
12396 |
28440 |
40836 |
3556 |
4839 |
8395 |
8840 |
23601 |
32441 |
| |
|
|
Belo Horizonte |
Capitale |
41839 |
83263 |
125102 |
43061 |
65773 |
108834 |
-1222 |
17490 |
16268 |
|
Altri |
38432 |
93086 |
131518 |
11066 |
20783 |
31849 |
27366 |
72303 |
99669 |
| |
|
|
Rio de Janeiro |
Capitale |
167140 |
28047 |
195187 |
162066 |
59701 |
221767 |
5074 |
-31654 |
-26580 |
|
Altri |
89728 |
93086 |
182814 |
50455 |
36495 |
86950 |
39273 |
56591 |
95864 |
| |
|
|
São Paulo |
Capitale |
409348 |
81183 |
490531 |
378796 |
320796 |
699592 |
30552 |
-239613 |
-209061 |
|
Altri |
306912 |
90950 |
397862 |
165629 |
147500 |
313129 |
141283 |
-56550 |
84733 |
| |
|
|
Curitiba |
Capitale |
62403 |
79216 |
141619 |
52114 |
42890 |
95004 |
10289 |
36326 |
46615 |
|
Altri |
33841 |
64092 |
97933 |
9566 |
10300 |
19866 |
24275 |
53792 |
78067 |
Dati estratti da BRITO E MARQUES, 2005, p. 11
Si può vedere come i principali centri urbani, come San Paolo, Rio de
Janeiro, Belo Horizonte e Salvador, nonostante ricevano ancora molti
migranti, stiano perdendo popolazione. Anche se molti di questi
migranti si spostano, infatti, verso altri Stati, la maggior parte di
loro è responsabile dell’espansione delle proprie regioni
metropolitane, che avviene attraverso l’aumento delle sue periferie
urbane. L’evidente circolazione e migrazione tra diverse aree urbane ha
già reso la rete di città una realtà palpabile nello scenario
brasiliano. Questa popolazione migrante crea le sue reti tra varie
località del Brasile e, allo stesso tempo, si stabilizza nei grandi
centri, creando una varietà di gruppi, associazioni e manifestazioni
culturali in questo spazio urbano. Come ciò accada può essere
difficilmente espresso in numeri.
Recentemente, un progetto legato al Comune di San Paolo e chiamato
“Mio Quartiere, Mia città”, studiando l’operato di varie personalità e
gruppi popolari che hanno aiutato a costruire lo spazio di convivenza di
queste località, è riuscito a cogliere la ricchezza della storia dei
diversi quartieri della città, in cui il segno delle migrazioni interne
è stato molto forte. Questo studio ha constatato l’esistenza di una
quantità di gruppi e associazioni di tipo culturale, di “diritto” alla
cittadinanza, di animazione giovanile, oltre ad un grande numero di
manifestazioni, che, a livello locale, esprimono un desiderio di
partecipazione culturale, sociale, politica e religiosa. Molte di queste
manifestazioni sono nate dalla creazione, per iniziativa dei vicini, di
comunità cattoliche: le Comunità Ecclesiastiche di Base. Molti di questi
gruppi e associazioni restano legati a queste comunità, o ne fanno
parte, dando conferma di come la presenza e lo stanziarsi della Chiesa
nello spazio urbano sia ancora un fatto importante. Queste comunità
cercano le vie migliori attraverso cui “inculturare” il Vangelo tra i
migranti, contribuendo in questo modo ad arricchire la vita religiosa e
culturale di tutta la città.
