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Pontificio Consiglio della Pastorale
per i Migranti e gli Itineranti
Estratti dei discorsi del Santo Padre
e delle posizioni prese dalla Santa Sede
sui Rifugiate e gli Sfollati
Periodo dal 1 febbraio 2002 al 31 gennaio 2003
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI PARTECIPANTI ALLA SESSIONE PLENARIA
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE SOCIALI
Giovedì, 11 aprile 2002
Signor Presidente,
Eccellenza,
Signore e Signori Accademici,
2. ...La crescente interdipendenza fra le persone, le famiglie, le imprese e le
nazioni, come pure fra le economie e i mercati, - quella che viene chiamata
mondializzazione -, ha sconvolto il sistema delle interazioni e dei rapporti
sociali. Pur avendo sviluppi positivi, essa comporta anche minacce inquietanti,
in particolare l'aggravarsi delle disuguaglianze fra le economie potenti e le
economie dipendenti, fra le persone che beneficiano delle nuove opportunità e
quelle che sono lasciate in disparte. Tutto ciò invita dunque a esaminare in
maniera rinnovata la questione della solidarietà.
3. In questa prospettiva, e con il progressivo allungamento della vita umana, la
solidarietà fra le generazioni deve essere oggetto di grande attenzione, con
una sollecitudine particolare per i membri più deboli, i bambini e le persone
anziane. ...
In questo spirito, spetta in primo luogo ai responsabili politici ed economici
fare tutto il possibile perché la mondializzazione non si realizzi a discapito
dei più bisognosi e dei più deboli, allargando maggiormente il divario
esistente fra ricchi e poveri, fra nazioni povere e nazioni ricche....
5. I responsabili della società civile sono fedeli alla loro missione quando
ricercano prima di tutto il bene comune, nell'assoluto rispetto della dignità
dell'essere umano. L'importanza delle questioni che le nostre società devono
affrontare e delle poste in gioco per il futuro dovrebbe stimolare una volontà
comune di ricercare questo bene comune, per una crescita armoniosa e pacifica
delle società, come pure per il benessere di tutti. ... È così che verranno
poco a poco garantite le modalità di una mondializzazione non subita ma
controllata.
Di fatto, spetta alla sfera politica regolamentare i mercati, sottoporre le
leggi del mercato a quelle della solidarietà, affinché le persone e le società
non siano in balia di cambiamenti economici di ogni tipo e siano protette dalle
scosse legate alla deregolamentazione dei mercati.
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALLA MISSIONE CITTADINA LATINOAMERICANA A ROMA
13 aprile 2002
Cari Fratelli e Sorelle dell'America Latina a Roma,
...
3. La missione ha potuto contare sull'efficace appoggio dei centri pastorali che
da molti anni operano nella città e che cercano di rispondere alle esigenze
spirituali e umane degli immigrati, promovendo la catechesi, le celebrazioni
liturgiche e sacramentali e offrendo tutto l'aiuto necessario per affrontare le
difficoltà che l'immigrato incontra quando deve soddisfare le proprie necessità
primarie, dal lavoro alla casa al servizio sanitario. Questi centri sono sorti
principalmente in seno alle parrocchie dove parroci e sacerdoti premurosi hanno
aperto le porte della comunità a tanti fratelli e sorelle immigrati, offrendo
loro ospitalità e appoggio materiale e spirituale.
La missione ha voluto valorizzare questi centri che spero si moltiplichino,
favorendo la necessaria integrazione delle vostre comunità etniche con le
comunità cristiane e civili di Roma, per uno scambio reciproco di doni
spirituali e culturali. La vostra presenza e il vostro servizio è molto
apprezzato per l'impegno con il quale realizzate il vostro lavoro, specialmente
con molti anziani, nelle case e negli altri ambiti di vita sociale.
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI NIGERIA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"
Martedì, 30 aprile 2002
Cari Fratelli nell'Episcopato,
...
2.... Infatti, quando l'annuncio e la catechesi riescono a edificare la
Chiesa come famiglia, tutta la società ne beneficia: l'armonia fra diversi
gruppi etnici riceve una solida base, si evita l'etnocentrismo e si incoraggiano
la riconciliazione, una maggiore solidarietà e la condivisione delle risorse
fra le persone, la vita sociale si impregna sempre più della consapevolezza dei
doveri che derivano dal rispetto per la dignità di ogni essere umano, dono di
Dio. ...
4. Inoltre, l'evangelizzazione e lo sviluppo umano integrale, lo sviluppo
di ogni persona e di tutta la persona, sono intimamente legati.
...Proprio perché le persone hanno ricevuto una straordinaria dignità, non
dovrebbero essere ridotte a vivere in condizioni politiche, culturali,
economiche e sociali infra-umane. Questa è la base teologica della lotta per la
difesa della giustizia e della pace sociale, per la promozione, la liberazione e
lo sviluppo umano integrale di tutte le persone e di ogni individuo. ...
5. Questo legame fra evangelizzazione e sviluppo umano spiega la presenza della
Chiesa nella sfera sociale, nell'arena della vita pubblica e sociale. Seguendo
l'esempio del suo Signore, essa esercita il suo ruolo profetico a nome di tutte
le persone, in particolare dei poveri, dei sofferenti, degli indifesi.Essa diviene la voce di chi non ha voce, insistendo sul fatto che la dignità
della persona umana dovrebbe essere sempre al centro dei programmi locali,
nazionali e internazionali. ...
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LETTERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AL PRESIDENTE DELL’ASSOCIAZIONE
DELLE CONFERENZE EPISCOPALI
DELL’AFRICA CENTRALE
A Monsignor Frédéric RUBWEJANGA
Vescovo di Kibungo
Presidente dell'Associazione delle Conferenze Episcopali
dell'Africa Centrale
1. ...
