Sono onorato di prendere parte a questo qualificato convegno e
ne ringrazio gli organizzatori. Il tema proposto, lo sfruttamento sessuale dei minori, rivela una sua allarmante
attualità. L’interesse delle istituzioni verso questo fenomeno è rivolto a valutare la
sua portata e a predisporne i rimedi.
Il turismo costituisce ormai un settore talmente qualificato
nella vita dei popoli che di recente è stato chiesto il suo inserimento nella
futura Costituzione europea. Sui meriti indiscussi di questa vasta fascia di
interesse mondiale, così ricca di aspetti sociali, economici e culturali, si
affaccia già da tempo una piovra destabilizzante e rivoltante: il cosiddetto turismo
sessuale.
I.
IL TURISMO SESSUALE
Ed è bene precisare anzitutto cosa si intende per tale forma di
turismo. Nella Classification internationale des maladies, pubblicata nel
1993 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la pedofilia figura nel
capitolo riservato alla preferenze sessuali e viene definita: una vera
preferenza verso i bambini, generalmente prepuberi o all’inizio della pubertà.
Tale documento precisa:
"Per commettere un atto, che venga qualificato atto di
pedofilia, bisogna avere almeno 16 anni ed essere più grandi del minore di
almeno cinque anni (OMS).
"Questi atti possono essere di natura omosessuale,
eterosessuale e bisessuale. Gli atti possono essere commessi o per seduzione,
o per minaccia o dietro ricompensa.
"Gli atti possono anche derivare da un apparente consenso
del minore, soprattutto quando il minore riveli carenze affettive che trova
soddisfatte nel maggiore (OMS)".
Il turista sessuale è colui (o colei) che, al fine di
praticare sesso con i minori, organizza periodi di vacanza in Paesi che non solo
tollerano la prostituzione minorile, ma spesso la propagandano per attirare il
turista e così incassare valuta pregiata. Paesi che godono, inoltre, di una
maggiore liceità di costume derivante da pratiche tradizionali e religiose,
talvolta pericolose, al limite della legalità.
Il turismo sessuale contribuisce ad alimentare il mercato della
prostituzione minorile e procura lauti guadagni alle agenzie turistiche che si
occupano dello speciale viaggiatore: dall’annuncio pubblicitario (a volte
camuffato, altre volte chiaro ed inequivocabile), all’arrivo ai "servizi",
destinazione, alla sistemazione in hotel, o piccoli residence comprensivi
dei "particolari servizi".
Anche i media diffondono largamente l’immagine della vacanza
in stretta analogia con quella della libertà sessuale, permettendo al turista,
in cerca di avventure esotiche, di disfarsi delle costrizioni morali e sociali
che regolano i comportamenti della vita quotidiana.
Sì giunge così alla conoscenza di nuove realtà e, come disse
al Congresso mondiale di Stoccolma sulla pedofilia, il ministro canadese degli
Affari Esteri, Lloyd Axworthy, il sex-tourism costituisce una minima
parte del business dello sfruttamento del bambino come oggetto del sesso,
ma è sicuramente lucrativo e manifesto.
Alla luce di recenti avvenimenti internazionali, che hanno
richiamato sempre più l’attenzione dell’opinione pubblica su questo
umiliante fenomeno, gli Stati vanno assumendo delle iniziative, anche legali,
per arginare e combattere tale forma di sfruttamento del fanciullo. Oggi, anche
in questa sede, gli Stati intendono lanciare un altro messaggio a chi, per
interesse economico, vuole alimentare questo crimine e a chi, per interesse
economico, vuole sostenerlo.
Le principali mete dei sex-tourist sono in Asia: le
Filippine, Taiwan, Thailandia, India, Ceylon; in America Latina: Messico,
Brasile, Venezuela; in Africa: il Kenia.