Risposte pastorali della Chiesa alle migrazioni e al processo di
urbanizzazione
Già alla fine degli anni 1960, la Chiesa di San Paolo, animata dal
Concilio Vaticano II, da poco conclusosi, si è proposta come obiettivo,
tra le molte iniziative innovatrici, quello di far si che le migrazioni
interne si incaricassero del compito di evangelizzare. La città di San
Paolo si espandeva in modo incontrollato verso le periferie. Ci fu,
allora, la preoccupazione di costruire comunità cattoliche organizzate,
in tutte le nuove aree della città, uno sforzo di acquistare terreni per
la costruzione di chiese e la formazione di parrocchie. Molte comunità
religiose sono state invitate ad inserirsi in queste nuove aree urbane,
anche con collegi, opere sociali e strutture sanitarie. In quella
circostanza, molti sacerdoti “fidei donum” furono invitati ad aiutare la
Chiesa di San Paolo. Negli anni 70, l’Arcidiocesi di San Paolo ha aperto
una nuova fase con il progetto “Operazione Periferia”, volto ad
affrontare più concretamente il problema, prioritario, delle nuove aree
urbane, per lo più costituitesi in modo irregolare, generalmente povere
e carenti di strutture, di servizi pubblici e urbani. Sebbene il
proposito della missione fosse quello di portare la Chiesa tra quelle
popolazioni migranti, e sradicate dalle loro origini culturali ed
ecclesiastiche, l’evangelizzazione e la vita ecclesiastica, veniva ad
essere anche un modo per aiutarli ad organizzarsi socialmente.
Di fronte alla priorità, posta dal grande numero di nuovi migranti
che si installavano nel luogo, questo progetto faceva capo a due linee
principali di azione:
- acquistare, con il contributo solidale di
agenzie finanziatrici cattoliche, terreni in questi nuovi quartieri
dove poter costruire spazi di riunione e celebrazione per le
comunità.
- invitare le varie Congregazioni Religiose presenti nella città,
soprattutto nel centro, a prendersi cura delle varie aree pastorali
che si aprivano nella periferia, e dove si costruivano questi nuovi
centri comunitari.
Si è cercato di creare le condizioni fisiche e materiali in cui
agenti di pastorale, qualificati per la formazione di nuove comunità
cattoliche, potessero incaricarsi di evangelizzare una città in
espansione, soprattutto la sua popolazione più bisognosa e da poco
arrivata. Le Comunità Ecclesiastiche di Base, col significativo
contributo dei laici, sono state pertanto la forza innovatrice
dell’opera missionaria e di evangelizzazione della Chiesa, dandole un
nuovo respiro e producendo un grande impatto sociale e politico.
Infatti, queste comunità hanno dato modo alle categorie più povere della
popolazione della città, per la maggior parte migrante, di esprimersi.
In questi anni, per i gruppi etnici immigrati da altri paesi, molto
numerosi a San Paolo, sono anche state costituite, varie parrocchie
personali, tra le altre, per i giapponesi, cinesi, coreani, ucraini,
lituani, tedeschi, italiani, francesi, latino-americani etc. Queste
parrocchie di solito contano sull’appoggio missionario delle Conferenze
Episcopali dei paesi di origine di queste popolazioni. Tali parrocchie e
strutture pastorali per i migranti e gli immigrati, mentre svolgono con
zelo il loro compito pastorale nei confronti di questi gruppi,
costituiscono per loro anche importanti punti di riferimento
socio-culturali. È importante inoltre sottolineare che, nella stessa
città di San Paolo, ha anche sede una Eparchia orientale di rito
Maronita e un’altra di rito Greco-Melchita, entrambe rivolte soprattutto
ai numerosissimi immigrati di origine siriana, libanese e palestinese.
C’è ancora un Esarcato di rito Armeno, per gli immigrati di questo rito,
anch’essi numerosi.
Oggi, a seguito delle nuove tendenze migratorie e della conseguente
coesistenza nello spazio urbano di gruppi sociali di origine e profili
culturalmente diversi, la missione di evangelizzazione nella città è
diventata più complessa e difficile. Le lezioni dell’“Operazione
Periferia” offrono ancora alcune indicazioni utili, come l’importanza
per la Chiesa di mobilitarsi, attraverso parrocchie, centri comunitari,
sedi di istituzioni ed enti, per caratterizzare lo spazio urbano con una
presenza “più mobile”. Allo stesso tempo, resta valida e necessaria una
maggiore disponibilità di suoi agenti pastorali nei vari e diversificati
ambienti della città. Le comunità e le organizzazioni ecclesiastiche
nelle aree urbane delle grandi metropoli sono importanti per suscitare
un dialogo più effettivo della Chiesa con le varie espressioni di vita
urbana, di cui i migranti costituiscono una parte essenziale, specie
nelle comunità cristiane. Esse sono soprattutto un’espressione
dell’impegno missionario, il più importante assunto dalla Chiesa
Latino-Americana nella “Conferenza di Aparecida”, e a cui è stato dato
grande rilievo negli ultimi piani pastorali dell’Arcidiocesi di San
Paolo.