Non si può dimenticare il dramma che, da tanti anni, non cessa di affliggere
l'Africa dei Grandi Laghi. Le violenze commesse non costituiscono solo una
costante negazione del progetto di Dio di riunire nell'unità i suoi figli
dispersi. Esse negano anche la vocazione dell'uomo, al quale il Creatore ha
affidato la responsabilità di collaborare alla sua opera, adoperandosi senza
posa per il rispetto incondizionato della vita e della dignità di ogni essere
umano. I vostri Paesi hanno pagato un pesante tributo a questa spirale di
violenza e di esclusione, che ha generato sempre più povertà e precarietà e
provocato il dislocamento di intere popolazioni. Questa logica di odio e di
disprezzo del fratello ha minato soprattutto il fondamento dei valori umani
necessari a edificare un mondo solidale e a instaurare rapporti fraterni e
pacifici fra gli uomini. Oggi desidero ripetere con voi: mai più la guerra che
distrugge il desiderio dei popoli di vivere in tranquillità e nell'intesa
fraterna! Che si levino nell'Africa dei Grandi Laghi i testimoni coraggiosi di
una nuova speranza per tutta la regione! ...
4. Per promuovere il rispetto dei diritti fondamentali delle persone e dei
gruppi umani, in vista del loro sviluppo integrale, la Chiesa cattolica è
chiamata a impegnarsi accanto a tutti gli uomini di buona volontà, per far
nascere una nuova era di pace, di giustizia e di solidarietà effettiva nella
Regione dei Grandi Laghi. Essendo esperta in umanità, deve continuare ad
esercitare la sua vigilanza sulle evoluzioni in corso, invitando tutte le
comunità cattoliche, unite ai loro Pastori, a proporre con audacia i valori
morali e spirituali necessari per un autentico cambiamento delle mentalità e
dei cuori. ...
Dal Vaticano, 2 maggio 2002
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LETTERA DI GIOVANNI PAOLO II
ALL'ARCIVESCOVO JEAN-LOUIS TAURAN
IN OCCASIONE DELLA CONFERENZA
INTERNAZIONALE SUL TEMA:
"SCHIAVITÙ DEL XXI SECOLO: LA DIMENSIONE
DEI DIRITTI UMANI NELLA TRATTA DELLE PERSONE"
All'Arcivescovo Jean-Louis Tauran
Segretario per i Rapporti con gli Stati
...
Il commercio di persone umane costituisce un oltraggio alla dignità umana e una
grave violazione dei diritti umani fondamentali. Già il Concilio Vaticano II
aveva definito "vergognose" "la schiavitù, la prostituzione, il
mercato delle donne e dei giovani, o ancora le ignominiose condizioni del lavoro
con le quali i lavoratori sono trattati come semplici strumenti di guadagno, e
non come persone libere e responsabili" e che "mentre guastano la
civiltà umana, ancor più inquinano coloro che così si comportano ... e ledono
grandemente l'onore del Creatore" (Gaudium et spes, n. 27). Queste
situazioni sono un affronto ai valori fondamentali condivisi da tutte le culture
e da tutti i popoli, valori radicati nella natura stessa della persona
umana.
L'aumento allarmante del commercio di esseri umani è uno dei pressanti problemi
economici, sociali e politici associati al processo di globalizzazione. È una
grave minaccia per la sicurezza delle singole nazioni e un'improcrastinabile
questione di giustizia internazionale. Questa Conferenza riflette il crescente
consenso internazionale sul fatto che la questione della tratta di esseri umani
deve essere affrontata promovendo efficaci strumenti giuridici che pongano fine
a questo ingiusto commercio, puniscano quanti ne traggono profitto e
contribuiscano alla riabilitazione delle sue vittime. Al contempo, la Conferenza
offre un'opportunità significativa per una riflessione seria sulle complesse
questioni relative ai diritti umani sollevate da questa tratta. Chi può negare
che le vittime di questo crimine sono spesso i membri più poveri e più
indifesi della famiglia umana, "gli ultimi" fra i nostri fratelli e
fra le nostre sorelle?
In special modo, lo sfruttamento sessuale di donne e di giovani è un aspetto
particolarmente ripugnante di questo commercio e va riconosciuto come violazione
intrinseca della dignità e dei diritti umani. L'irritante tendenza a
considerare la prostituzione come un affare o un'industria non solo contribuisce
al commercio di esseri umani, ma è di per sé la prova di una crescente
tendenza a separare la libertà dalla legge morale e a ridurre il ricco mistero
della sessualità umana a un mero prodotto di consumo.
Per questo motivo, ho fiducia nel fatto che la Conferenza, affrontando le
importanti questioni politiche e giuridiche legate alla risoluzione del problema
che questa piaga moderna rappresenta, esplorerà anche le profonde questioni
etiche sollevate dalla tratta di esseri umani. Bisogna prestare attenzione alle
cause più profonde dell'aumentata "domanda" che alimenta il mercato
della schiavitù umana e tollera il costo umano che ne deriva. Un approccio sano
a tali questioni porterà anche all'analisi degli stili di vita e dei modelli di
comportamento, in particolare a proposito dell'immagine della donna, che
generano quella che è divenuta una vera e propria industria di sfruttamento
sessuale nei Paesi industrializzati. Parimenti, nei Paesi meno avanzati, dai
quali proviene la maggior parte delle vittime, bisogna sviluppare meccanismi più
efficaci di prevenzione della tratta di persone e di riabilitazione delle sue
vittime. ...
Dal Vaticano, 15 maggio 2002
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UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 19 giugno 2002
I benefici di Dio in favore del
popolo
APPELLO DEL SANTO PADRE
PER LA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO
Domani si celebra la Giornata Mondiale del Rifugiato, promossa dalle
Nazioni Unite per attirare l’attenzione sui quindici milioni di esseri umani,
obbligati a varcare i confini dei loro Paesi per sfuggire alla persecuzione o
alla violazione dei loro diritti fondamentali.
I responsabili delle Nazioni ascoltino il monito che viene da un così tragico
esodo di individui e di famiglie e facciano in modo di offrire un’adeguata
risposta ai drammatici problemi di questi nostri fratelli e sorelle.
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ANGELUS
Castel Gandolfo
Domenica, 11 agosto 2002
1.... Quando si riuscirà a capire che la convivenza tra il popolo israeliano e quello
palestinese non può scaturire dalle armi? Né attentati, né muri di
separazione, né rappresaglie condurranno mai ad un’equa soluzione del
conflitto in atto. ...
