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Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People
People
on the Move - N°
82, April 2000
Verso i luoghi della bellezza e del sacro.
Il turismo religioso nel Giubileo dell’Anno 2000[1]
Rev. Prof. Carlo Chenis, SDB
Segretario della Pontificia Commissione
per i Beni Culturali della Chiesa
[French
summary, German
summary]
La Chiesa, proclamandosi “esperta in umanità”, non può non interessarsi di
tutti quegli aspetti che giovano alla promozione umana e possono favorire l’opera
di evangelizzazione. In tal senso il turismo può diventare un’occasione di
formazione e di catechesi, sia considerato in se stesso, sia in ordine alle mete.
Considerato in se stesso il movimento turistico rientra nella logica dell'homo
viator. L’uomo, viandante nel tempo, è chiamato ad accogliere il divenire,
a stupirsi di fronte allo spettacolo del mondo, a confrontarsi con le varie
esperienze culturali, a condividere conoscenze ed emozioni, a peregrinare verso
il divino. “La mobilità è una rilevante chiave interpretativa dell'esistenza
umana. Essa manifesta, al di là del puro movimento fisico, la presenza di
un'istanza profonda, primordiale e ultima, che induce a considerare la vita come
un cammino, tale da coinvolgere l'uomo nelle componenti fondamentali del suo
essere”.[2]Tale movimento, che ha contrassegnato l'intera vicenda umana, assolve finalità
complesse di carattere ambientale, sociale, commerciale, economico, culturale,
religioso. Quest’ultima assume la forma del pellegrinaggio connotandosi di
valore spirituale. Infatti “all’interno di questa generale tensione alla
mobilità si colloca quella legata propriamente a motivi religiosi, che dà
espressione all'anelito interiore ad uscire da sé per un contatto con il
trascendente”.[3]
Considerato nelle mete “il turismo, in effetti, potenzia in modo diretto l'appartenenza
di un Paese o di una regione alla comunità internazionale, tanto nell'aspetto
economico e politico, quanto nell'ambito culturale”.[4]Tale valenza formativa si specifica nei molteplici luoghi appartenenti a diverse
epoche e ordinati a vari usi istituzionali, così che quanto è legato al
cristianesimo narra storicamente, artisticamente, attualmente il comporsi della
tradizione ecclesiale divenendo uno strumento di prima e di nuova
evangelizzazione.
Il turismo può essere dunque un mezzo per favorire l'incontro con la religione
cristiana attraverso l'arte che questa ha prodotto in due millenni. In tale
significazione esso è evento liberale, è otium creativo, è segno
dell’homo ludens, è mezzo di perfezionamento della persona.
Matura la conoscenza reciproca tra gruppi di culture diverse ed è fattore di
incontro fra i popoli.[5]Rappresenta per sé un momento di propedeutica pastorale, “riduce le distanze
tra le classi sociali e le razze umane, vince l’isolamento dei popoli
favorendo il superamento di nefasti pregiudizi mediante l'incontro di civiltà e
di culture; [ ... ] promuove il processo di unificazione al quale il popolo di
Dio è ordinato”.[6]Apre perciò alla solidarietà dell'uomo con l’universo e può essere
considerato fattore di rinnovamento della persona umana.[7]
Per questo la Chiesa, oltre a curare la pastorale del turismo, è meta
privilegiata di turismo grazie all'abbondanza di manufatti ordinati alla
catechesi, al culto, alla cultura e alla carità, che ha creato e raccolto lungo
i secoli. Ne consegue che essa può utilizzare il turismo - che di per sé è
già un valore - per presentare e diffondere efficacemente il suo messaggio.
L'arte religiosa diventa quindi un momento di informazione e di accesso al sacro.
Occorre però che il turista sia adeguatamente preparato in quanto l'arte
cristiana richiede particolare attenzione. Infatti la visita ai luoghi della
preghiera e della carità, non può essere mossa da semplice curiosità esterna.[8]
In questo modo il turismo religioso è una forma pastorale aperta a tutti
specialmente in occasione del prossimo Giubileo. Esso “può così divenire non
solo strumento di pace e di affratellamento dei popoli, ma altresì facilitare
contatti concreti e validi tra i credenti, divenendo strumento di incontro
ecumenico e di dialogo, in spirito di carità e di speranza”.[9]
La testimonianza sociale, artistica e culturale dell'arte in quanto segno
documentario della religiosità degli uomini dice apertura universale ai popoli
del mondo e diventa messaggio di liberazione fino agli estremi confini della
terra. Ognuno può dunque accedere al sacro anche attraverso un atteggiamento
non formalmente religioso, ma pur sempre liberale, poiché “Ecclesiae
catholicae nemo extraneus, nemo exclusus, nemo longinquus est”.[10]
Probabilmente il Giubileo del 2000 provocherà un intenso movimento di persone
verso i luoghi santi del cristianesimo. Da parte della Chiesa tali masse
dovranno essere accolte logisticamente, culturalmente, religiosamente per essere
ascoltate e per offrire loro un efficace sostegno spirituale. Il patrimonio
storico-artistico può indicare l’accoglienza dignitosa e nel contempo può
elevare l'animo verso l'Assoluto. Esso diventa segno dell’umanità pellegrina
verso Dio. “Irealmente tutta l’umanità ad essere toccata, in un modo o nell'altro, dal
turismo.Iun’umanità pellegrina, nel senso proprio e cristiano del termine, perché
nonostante tutti i suoi peccati e le sue colpe, si muove alla ricerca
dell'Assoluto, di Dio”.[11]
1. Il turismo come valore
Occorre distinguere tra turismo in genere, turismo religioso e pellegrinaggio.[12]Il turismo in genere è un movimento di persone, sempre più esteso,
verso luoghi diversi dal proprio per soddisfare la curiosità di incontrare
altre espressioni culturali e altre situazioni ambientali. Si tratta “di un
fenomeno di massa relativamente nuovo e certamente rappresenta uno dei
principali elementi del tempo libero che, particolarmente nel mondo occidentale,
è in continua crescita. La Chiesa, da parte sua, ha sempre cercato di
sottolineare il valore spirituale e culturale di un sano godimento del turismo”.[13]Questo infatti produce una cultura della tolleranza, giova all’igiene della
mente, genera emulazione.
Diverso è il turismo religioso, poiché per l'individuo la meta non
riveste solamente un interesse culturale, ma anche religioso, in quanto
attraverso le vestigia esteriori si vuole raggiungere la spiritualità di cui
esse sono espressione. Si riconosce dunque nel patrimonio storico-artistico di
una religione, e nella fattispecie del cristianesimo, un valore condiviso e uno
stimolo per la propria ricerca di Dio. Specie durante l’Anno Santo il turismo
religioso potrà essere di propedeutica e parallelo al pellegrinaggio giubilare
diventando uno strumento di avvicinamento alla spiritualità cristiana e di
rinnovamento religioso in persone già sensibili nell'accogliere o nel
rinvigorire la fede.
Diverso è ancora il pellegrinaggio dove si smorzano le curiosità
culturali e le fruizioni estetiche al fine di percorrere un cammino in cui l’aspetto
visibile è segno del travaglio di un’anima che desidera incontrare Dio per
esporgli gratitudine e sofferenze. Nel pellegrinaggio l'interesse della meta
diventa spirituale e il cammino è una penitenza e un segno del grande
pellegrinaggio verso l’Assoluto condiviso con tutti i credenti. “Vissuto
come celebrazione della propria fede, per il cristiano il pellegrinaggio è una
manifestazione culturale da compiere con fedeltà alla tradizione, con
sentimento religioso intenso e come attuazione di una esigenza pasquale. La
dinamica propria del pellegrinaggio rivela con chiarezza alcune tappe che il
pellegrino raggiunge e che diventano un paradigma di tutta la sua vita di fede”.[14]
Turismo religioso e pellegrinaggiosono realtà che non si oppongono, ma sono complementari. Il turismo religioso,
rispondendo alla curiosità di conoscere e di fruire propria dell'uomo, si
ordina allo stupore intellettuale e quindi porta all’incontro con il fenomeno
religioso. Il pellegrinaggio rispondendo ad un’esigenza ascetica, invece, è
ordinato al vissuto spirituale del fedele e quindi manifesta un atteggiamento di
fede. L’integrazione e la complementarità sono tuttavia necessarie dal
momento che la fede si incultura così che i beni culturali ecclesiastici
possono essere ordinati tanto alla fruizione estetica, quanto all'elevazione
spirituale. Infatti la religione cristiana si incarna nel vissuto dei popoli per
cui non è estraniata dal territorio e dalla cultura di ogni collettività. In
proposito il cristianesimo ha sempre avviato processi di inculturazione e
acculturazione al fine di comunicare con le tradizioni dei diversi popoli fino
ad assumerne gli elementi usufruibili e ad inibirne altri ritenuti - con una
certa fluttuazione di giudizio - discordi con il mandato evangelico.
Il valore del turismo religioso sta nel condurre verso la memoria, verso il
presente, verso la spiritualità, verso il territorio, verso la complessità del
vissuto. In tal senso il turismo apre lo sguardo verso la storia e l’attualità
delle culture di ispirazione cristiana sollecitando ad un approfondimento, poiché
il tesoro storico-artistico ecclesiastico rappresenta forse il più abbondante
e prezioso deposito culturale dell'intera umanità. Quindi il turismo esorta a
stupirsi per tanta bellezza e sospinge a rintracciare nelle vestigia monumentali
le motivazioni che hanno incentivato i popoli ad esprimere culto, catechesi,
cultura e carità con siffatto splendore di opere. Muove cioè a chiedersi le
ragioni della persistente presenza dell’arte fin dagli inizi del cristianesimo
e in tutte le aree in cui esso si è diffuso fino a trovarle nell'importanza
data da ogni generazione alla religione, quale veicolo di incontro con la
trascendenza e di perdono divino.