Una politica spregiudicata, l’avidità economica di classi
privilegiate locali, la povertà di certi paesi e la lotta per la sopravvivenza
di strati della popolazione costituiscono l’humus, la base, nella quale
si sviluppa questa nuova forma di riduzione in schiavitù. A ciò dobbiamo
aggiungere le pressioni economiche esercitate dagli investitori stranieri nel
settore del turismo sui paesi in via di sviluppo e l’attrazione dei beni di
consumo incentivata dai paesi industrializzati.
II.
CARENZA DI NORMATIVA
Una delle cause dell’aumento smisurato del turismo sessuale è
la carenza di leggi adeguate e anche quando siano presenti severe norme penali,
la mancanza di misure efficaci per la loro applicazione o la connivenza con la
polizia.
In questo senso, sono ormai molte le statistiche delle Nazioni
Unite, dell’Unione Europea, dell’UNICEF, di altri Enti e Istituzioni, che
denunciano una situazione globale dell'infanzia nel mondo, molto lontana
dall’essere soddisfacente.
Milioni di bambini soffrono il male delle guerre, della miseria,
delle malattie, del lavoro minorile, a cui si aggiunge quello dello sfruttamento
sessuale.
Una tale situazione di degrado rivela radici profonde,
un’involuzione sociale sul piano del rispetto dei valori fondamentali
dell’uomo e della dignità della persona.
Questo aberrante fenomeno, uno dei vari aspetti della parafilia,
conduce ad una manipolazione della verità e ad una erronea antropologia;
riflette un relativismo ed uno scetticismo senza precedenti. Esprime, inoltre,
l’immagine di una società immersa nel consumismo senza confini morali e
spinta a chiudersi ad ogni verità oggettiva.
La pedofilia non è un fenomeno moderno ma, in modi e
caratteristiche diverse, attraversa tutta la storia dell’uomo; è senz’altro
una realtà millenaria, di cui per lo più, si è taciuto da sempre. Con molta
difficoltà si possono raccogliere scarse testimonianze, in materia: dalle
Vite dei Dodici Cesari di Svetonio o in qualche altro testo della letteratura
libertaria greca o latina.
Nell’antica Grecia, in qualche modo, assumevano rilevanza
sociale e culturale delle relazioni che oggi potremmo definire pedofile.
Nell’antica Roma esistevano leggi a protezione del fanciullo
prepubere, tuttavia era lecito abusare del fanciullo schiavo. Più recentemente,
in alcune tribù dell’America Latina, sono gli stessi genitori ad avere
rapporti con i figli, nell’intento di prepararli ad una autonoma vita sessuale.
III.
PRESENZA DELLA CHIESA NEL MONDO DEL TURISMO
L’Istituzione-Chiesa, in sintonia con i suoi fini
istituzionali e attraverso i suoi esponenti e le sue strutture sparse in tutti i
continenti, ha storicamente assunto posizioni ben precise su tali problematiche.
Già dalle sue origini ha confermato l’incompatibilità della dottrina
cristiana con queste deviazioni. È sufficiente valutare gli scritti presenti
nella patrologia greca e latina. E, pur valutando alla luce del Vangelo la
debolezza umana, la Chiesa ha preferito mantenere una linea di rigore per
tutelare l’innocenza dei bambini. Gli archivi dei tribunali della Chiesa, nei
secoli scorsi, testimoniano la severità con cui venivano puniti i colpevoli di
tali reati.
Da tempo, la Chiesa è entrata in dialogo nel variopinto mondo
del turismo, valutandone la dimensione umana e sociale tanto da istituire, nel
1952, una Pontificia Commissione che poi divenne Pontificio Consiglio per
l’assistenza ai viaggiatori e quindi ai turisti. I suoi missionari, con le
loro relazioni, sono stati degli ottimi propagatori di nuove mete turistiche. In
tutto il mondo le strutture operative della Chiesa: scuole, centri di
accoglienza, di assistenza sociale, ospedali, collegi, università, sono state
sempre aperte per sanare le piaghe fisiche e morali che le presenze turistiche
andavano moltiplicando tra le popolazioni, spesso ignare dei nuovi interessi
sessuali approdati nei loro lidi.