2. Dal 1967 ad oggi, c'è stato un susseguirsi spaventoso di indicibili
sofferenze: sofferenze dei palestinesi, cacciati dalle proprie terre o
costretti, in questi ultimi tempi, a uno stato di permanente assedio, oggetto
quasi di una punizione collettiva; sofferenze della popolazione israeliana,
che vive nel quotidiano terrore di essere bersaglio di anonimi attentatori.
3. Dinanzi a questo dramma umanitario, che non sembra conoscere spiragli di
speranza, nessuno può restare indifferente. Ecco perché, ancora una
volta, faccio appello ai responsabili politici israeliani e palestinesi affinché
ritrovino il cammino del negoziato leale. Alla comunità internazionale
chiedo di impegnarsi con maggiore determinazione ad essere presente sul
terreno, offrendo la propria mediazione per creare le condizioni d’un
fruttuoso dialogo fra le parti che acceleri il processo verso la pace. Ai
cristiani d'ogni parte del mondo domando di unirsi a me nella preghiera intensa
e fiduciosa. ...
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DEL BRASILE (SUL II) IN VISITA
"AD LIMINA APOSTOLORUM"
Sabato, 31 agosto 2002
Venerabili Fratelli nell'Episcopato
...
5. ... Ho potuto anche costatare, nei diversi piani di azione pastorale, l'accento
posto sulla gioventù, la famiglia, la catechesi, le vocazioni ed i mezzi di
comunicazione sociale. Mi auguro che si continui anche lo sforzo volto a un
adeguato accompagnamento della Pastorale del Bambino. ...
Bisogna considerare anche che il fenomeno dell'immigrazione, che certamente
conoscete da diverse generazioni, riceve oggi un impulso crescente dalle regioni
di confine, le cui popolazioni latinoamericane cercano nel vostro Paese un
miglior tenore di vita. Rendo grazie a Dio per la vostra costante preoccupazione
di mantenere contatti mutui con le Conferenze episcopali dei Paesi vicini per
armonizzare gradatamente le diverse pastorali e per accogliere i più bisognosi
con generosità e dignità. All'azione dei Pastori e dei presbiteri affido anche
la missione di vigilare su tutta l'influenza negativa delle sette, da una parte
dall'altra della frontiera. L'indole buona e ospitale della vostra gente non
deve lasciarsi trascinare dalla tendenza conformista e utilitaristica a
ricorrere a soluzioni a breve termine. Non è mai troppo ripetere qui che è
"necessario rivedere i metodi pastorali adottati, in modo che ogni Chiesa
particolare offra ai fedeli un'attenzione religiosa più personalizzata,
fortifichi le strutture di comunione e missione e usi le possibilità
evangelizzatrici che offre una religiosità popolare purificata, così da
rendere più viva la fede di tutti i cattolici in Gesù Cristo" (Ecclesia
in America, n. 73)....
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL NUOVO AMBASCIATORE DI GRAN BRETAGNA
PRESSO LA SANTA SEDE IN OCCASIONE
DELLA PRESENTAZIONE DELLE LETTERE CREDENZIALI
Sabato, 7 settembre 2002
Eccellenza,
...
Sulla scia degli attacchi terroristici dell'11 settembre, la comunità
internazionale ha riconosciuto la necessità urgente di combattere il fenomeno
del terrorismo internazionale ben finanziato e altamente organizzato, che è una
minaccia tremenda e immediata alla pace mondiale. Generato dall'odio,
dall'isolamento e dalla sfiducia, il terrorismo aggiunge violenza a violenza in
una spirale tragica che inasprisce e avvelena successive generazioni. In
definitiva "il terrorismo si fonda sul disprezzo della vita dell'uomo.
Proprio per questo esso non dà solo origine a crimini intollerabili, ma
costituisce esso stesso, in quanto ricorso al terrore come strategia politica ed
economica, un vero crimine contro l'umanità" (Messaggio per la Giornata
Mondiale della Pace 2002, n. 4).
Quale parte essenziale della sua lotta contro tutte le forme di terrorismo, la
comunità internazionale è chiamata a intraprendere nuove e creative iniziative
politiche, diplomatiche ed economiche volte a risolvere le scandalose situazioni
di grande ingiustizia, oppressione ed emarginazione che continuano ad affliggere
innumerevoli membri della famiglia umana. La storia dimostra infatti che il
reclutamento di terroristi risulta più facile in aree in cui vengono calpestati
i diritti umani e nelle quali l'ingiustizia è parte della vita quotidiana.
Questo non significa che le ineguaglianze e gli abusi esistenti nel mondo
giustifichino gli atti di terrorismo: non potrà mai esserci una giustificazione
alla violenza e al disprezzo per la vita umana. Tuttavia, la comunità
internazionale non può continuare a trascurare le cause soggiacenti che
conducono in particolare i giovani a perdere la speranza nell'umanità, nella
vita stessa e nel futuro, e a cadere preda delle tentazioni della violenza,
dell'odio e del desiderio di vendetta ad ogni costo.
...L'edificazione di questa cultura globale di solidarietà è forse il più
importante compito morale che l'umanità oggi deve svolgere. Esso lancia una
particolare sfida spirituale e culturale ai Paesi industrializzati
dell'Occidente, in cui i principi e i valori della religione cristiana sono da
lungo tempo intessuti nella trama stessa della società, ma che ora sono messi
in dubbio da modelli culturali alternativi basati su un individualismo esagerato
che troppo spesso conduce all'indifferenza, all'edonismo, al consumismo e a un
materialismo pratico che possono erodere e perfino sovvertire i fondamenti della
vita sociale. ...
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UDIENZA GENERALE
Mercoledì, 11 settembre 2002
1. ... Ad un anno dall’11 settembre 2001 ripetiamo che nessuna situazione di
ingiustizia, nessun sentimento di frustrazione, nessuna filosofia o religione
possono giustificare una tale aberrazione. Ogni persona umana ha diritto al
rispetto della propria vita e dignità, che sono beni inviolabili. Lo dice Dio,
lo sancisce il diritto internazionale, lo proclama la coscienza umana, lo esige
la convivenza civile.
2. Il terrorismo è e sarà sempre una manifestazione di disumana ferocia, che,
proprio perché tale, non potrà mai risolvere i conflitti tra esseri umani. La
sopraffazione, la violenza armata, la guerra sono scelte che seminano e generano
solo odio e morte. Soltanto la ragione e l’amore sono mezzi validi per
superare e risolvere le contese tra le persone e i popoli.