Il tesoro di opere d'arte è un bene da usare per crescere in umanità,
per approfondire l’informazione religiosa, per riacquistare il “paramento
interiore”, per affrontare le esigenze della vita spirituale. In quanto bene
deve essere fatto conoscere e reso disponibile a tutti così che il turismo
religioso diventa un’occasione per mettere a disposizione delle masse il
patrimonio storico-artistico della Chiesa per indicare con esso le vie della
tolleranza e della spiritualità. L’attuale scorcio di fine millennio potrebbe
pertanto avviare “un’era del confronto e della collaborazione”, in quanto
“gli uomini di buona volontà” sentono l’urgenza che i popoli si
riavvicinino gli uni agli altri. Di conseguenza il turismo religioso può
costituire una fonte di formazione alla cultura della mondialità.
L’impegno ecclesiale in ordine ai beni culturali è quello di
trasformarli in un mezzo di promozione e di evangelizzazione, nobilitando le
culture e con esse i popoli. In tal senso la Chiesa si sta impegnando attraverso
le sue istituzioni centrali e capillari su questo fronte. Occorre infatti
favorire una cultura di ispirazione cristiana capace di servire e di emancipare
la persona, aiutandola a percorrere la via della santità attraverso la
testimonianza della carità e il fascino della bellezza impresse nelle insigni
opere d’arte che i grandi artisti hanno saputo donare all'umanità e offrire a
Dio. È opportuno sollecitare l’urgenza di una valorizzazione pastorale dei
beni culturali come espressione tipica dell'inculturazione della fede, come
manifestazione peculiare della logica dell’incarnazione, come promozione delle
tradizioni locali. Bisogna comprendere la necessità di far conoscere tale
patrimonio dell’intera cristianità nel suo valore religioso, onde aiutare a
percepire il senso dell'universalità della Chiesa, dove le diversità
arricchiscono l’unità.Id’uopo focalizzare l'attenzione sulla preparazione immediata dell’anno
giubilare, quale occasione per rinvigorire la presenza e l’efficacia della
Chiesa attraverso la rivitalizzazione di quei beni che essa ha prodotto lungo i
secoli, e attraverso l’incentivo di nuove creazioni capaci di arricchire
culturalmente e spiritualmente i credenti e l’intera umanità. Non si può non
considerare attentamente il rapporto tra i beni culturali e le nuove povertà,
poiché il patrimonio storico-artistico della Chiesa non dev’essere
offensivo dell’altrui indigenza e deve essere offerto alla fruizione
dell’intera comunità, soprattutto dei più poveri, al fine di stimolare una
cultura dell’equa distribuzione dei beni, compresi quelli culturali.[15]In questo senso il turismo religioso non è concepibile come momento di
disimpegno, bensì di impegno formativo che sollecita le masse ad
un’esperienza approfondita della cultura cristiana e non solo all’incontro
con monumenti avulsi dal contesto e dal vissuto. Infatti “le innumerevoli
iniziative, che si stanno progettando in vista dell’Anno Santo, hanno come
obiettivo di sottolineare, grazie al contributo di ogni esperto dell’arte e
della cultura, l’annuncio fondamentale: Cristo ieri, oggi e sempre”.[16]
2. L'accoglienza personale
Il turismo religioso in contesto giubilare è un movimento di masse verso i
luoghi del sacro. Esso sviluppa un’azione umanizzante che implica il rispetto
della persona, prodigando ad essa un servizio di accoglienza logistica, di
informazione culturale, di formazione cristiana. Tale rispetto porta alla
reciprocità e al confronto innescando un rapporto coeducativo specie in
riferimento al Giubileo. Non si possono infatti intendere i turisti che s’accostano
al patrimonio culturale della Chiesa come passivi consumatori di beni che
detengono solamente valore economico. Tale componente di mercato deve essere
assorbita nella dimensione primaria della promozione culturale e della
evangelizzazione.[17]
Il cristianesimo ha sviluppato lungo i secoli una cultura dell’accoglienza
fondata sul mandato evangelico e sul senso della diaspora per cui i cristiani
devono sentirsi cittadini del mondo aperti e disponibili al confronto con tutti.
Tale cultura dell’accoglienza si fonda primariamente sull’andare incontro e
sul riceve in casa. Il Giubileo deve rendere quindi recepibile la dimensione
dell’accoglienza delle persone mediante opere, strutture, organizzazione,
animatori. Responsabile dell’accoglienza è la comunità dei fedeli
distinta nei diversi ruoli, il luogo è l’ambiente ecclesiale in tutte
le sue componenti; il segno dell'accoglienza è lo splendore delle opere
di cui sono stati rivestiti il culto, la cultura, la catechesi, la carità.
L'accoglienza è un segno di civiltà poiché concretizza l’uguaglianza tra i
popoli e le singole persone superando le differenze di cultura, religione,
ideologia, censo al fine di promuovere la dignità personale e il mutuo
accrescimento. Se vi sono dei privilegi da erogare è verso gli ultimi e i
lontani, che sono coloro che più hanno bisogno di fare esperienza di quanto
va predicando il cristianesimo. In tal senso da parte della Chiesa non può
essere motivo di allarme, ma di evangelica esultanza, l’ipotesi, da taluni
esposta con rammarico, che il prossimo Anno Santo vedrà un “Giubileo di
poveri”.
Se così avverrà non è che l’attualizzazione contemporanea della parabola di
Gesù sul “banchetto delle nozze regali” al quale non vollero recarsi gli
invitati ufficiali, perché pretestuosamente occupati in altre faccende. Il re
allora mandò a raccogliere i derelitti con l'unica condizione di indossare l'abito
nuziale, ovvero la buona disposizione del cuore. E costoro vennero ed iniziò la
festa. Nella logica evangelica la povertà porta alla beatitudine se supera la
soglia dell'indigenza e diventa bisogno di Dio. L’arte cristiana deve
continuare ad insegnare questo attraverso opere artistiche che illustrino l’umiltà
e la carità di tanti testimoni della fede e che evidenzino la sublimità della
religione.
L’accoglienza durante il Giubileo, da fattore ineluttabile e fonte di reddito,
deve diventare motivo di interscambio culturale e religioso, quale segno
emancipato della cultura della globalizzazione di cui il turismo è l’industria
che più ne ha avvantaggiato.[18]Nei suoi aspetti positivi l'aumento del turismo favorisce l'educazione delle
persone, stimola le politiche culturali, incrementa il mercato. Il Giubileo
ovviamente intensifica queste dimensioni pur nella distinzione e nella
compresenza tanto del turismo religioso (ordinato ad un’esperienza culturale),
quanto nel pellegrinaggio (ordinato ad un’esperienza di fede). Molti turisti
visiteranno i complessi ecclesiastici per ristoro fisico e spirituale, per
curiosità e convinzioni di fede, passando dalla conoscenza del patrimonio
storico-artistico all’assimilazione dei suoi contenuti e alla contemplazione
del suo splendore. Per questo occorre attivare la cultura dell’accoglienza
come segno di civiltà e di vitalità ecclesiale per non frapporre un diaframma
deleterio. Specie in Italia il Giubileo è occasione per un’accoglienza del
tutto speciale, poiché per fortunata circostanza storica il nostro Paese si
trova ad essere il crocevia di varie culture e la sede primaziale del
cristianesimo.
L’accoglienza rispettosa delle persone in vista del Giubileo esige una congrua
politica che tuteli non solo gli aspetti materiali, ma anche il fine che ha
mosso le folle verso l’Italia. Per non disattendere tale impegno occorrono
strategie integrate affinché l’accoglienza risulti un “atto organico”
dove il sopperimento dei bisogni logistici è ordinato a favorire le istanze
religiose. Inoltre per realizzare questi intenti è necessario superare
tentazioni insidianti il fenomeno Giubileo: l’abbordaggio da parte di agenzie,
operatori, mercanti e profittatori senza scrupoli che vorrebbero trasformare
l’Anno Santo in affare privato più o meno lecito; la mistificazione da parte
di individui di avversa ideologia che vorrebbero subdolamente impedire il
realizzarsi della dimensione religiosa; la disorganizzazione da parte delle
varie forze istituzionali in modo che diventi impossibile fruire dell'evento.
Incorrendo in ciascuno di questi errori l'accoglienza delle masse verrebbe
fortemente compromessa da un turismo che risulterebbe privo di ogni connotazione
religiosa e lesivo della dignità personale. Nell'essenziale rapporto
socio-commerciale di domanda e di offerta, che imposta anche l’impresa
giubilare, si può considerare un atto depredativo il rispondere ottemperando
solamente alle richieste materiali, poiché chi si muove in occasione dell'Anno
Santo chiede implicitamente di essere aiutato a vivere l’evento religioso. Per
la specificità dell’evento il flusso turistico connesso al Giubileo è
infatti essenzialmente religioso così che accogliere significa soddisfare
questa richiesta. Il piano giubilare deve perciò ordinarsi nelle sue strutture
e nella sua organizzazione in modo che il turismo religioso si interfacci con il
pellegrinaggio.
Per ottemperare ai criteri suesposti occorre allora sensibilizzare gli ospitanti.
Se la prima responsabile dell'accoglienza è la comunità ecclesiale, questa
deve attivarsi in tutte le sue forze così che ogni credente, qualsiasi posto
esso occupi nella società, deve sentire il dovere pastorale di accogliere al
meglio chi arriva nel luoghi sacri. Compito questo che esige un progetto
preparatorio e un iter di formazione di cui devono farsi carico le
istituzioni ecclesiali in auspicabile collaborazione con quelle civili. Questo
deve mettere ogni credente e ogni cittadino nelle condizioni di attivarsi
personalmente, sia usando il proprio ruolo istituzionale, sia sollecitando altre
persone. Solo un lavoro capillare e un impegno personale dimensionano l’accoglienza
sul “vangelo della carità”.
Il turismo religioso in contesto giubilare si qualifica e si specifica nel
rapporto interpersonale e nell'esperienza spirituale. Le vestigia monumentali
cristiane diventano un bene se riuniscono una comunità capace di integrare
persone di più culture quale segno dell’universalità della Chiesa. Se invece
i monumenti dello spirito si riducono a reperti storici o ad oggetti di pura
fruizione estetica. rappresentano una distrazione alle sollecitazioni spirituali
e sono di disturbo ai pellegrini sorretti da buone intenzioni.