La preoccupazione della Chiesa, originata dal suo impegno
istituzionale, l’ha condotta ad entrare in dialogo con le varie culture,
compresa quella del turismo; l’ha inoltre portata ad intervenire in maniera
sostanziale per arginare l’ondata di immoralità che le correnti turistiche
andavano trasferendo nei paradisi esotici del sesso libero.
Bisognerebbe prendere atto degli interventi svolti dagli
operatori religiosi nei centri di prostituzione minorile. Ho seguito
personalmente le suore che a tarda sera uscivano con la loro jeep per le strade
di Bangkok per rastrellare i minori che venivano esibiti in locali e centri
particolari. Il loro coraggio, che sfidava situazioni drammatiche legate a
gruppi criminali, è un ricordo che mi segue nel mio girovagare, con l’OMT,
per le vie del mondo.
Quanto avviene ancora in Thailandia, a Bangkok, Pattaya,
Chang-May, in tutto l’Oriente costituisce una delle presenze operative
dell’attività ecclesiale nel complesso mondo turistico.
Se la Thailandia, la Cambogia, il Myanmar, pullulano ed
accolgono ancora turisti affamati di sesso minorile, anche le Filippine
continuano a pagare lo scotto di immoralità dovuta, per lo più, all’eredità
ricevuta nel corso dell’invasione giapponese negli anni ’40 e poi di quella
statunitense. Le basi militari presenti in questo Paese, nel corso del secondo
conflitto mondiale, divennero centri di irradiazione pedofila tra quelle
popolazioni afflitte dal sottosviluppo. Anche la Thailandia, durante la guerra
del Viet-Nam, ha ospitato migliaia di soldati nord-americani che hanno lasciato
il triste ricordo della preferenza sessuale per i minori. È il caso di rilevare
che purtroppo, anche oggi, nei vari focolai di guerra sorti in vari continenti,
compreso quello europeo, l’incoscienza di non pochi soldati si è estesa al
rapporto sessuale coi minori.
Ad Olangopo, un centro nelle Filippine di oltre quattromila
abitanti, vicino a Manila, la prostituzione minorile ha raggiunto livelli
patologici. Impossibile transitare per la strada senza essere fatti oggetto di
offerte di minori.
È ad Olangopo che si registrarono casi di violenza sessuale,
fino alla morte dei minori, dovute a rapporti con turisti europei. Per tutte,
valga la storia di Rosario Burgos Balujot, tragicamente morta nel 1987 dopo
essere stata "usata" e violentata da un turista tedesco, condannato
per abuso di minore (scontò solo due anni di prigione).
Ma i casi di decesso di minori per violenza sessuale, registrati
in vari paesi dell’Oriente sono pochi, perché la mafia locale, la driade, la
yakuza, ha provveduto a cancellare perfino le tracce di migliaia di questi
delitti. Ma è difficile cancellare il dolore, il pianto, l’umiliazione di chi
subisce queste violenze.
Se poi ci spostiamo in Brasile, troviamo Fortaleza, una grande
città, centro di attrazione pedofilia. Anche dall’Italia vi giungono comitive
di pedofili, forse occasionali, ma indubbiamente incoscienti nel turbare
l’innocenza di quei bambini. In Messico, i gringos giungono a frotte e
nel confinante deserto con gli Stati Uniti, in solitari studi cinematografici,
si moltiplica, in dimensione industriale, la produzione di videocassette che
riprendono minori sottoposti a violenze sessuali.
L’umiliazione causata da questi filmati accompagnerà i giorni
dei bambini ripresi dall’obiettivo; sanno che saranno poi oggetto di
attenzioni sessuali in tanti paesi del mondo ed iscritti nell’elenco dei
prostituti. La loro vergogna diventa patologica. È questo uno dei tanti motivi
che gravitano nel difficile recupero terapeutico dei minori soggetti a violenza
sessuale.