È tuttavia necessario ed urgente uno sforzo concorde e risoluto per avviare
nuove iniziative politiche ed economiche capaci di risolvere le scandalose
situazioni di ingiustizia e di oppressione, che continuano ad affliggere tanti
membri della famiglia umana, creando condizioni favorevoli all’esplosione
incontrollabile del desiderio di vendetta. Quando i diritti fondamentali sono
violati è facile cadere preda delle tentazioni dell’odio e della violenza.
Bisogna costruire insieme una cultura globale della solidarietà, che ridia ai
giovani la speranza nel futuro. ...
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MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
PER LA 89ª GIORNATA MONDIALE
DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO (2003)
Per un impegno a vincere ogni razzismo, xenofobia
e nazionalismo esasperato
1. La migrazione è diventata un fenomeno molto diffuso nel mondo moderno e
riguarda tutte le Nazioni, o come Paesi di partenza, di transito o di arrivo.
Essa concerne milioni di esseri umani e rappresenta una sfida che la Chiesa
pellegrina, al servizio dell’intera umana famiglia, deve raccogliere e
affrontare nello spirito evangelico di carità universale. Pure quest’anno, la
Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato deve essere occasione di
particolare preghiera per le necessità di tutti coloro che, per qualsiasi
ragione, sono lontani da casa e dalla propria famiglia. Deve essere inoltre un
giorno di profonda riflessione sui doveri di tutti i cattolici in relazione a
questi fratelli e sorelle.
Tra le persone particolarmente in necessità vi sono i forestieri più
vulnerabili; vale a dire i migranti senza documenti, i profughi, coloro che
hanno bisogno d’asilo, i profughi a causa di persistenti, violenti conflitti
in molte parti del mondo e le vittime – in maggioranza donne e bambini - del
terribile crimine che è il traffico di esseri umani. Anche di recente siamo
stati testimoni di casi tragici di movimenti forzati di persone per motivi
etnici e nazionalistici, che hanno portato un’indicibile sofferenza nella vita
dei gruppi colpiti. Alla base di queste situazioni vi sono intenzioni e azioni
peccaminose in contraddizione col Vangelo e che costituiscono un appello per i
cristiani, ovunque, a vincere il male con il bene.
2. L’appartenenza alla comunità cattolica non è determinata né da
nazionalità né da origine sociale o etnica bensì, fondamentalmente, dalla
fede in Gesù Cristo e dal Battesimo nel nome della Santissima Trinità. Ebbene
la costituzione «cosmopolita» del Popolo di Dio, oggi, è visibile
praticamente in ogni Chiesa particolare, poiché la migrazione ha trasformato
anche le comunità piccole e in precedenza isolate in realtà pluralistiche e
interculturali. Infatti, luoghi che fino a poco tempo fa vedevano raramente la
presenza di un forestiero si sono ora trasformati in casa per persone
provenienti da varie parti del mondo. ...
La Chiesa è consapevole che limitare l’appartenenza a una comunità locale
sulla base etnica o di altre caratteristiche esterne rappresenterebbe un
impoverimento per tutti e contraddirebbe il diritto fondamentale del battezzato
a compiere atti di culto e partecipare alla vita della comunità. Inoltre, se i
nuovi arrivati non si sentono accettati quando si avvicinano a una data comunità
parrocchiale perché non parlano la lingua locale o non osservano le usanze del
posto, essi diventano facilmente «pecorelle smarrite». La perdita di questi «piccoli»,
a causa di discriminazioni anche latenti, deve essere perciò motivo di grande
preoccupazione sia per i Pastori che per i fedeli.
3. Questa considerazione ci riporta a un tema che ho spesso menzionato nei miei
Messaggi per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, ossia il dovere
cristiano di accogliere chiunque bussi per necessità alla nostra porta. Questa
apertura edifica comunità cristiane vive, arricchite dallo Spirito con i doni
che vengono portati loro dai nuovi discepoli provenienti da altre culture. Tale
espressione fondamentale d’amore evangelico è al contempo ispiratrice
d’innumerevoli programmi di solidarietà a favore dei migranti e dei profughi
in ogni parte del mondo. ...
Ma spesso la solidarietà non è cosa spontanea. Essa richiede formazione e
allontanamento da atteggiamenti di chiusura, che in molte società di oggi sono
divenuti più sottili e diffusi. Per far fronte a questo fenomeno, la Chiesa
possiede vaste risorse educative e formative a ogni livello. Mi rivolgo quindi a
genitori e insegnanti, affinché combattano il razzismo e la xenofobia
inculcando atteggiamenti positivi fondati sulla Dottrina sociale cattolica.
4. Sempre più radicati in Cristo, i cristiani devono sforzarsi di vincere ogni
tendenza a chiudersi in se stessi e imparare a discernere l’opera di Dio nelle
persone di altre culture. Ma solo l’autentico amore evangelico potrà essere
talmente forte da aiutare le comunità a passare dalla mera tolleranza verso gli
altri al rispetto autentico delle loro diversità. ...
È evidente del resto che, mentre esorto i cattolici a eccellere nello spirito
di solidarietà verso i nuovi arrivati in mezzo a loro, invito altresì gli
immigrati a riconoscere il dovere di onorare i Paesi che li ricevono e a
rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni della gente che li ha accolti.
Solo così prevarrà l’armonia sociale.
Il cammino verso la vera accettazione degli immigranti nella loro diversità
culturale, in effetti, è difficile, talvolta si presenta anzi come una vera via
crucis. ...
5. È evidente poi che le comunità culturali miste offrono opportunità uniche
per approfondire il dono dell’unità con le altre Chiese cristiane e comunità
ecclesiali. Molte di esse, infatti, hanno operato all’interno delle proprie
comunità, e con la Chiesa cattolica, per formare società in cui le culture dei
migranti e i loro doni particolari vengano sinceramente apprezzati, e in cui
ogni manifestazione di razzismo, xenofobia e nazionalismo esasperato sia
contrastata in modo profetico. ...
Che le benedizioni abbondanti di Dio accompagnino tutti coloro che accolgono lo
straniero nel nome di Cristo.