In particolar modo, il 10° Piano di Pastorale (2009-2012) chiarifica
questo impegno, dando particolare importanza alla mobilità della Chiesa
contestualmente agli spostamenti dei migranti che vivono nella città.
Nel capoverso “Servizio ai migranti e agli immigrati” (p. 84-85), il 10°
Piano Pastorale afferma, tra gli altri punti, che è importante creare
mezzi e utilizzare spazi che facilitino l’incontro del migrante e
dell’immigrato con la Chiesa di San Paolo; promuovere la sua
accoglienza, ponendo fine ai pregiudizi e alle discriminazioni sociali;
(...) visitare le famiglie e prestare attenzione alle loro necessità;
motivare migranti e immigrati cattolici a formare comunità locali, con
la possibilità di usare gli spazi delle parrocchie e delle comunità;
promuovere celebrazioni interculturali con immigrati di diverse origini;
(...) dare spazio alla religiosità popolare e alle espressioni di
devozione di vari gruppi etnici; fornire agenti per l’accompagnamento di
immigrati e migranti...
Sono tutti orientamenti volti a promuovere l’apertura di uno spazio
ecclesiastico locale, finalizzato all’inserimento culturale, sociale e
religioso di tutti i migranti, nel riconoscimento dell’importanza di
accoglierli nella pienezza dei loro diritti e della loro dignità umana.
Queste dichiarazioni mostrano che l’accoglienza dei migranti è per la
Chiesa di San Paolo un vero obiettivo missionario a cui tutti i
cattolici devono collaborare all’interno della città. Alcune iniziative
già si stanno sviluppando:
- visite di vescovi delle diocesi di origine dei migranti che,
quando passano per San Paolo, cercano di incontrare i
migranti distanti dalla loro terra, per celebrare con loro e
condividere momenti di convivenza e rafforzamento della fede;
- collaborazione tra le diocesi di origine e di destino dei
migranti per il contatto con i migranti, attraverso le visite di
vescovi e di altri agenti pastorali ma anche attraverso progetti
assunti congiuntamente;
- feste, eventi e manifestazioni di gruppi che abbiano quale
caratteristica principale l’espressione della religiosità popolare
dei migranti, rendendo così possibile ravvivare la loro fede
nonostante la distanza fisica dai loro luoghi di origine;
- progetti e manifestazioni popolari, nati per iniziativa dei
migranti attivi nelle comunità cristiane e nelle loro istituzioni,
sono finalizzati ad inserire i giovani, di origine migrante, nella
società e nella Chiesa;
- le case di accoglienza dei migranti che costituiscono un primo
modo di riceverli e consentire loro una convivenza degna nello
spazio della città, assieme a tutti i gruppi e progetti che rendano
possibile generazione di guadagno e affermazione dei diritti dei
migranti;
- per gli ispanoamericani, aumentati molto negli ultimi anni, è
stato creato anche un servizio pastorale speciale, per andare loro
incontro nelle aree di maggior concentrazione, al fine di inserirli
nelle comunità cattoliche locali già esistenti.
Oltre a ciò, non si può dimenticare la grande varietà di
organizzazioni pastorali e di comunità ecclesiali che sono molto attive
grazie al contributo dei migranti e immigrati, o in cui vi è una loro
significativa presenza, e che, nel corso della recente storia
dell’Arcidiocesi di San Paolo, hanno aiutato a formare il volto di una
Chiesa viva e in movimento.
|