IV.
IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI RELIGIOSE
Ma resta mirabile in questi centri la presenza delle istituzioni
religiose e delle loro strutture, pronte, nell’ambito delle loro possibilità,
ad assistere questi infelici, spesso ridotti a vere larve umane. Respinti dalle
famiglie e dalla società, disattesi dalle strutture governative, è il caso di
dire che per lo più le istituzioni legate a valori religiosi vanno incontro a
questi infelici.
Questi, sono costretti a prostituirsi, esposti ai contagi
dell’AIDS e ad altre patologie, spesso eliminati perché considerati in quelle
condizioni, ormai improduttivi; solo persone animate da alti valori spirituali
riescono ad offrire loro, solidarietà umana e conforto.
Nel citato Congresso Mondiale di Stoccolma del 1996 sulla
pedofilia, promosso dal Consiglio dell’Unione Europea, erano presenti i
rappresentanti di decine di istituzioni religiose.
I loro interventi hanno tracciato un vasto quadro sulla loro
presenza operativa in questo settore e su quanto si potrebbe operare per
arginare questo avvilente fenomeno.
Oggi, alle riprese filmate, si aggiungono i vari siti di
Internet, di facile accesso anche per i bambini. La caccia dei pedofili ha
trovato in questo mezzo telematico un campo per abbordare e catturare
l’interesse dei minori.
In merito basterebbe ricordare l’attività di Telefono
Arcobaleno, diretto da don Salvatore di Noto che, con la sue équipe di giovani hackers,
ha facilitato gli organi tutori nel rintracciare i siti pedofili, i loro
responsabili ed i numerosi clienti.
All’azione di Telefono Arcobaleno si aggiunge quella di altri
operatori che hanno portato la Chiesa a scendere in campo aperto per la difesa
dei diritti del bambino, ad incentivare la ricerca scientifica, in merito, nelle
sue università; a promuovere incontri, congressi, studi per sollecitare la
collaborazione delle famiglie e di quanti operano in questo settore.
La pubblicistica del settore è vasta. L’opinione pubblica
sappia che la Chiesa ha sempre difeso i bambini, la storia lo conferma ed alcune
eccezioni negative e recenti non fanno che confermare la regola, legata
all’insegnamento di Gesù Cristo.
Il poeta latino, Giovenale, scriverà: "al bambino si deve
il massimo rispetto".
Quanto le istituzione religiose hanno operato in merito, è
iscritto nel libro della vita e della storia. I nomi di tali istituzioni
operanti nel settore e i nomi dei minori non vengono resi pubblici per ovvie
ragioni. I gruppi criminali hanno più volte minacciato e perseguito gli
istituti religiosi che si prendono cura dei minori sottratti alle grinfie dei
tenutari di bordelli ed affidati loro dalle autorità competenti in Italia, in
Europa ed in altri continenti. Non sono numerosi gli altri enti che si prendono
cura di questi derelitti.
All’azione rivolta al ricupero dei minori si aggiungono le
iniziative promosse per il ricupero psico-sociale dei pedofili. Dipartimenti
clinici di grande prestigio affiancano in varie città le iniziative promosse da
istituzioni religiose per una valutazione scientifica del fenomeno e l’avvio
di nuove terapie di ricupero. In merito, mi è stato riferito, i risultati
appaiono molto lusinghieri, specialmente con il trattamento dell’ipnosi.
Giovanni Paolo II ha fermamente condannato tale fenomeno in
varie occasioni.
Nell’udienza concessa nell’ottobre del 1997
all’Osservatore Permanente della Santa Sede presso l’OMT, all’ECPAT (End
Child Prostitution, Pornography and Trafficking) ed al "Centro Europeo di
Bioetica e Qualità della Vita", il Papa ha definito la prostituzione
infantile un "flagello mondiale". L’impegno alla lotta a tale "flagello",
inoltre, ha sottolineato il Santo Padre, è di tutti: "vede accomunati
cristiani e non cristiani".