3. Le strategie dell'accoglienza
L’accoglienza non si può improvvisare, specie se riguarda numeri consistenti
di persone, come si prevedono per l’Anno Santo, ed eventi straordinari, come
questo primo Giubileo millenario della storia. In contesto di turismo religioso
deve essere presente l’urgenza pastorale, la promozione culturale, la
sollecitudine per i più poveri. “Tutto, infatti, dovrà mirare all'obiettivo
prioritario del Giubileo che è il rinvigorimento della fede e della
testimonianza dei cristiani. È necessario, pertanto, suscitare in ogni
fedele un vero anelito alla santità, un desiderio di forte conversione e
di rinnovamento personale in un clima di sempre più intensa preghiera e di
solidale accoglienza del prossimo, specialmente quello più bisognoso”.[19]I beni culturali della Chiesa sono un esempio e un mezzo mirabile per
raggiungere questo “obiettivo prioritario”. Infatti le motivazioni profonde
che hanno spinto i cristiani in due millenni a creare un patrimonio storico-artistico
così consistente, sono fondate nella loro fede, nella loro speranza e nella
loro carità. In quest’ora di fine millennio e di trapasso epocale “la
Chiesa, maestra di vita, non può non assumersi anche il ministero di aiutare
l’uomo contemporaneo a ritrovare lo stupore religioso davanti al fascino della
bellezza e della sapienza che si sprigiona da quanto ci ha consegnato la storia.
Tale compito esige un lavoro diuturno e assiduo di orientamento, di
incoraggiamento e di interscambio”.[20]
I beni culturali sono dunque quanto mai significativi per identificare e
qualificare il turismo religioso giubilare. Al riguardo sono da ribadire alcuni
aspetti su cui concentrare la sensibilizzazione anche attraverso l’operato dei
mass media che in questo “Giubileo telematico” assumeranno un ruolo
del tutto particolare e forse problematico. I suddetti aspetti si possono
raggruppare in una tipologia che evidenzi lo specifico pastorale, catalizzi l'interesse
al settore, esponga il valore sociale dei beni culturali. Occorre perciò
evidenziare lo specifico pastorale dei beni culturali della Chiesa, con
rinnovata professionalità, profonda umiltà, dialogo attento, apertura
disponibile e percezione delle tradizioni locali. È utile accogliere l'attuale
interesse verso questo settore per ripensare il lavoro svolto dalla Chiesa in
questi due millenni, con proposte concrete per il futuro. È strategico
utilizzare tali beni per ridare all'umanità il senso della storia intrisa di
quotidianità e di grandi gesta, onde evidenziare l’influsso del cristianesimo
lungo i secoli nei diversi contesti socio-culturali, oltreché ricordare le
catastrofi naturali o gli eventi conflittuali che hanno portato, in taluni casi,
alla distruzione di insigni capolavori.Iimportante sottolineare l’aspetto della comune fruibilità di tali beni che
rappresentano un’occasione privilegiata al fine di non discriminare fra ricchi
e poveri, fra diverse culture ed etnie, fra varie confessioni religiose e
molteplici religioni.
Per usufruire in tal modo dei beni culturali della Chiesa è necessaria
un’opera di animazione del turismo religioso e del pellegrinaggio capace di
evidenziare la dimensione ecclesiale del patrimonio storico-artistico. Occorre
pertanto promuovere manifestazioni a più livelli intese alla valorizzazione dei
beni culturali; programmare specifici incontri per credenti e non credenti,
fedeli e pastori, fruitori e artisti; sensibilizzare le famiglie come luogo di
educazione all'arte cristiana e alla comprensione dei valori da essa trasmessi;
interessare i giovani alla “cultura della memoria” e alla storia del
cristianesimo incrementando in essi il senso di appartenenza al territorio;
evidenziare il genius loci di ogni popolo sottolineando le
caratteristiche tipiche che ne hanno contrassegnato le molteplici manifestazioni
storico-artistiche, in modo da far percepire la ricchezza delle culture nella
loro diversità di espressione; organizzare a livello parrocchiale, diocesano,
nazionale iniziative intese a rivalutare pastoralmente il patrimonio storico-artistico
della Chiesa.
In quest’epoca in cui si vanno riscoprendo le tradizioni locali onde
recuperare il senso di appartenenza al proprio territorio, non si può pensare
solamente ad un turismo-fuori bensì si deve attivare anche un turismo-dentro.
Lo stesso Giubileo non può essere pensato solo come un movimento verso Roma e
la Terra Santa, ma anche verso ogni Diocesi, così che in tutti i monumenti
dello spirito si deve pensare all’accoglienza. Per questo le iniziative
ecclesiali, secondo il programma indicato dalla II Assemblea Plenaria della
Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa,[21]è opportuno si dispieghino al livello sia delle Conferenze Episcopali di ogni
nazione, sia delle singole diocesi, sia di ogni comunità parrocchiale.
Sul piano di tutte le Conferenze Episcopali si possono suggerire le
seguenti iniziative: rendere evidente l'inculturazione della fede a livello
artistico-culturale, religioso e sociale nella nazione evidenziando l’influsso
del cristianesimo; riproporre i valori della tradizione dell’arte cristiana
nei vari campi dell’architettura, della pittura, scultura, arredo,
suppellettile, musica, canto, teatro, ecc., incentivando processi di maturazione
culturale e religiosa; presentare, in modo adeguato e critico, le grandi
personalità del mondo cattolico che hanno contrassegnato la storia del paese o
della Chiesa, riproponendo l’eroicità delle virtù cristiane, favorendo
organismi di collaborazione tra Chiesa e Stato per la conoscenza, la
conservazione e la valorizzazione del patrimonio artistico nazionale; promuovere
leggi e istituzioni per la protezione e la valorizzazione del patrimonio storico-artistico,
curare la formazione dei pastori, degli artisti e degli operatori nel campo dei
beni culturali realizzando una tutela competente ed effettiva, educare al senso
della memoria le comunità appartenenti alle nuove chiese dando continuità alla
tradizione di ogni popolo.
Sul piano delle singole Chiese particolari si possono suggerire le
seguenti iniziative: coinvolgere le autorità civili per coordinare con esse gli
eventuali programmi di manifestazioni; promuovere la formazione dei laici per
essere guide preparate, anche spiritualmente, a comunicare ai fedeli i valori
religiosi espressi dal patrimonio storico-artistico della Chiesa; organizzare
periodiche riunioni del clero e giornate di studio offerte a tutti per far
emergere la ricchezza culturale di un determinato territorio; sensibilizzare i
fedeli al valore non solo storico-artistico, ma religioso-pastorale dei beni
culturali della Chiesa onde favorirne una corretta utilizzazione; istituire dei
premi per stimolare nuove creazioni in tutti i molteplici settori dei beni
culturali (musica, teatro, pittura, scultura, architettura, arredo, vestiario,
suppellettile, ecc.); programmare pellegrinaggi ai santuari, chiese, eventuali
siti archeologici cristiani e altri luoghi della Diocesi particolarmente
significativi nella storia e nella vita ecclesiale per una autentica
riappropriazione; valorizzare gli archivi e le biblioteche ecclesiastiche per
connotare la storia del territorio; costituire musei integrati con l'intero
patrimonio storico-artistico ecclesiale per dare rilevanza e unità a quanto
esiste nella Diocesi; fare in modo che le manifestazioni non si risolvano in
forme puramente culturali per ordinarle all’evangelizzazione; riscoprire le
forme più sane di pietà popolare insite nella tradizione locale per
ripresentarne i contenuti spirituali, la valenza catechetica, la dignità
culturale, la dimensione spettacolare; rivalorizzare il ruolo delle
confraternite e delle associazioni laicali per farne scoprire l’importanza
sociale e culturale nel costruire chiese, ospedali, ostelli, scuole, ecc.,
oltreché nel raccogliere importanti archivi e biblioteche.
Sul piano delle singole Comunità parrocchiali si possono suggerire le
seguenti iniziative: visitare la propria chiesa parrocchiale soffermandosi su ciò
che l’edificio contiene quale testimonianza della fede delle precedenti
generazioni per incentivare uno sguardo più approfondito; aprire ai fedeli il
proprio archivio parrocchiale per portarli a conoscenza della storia familiare e
della vita ecclesiastica; pubblicare brevi dépliant, videocassette per
promuovere ricerche sul territorio, così che la comunità sia stimolata a
conoscere maggiormente il patrimonio religioso, culturale, artistico della
parrocchia; coinvolgere in questo lavoro di animazione specialmente i giovani
per invogliarli a nutrire interessi proficui a livello religioso, sociale,
culturale.
Le strategie dell’accoglienza da parte della Chiesa sono dunque ampie, ma
tutte concentrate nel favorire l’autentico turismo religioso e soprattutto il
pellegrinaggio. Questo è “la tenda dell'incontro con la carità [ ... ] La
carità deve essere messa in atto già durante il cammino del pellegrino, col
soccorre i più bisognosi, col dividere il cibo, il tempo e le speranze, nella
consapevolezza che in tal modo si creano nuovi compagni di strada”.[22]Non si tratta pertanto di accogliere istituzionalmente, ma esistenzialmente ed
ecclesiasticamente, poiché “il pellegrinaggio conduce anche alla tenda
dell’incontro con l’umanità” così che i luoghi santi del cristianesimo
possano diventare segno dell'incontro pacificato tra i popoli e le religioni.[23]Su questi ideali di accoglienza non può non risplendere la bellezza dell’arte
che mette le genti in relazione con l’Assoluto.