Dal Vaticano, 24 ottobre 2002
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE
DEL BRASILE (NORDESTE I-IV) IN VISITA
"AD LIMINA APOSTOLORUM"
Sabato, 26 ottobre 2002
Carissimi Fratelli nell'Episcopato
...
2. ...Negli ultimi decenni, lo sforzo per combattere l'analfabetismo, le
malattie endemiche e la mortalità infantile; la coesistenza con la povertà e
la miseria croniche, dovute in buona parte all'immigrazione dalla campagna verso
la città; il problema della giusta distribuzione della terra e dell'attenzione
alla gente del mare, così come molti altri problemi, senza dimenticare il
binomio siccità-inondazioni, sono motivi di preoccupazione costante per le
autorità locali, così come per le diverse Pastorali diocesane. ...
8. ... Come sappiamo, la gioventù brasiliana caratterizza la vita nazionale non
soltanto numericamente, ma anche per l'influsso che esercita sulla vita sociale.
Oltre allo spinoso problema dell'accompagnamento del minore privato della sua
dignità e dell'innocenza, ci sono i problemi legati al suo inserimento nel
mercato del lavoro, l'aumento della criminalità giovanile, in buona parte
condizionato dalla situazione di povertà endemica e dalla mancanza di stabilità
familiare e dall'azione a volte deleteria di certi mezzi di comunicazione
sociale, la migrazione interna, in cerca di migliori condizioni di vita nelle
grandi città, il preoccupante coinvolgimento dei giovani nel mondo della droga
e della prostituzione, che costituiscono fattori che rimangono sempre prioritari
nelle vostre preoccupazioni pastorali. ...
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
ALL’ASSEMBLEA PLENARIA
DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA DELLE SCIENZE
Lunedì, 11 novembre 2002
Cari membri della Pontificia Accademia delle Scienze,
...
Penso anche ai benefici enormi che la scienza può apportare ai popoli del mondo
attraverso la ricerca di base e le applicazioni tecnologiche. La comunità
scientifica, proteggendo la sua legittima autonomia dalle pressioni economiche e
politiche, non cedendo alle forze del consenso o al desiderio di profitto,
impegnandosi in una ricerca generosa volta alla verità e al bene comune, può
aiutare i popoli del mondo e servirli in modi non accessibili ad altre
strutture.
All'inizio di questo nuovo secolo, gli scienziati devono chiedersi se non
possono fare di più a questo proposito. In un mondo sempre più globalizzato,
non possono forse fare di più per aumentare i livelli di istruzione e
migliorare le condizioni di salute, per studiare strategie per una distribuzione
più equa delle risorse, per facilitare la libera circolazione dell'informazione
e l'accesso di tutti a quel sapere che migliora la qualità della vita,
elevandone il livello? Non possono forse far udire la propria voce più
chiaramente e con maggiore autorità per la pace nel mondo?
...In tal modo, la scienza contribuirà a unire menti e cuori, promuovendo il
dialogo non solo fra singoli ricercatori in diverse parti del mondo, ma anche
fra nazioni e culture, offrendo un contributo inestimabile alla pace e
all'armonia fra i popoli. ...
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VISITA AL PARLAMENTO ITALIANO IN SEDUTA PUBBLICA COMUNE
(PALAZZO MONTECITORIO)
DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI PAOLO II
Giovedì, 14 novembre 2002
Signor Presidente della Repubblica Italiana,
Onorevoli Presidenti della Camera dei Deputati e del Senato,
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
Onorevoli Deputati e Senatori!
...
8. Il carattere realmente umanistico di un corpo sociale si manifesta
particolarmente nell'attenzione che esso riesce ad esprimere verso le sue
membra più deboli. Guardando al cammino percorso dall'Italia in questi
quasi sessant'anni dalle rovine della seconda guerra mondiale, non si possono
non ammirare gli ingenti progressi compiuti verso una società nella quale siano
assicurate a tutti accettabili condizioni di vita. Ma è altrettanto inevitabile
riconoscere la tuttora grave crisi dell'occupazione soprattutto giovanile
e le molte povertà, miserie ed emarginazioni, antiche e nuove, che affliggono
numerose persone e famiglie italiane o immigrate in questo Paese. E' grande,
quindi, il bisogno di una solidarietà spontanea e capillare, alla quale la
Chiesa è con ogni impegno protesa a dare di cuore il proprio contributo.
Tale solidarietà, tuttavia, non può non contare soprattutto sulla costante
sollecitudine delle pubbliche Istituzioni. ...
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ANGELUS
Domenica, 17 novembre 2002
Carissimi Fratelli e Sorelle!
1. Si celebra oggi in Italia la Giornata delle Migrazioni, appuntamento
annuale che invita la Comunità ecclesiale e quella civile a riflettere su
quest'importante e complesso fenomeno sociale.
Quale tema per l'odierna ricorrenza, i Vescovi italiani hanno scelto
un'espressione dell'apostolo Paolo: "Accoglietevi come Cristo ha accolto
voi" (Rm 15,7). In Cristo, accogliendo ogni uomo, Dio si
è fatto "migrante" nei sentieri del tempo per portare a tutti il
Vangelo dell'amore e della pace. Contemplando questo mistero, come non aprirsi
all'accoglienza e riconoscere che ogni essere umano è figlio dell'unico Padre
celeste e quindi nostro fratello?
2. Viviamo in un'epoca di profondi mutamenti che investono persone, gruppi
etnici e popoli. Anche oggi si registrano gravi disuguaglianze, specialmente
tra nord e sud del mondo. Ciò fa sì che la terra, divenuta sempre più
"villaggio globale", sia purtroppo per gli uni un luogo di povertà
e di privazioni, mentre nelle mani di altri si concentrano grandi ricchezze.
In questo contesto, l'"altro" rischia di essere considerato spesso un
concorrente, tanto più se è "diverso" per lingua, nazionalità e
cultura.
È per questo importante che si diffonda lo spirito dell'accoglienza, da
tradurre in comportamenti sociali di attenzione specialmente a chi è nel
bisogno. Ognuno è chiamato a contribuire per rendere il mondo migliore
cominciando dal proprio ambito di vita e di azione. Auspico di cuore che le
famiglie, le associazioni, le comunità ecclesiali e civili diventino sempre più
palestre di ospitalità, di civile convivenza, di dialogo fecondo. Gli
immigrati, da parte loro, sappiano rispettare le leggi dello Stato che li
accoglie e contribuire così ad un migliore inserimento nel nuovo contesto
sociale. ...
