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CELEBRAZIONE DELLA SANTA MESSA NEL SANTUARIO DI NETTUNO

OMELIA DEL CARDINALE ANGELO SODANO

Venerd́, 25 aprile 2003

 

Il Simbolo degli Apostoli riassume in dodici articoli la realtà della nostra Fede. Esso è il più antico catechismo che noi conosciamo e che ci porta a professare la nostra fede in Dio Padre, Creatore del cielo e della terra, nel suo Figlio Unigenito Gesù, nello Spirito Santo e nella Santa Chiesa Cattolica. A tale proposito esso ci fa ripetere con fede: "Credo la Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica".

Oggi noi, riuniti nel glorioso Santuario di S. Maria Goretti, vogliamo come prima cosa rinnovare tale atto di fede nella Santa Chiesa di Cristo, contemplandone un aspetto caratteristico, quale è quello della santità.

Dal nostro cuore si eleva poi un inno di riconoscenza al Signore che sa suscitare nella sua Chiesa figure sempre nuove di eroismo cristiano, in tutte le categorie sociali ed in tutte le epoche della storia.

Un inno di gratitudine

Un grande Padre della Chiesa ha scritto che "Dio, coronando i nostri meriti, corona i suoi doni" (S. Agostino). Ed in realtà la fede ci insegna che tutto è dono di Dio, che con il suo Santo Spirito santifica la sua Chiesa, creando in ogni tempo figure meravigliose di santità, di fronte alle quali gli uomini rimangono estasiati e cantano le glorie dell'onnipotenza divina.

Così noi vogliamo fare oggi, chiudendo le celebrazioni centenarie del martirio della nostra Santa, gloria della comunità di Albano e della Chiesa cattolica del mondo intero.

Il clima della gioia pasquale, che ci accompagna in questo tempo liturgico, rende poi facile elevare a Dio tale canto di riconoscenza. Per questo, nel Salmo responsoriale abbiamo anche noi esclamato come il Re Davide: "Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci e esultiamo in esso" (Sal 117, 24).

Il cielo sulla palude

Con questi sentimenti di gaudio interiore e con questa visione di speranza per il futuro, questa sera vogliamo concludere le celebrazioni del primo Centenario del martirio della nostra Santa. In realtà, più ne scrutiamo la vita e più vediamo che essa è stata un vero raggio di cielo sulla realtà della palude umana.

Certo, il male esiste nel mondo, ma i santi ci dimostrano che più forte del male è la grazia di Dio. Il Vangelo di S. Giovanni ci riferisce l'amara constatazione di Gesù: "La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce" (cfr Gv 3, 19).

Il nostro grande poeta Giacomo Leopardi ha premesso queste parole di Cristo al suo bel canto dedicato alla ginestra. In un suo viaggio alle falde del Vesuvio, egli rimase attonito di fronte alla colata di cenere e di lava che un tempo vi aveva seminato desolazione e morte e si soffermò poi su un'odorosa ginestra che cercava di sopravvivere in quella dura realtà.
Anche noi sovente possiamo contemplare dei fiori profumati di santità che brillano fra le miserie umane: sono i santi, in particolare sono i martiri di ogni tempo.

Una ragazza straordinaria

Maria Goretti è una di queste figure eroiche della santa Chiesa di Dio: 12 anni di vita, ma di una vita piena di tanti nobili ideali, di una grandezza d'animo che ancor oggi ci stupisce. È il merito della famiglia cristiana da cui proveniva. È il frutto della sua risposta alla grazia di Dio. Il nostro caro p. Alberti ha scritto nella biografia di Marietta (così la chiamavano in famiglia) che essa non è la santa "dei cinque minuti" (G. Alberti, Maria Goretti, Roma 2000, p. 243), poiché la santità non si improvvisa, ma è il frutto di uno sforzo continuo, di un'accoglienza quotidiana degli impulsi dello Spirito, che abita nel cuore dei credenti.

