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 Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People

People on the Move - N° 83, September 2000

L'indirizzo di omaggio dell'Arcivescovo Stephen Fumio Hamao* 

Beatissimo Padre,

in maniera particolare oggi, noi qui presenti possiamo ripetere con il profeta David: «Signore, dinanzi a te noi siamo stranieri e pellegrini come i nostri padri» (1 Cr 29, 15), perché «non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura» (Eb 13, 14): «la nostra patria è nei cieli» (Fil 3, 20). Così afferma l'Apostolo Paolo e come Vostra Santità ci ha ricordato nella Bolla d'Indizione del Giubileo: «Il pellegrinaggio riporta alla condizione dell'uomo che ama descrivere la propria esistenza come un cammino. Dalla nascita alla morte la condizione di ognuno è quella peculiare dell'homo viator» (IM, 7).

Quando l'uomo vive la sua vocazione di «pellegrino dell'Assoluto» alla ricerca di Dio, è capace di considerare i compagni di viaggio come veri fratelli. È quanto Vostra Santità ci insegna nei suoi numerosi viaggi apostolici: «Vengo come pellegrino religioso, in spirito di amore fraterno, un fratello nella solidarietà, in ascolto della voce dell'umanità che implora in tutto il mondo dignità, giustizia e pace» (Al popolo del Bangladesh, 10.11.1986).

 Oggi, Padre Santo, ascolti la voce di questi fratelli pervenuti da diversi paesi e continenti: sono i migranti e gli itineranti del mondo.

I migranti vorrebbero raccontarLe le difficoltà incontrate per l'inserimento nel paese ove sono andati per migliorare le proprie condizioni di vita e confidarLe la nostalgia che li assale quando ricordano la patria, i parenti e gli amici lontani.

I rifugiati presenti, in rappresentanza degli altri ventidue milioni nel mondo, vorrebbero da una parte gridare la violenza subita che ha calpestato la loro dignità di uomini, ma dall'altra non vorrebbero accrescere la Sua sofferenza di padre dell'umanità.

I giovaniche studiano all'estero, in genere provenienti da paesi poveri, desiderano averLa come guida nella ricerca della verità.

I turisti e i pellegrini, sempre in cerca di fede e di bellezza, aspirano a contribuire alla causa della pace e allo sviluppo armonioso delle nazioni per promuovere un nuovo ordine di rapporti umani.

La gente del mare, spesso invisibile alla società, portano nel cuore tanta solitudine durante le interminabili ore trascorse nell'immensità delle acque e un profondo desiderio di sentirsi parte viva della Chiesa e dell'umanità.

La gente dell'aviazione civile, che vive in spazi divenuti crocevia del villaggio globale e che è l'immagine più eloquente della rapidità della vita umana, sentono vivo il bisogno di stabilire rapporti di fratellanza durevole e profonda e di trovare momenti per la riflessione.

I nomadi si rivolgono alla Chiesa, sapendola «esperta in umanità» (PP, 13) e capace di riscattarli dalla emarginazione e attenta a salvaguardare il patrimonio culturale.

I circensi, artigiani della festa e autentici dispensatori di gioia e di stupore, desiderano offrire a Lei e all'intera umanità momenti di distensione per lenire le inevitabili sofferenze della vita.

Santità, accolga con cuore di padre, questo variegato mondo della mobilità umana. Durante questa solenne Celebrazione Eucaristica, nella patena e nel calice insieme al pane e al vino unisca le «gioie e le speranze, le tristezze e le angosce» (GS, 1) di questi figli, affinché diventino il corpo e sangue di Cristo. 

Nota:
1Rivolto al Santo Padre all’inizio della Clebrazione Eucaristica

 

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