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AL NUOVO AMBASCIATORE DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA
PRESSO LA SANTA SEDE IN OCCASIONE
DELLA PRESENTAZIONE DELLE LETTERE CREDENZIALI
30 novembre 2002
Signor Ambasciatore,
2. ... Occorre però lavorare intensamente per costruire e rendere efficace la pace
nella giustizia, risolvendo problemi legati al futuro del Paese. Tra questi, la
questione dei profughi e degli esuli, che attendono di poter tornare a casa, e
la ripresa economica, che porterebbe serenità e fiducia alle popolazioni.
Sono necessari, pertanto, programmi concreti, che partano dalla persona e dal
rispetto della sua dignità, che offrano la possibilità di lavorare e di
guadagnare i mezzi sufficienti per la vita, che promuovano il dialogo e la
collaborazione tra le varie componenti della società civile nel pieno rispetto
dell'identità di ciascuno.
3. ... E' vero che non si può cancellare dalla memoria quanto è accaduto nel passato,
ma si può e si deve liberare i cuori dal rancore e dalla vendetta. La memoria
degli errori e delle ingiustizie resti come monito esigente a non ripetere né
gli uni né le altre, così da evitare nuove tragedie, forse anche più grandi.
La Chiesa della Bosnia ed Erzegovina è già al lavoro ed offre il suo
contributo alla riconciliazione e al perdono, annunciando fedelmente il Vangelo.
Essa chiede solo di poter svolgere tale sua missione, stando vicino ai poveri e
agli emarginati e dando voce a quanti nella società ne sono privi.
4. ... Sebbene la guerra sia terminata ormai da quasi sette anni, non si vedono
purtroppo ancora soluzioni concrete per il dramma dei numerosi profughi ed esuli
desiderosi di tornare alle loro case. Penso, in particolare, alle popolazioni
che sono in attesa di poter rientrare nelle zone di Banja Luka e di Bosanska
Posavina. Queste popolazioni, come pure profughi ed esuli di altre zone, si
vedono negato il diritto di vivere serenamente sul loro suolo natio. Molto
spesso, allora, non pochi tra loro sono costretti a cercare fortuna altrove.
Tali persone giustamente chiedono garanzie per la loro incolumità, nonché la
creazione di condizioni politiche, sociali ed economiche accettabili. Domandano,
inoltre, la restituzione dei beni, dei quali sono stati privati con violenza
durante la guerra.
5. ...Il Concilio, inoltre, ricorda che la pace «viene con tutta esattezza
definita opera della giustizia» e che questa esige «la ferma volontà di
rispettare gli altri uomini e gli altri popoli e la loro dignità» ...
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DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
AI NUOVI AMBASCIATORI IN OCCASIONE
DELLA PRESENTAZIONE COLLETTIVA
DELLE LETTERE CREDENZIALI
Venerdì 13 dicembre 2002
Eccellenze,
...
2. La pace è uno dei beni più preziosi per le persone, per i popoli e per gli
Stati. Come già sapete, voi che seguite attivamente la vita internazionale,
tutti gli uomini la desiderano ardentemente. Senza la pace, non vi può essere
autentico sviluppo degli individui, delle famiglie, della società e
dell'economia stessa. La pace è un dovere per tutti. Volere la pace non è un
segno di debolezza, bensì di forza. Essa si realizza nel rispetto dell'ordine
internazionale e del diritto internazionale, che devono essere le priorità di
tutti coloro che sono responsabili del destino delle Nazioni. Parimenti, è
importante considerare il valore fondamentale delle azioni comuni e
multilaterali, per la risoluzione dei conflitti nei diversi continenti.
3. Le miserie e le ingiustizie sono fonte di violenza e contribuiscono al
mantenimento e allo sviluppo di diversi conflitti locali o regionali. Penso in
particolare ai Paesi nei quali la carestia cresce in maniera endemica. La
comunità internazionale è chiamata a fare tutto il possibile affinché questi
flagelli possano essere poco a poco debellati, soprattutto con mezzi materiali e
umani che aiuteranno i popoli che ne hanno più bisogno. Un maggiore sostegno
all'organizzazione delle economie locali permetterebbe senza dubbio alle
popolazioni autoctone di prendere maggiormente in mano il loro futuro.
La povertà grava oggi in maniera allarmante sul mondo, mettendo in pericolo gli
equilibri politici, economici e sociali. Nello spirito della Conferenza
internazionale di Vienna del 1993 sui diritti umani, essa è un attentato
contro la dignità delle persone e dei popoli. Occorre riconoscere il diritto di
ognuno ad avere il necessario e a poter beneficiare di una parte della ricchezza
nazionale. Per mezzo di voi, Signori Ambasciatori, desidero lanciare ancora una
volta un pressante appello alla Comunità internazionale, affinché si
riesamini, al più presto, la duplice questione della ripartizione delle
ricchezze del pianeta e di un'assistenza tecnica e scientifica equa nei riguardi
dei Paesi poveri, che costituiscono un dovere per i Paesi ricchi. Il sostegno
allo sviluppo di fatto passa attraverso la formazione, in tutti gli ambiti, di
responsabili locali che domani si preoccuperanno del destino dei loro popoli,
affinché questi ultimi possano beneficiare in maniera più diretta delle
materie prime e delle ricchezze estratte dal sottosuolo e di quelle della
terra.
È in questa prospettiva che la Chiesa cattolica desidera proseguire la sua
azione, nell'ambito diplomatico e con la sua presenza e vicinanza nei diversi
Paesi del mondo, impegnandosi per il rispetto delle persone e dei popoli, e per
la promozione di tutti, in particolare attraverso l'educazione integrale e le
opere di socializzazione. ...
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MESSAGGIO
DI SUA SANTITÀ
GIOVANNI PAOLO II
PER LA CELEBRAZIONE DELLA
GIORNATA MONDIALE
DELLA PACE
1 GENNAIO 2003
PACEM IN TERRIS:
UN IMPEGNO PERMANENTE
...