4. I luoghi dell'accoglienza
Tutti i “luoghi” del cristianesimo sono destinati all'accoglienza dei christifideles
così che le molteplici istituzioni ecclesiali sono sorte per soddisfare le
opere di misericordia corporale e spirituale. Culto, cultura, catechesi, carità
determinano i “luoghi dell’accoglienza” in cui si attua “il vangelo
della carità”. La Chiesa si è servita dei segni sensibili per esprimere e
per annunciare la propria fede. Perciò accanto alla Parola, ai Sacramenti, alla
testimonianza, la Chiesa ha praticamente da sempre utilizzato simboli, figure e
immagini per la catechesi ad intra e per la comunicazione del vangelo ad
extra. I beni culturali sono dunque per la loro natura offerti alla
fruizione tanto della comunità quanto dei lontani, poiché entrambi possono
beneficiarne nel loro cammino di fede. Pertanto il turismo religioso non viola
“luoghi”, per sé pubblici, anche se richiede rispetto e attenzione alle
specifiche loro finalità nell'auspicio di farle proprie.
Tali “luoghi” cristiani hanno sempre assunto il significato di proposta
e quindi si sono resi visibili e visitabili. Nella Chiesa si può assistere ad
una certa enfatizzazione del sensibile e dell’immagine quale primo approccio
all’annuncio della fede. Il linguaggio delle immagini, le narrazioni in
parabole, i grandi complessi religiosi sono documento di questa strategia della
visibilità e quindi del valore turistico dei beni ecclesiastici. Se già
Gregorio Magno raccomandava le immagini sacre per l’istruzione religiosa degli
illetterati e dei pagani,[24]oggi i pastori, dovendo fare i conti con la secolarizzazione religiosa e con la
cultura delle immagini, non possono non ricorrere a questi stessi mezzi. In tal
senso le antiche vestigia comunicano il fascino della tradizione e i nuovi
areopaghi confermano l’attualità del cristianesimo, se si creano le
condizioni di fruibilità sacrale attraverso una preparazione previa e il
raccoglimento nell'approccio.
Il turismo religioso deve condurre le persone all’incontro con la
ferialità ecclesiale e deve far vedere come questa si è rivestita lungo i
secoli di insigni opere d'arte e si è commisurata con l’ambiente naturale. Le
dinamiche sottese muovono i fruitori verso la memoria e verso l’attualità
onde introdursi nel vissuto ecclesiale attraverso un qualificato cammino
artistico. In questo senso i manufatti non sono solo dei riscontri materiali, ma
sono beni creati da una comunità che organizza nel tempo il proprio habitat.
Il tutto è all’insegna della continuità in quanto non bisogna dare
l’impressione che i beni religiosi costituiscano un museo, in quanto
sono segni di un vivaio per l'attimo presente. Specie nell’Anno Santo
occorre far incontrare i pellegrini con l’ininterrotta tradizione della
Chiesa, diversa nelle forme e analoga nel contenuti, che dimostra l’impegno
delle passate generazioni e stimola quelle attuali.[25]
Il turismo religioso apre quindi alla memoria, al presente, al religioso, al
territorio, alla complessità. Apre alla memoria facendo incontrare le
persone con i siti archeologici e con i complessi delle varie epoche. Nelle
catacombe si incontra la Chiesa primitiva. Queste vestigia “mentre presentano
il volto eloquente della vita cristiana dei primi secoli, costituiscono una
perenne scuola di fede, di speranza, di carità. [ ... ] Le catacombe parlano
della solidarietà che univa i fratelli nella fede” così che in tal silenzio
“il pellegrino del Duemila può ritrovare o ravvisare la propria identità
religiosa in una sorta di itinerario spirituale che, muovendo dalle prime
testimonianze di fede, lo porta sino alle ragioni e alle esigenze della nuova
evangelizzazione”.[26]Dalle catacombe si esce verso i grandi complessi cultuali. Laddove è arrivato
il cristianesimo, secolo per secolo, svettano i monumenti dello spirito. Dalle
basiliche paleocristiane si passa alle cattedrali medievali e a quelle della
grande espansione geografica dell'era moderna fino ad arrivare alle nuove chiese
al fine di documentare la storia della comunità cristiana nelle varie epoche e
nei diversi territori. L’esempio delle cattedrali medievali è sufficiente per
richiamare alla memoria lo sforzo titanico di ogni singola comunità cristiana.
Nella prima parte di questo millennio infatti l'intera Europa divenne un enorme
cantiere di cattedrali la cui costruzione impegnò una moltitudine di persone e
durò secoli. Nel ripercorrere la storia attraverso l'arte non si possono poi
dimenticare le varie spiritualità portate avanti dai grandi ordini religiosi
quali i benedettini, i domenicani, i francescani, i gesuiti, ecc., che hanno
dato vita a stupendi laboratori della cultura e dell'arte ordinati sempre al
culto di Dio e alla salvaguardia della creatività umana. La memoria pertanto
apre il turista sulla storia della Chiesa e dei popoli, sull’investimento
della committenza cristiana in arte e in cultura, sulla libertà espressiva e
varietà stilistica, sulla passione religiosa e talvolta encomiastica. Il
patrimonio storico-artistico funge da macchina del tempo che trasporta i
turisti nel passato onde riaccompagnarli nella quotidianità arricchiti di un
tesoro di bellezza e di spiritualità.
Il turismo religioso conduce quindi anche nel presente. Profonde
“tracce di sacro” hanno solcato la nostra epoca troppo superficialmente
ritenuta priva di attenzione al divino e al bello per cui è bene rivisitarla
con attenzione. L’arte religiosa contemporanea rimane il diario dell'individuo
che scopre la presenza di Dio tentando di suggerire tale ineffabile esperienza
ai posteri. Essa può ancora insegnare all’uomo a guardare al mistero e a
vivere nella speranza.
Infatti “questo mondo nel quale noi viviamo ha bisogno di bellezza per non
cadere nella disperazione. La bellezza, come la verità, mette gioia nel cuore
degli uomini ed è un frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che
unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione”.[27]L’arte sacra nella sua intima dimensione iconografica sa offrire a coloro che
l’accostano la presenza del divino affinché ciascuno ritrovi il volto di Dio
nel fratelli. Infatti “1a riscoperta dell’icona cristiana aiuterà a
prendere coscienza dell’urgente bisogno di reagire contro gli effetti
spersonalizzanti e spesso degradanti delle molteplici immagini che condizionano
la nostra vita, nella pubblicità e nei media”.[28]Non si può dire che la stagione dell’arte sacra si è conclusa
definitivamente poiché “esiste ancora, esiste anche in questo nostro arido
mondo secolarizzato, e talvolta perfino guasto di profanazioni oscene e
blasfeme, una capacità prodigiosa di esprimere, oltre l’umano autentico, il
religioso, il divino, il cristiano”.[29]Questo momento storico va dunque rivisitato attraverso una riflessione critica
sulla bellezza e sulla spiritualità per raccogliere il tesoro dell’arte
contemporanea dove è espresso il disagio delle generazioni di questo secolo ed
è evidenziato il dramma dell'uomo dell'era inopinatamente postcristiana. Anche
le chiese moderne dovrebbero perciò suscitare interessi turistici ed essere in
grado di comunicare il messaggio di arte e di fede firmato con lo stile del
nostro tempo.
Il turismo religioso inoltra nei recinti dello spirito. La via dell'arte
permette di incarnare fugacemente il divino. “Infatti l’uomo sa oltrepassare
infinitamente se stesso, come ne danno prova, in modo evidente, gli sforzi che
tanti geni creatori compiono per incarnare durevolmente nelle opere d’arte e
di pensiero valori trascendentali di bellezza e di verità, più o meno
fuggevolmente intuiti come espressione dell’assoluto”.[30]I grandi monumenti dello spirito, gli edifici di culto, le iconografie
catechetiche, i laboratori della cultura, le opere di assistenza sono
incarnazione della fede. L’arte di cui sono rivestiti tali insigni vestigia
non fa che rendere più trasparente l’immagine dell’amore di Dio e l’umana
corrispondenza. Illuminata dallo Spirito l’arte diventa icona del divino,
cosicché può esprimere speranze escatologiche senza tacere le brutture
crocifiggenti, dense tenebre e scandalo, che fanno più desiderabile la
rifulgente bellezza di Dio. Liturgia e arte sono perciò intimamente
complementari così che “il culto cattolico e l’arte sacra devono
accordarsi: quello per dare all’espressione artistica un contenuto quale non
altrimenti essa potrebbe avere e pretendere, e quale tutta la riempie di
commozione e di sforzo verso la sincera, la suprema bellezza; e questa, l’arte
sacra, per offrire al culto il suo dono più puro e più pieno, il dono del
linguaggio ineffabile, che rende in qualche modo sensibili le cose
spirituali”.[31]In tal senso il momento di massima fruizione dell’arte cristiana è nella
celebrazione liturgica dove si realizza come in un teatro globale del vissuto,
l’“estasi e il tormento” dell'umanità.
Il turismo religioso dà il senso del territorio. Esso rende evidente l'opera di
disseminazione del cristianesimo in tutti i luoghi dove si vanno insediando le
collettività. Non si può pertanto concentrare il turismo religioso nelle città
d’arte, ma esso deve essere orientato alle diverse tipologie territoriali al
fine di comprendere l’influsso del cristianesimo nei luoghi urbani e rurali,
recepirne gli interessi diversi così da comprendere lo sviluppo di cattedrali,
parrocchiali, oratori, chiese confraternitali, monasteri, conventi, sacelli,
edicole, madonnelle, ecc. L’arte cristiana è mirabilmente dispersa su
tutto il territorio in modo quasi connaturale tanto da conferire un assetto
ormai irrinunciabile all'ambiente. Essa esprime infatti l'individualità di una
determinata popolazione, i caratteri del territorio, il genio degli artisti, il
desiderio dei committenti in una girandola storica che favorisce un continuo
ruotare di stili pur lasciando inalterato il valore religioso. La Chiesa infatti
non ha stili particolari, poiché è in diaspora nel mondo così che si
incultura e accultura accogliendo o elaborando il linguaggio artistico del luogo
al fine di infondere sacralità cristiana alle sue opere.[32]Quindi l'arte cristiana in tutte le sue componenti essenziali è a misura della
comunità locale che vive la propria fede ordinando a Dio non solo le azioni, ma
anche le espressioni. In tal senso luoghi di culto, monasteri, scuole, ospedali,
ostelli, ecc., diventano il simbolo e il richiamo dell’intera comunità
affinché continui ad impegnarsi nella preghiera e nella carità. Pertanto il
turismo religioso deve mettere a contatto il fruitore con l'organizzazione
ecclesiale sul territorio per far comprendere le ragioni che hanno prodotto tali
e tanti beni culturali.