In occasione della XXII^ Giornata Mondiale del Turismo (2001),
Giovanni Paolo II ha lanciato ancora un severo monito contro "l’esotismo
superficiale" delle vacanze commerciali sollecitando la collaborazione
delle istituzioni per porre fine a questo scempio morale.
Il turismo – continua il Papa - può diventare un'opportunità
per il dialogo fra le civiltà e le culture e, in definitiva, un "prezioso
servizio alla pace"; il turismo sessuale, però, per la sua dimensione
aberrante, è "uno scandalo intollerabile".
V.
RECENTI INIZIATIVE DELLE ISTITUZIONI RELIGIOSE
Attualmente, si moltiplicano, nell’ambito delle attività
ecclesiali, le iniziative per combattere il fenomeno pedofilia, che ha colpito
tutte le istituzioni del mondo, compresa quella religiosa.
In merito ad episodi incresciosi che ultimamente hanno coinvolto
anche la Chiesa nord- americana, il Papa stesso è intervenuto con espressioni
molto decise, con la lettera indirizzata due anni fa, a tutti i sacerdoti del
mondo.
La Conferenza Episcopale della Chiesa cattolica degli Stati
Uniti, ha approvato lo scorso anno (14 giugno 2002), la Charter for the
Protection of Children and Young People, all’interno della quale si
intende ribadire la massima attenzione della Chiesa cattolica al problema.
Nello stesso documento i Vescovi americani esprimono il loro
grande dolore e rammarico per l’enorme danno causato. Un danno definito "devastante
e durevole" e indirizzano le loro scuse a quanti hanno sofferto di simili
abusi ed ai familiari delle vittime.
I Vescovi americani, nella citata "Carta", si
propongono: di promuovere oltre alla guarigione, una reale riconciliazione con
le vittime; di garantire un’effettiva risposta alle accuse di abuso sessuale
di minori; di garantire le procedure e di proteggere i fedeli in futuro.
La stessa Conferenza Episcopale ha anche elaborato, in merito,
una serie di puntuali e concrete regolamentazioni volte a prevenire il fenomeno
ed a punire i responsabili.
VI.
LE DECISIONI ASSUNTE DALLE CONFERENZE EPISCOPALI
La Santa Sede "sostiene in pieno gli sforzi compiuti dai
Vescovi, in quanto la legge universale della Chiesa ha sempre considerato questo
crimine come una delle offese più gravi che un ministro consacrato possa
commettere."
Occorre comunque riaffermare la volontà di difendere il buon
nome della grande maggioranza dei vescovi, sacerdoti e dei diaconi che sono, e
che sono sempre stati, esemplari nella loro fedeltà alle esigenze della loro
vocazione ma che sono stati ingiustamente offesi o calunniati per associazione.
Analoghi provvedimenti sono stati assunti dalla Conferenza
Episcopale francese.
Non solo in Europa o negli Stati Uniti, ma in tutti i continenti,
le Conferenze Episcopali si sono attivate per affrontare con mezzi più adeguati
i tentacoli di questa piovra destabilizzante, quale è la pedofilia.
Un primo delicatissimo punto riguarda il come si deve
comportare la società nei confronti del pedofilo. I pareri non sono concordi,
ma accreditate correnti di pensiero suggeriscono di cercare un approccio nuovo
al problema: tentare cioè una sua rieducazione, attraverso adeguati interventi
socio-terapeutici, sebbene, a volte, per misura di prevenzione e di espiazione,
sia necessario provvedere altrimenti, con l’arresto o la detenzione.
Le istituzioni religiose e non, la società stessa, tutti noi,
siamo chiamati ad assumere un volto più umano e consapevole, nella ricerca di
una sempre più efficace difesa dei diritti fondamentali dell’uomo ed incisiva
tutela dei minori, oggetto di malsane attenzioni nello squallido capitolo del
"turismo sessuale" e della pedofilia.
Grazie per l’attenzione !