3. ... Giovanni XXIII identificò le condizioni essenziali per la pace in
quattro precise esigenze dell'animo umano: la verità, la giustizia,
l'amore e la libertà (cfr ibid., I: l.c., 265-266).
La verità – egli disse – sarà fondamento della pace, se ogni
individuo con onestà prenderà coscienza, oltre che dei propri diritti, anche
dei propri doveri verso gli altri. La giustizia edificherà la pace, se
ciascuno concretamente rispetterà i diritti altrui e si sforzerà di adempiere
pienamente i propri doveri verso gli altri. L'amore sarà fermento di
pace, se la gente sentirà i bisogni degli altri come propri e condividerà con
gli altri ciò che possiede, a cominciare dai valori dello spirito. La libertà
infine alimenterà la pace e la farà fruttificare se, nella scelta dei mezzi
per raggiungerla, gli individui seguiranno la ragione e si assumeranno con
coraggio la responsabilità delle proprie azioni. ...
Non solo la visione precorritrice di Papa Giovanni XXIII, la prospettiva cioè
di un'autorità pubblica internazionale a servizio dei diritti umani, della
libertà e della pace, non si è ancora interamente realizzata, ma si deve
registrare, purtroppo, la non infrequente esitazione della comunità
internazionale nel dovere di rispettare e applicare i diritti umani. Questo
dovere tocca tutti i diritti fondamentali e non consente scelte
arbitrarie, che porterebbero a realizzare forme di discriminazione e di
ingiustizia. Allo stesso tempo, siamo testimoni dell'affermarsi di una
preoccupante forbice tra una serie di nuovi «diritti» promossi nelle società
tecnologicamente avanzate e diritti umani elementari che tuttora non vengono
soddisfatti soprattutto in situazioni di sottosviluppo: penso, ad esempio, al
diritto al cibo, all'acqua potabile, alla casa, all'auto- determinazione e
all'indipendenza. La pace richiede che questa distanza sia urgentemente
ridotta e infine superata. ...
6. ... emerge anche da questa angolatura la consapevolezza che la questione
della pace non può essere separata da quella della dignità e dei diritti
umani. Proprio questa è una delle perenni verità insegnate dalla Pacem in
terris, e noi faremmo bene a ricordarla e a meditarla in questo quarantesimo
anniversario.
Non è forse questo il tempo nel quale tutti devono collaborare alla
costituzione di una nuova organizzazione dell'intera famiglia umana, per
assicurare la pace e l'armonia tra i popoli, ed insieme promuovere il loro
progresso integrale? ...
Si intende piuttosto sottolineare l'urgenza di accelerare i processi già in
corso per rispondere alla pressoché universale domanda di modi democratici
nell'esercizio dell'autorità politica, sia nazionale che internazionale,
come anche alla richiesta di trasparenza e di credibilità ad ogni livello
della vita pubblica. ...
8. C'è un legame inscindibile tra l'impegno per la pace e il rispetto
della verità. L'onestà nel dare informazioni, l'equità dei sistemi
giuridici, la trasparenza delle procedure democratiche danno ai cittadini quel
senso di sicurezza, quella disponibilità a comporre le controversie con mezzi
pacifici e quella volontà di intesa leale e costruttiva che costituiscono le
vere premesse di una pace durevole. Gli incontri politici a livello
nazionale e internazionale servono la causa della pace solo se l'assunzione
comune degli impegni è poi rispettata da ogni parte. ...
Pacta sunt servanda, recita l'antico adagio. Se tutti gli impegni assunti devono essere rispettati,
speciale cura deve essere posta nel dare esecuzione agli impegni assunti
verso i poveri. Particolarmente frustrante sarebbe infatti, nei loro
confronti, il mancato adempimento di promesse da loro sentite come di vitale
interesse. In questa prospettiva, il mancato adempimento degli impegni con le
nazioni in via di sviluppo costituisce una seria questione morale e mette ancora
più in luce l'ingiustizia delle disuguaglianze esistenti nel mondo. La
sofferenza causata dalla povertà risulta drammaticamente accresciuta dal venir
meno della fiducia. Il risultato finale è la caduta di ogni speranza. La
presenza della fiducia nelle relazioni internazionali è un capitale sociale
di valore fondamentale.
9. A voler guardare le cose a fondo, si deve riconoscere che la pace non è
tanto questione di strutture, quanto di persone.
... Gesti di pace nascono dalla vita di persone che coltivano nel
proprio animo costanti atteggiamenti di pace. Sono frutto della mente e del
cuore di «operatori di pace» (Mt 5, 9). Gesti di pace sono
possibili quando la gente apprezza pienamente la dimensione comunitaria della
vita, così da percepire il significato e le conseguenze che certi eventi
hanno sulla propria comunità e sul mondo nel suo insieme. Gesti di pace
creano una tradizione e una cultura di pace. ...
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ANGELUS
1 gennaio 2003
36a Giornata Mondiale della Pace
...
2. ...Come allora, pure oggi è chiesto a ciascuno di dare il proprio contributo
per promuovere e realizzare la pace, mediante scelte generose di
comprensione reciproca, di riconciliazione, di perdono e di fattiva attenzione a
chi è nel bisogno. Sono necessari concreti "gesti di pace"
nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nelle comunità, nell'insieme della vita
civile, nei consessi sociali nazionali e internazionali. Non bisogna soprattutto
mai smettere di pregare per la pace.
Come non esprimere ancora una volta l'auspicio che, da parte dei responsabili,
si faccia tutto il possibile per trovare soluzioni pacifiche alle molte tensioni
in atto nel mondo, in particolare nel Medio Oriente, evitando ulteriori
sofferenze a quelle popolazioni già tanto provate? Prevalgano la solidarietà
umana e il diritto!...
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DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II
AL CORPO DIPLOMATICO
ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE
Lunedì, 13 gennaio 2003
Signore e Signori,
...
