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ORDINAZIONE EPISCOPALE DI MONSIGNOR ANGELO MOTTOLA
OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO*
Martedì, 21 settembre 1999
La liturgia della festa di s. Matteo, Apostolo ed Evangelista, ben si addice al
solenne rito dell'ordinazione episcopale di un nostro caro Confratello.
Nel Vangelo
abbiamo ascoltato il racconto sempre commovente della vocazione di Matteo,
denominato anche Levi, secondo l'usanza di coloro che, per i rapporti con i
gentili, abbinavano al nome semitico un altro termine greco o latino, come del
resto fece Saulo con il nome di Paolo.
È lo stesso Matteo a descriverci con brevi e stringenti parole l'essenziale di
quella famosa chiamata, che susciterà poi molto stupore fra i farisei. Chissà
con che commozione l'Apostolo avrà scritto dopo alcuni anni, nel suo semplice
linguaggio aramaico, quell'incontro con Colui che doveva cambiare il corso della
sua vita.
«E Gesù passando vide un uomo, chiamato Matteo, seduto al banco delle imposte e
gli disse: Seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì» (Mt 9,9).
Iniziava così per il figlio di Alfeo una nuova epoca della sua vita, non più
dedicata a chiedere ai passanti della strada di Cafarnao un tributo per il
tetrarca, quel contributo per l'autorità pubblica o «publicum» da cui derivava
appunto il nome di publicano. Ormai egli era chiamato a dedicare la sua vita per
chiedere agli uomini di rendere a Dio un altro tributo, quello della fede.
Anche tu, caro Don Angelo, un giorno lontano hai sentito la voce del Maestro che
ti diceva: «Vieni e seguimi». E sei diventato sacerdote del Signore. Oggi il
Signore, attraverso la voce del Papa, ti rinnova quest'invito per un servizio
ecclesiale ancor più alto. Con la disponibilità di sempre tu hai detto il tuo
«sì» ed oggi, con l'imposizione delle mie mani, come di quelle dei Confratelli
presenti, tu riceverai la grazia di poter svolgere degnamente la nuova missione
che ti è affidata.
Di fronte al dono ed al mistero della nostra vocazione non rimane che adorare in
silenzio le mirabili vie di quel Dio che è Tre volte Santo, Signore della vita e
della storia di ogni uomo. Una provvidenziale coincidenza ha poi voluto che,
come Matteo, anche tu fossi chiamato alla missione apostolica, da un ufficio
simile a quello di Levi.
Ma come lui, hai detto il tuo «sì» e fra poco inizierai una nuova missione,
proprio in una terra che, secondo alcuni, fu testimone dell'opera
evangelizzatrice dell'apostolo Matteo, dopo la sua partenza dalla Palestina.
Alcuni scrittori, infatti, come s. Ambrogio e s. Paolino da Nola, parlano della
predicazione e della morte di Matteo in terra Persiana.
Mons. Angelo Mottola viene oggi annoverato nel Collegio Episcopale. È il
Collegio che succede a quello apostolico nella sua missione di continuare, fino
alla fine dei secoli, l'opera salvatrice di Cristo.
È vero che al nuovo Vescovo è anche assegnata la sede titolare di Cercina, per
conservare la memoria storica di un'antica sede episcopale africana ormai
scomparsa. L'essenziale però è la sua inserzione nel Collegio Episcopale, per
continuare quella missione pastorale che Cristo affidò agli apostoli ed ai loro
successori.
Come Maestro di verità, egli dovrà così annunziare il Vangelo di Cristo; come
Ministro di grazia, dovrà essere portatore dei doni di Dio agli uomini; come
Guida del popolo cristiano, dovrà accompagnarlo nel suo cammino terreno, verso
l'incontro con il Signore.
Sono i tre ben noti uffici con i quali la dottrina cattolica ha cercato di
delineare la missione pastorale del presbitero e quella ancor più impegnativa
del Vescovo nella Santa Chiesa di Dio.
Il nostro caro Confratello non è chiamato a lavorare in una diocesi particolare
né come Vescovo residenziale né come Coadiutore od Ausiliare. A Lui il Papa ha
affidato l'ufficio specifico di aiutarlo nel suo servizio di Pastore della
Chiesa universale, rappresentandolo nella grande Nazione dell'Iran. Si tratta
però sempre dell'unico ministero pastorale, che è proprio di ogni Successore
degli Apostoli.
Come Vescovo della Chiesa cattolica, egli coopererà con i Vescovi del luogo,
rendendo sempre più saldi i vincoli di comunione che esistono fra loro ed il
Successore di Pietro.
Come Inviato Pontificio, egli manterrà un dialogo costruttivo anche con le
autorità civili, dando a Cesare quello che è di Cesare e chiedendo che si dia a
Dio ciò che è di Dio.
Con questi nobili propositi il nuovo Nunzio Apostolico partirà fra breve per
Teheran, per continuare in quell'importante sede l'opera generosa finora svolta
dai suoi Predecessori.
Come è noto, l'inizio dei rapporti diplomatici fra Santa Sede ed Iran risale al
2 maggio 1953, allorquando fu colà eretta, dal Papa Pio XII di v.m., una propria
Internunziatura apostolica. Da allora si è stabilita a Teheran la presenza
feconda di un Rappresentante Pontificio e siamo sicuri che Mons. Angelo Mottola
continuerà tale opera, in stretta unione con i Vescovi del luogo e le autorità
civili di quel nobile Paese.
La comunità cattolica sorta nell'antica terra persiana è molto esigua, ma è
generosa ed attiva, nella realtà dell'Iran moderno. In particolare, è una
comunità che ama la propria nazione. Essa, poi, non chiede privilegi, ma solo la
necessaria libertà che compete ad ogni cittadino, per seguire la propria vita
religiosa e contribuire a costruire una patria grande, nel rispetto armonioso
dei diritti di tutti.
Il Nunzio Apostolico avrà una cura assidua di quella benemerita comunità
cristiana, affinché possa godere del necessario spazio di azione, ricordando il
grande principio tracciato dal Concilio Ecumenico Vaticano II nella celebre
dichiarazione «Dignitatis humanae»: «La libertà della Chiesa è il principio
fondamentale delle relazioni fra la Chiesa ed i poteri pubblici e tutto
l'ordinamento civile» (Ibidem, n. 13).
Caro Monsignore, grande è la missione che ti attende. Per questo noi tutti
imploriamo per te i doni dello Spirito Santo, per l'intercessione di Maria
Santissima e di tutti i Santi del cielo. Impegnativo è il tuo ufficio, ma ti è
vicino il Santo Padre Giovanni Paolo II, che per mezzo mio ti invia la sua
Apostolica Benedizione. Ti sono vicini tanti amici della Curia Romana, in primo
luogo i collaboratori di Propaganda Fide.
Ti accompagnano con le loro preghiere la tua cara mamma ed i tuoi familiari, i
concittadini di Aversa e tanti amici di Roma. Avanti, quindi, sereno nel nome
del Signore! Amen!
*L'Osservatore Romano 23.9.1999 p.9.
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