Il turismo religioso evidenzia infine la complessità e specificità
dell’arte cultuale. I luoghi dell’accoglienza devono dunque essere
rispettati nella loro destinazione d'uso e nella loro complessità. In quanto
destinazione d'uso bisogna far in modo che la visita turistica non violenti la
sacralità del luogo poiché ne verrebbe compromesso, sia il turismo religioso,
sia l’usufrutto della comunità locale. In quanto complessità occorre far
capire che il luogo sacro è uno spazio scenografico coerente con l’azione
celebrativa. Dovendo soddisfare tali criteri la tipologia dell’accoglienza va
dimensionata ai singoli ambienti, alle diverse situazioni, al numero dei
turisti-pellegrini. Non si può trattare il problema ovunque nello stesso modo.
Anche se i luoghi accolgono per se stessi, il turista deve incontrarsi con
persone preparate e idealmente è invitato a vivere un’esperienza ecclesiale.
Per molte chiese e altri complessi ecclesiastici si pone il problema della loro
sicurezza, della guardiania sui visitatori, delle informazioni turistiche e
della guida alle opere, tanto da richiedere la presenza continua di persone. Se
per le piccole e medie chiese è auspicabile un’accoglienza capillare, fatta
ad esempio da volontari della comunità parrocchiale preparati all’uopo, per i
grandi complessi monumentali è necessario mettere in opera strumenti didattici
e guide professionali. Le difficoltà in merito non mancano per cui si deve
elaborare un piano economico di contribuzioni per non pesare sulla comunità
ecclesiale e per offrire un servizio dignitoso.[33]È questa un’ottima occasione di collaborazione con le Istituzioni civili
(Enti locali, Soprintendenze, Centri di studio, ecc.) ed Enti privati. Le
soluzioni sperimentate sono varie, ma bisogna sempre distinguere fra chi entra
in chiesa per pregare e chi per visitare.
I luoghi dell’accoglienza devono dunque essere comprensibili nella loro
sacralità e vitalità per cui occorre una campagna di informazione e di
formazione rivolta tanto ai turisti, quanto ai responsabili
dell’accoglienza. Aumentando il tempo libero, i mass media dovrebbero
non solo creare l’interesse alla scoperta di nuovi posti da visitare, ma anche
attivare il desiderio di una preparazione previa in modo che il turista abbia già
i rudimenti linguistici per comprendere il messaggio dell’arte sacra.[34]Il monumento stesso deve poter dimostrare la sua vitalità sottolineando gli
elementi tipici della liturgia cristiana onde suscitare il desiderio della
partecipazione al sacri riti.[35]Se, da una parte, è infatti necessario impedire l'afflusso turistico nelle
chiese durante i momenti celebrativi, dall’altra, la proposta di liturgie ben
curate può essere coinvolgente anche per i turisti. Ovviamente alla base c’è
il problema della formazione degli operatori, sia a livello generale, sia
locale, che assume rilevanza specialmente in riferimento all’evento giubilare.
Per questo la Chiesa sollecita la formazione di guide idonee alle sue finalità
ed ha avviato, almeno in Italia, corsi propri di preparazione.[36]
L'ideale è dotare ogni monumento cristiano di persone in grado di farlo parlare
al fine di comunicare l’intrinseco valore spirituale e di predisporre
accompagnatori che sappiano condurre i turisti ad un’esperienza di cultura, di
spiritualità, di fraternità e di svago.[37]
Conclusione
Il turismo religioso ha dunque un’intrinseca specificità che non può essere
disattesa al fine di favorire la fruizione integrale dei beni culturali della
Chiesa. L’evento giubilare è un’occasione privilegiata di promozione umana
e di evangelizzazione riproponendo in modo adeguato il patrimonio
storico-artistico cristiano. Occorre quindi un solerte impegno istituzionale
onde evitare la mercificazione dei prodotti dello spirito. Tale fatto
increscioso costituirebbe un oltraggio tanto al cristianesimo, che deve usare
dei mezzi dell’annuncio in modo disinteressato, quanto ai visitatori, che
hanno il diritto di un’esperienza spirituale attraverso l’arte, essendo
questa la via dell'Assoluto. In questo contesto l’Italia si trova in una
condizione di favore per la diffusione in tutto il territorio nazionale di opere
d’arte cristiana e per la collocazione geografica di crocevia di culture, di
popoli, di religioni. Il Giubileo diventa allora motivo di riscoperta del
proprio tesoro di spiritualità espresso nell’arte, di accoglienza dei
visitatori di ogni parte del mondo, di confronto interculturale e
interreligioso, di apostolato attraverso l’incontro interpersonale e la
presentazione dei monumenti dello spirito. Questo evento simbolico che scandisce
il passaggio di millennio deve muovere all’istanza di un nuovo umanesimo e
della nuova evangelizzazione. Si tratta di illustrare il passato con
correttezza, per evidenziare quanto di positivo e di meno positivo hanno
prodotto le comunità cristiane nei secoli. Si tratta, inoltre, di presentare la
Chiesa dell’oggi in continuità e in sviluppo rispetto a quanto narrano gli
archivi della storia e della bellezza.
Ora la Chiesa presentando in pubblico i propri beni artistici contribuisce alla
crescita dell'uomo, al recupero dei valori dello spirito. “La bellezza infatti
nobilita l’animo che la contempla. Ogni espressione artistica può scavare nel
più profondo della natura umana, manifestare, attraverso la mediazione del
gesto esteriore, la realtà spirituale interiore e procurare all’uomo una
migliore conoscenza di se stesso, che sia benefica non solo sul piano letterario
e artistico, ma anche nel campo morale e religioso”.[38]L’arte pertanto diventa strumento per aiutare gli altri ad essere più uomini
e più credenti. Il linguaggio del bello è il più universale dei linguaggi.
L’arte è infatti l’umana realtà maggiormente vicina alla religione poiché
annuncia, al di là del discorrere della religione, le vie dello spirito.[39]
Quanto suesposto lascia intravedere possibilità e difficoltà che obbligano ad
una concentrazione organica degli intenti in modo che l’impresa turistica
entri a far parte di politiche culturali dove vengono anzitutto rispettati i
valori spirituali che determinano e contraddistinguono i beni culturali
ecclesiastici.[40]Occorre pertanto maturare nella consapevolezza dei rischi specie in contesto
giubilare. Infatti “le folle di turisti che entrano nelle chiese, attratte
dallo splendore delle loro opere d’arte, rappresentano un fatto significativo:
questo fenomeno, osservato dal versante religioso pastorale, si può definire
una forma di alienazione intellettuale, rispetto al contenuto specifico
dell’arte sacra, cioè un processo di conoscenza in cui esistono i meccanismi
di coinvolgimento spontaneo L’esito finale non è un'esperienza del sacro, ma
un godimento culturale. Quindi un processo ambiguo”.[41]Tale ambiguità va risolta nel rendere complementari la fruizione estetica e
l’esperienza del sacro attraverso un progetto formativo che rende recepibile
tale connessione essenziale nell’ambito dell’arte cristiana. L’ambiente
culturale deve quindi vitalizzarsi per rendere fruibile la componente sacrale
che lo informa.[42]Questo non è facile, data l’odierna difficoltà di accesso al sacro
cristiano, ma è possibile attraverso mediazioni propedeutiche. La Chiesa da
parte sua deve gestire l’ambiente culturale in modo che sia sacro anche fuori
del tempo celebrativo e nei luoghi non più abitualmente aperti al culto e deve
evitare, per quanto possibile, una museificazione indiscriminata.[43]
Il turismo rappresenta dunque un momento di riqualificazione dell'uomo non solo
nel suo tempo libero, ma nella sua stessa identità. L’Anno Santo deve
impegnare la comunità cristiana al fine di suscitare interesse alla
testimonianza della fede onde offrire ai visitatori la possibilità di
trasformarsi da turisti in pellegrini confidando nel fatto che l’uomo è
“Pellegrino dell'Assoluto”. Tutta la vita della Chiesa è infatti
attraversata da questa continua itinerante ricerca di Dio e della sua grazia così
che il pellegrinaggio “è occasione di rinascita interiore, di rinnovata
consapevolezza cristiana e di più generoso impegno nella storia”.[44]
Notes:
[1]Il presente studio elabora sistematicamente la relazione tenuta al Convegno Turismo
d’arte: analisi e proposte organizzato dall’Associazione Amici dei
Musei e Monumenti Pisani (San Miniato al Tedesco – Pisa, 19 e 20 giugno
1998). Cf Turismo d’arte analisi e proposte (= Atti del XII Convegno
Nazionale), Firenze 1999, p. 52-67.
[2]Commissione Ecclesiale per la Pastorale del Tempo Libero, Turismo e Sport della
Conferenza Episcopale Italiana(= PTLTS.CEI), Il pellegrinaggio alle soglie del terzo millennio. “Venite
saliamo sul monte del Signore” (29 giugno 1998) 4.
[3]PTLTS.CEI, Il pellegrinaggio alle soglie del terzo millennio 5.
[4]Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti(= PCPMI), Messaggio per la XIX Giornata Mondiale del Turismo (1998), La
collaborazione settore pubblico - settore privato: un’asse essenziale dello
sviluppo e della promozione del turismo.