2. Sono impressionato dal sentimento di paura che dimora sovente nel cuore
dei nostri contemporanei. Il terrorismo subdolo che può colpire in qualsiasi istante e ovunque; il problema non risolto del Medio
Oriente, con la Terra Santa e l’Iraq; gli scossoni che scompigliano il Sud America, particolarmente l’Argentina, la Colombia e il Venezuela; i conflitti che impediscono a numerosi
Paesi africani di dedicarsi al proprio sviluppo; le malattie che propagano il
contagio e la morte; il problema grave della fame, in modo speciale in Africa; i
comportamenti irresponsabili che contribuiscono all’impoverimento delle risorse del pianeta: ecco altrettanti flagelli che
minacciano la sopravvivenza dell’umanità, la serenità delle persone e la sicurezza delle società.
3. Ma tutto puòcambiare. Dipende da ciascuno di noi. Ognuno può sviluppare
in se stesso il proprio potenziale di fede, di probità, di rispetto altrui, di dedizione al servizio degli altri.
Dipende chiaramente anche dai responsabili politici chiamati a servire il bene
comune....Anzitutto un«SÌ ALLA VITA»! Rispettare la vita e le vite: tutto comincia da qui,
poiché il più fondamentale diritto umano è il diritto alla vita. L’aborto, l’eutanasia o la clonazione umana, ad esempio, rischiano di ridurre la persona
umana ad un semplice oggetto: in qualche modo, la vita e la morte a comando!
Quando sono prive di ogni criterio morale, le ricerche scientifiche che
manipolano le sorgenti della vita, sono una negazione dell’essere e della dignità della
persona. Anche la stessa guerra attenta alla vita umana, perché reca con sé sofferenza
e morte. La lotta per la pace è sempre una lotta per la vita!
Poi, il RISPETTO DEL DIRITTO. La vita in società –in particolare la vita internazionale–suppone dei principi comuni intangibili, il cui
scopo è di garantire la sicurezza e la libertà dei cittadini e delle Nazioni. Tali regole di condotta sono alla base della
stabilità nazionale e internazionale. Oggi, i responsabili politici hanno a disposizione
testi appropriati e pertinenti istituzioni. Basta metterli in pratica. Il mondo
sarebbe totalmente diverso se si cominciasse ad applicare, in maniera sincera,
gli accordi sottoscritti!
Infine il DOVERE DELLA SOLIDARIETÀ. In un mondo inondato da informazioni, ma che paradossalmente comunica con
tanta difficoltà, e dove le condizioni di esistenza sono scandalosamente ineguali,è importante non lasciare nulla di intentato
perché tutti si sentano responsabili della crescita e della felicità di tutti. Ne va del nostro avvenire. Giovani senza lavoro, persone disabili
marginalizzate, anziani abbandonati, Paesi prigionieri della fame e della
miseria: ecco ciò che troppo spesso fa si che l’uomo perda la speranza e soccomba alla tentazione del ripiegamento su
sé stesso o alla violenza.
4. Si impongono pertanto alcune scelte affinché l’uomo abbia ancora un avvenire: i popoli della terra e i loro dirigenti devono avere talvolta il coraggio di
dire“no”.
«NO ALLA MORTE»! Cioè,“no”a tutto ciò che attenta all’incomparabile
dignità di ogni essere umano, a cominciare da quella dei bambini non ancora nati. Se la
vita è davvero un tesoro, bisogna saperlo conservare e farlo fruttificare senza
snaturarlo.“No”a tutto ciò che indebolisce la famiglia, cellula fondamentale della società.“No”a tutto ciò
che distrugge nel bambino il senso dello sforzo, il rispetto di sé e dell’altro, il senso del servizio.
«NO ALL’EGOISMO»! Cioè,“no”a tutto ciò che spinge l’uomo a rifugiarsi nel bozzolo di una classe sociale privilegiata o di una
cultura di comodo che esclude l’altro. Il modo di vivere di quanti usufruiscono del benessere, il loro modo di
consumare, debbono essere rivisti alla luce delle ripercussioni che hanno sugli
altri Paesi. ...Egoismo è anche l’indifferenza delle Nazioni opulente nei confronti dei Paesi abbandonati a se
stessi. Tutti i popoli hanno il diritto di ricevere una parte equa dei beni di
questo mondo, e della conoscenza scientifica e tecnologica dei Paesi più capaci. ....
«NO ALLA GUERRA»! La guerra non è mai una fatalità; essa è sempre
una sconfitta dell’umanità. Il diritto internazionale, il dialogo leale, la
solidarietà fra Stati, l’esercizio nobile della diplomazia, sono mezzi degni dell’uomo e delle Nazioni per risolvere i loro contenziosi. Dico questo pensando a
coloro che ripongono ancora la loro fiducia nell’arma nucleare e ai troppi conflitti che tengono ancora in ostaggio nostri
fratelli in umanità. ...
Mai la guerra può essere considerata un mezzo come un altro, da utilizzare per regolare i
contenziosi fra le Nazioni. Come ricordano la Carta dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e il Diritto internazionale, non si
può far ricorso alla guerra, anche se si tratta di assicurare il bene comune, se non
come estrema possibilità e nel rispetto di ben rigorose condizioni, nè vanno trascurate le conseguenze che essa comporta per le popolazioni civili
durante e dopo le operazioni militari.
5.Èdunque possibile cambiare il corso degli eventi quando prevalgono la buona volontà, la fiducia nell’altro, l’attuazione degli impegni assunti e la cooperazione fra partner
responsabili. ...
6. Eccellenze, Signore e Signori, una constatazione si impone: ormai l’indipendenza degli Stati non
può più essere concepita, se non nell’interdipendenza.Tutti sono legati nel bene come nel male. Per tale ragione, giustamente,
occorre saper distinguere il bene dal male e chiamarli con il loro proprio nome.
Al riguardo, quando il dubbio o la confusione prendono il sopravvento, si devono
temere i più grandi mali, come la storia ci ha insegnato innumerevoli volte.
Per evitare di precipitare nel caos, mi sembra che si impongano due esigenze.
Anzitutto recuperare in seno agli Stati e fra gli Stati il valore primordiale
della legge naturale, che ha ispirato, un tempo, il diritto delle genti e i
primi pensatori del diritto internazionale. ...
Inoltre, l’azione senza sosta di uomini di Stato probi e disinteressati. In effetti, l’indispensabile competenza professionale dei responsabili politici non
può essere legittimata che da un saldo riferimento a forti convinzioni etiche.
...
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