[5]“Se è giusto infatti che l’homo faber abbia la possibilità di
divenire - in determinati momenti - homo ludens, non va dimenticato
che l'uno e l'altro si completano nell’homo sapiens. Solo
mediante una valida formazione personale che metta in guardia da manipolazioni
deteriori, il turismo si tradurrà in un otium veramente creativo e non
conoscerà il pericolo di dissipare il tempo, né di tradurre lo svago in
intemperanza, il desiderio culturale in curiosità malsana, i bisogni di
socialità in incontri privi di idealità; il tutto in un’assenza squallida,
talora ostentata, di preoccupazione religiosa e morale”: Giovanni Paolo ii, Agli
operatori del settore turistico (27 settembre 1982), in: Insegnamenti
V/3 (1982), p. 610.
[6]S. Congregazione per il Clero, Direttorio generale per la pastorale del turismo (30 aprile 1969), in: Enchiridion
Vaticanum (= EV) 3, 1023.
[7] Ibid., in: EV
3, 1025.
[8]Parlando ad un gruppo di turisti Paolo VI si augura che “1a visita a San
Pietro non sia una semplice escursione turistica, rischiarata da qualche
reminiscenza storica e da qualche sentimento di curiosità e di ammirazione per
le dimensioni e per le singolarità dell’insigne monumento, ma sia un vero
atto di culto, dal quale ognuno possa riportare la genuina impressione
spirituale di un tempio cattolico, impressione che qui appunto per le dimensioni
dell’edificio, per la sua storia, per la sua peculiare funzione, può
diventare vivissima e caratteristica”: Paolo vi, Per la festa della
dedicazione del Maggior Tempio (17 novembre 1965), in: Insegnamenti
III (1965), p. 1102. Ad altri visitatori aggiunge: “Noi speriamo che le vostre
visite non avranno solo un valore culturale, ma che costituiranno pure una forza
ascensionale per elevare le vostre menti e i vostri cuori a Dio, verità e
bellezza infinita”: Paolo vi, Agli Studenti della Gran Bretagna (9
novembre 1968), in: Insegnamenti V/3 (1982), p. 1016.
[9]S. Congr. Clero, Direttorio generale per la pastorale del turismo, in: EV
3, 1023.
[10]Paolo vi, Omelia in conclusione del Concilio (8 dicembre 1965), in: AAS
58 (1966), p. 6.
[11]Cheli Card. Giovanni, Discorso di apertura, in: PCPMI, I cammini dell’umanità
pellegrina alle soglie del 2000, Città del Vaticano 1998, p. 24.
[12]PTLTS.CEI, Il pellegrinaggio alle soglie del terzo millennio 14.
[13]Spillane J.J., Globalizzazione e turismo, in: La Civiltà Cattolica q. 3552
(1998), p. 556.
[14]PCPMI, Il pellegrinaggio nel Grande Giubileo del 2000 (25 aprile 1998)
32.
[15]Tali temi sono stati oggetto di discussione e di riflessione nella II Assemblea
Plenaria della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa,
celebratasi il 24-25 settembre 1997 e conclusasi con una Lettera circolare (20
novembre 1997) indirizzata a tutti i Presidenti delle Conferenze episcopali del
mondo.
[16]Giovanni Paolo ii, Messaggio I beni possono aiutare l’anima nella ricerca delle cose divine
e costituire pagine interessanti di catechesi e di ascesi (25 settembre
1997), in: L'Osservatore Romano (28 settembre 1997), p. 7. Tale discorso
è stato pronunciato in occasione della II Assemblea della Pontificia
Commissione per i Beni Culturali della Chiesa.
[17]La consulta pastorale della Peregrinatio ad Petri Sedem ha impostato i
criteri di accoglienza dei pellegrini per l'Anno Santo prospettando, per quanto
possibile, la “giornata-tipo” e la “settimana-tipo” in modo da dare
il senso del pellegrinaggio specialmente alle masse che confluiranno a Roma.
[18]Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo (= OMT) si è registrato un
totale di circa 595 milioni di turisti all’estero nel 1996 e 613 milioni nel
1997 con un incremento del 77% rispetto a dieci anni prima, così che si prevede
- salvo consistenti squilibri economici e politici mondiali - un aumento
progressivo di movimenti con un'impennata nel 2000 e una salita costante negli
altri anni fino a raggiungere i 937 milioni di viaggi nel 2010: cfr. Roberts M.,
Dream Factories: A survey of Travel and Tourism, in: The Economist
(10 gennaio 1998), p. 3.
[19]Giovanni Paolo ii, Lettera apostolica Tertio millennio adveniente (10
novembre 1996) 42.
[20]Giovanni Paolo ii, Messaggio (25 settembre 1997).
[21]Cfr. Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, Lettera
circolare ai Presidenti delle Conferenze Episcopali sulla II Assemblea Plenaria
della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa (20 novembre
1997).
[22]PCPMI, Il pellegrinaggio 38.
[23]Cfr. PCPMI, Il pellegrinaggio 39.
[24]“Altra cosa è adorare la pittura, altra cosa è imparare per mezzo della
pittura storica ciò che si deve adorare. La pittura insegna agli illetterati ciò
che la scrittura insegna ai letterati: infatti gli ignoranti vedono nella
pittura ciò che devono operare, in essa leggono coloro che non conoscono la
lettura; quindi la pittura supplisce per i pagani la lettura. Ciò doveva stare
bene a cuore a te, che abiti in mezzo ai pagani”: Gregomo Magno, Ep. Ad
Serenum Ep.Massilien, in: MGH, Epp. II, X. Berlin 1957, p. 269-272.
[25]La Conferenza Episcopale Italiana (Ufficio Nazionale per i Beni Culturali -
Ufficio per la Pastorale del Turismo - Ufficio Liturgico) ha affrontato il
tema in due recenti convegni: I turisti nelle chiese. L'accoglienza dei
visitatori negli edifici aperti al culto (Cervia - Milano Marittima [RA],
21-22 aprile 1995), Specificità dei Beni Culturali Ecclesiastici:
l'accoglienza dei visitatori nelle chiese aperte al culto (Roma, Palazzo
della Cancelleria, 12 dicembre 1996).
[26]Giovanni Paolo ii, Allocuzione Nel silenzio delle catacombe il pellegrino del Duemila può
ritrovare o ravvivare la propria identità religiosa (16 gennaio 1998), in: L'Osservatore
Romano (17 gennaio 1998), p. 5. Tale discorso è stato pronunciato in
occasione dell'Assemblea Plenaria della Pontificia Commissione di Archeologia
sacra.
[27]Concilio Ecumenico Vaticano ii, Messaggio agli artisti 8 dicembre 1965, in: EV 1, 494*-498*.
[28]Giovanni Paolo ii, Duodecimum saeculum (4 dicembre 1987) 11, in: EV 10, 2389.
[29]Paolo vi, Allocuzione Inaugurata la Collezione d'arte religiosa moderna nei Musei
Vaticani (23 giugno 1973), in: Insegnamenti XI (1973), p. 645-650.
[30]Giovanni Paolo ii, Lettera al Segretario di Stato, Cardinale Agostino Casaroli (20 maggio
1982), in: Insegnamenti V/2 (1982), p. 1775-l781.
[31]Paolo vi, Allocuzione Armonia tra l’arte sacra e l’attività liturgica (4
gennaio 1967), in: Insegnamenti V (1967), p. 3-8.
[32]Cf Concilio Ecumenico Vaticano ii, Sacrosanctum Concilium (4 dicembre
1963) 123 in: EV 1, 227.
[33]Da parte della Chiesa ci sono orientamenti al fine di “disporre che i luoghi
di culto restino aperti durante l'intera giornata per favorire la pietà dei
fedeli [turisti] e consentire la visita alle eventuali opere d’arte in esse
conservate”: S. Congr. Clero, Direttorio generale per la pastorale del
turismo (30 aprile 1969), in: EV 3,1038. Inoltre “è fatto obbligo
al Direttore del Museo ecclesiastico di comunicare alle Sovrintendenze
competenti e agli Enti turistici locali l’orario di apertura al pubblico delle
raccolte, il prezzo dei biglietti d'ingresso e ogni altra utile informazione
riguardante la vita del Museo”: Pontificia Commissione Centrale per l'Arte sacra in Italia,
Immagine del Museo diocesano, Molfetta 1982, p. 254. Più
dettagliatamente “i musei e le sale di esposizione non siano un deposito di
sculture, quadri, documenti, ma, oltre alla funzione di raccolta, abbiano
aggiunta anche quella della conoscenza, della valorizzazione e della
divulgazione della storia della pietà ed ecclesiastica, spesso dell'intera
regione”: CEI, Tutela del patrimonio storico artistico della Chiesa in
Italia (14 giugno 1974) 11, in: E.CEI, 2, 1334. Dal momento poi che
“gli edifici sacri anche dotati di valore artistico, sono luoghi di culto, non
è permesso ai turisti di disturbare le funzioni sacre che vi si celebrano”:
S. Congr. Clero, Lettera circolare (11 aprile 1971), in: EV 4,
662-664. Cf Strazzullo F., I musei diocesani, Milano 1964; Id., Musei
parrocchiali, in: Arte Cristiana 661 (1979), p. 217-218; Serracino-Inglott
P., Il museo e il sacro, in: Arte Cristiana 669 (1980), p.
167-178; AccardoS., I musei diocesani e gli ordinamenti regionali, in: Arte
Cristiana 677 (1981), p. 127-131; Della Rocca F., Aspetti giuridici
dell’arte sacra, Città del Vaticano 1988, p. 105-110.
Si possono ricordare alcune esperienze italiane intese ad offrire un servizio
qualificato ai turisti e nel contempo a tutelare i beni culturali. A Ravenna si
è istituita l'Opera di Religione della Diocesi di Ravenna (Ente
ecclesiastico) che ha affidato a due cooperative laiche la gestione dei
monumenti ecclesiastici ravennati non abitualmente officiati, risolvendo in modo
dignitoso i problemi della custodia (apertura tutti i giorni dell'anno),
manutenzione ordinaria (abituali interventi manutentivi), assistenza turistica
(ca. 600.000 visitatori all'anno), così da valorizzare un patrimonio
monumentale di prim’ordine, creando nel contempo alcuni posti di lavoro (30
giovani preparati da un corso di formazione con aggiornamento annuale).
L’accesso a tali luoghi è mediante il pagamento di un biglietto e sono
previsti biglietti cumulativi per percorsi cittadini totali o parziali.
L'esperienza di Verona è analoga a quella di Ravenna e ad essa si è ispirata.
La differenza consiste nel fatto che qui si tratta di chiese aperte al pubblico
e di parrocchiali, così che è stato un problema pastorale presentare
l'iniziativa ai parrocchiani. Attualmente, al di fuori dei momenti di culto, per
entrare in alcune chiese di grande importanza storico-artistica si deve pagare
il biglietto, mentre per le funzioni l'ingresso è ovviamente gratuito, ma non
sono ammessi visitatori. Da un iniziale disagio per le limitazioni, i
parrocchiani (sempre esclusi dal pagamento del biglietto) sono passati al
riscontro di taluni vantaggi quali l'orario di apertura prolungato, il maggiore
ordine, la tutela delle opere d'arte e il rispetto delle celebrazioni
liturgiche. Anche se non sempre con esiti soddisfacenti soluzioni analoghe sono
state tentate in altre città d'arte, tra cui Pisa.
A Firenze, Arcivescovo e Capitolo del Duomo hanno deciso di permettere le visite
anche durante le funzioni. Per i fedeli è stato ricavato un ampio spazio
delimitato da transenne all'interno della navata centrale, mentre i turisti
hanno accesso alle navate laterali e al complesso del coro. Curano
l’accoglienza e l’accompagnamento dei turisti un gruppo di studenti
universitari volontari. Dietro pagamento di un biglietto, oltre la visita è
rilasciato un pieghevole esplicativo attento anche ai non-cristiani. Una novità
interessante è poi la creazione dell'Ufficio diocesano per la catechesi
attraverso l’arte distinto da quello per i beni culturali. Esso è rivolto
soprattutto al Fiorentini per educarli alla comprensione dell’arte della
propria città con varie iniziative.
A Venezia con un accordo fra Curia e Soprintendenza si tengono aperte per alcune
ore chiese altrimenti chiuse, non si fa pagare biglietto, ma si predispongono
pubblicazioni (curate dalle Edizioni Marsilio, Padova) di varie dimensioni e
prezzo (che dovrebbero servire ad ammortizzare le spese di guardiania). Queste
opere, realizzate in collaborazione tra Diocesi e Soprintendenza, affiancano
alla trattazione storico-artistica-stilistica, una trattazione
iconografico-catechetica.
A Brescia si sono avviate iniziative di sensibilizzazione al patrimonio storico
artistico soprattutto nelle famiglie. Per alcune parrocchie è stata realizzata
una videocassetta in cui viene presentata la propria chiesa e il contesto
territoriale. Inoltre si è organizzato il museo diocesano per tipologie di
persone con percorsi didattici idonei a trasmettere il valore religioso oltreché
quello storico e artistico dell'arte sacra. In molti altri posti si sta
sperimentando un approccio diverso ai beni culturali specie in vista dell'Anno
Santo.
Andando all’estero si può menzionare un esempio francese risalente al
1992-1993 allorquando il Comitté national pour la Pastorale du Tourisme et
des Loisirs (Commission des Hauts lieux spirituels) presso la Conferenza
Episcopale e la Délégation aux investissements et aux produits touristiques
del Ministero per il Turismo hanno pubblicato in collaborazione un
“documento tecnico” Pour des églises ouvertes et accueillantes. È
una specie di vademecum dal tono colloquiale rivolto ai parroci con informazioni
e consigli molto utili su come mettere a disposizione dei visitatori le chiese
affidate alla loro custodia. Esso si articola in varie parti: 1) dati
sociologici sul turismo religioso; 2) quadro giuridico nazionale: proprietà,
competenze; 3) inventario cartaceo e fotografico; 4) lettura della chiesa:
storia, elementi tecnici architettonici, la luce, l’iconografia religiosa; 5) decalogo
per tenere aperta una chiesa (consigli pratici) pieghevole esplicativo; 7)
pannelli illustrativi; 8) luogo riservato per la preghiera; 9) musica di
sottofondo; 10) accoglienza personale.
[34]Sono auspicabili documentari, siti Internet, riviste, CD-Rom, guide ai
monumenti, studi monografici, dépliant turistici che informino
l’opinione pubblica attraverso mass media, enti del turismo, canali
commerciali sul valore artistico-religioso del patrimonio ecclesiastico. Si
tratta di aprire lo sguardo delle masse ai valori che manifesta l’arte in modo
appetibile tanto da suscitare il desiderio della visita, dell’approfondimento,
della ricerca spirituale. Si può citare, tra gli altri, l’esempio della
rivista Luoghi dell’infinito, Mensile di Avvenire, che presenta
le vestigia cristiane inserendole nel connettivo spirituale.
[35]A Venezia, ad esempio in alcune chiese del centro storico, durante il tempo di
Avvento e di Natale, si è pensato di valorizzare e di approfondire la lettura
di alcune opere raffiguranti la natività riproponendo la spiegazione degli
elementi simbolici della tradizione iconografica.
[36]A Roma è stato organizzato presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose Ecclesia
Mater (Università Lateranense) in collaborazione con l’Opera Romana
Pellegrinaggi e la Peregrinato ad Petri Sedem il corso per Operatori
pastorali nell’ambito dei pellegrinaggi e degli itinerari religioso-culturali
con diploma triennale in scienze religiose (titolo della CEI), oppure diploma
biennale di specializzazione post-master, oppure attestato di esami sostenuti.
[37]Le fonti normative ecclesiastiche intendono difendere l’ambiente cultuale
nella sua materialità e anche nella sua formalità. Occorre “valorizzare le
opere d’arte cristiana esistenti nelle diocesi, assicurando una intelligente
presentazione del loro significato religioso; si raccomanda perciò la
formazione spirituale e culturale delle guide e l’accurata preparazione dei
mezzi tecnici destinati alla illustrazione di tali opere”: S. Congr. Clero, Direttorio
generale per la pastorale del turismo (30 aprile 1969), in: EV 3,
1040. “Gli ordinari del luogo, vagliate le norme del Direttorio Peregrinans
in terra circa il ministero pastorale per i turisti, curino affinché i
luoghi e gli oggetti sacri, notevoli per l’arte, siano a tutti resi visibili,
come testimonianza della vita e della storia della Chiesa”: S. Congr. Clero, Lettera
circolare (11 aprile 1971), in: EV 4, 662-664.
[38]Paolo vi,Communio et progressio (23 maggio 1971) 54, in: EV 4, 834.
[39]Cf Paolo vi, L’arte mezzo di effettiva rinascita (16 aprile 1971), in:
Insegnamenti IX (1971), p. 303; Paolo vi, L'arte deve sempre
avvicinarsi a Dio (10 maggio 1969), in: Insegnamenti VII (1969) p.
302; S. Congr. Clero, Lettera circolare ai Presidenti delle Conferenze
episcopali sulla cura del patrimonio storico-artistico della Chiesa (11
aprile 1971), in: EV 4, 655-664.
[40]In un Convegno tenuto nel 1990 a Ravenna sul turismo religioso in occasione
dell'Anno Europeo del Turismo 1990 il Pontificio Consiglio della Pastorale per i
Migranti e gli Itineranti e l'Ufficio Nazionale CEI per la Pastorale del Tempo
Libero, Turismo e Sport hanno elaborato una Dichiarazione sul turismo
proposta alle Conferenze Episcopali Europee, agli Ambasciatori dei Paesi europei
accreditati presso la Santa Sede e al Parlamento Europeo. Vi si affronta il
problema sotto il profilo sociale esortando comunità cristiane, operatori
pastorali e turistici ad evitare di fare del turismo un’occasione di
sfruttamento dell’uomo. Tale orientamento trova riferimento nell’art. 24
della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, New York 10
dicembre 1948, che sancisce “il diritto al riposo, al tempo libero, ad una
ragionevole limitazione delle ore di lavoro e a vacanze periodiche
retribuite”. Nel suddetto documento ecclesiastico si affronta inoltre il
problema sotto il profilo religioso ed ecclesiale: “Consapevoli della missione
della Chiesa di annunciare la buona notizia a tutti gli uomini, si dichiara il
turismo come un ambito nuovo dell'annuncio e della testimonianza” (4); “I
movimenti turistici moderni permettono di incontrare i grandi monumenti che sono
le pietre della memoria dell’Europa e [... di riscoprire ... ] le comuni
radici spirituali dei nostri popoli e delle nostre nazioni” (6). “La Chiesa
riconosce che nel turismo si realizza il desiderio insito nell'uomo di godere la
vita come possibilità di maggiore umanizzazione e di cammino verso i valori
trascendenti” (7).
[41]GusminiP., Prospettive pastorali nell'accesso ai beni culturali: esperienze e
proposte, in: Arte Cristiana 648 (19 18), p. 123. Il testo riporta
una comunicazione al seminario di studio dal tema: Stato e Chiesa per una
politica dei beni culturali a dimensione regionale (Milano, 28 gennaio
1978); TerruzziA., Il territorio di una ricerca sul sacro nell'arte, in: Città
e società 14/1 (1983), p. 122-124.
[42]Il principio ispiratore è, pur sempre quello incarnazionista, dove culto e
beni culturali sono aspetti inscindibili di un’unica realtà. “Mentre le
varie correnti del pensiero umano, nel passato e nel presente, sono state e
continuano ad essere propense a dividere e perfino contrapporre il teocentrismo
e l’antropocentrismo, la Chiesa invece, seguendo il Cristo, cerca di
congiungere nella storia dell’uomo in maniera organica e profonda. E questo è
anche uno dei principi fondamentali, e forse il più importante, del magistero
dell’ultimo Concilio”: Giovanni Paolo ii, Dives in misericordia (30
novembre 1980) 1, in: EV 7, 860.
[43]“Le opere d'arte devono restare, possibilmente, nei luoghi di culto per
conservare alle chiese, agli oratori, ai monasteri e conventi l’aspetto
significativo della fisionomia originaria di luoghi destinati agli esercizi di
pietà”: CEI, Tutela del patrimonio storico artistico della Chiesa in
Italia (14 giugno 1974) 10, in: E.CEI 2, 1333.
[44]PTLTS.CEI, Il pellegrinaggio alle soglie del terzo millennio 36. Cf
PCPMI, Il Pellegrinaggio 12-17. Il Pontificio Consiglio della Pastorale
per i Migranti e gli Itineranti diffonde quattro volte all'anno il Bollettino Pastorale
du tourisme, pelerinages & sanctuaires. Il Bollettino fornisce
informazioni in breve sull'attività del Pontificio Consiglio, di varie
organizzazioni nazionali e internazionali, religiose e laiche; tratta di
argomenti legati non solo al turismo culturale religioso; presenta documenti di
varia provenienza; cura una rassegnabibliografica.
Résumé
Par nature, l'homme est porté à la découverte du monde où il vit. Dans la
société contemporaine, cette attitude peut revêtir un aspect ludique, qui
trouve son expression dans le phénomène touristique. Le tourisme est un moyen
qui peut favoriser les échanges culturels et religieux entre les peuples. Face
à l'exigence d'un nouvel humanisme et à l'engagement chrétien de la nouvelle
évangélisation, l'aspect formateur du tourisme doit être pris en considération.
Selon les buts poursuivis, celui-ci peut être culturel ou religieux et dans
ce cas, il peut prendre la forme d'un pèlerinage. Plus particulièrement dans
le contexte de l'année jubilaire, le tourisme religieux peut tendre à un développement
des valeurs humaines, ce qui impliquera le respect de la personne à l'intention
de laquelle seront prévus un service d'accueil logistique, une information
d'ordre culturel et une catéchèse.
A ce besoin de tourisme religieux doit correspondre une préparation culturelle
basée sur l’accueil car le tourisme ne doit pas se réduire à une simple
consommation du patrimoine historique et artistique de l'Eglise. C'est la
communauté des fidèles qui est en premier lieu responsable de l'accueil des
touristes, dans une ambiance ecclésiale dont témoigne la splendeur des oeuvres
d'art qui ont toujours été utilisées comme expression du culte, de la
culture, de la catéchèse et des institutions caritatives. Une jouissante esthétique
jointe à une hospitalité accueillante suscite chez le visiteur le désir
d'approfondir le contenu du message représenté par les monuments contemplés,
et fait en sorte qu'il le rattache volontiers à ceux qui sont précisément les
dépositaires de ce riche patrimoine. En somme, le tourisme religieux concerne
aussi bien celui qui reçoit que celui qui est reçu au sein de l'habitat
ainsi édifié dans le temps par la communauté chrétienne. Il est donc
important de préparer la rencontre avec l'autre, aussi bien par le biais
de l'hospitalité que de la visite en elle-même. D’où, également,
l'importance des animateurs, qui seront appelés à sensibiliser autant les
touristes que la communauté d'accueil à partager une expérience religieuse
commune sur des sites qui sont en fait le reflet de la foi chrétienne.
En vue d'une jouissance la meilleure possible du bien culturel ecclésiastique,
au point d'en faire un instrument privilégié de la proclamation du message évangélique,
il faut que soient prises des mesures adéquates à l'organisation du tourisme
en provenance de l'extérieur et il convient en outre d'encourager un tourisme
interne d'origine locale. Ces mesures doivent être prises à divers échelons,
en suivant une dynamique qui procède du général au particulier, de façon à
ce que soient concernées les différentes institutions ecclésiales telles que
le Saint-Siège, les Conférences épiscopales, les Eglises particulières,
les communautés paroissiales ou les Instituts religieux. Il faudra également
penser à un target différencié afin de répondre aux exigences des
divers intérêts culturels et appétits spirituels.
Les mesures prises en vue de donner un sens religieux au tourisme serviront à
en mieux cerner et déterminer les lieux. En soi, tous les lieux historiques du
christianisme sont destinés à l'accueil des christifideles et à la
rencontre de ceux en qui sont éloignés, de sorte que le tourisme doit prédisposer
à une approche de la vie quotidienne ecclésiale, telle qu’elle s'actualise
dans les célébrations liturgiques, dans l'instruction religieuse, dans les
activités culturelles et les oeuvres de miséricorde. En somme, le tourisme
permet l’accès à la mémoire de la tradition chrétienne, à tout ce
qui est vécu par la communauté locale, sa vitalité religieuse, et à son
appartenance territoriale. Il fait voir la complexité et l'interdépendance des
nombreux aspects qui conditionnent la religion de l'incarnation dans l'histoire,
au point de susciter le désir de passer de la satisfaction d'ordre culturel au
recueillement spirituel.
C'est ainsi que, pour l'Eglise, le tourisme représente un moment de recyclage
humain, non seulement au plan des loisirs mais aussi de l'identité personnelle.
Au cours de l'Année Sainte, les communautés chrétiennes, surtout celles qui
disposent d'un patrimoine historique et artistique important, devraient
s'engager à offrir aux touristes la possibilité de faire connaissance, de façon
concrète, avec les "lieux de l'Absolu", au point d'inciter ceux-ci
à devenir de véritables pèlerins de l'Absolu.
Zusammenfassung
Der Mensch ist von Natur so veranlagt, die Welt, in der er lebt, zu entdecken.
In der heutigen Gesellschaft kann dies in unterhaltsamer Weise geschehen, nämlich
im Tourismus. Der Tourismus ist eine Mittel, welches den kulturellen und religiösen
Austausch unter den Menschen und Völkern erleichtern kann. Nötig ist ein neuer
Humanismus und ein christlicher Einsatz in der neuen Evangelisierung und hier
sollte der Tourismus wegen seiner bildenden Dimension berücksichtigt werden.
Das Ziel kann kultureller oder religiöser Natur sein; letzteres kann sich in
Wallfahrten ausdrücken. Ganz besonders im Zusammenhang mit dem Jubiläum sollte
der religiöse Tourismus die Achtung der Person hervorheben und sich bemühen,
dies auszudrücken in dem Angebot von Diensten, wie Unterbringung, kulturelle
Information und religiöse Einführung und Vermittlung.
Der Nachfrage nach religiösem Tourismus muß eine qualifizierte Kultur der
Aufnahme antworten, denn man darf die Touristen nicht als passive Verbraucher
des geschichtlich-künstlerischen Erbes der Kirche betrachten. Verantwortlich für
die Aufnahme ist in erster Linie die Gemeinde der Gläubigen, der kirchliche
Raum ist der Ort, die Pracht der Kunstwerke das Zeichen, sie haben schon immer
dem Kult, der Kultur, der Katechese, der Caritas Ausdruck verliehen. Die
Bewegung, die aus dem ästhetischen Genuß und der freundlichen Begegnung
entsteht, läßt im Besucher die Neugierde aufkommen, die in den monumentalen
Darstellungen ausgedrückten Inhalte zu ergründen, und sie mit dem
Entgegenkommen der Hüter des geschichtlich-künstlerischen Erbes in Verbindung
zu bringen. So zieht der religiöse Tourismus ganz wesentlich Gäste und
Gastgeber in das Habitat ein, welches von der christlichen Gemeinde, die
in der Zeit lebt, geschaffen wurde. Deshalb ist es wichtig, daß Gastgeber und
Besucher auf die Begegnung vorbereitet werden. Besondere Bedeutung haben hier
auch die Animatoren. Sie müssen die Touristen und auch die Gemeinde
sensibilisieren, damit sie eine Erfahrung an den Orten des Glaubens teilen.
Um eine optimale Nutzung der kirchlichen Kulturgüter zu erreichen und sie
wirklich als Werkzeuge der Verkündigung zu betrachten, sind geeignete
Vorgehensweisen nötig, um den Tourismus von außerhalb vorzubereiten und dem örtlichen
Tourismus neuen Antrieb zu geben. Das müßte auf unterschiedlichem Niveau
geschehen, gemäß einerer Dynamik, die vom Allgemeinen ins Besondere geht, um
so die vielen kirchlichen Institutionen miteinzubeziehen: Heiliger Stuhl,
Bischofs-Konferenzen, Teilkirchen, einzelne Pfarrgemeinden oder religiöse
Institute. Dann muß an unterschiedliche Ziele gedacht werden, um so die
verschiedenen kulturellen und geistlichen Interessen befriedigen zu können.
Die eingeführten Strategien legen die Orte fest, wo der religiöse Tourismus
sich ausdrücken kann, und geben ihm somit einen Sinn. Eigentlich sind alle Orte
des Christentums zur Aufnahme der christifideles und zur Begegnung mit
den Entfernten bestimmt, so muß sich der Tourismus dem Alltag der
Kirche nähern, dder Ausdruck findet in in den liturgischen Feiern, in der
religiösen Unterrichtung, in der kulturellen Aktivität und in den Werken der Nächtenliebe.
Der Tourismus ist somit offen für die Erinnerung an die christliche Tradition,
für das Leben der Ortsgemeinde, das religiöse Verlangen, die territorialen
Zugehörigkeit. So läßt er das komplexe Ineinanderwirken der vielen Aspekte
hervortreten, durch welches die Religion der Menschwerdung wahr wird, und der
Wunsch aufkommt, vom kulturellen Erlebnis zur geistlichen Sammlung zu
gelangen.
Für die Kirche bedeutet der Tourismus also einen Moment der Neubetrachtung des
Menschen, nicht nur in der Freizeit, sondern in seiner vollen Identität.
Besonders während des Heiligen Jahres sollten die christlichen Gemeinden, die
ein beachtliches Geschichts- und Kunstgut besitzen, bemüht sein, den Touristen
die Möglichkeit zu geben, tatsächlich die "Orte des Absoluten" zu
erleben, damit sie so angeregt werden, wirklich "Pilger des Absoluten"
zu werden.
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