A leggere la vita di questa ragazza meravigliosa, si rimane sorpresi dalla profondità della sua vita interiore. C'è la fede nella Provvidenza Divina, sì che essa può dire alla mamma Assunta nell'ora del dolore: "Mamma, non ti preoccupare, Dio non ci abbandonerà". C'è l'amore verso la famiglia, che la spinge a dire dopo la morte del padre: "Adesso penserò io a mandare avanti la casa". C'è il desiderio imperioso di ricevere il Signore: "Mamma - essa esclamava - mamma, quando potrò fare la Prima Comunione?". C'è una visione profonda del senso della vita e dell'eternità, quando essa dice ad Alessandro Serenelli: "Ma che fai, Alessandro. Dio non è contento, vai all'inferno". C'è infine il senso vero dell'amore cristiano che sa anche perdonare, quando esclama prima di morire, parlando di chi l'aveva trafitta: "Per amore di Gesù lo perdono di cuore" (Ibidem, pp. 247-248). È questo il capolavoro di grazia, che Dio ha operato in questa terra benedetta. È questa la Santa che Nettuno presenta alla gioventù di oggi, ricordandole che l'ideale cristiano è possibile e che con la grazia di Dio si può viverlo intensamente.

Un'epopea gloriosa

Così fu ieri nella Roma pagana con Agnese e Cecilia, con Tarcisio e Pancrazio. Così è oggi con Maria Goretti e tante eroiche figure d'attualità. Fra queste vorrei anche ricordare una giovane della mia terra piemontese, trucidata nel 28 agosto del 1944, durante l'ultima guerra mondiale, per opera di un soldato tedesco che voleva impossessarsi di lei: parlo di Teresa Bracco, martire della purezza come Maria Goretti, beatificata dal Papa Giovanni Paolo II, durante il suo ultimo viaggio apostolico a Torino, il 24 maggio del 1998.

Anche in questo caso, leggendo la vita di Teresa stroncata nel fiore dei suoi vent'anni, si nota che il suo eroismo fu la conseguenza logica di una profonda formazione cristiana, all'interno di una famiglia piena di fede e di una comunità cristiana fervorosa, qual era quella di S. Giulia, sparsa fra le Langhe boscose dell'Alto Monferrato (cfr G. Galliano, Teresa Bracco. Un fiore ed una luce sugli orrori della guerra, Asti 1998).

È la stessa epopea di santità che continua nella Chiesa di Cristo, per opera dello Spirito Santo "che è Signore e dà la vita".

E celebrando questa Santa Messa di ringraziamento in una chiesa dei Padri Passionisti come non ricordare anche il centenario della morte di un'altra Santa, S. Gemma Galgani, che pure nel 1903, all'età di appena 25 anni terminò la sua breve esistenza terrena. Leggendone la vita, si rimane estasiati di fronte ai doni di cui Dio l'aveva colmata. A Lucca la chiamavano "la ragazzina della grazia". Povera, umile e semplice, giunse ad essere una delle mistiche più grande dei tempi moderni: sono le meraviglie che Dio opera in coloro che si aprono alla Sua grazia.

Nei martiri, poi, la potenza di Dio si manifesta in modo ancor più evidente. A ragione ognuno di loro potrebbe ripetere le parole dell'Apostolo Paolo ai Filippesi: "Tutto posso in Colui che mi dà la forza" (Fil 4, 13).

Il trionfo dell'amore

Nel caso di Maria Goretti la potenza della grazia divina si è manifestata non solo nella sua fortezza d'animo, ma anche nello splendido gesto del perdono accordato al giovane Alessandro Serenelli. La ragazza delle Ferriere aveva appreso dalla sua santa mamma che non si poteva separare l'amore di Dio da quello del prossimo. E pur nelle sofferenze lancinanti dell'agonia, esse seppe pregare per il suo persecutore. È il capolavoro di quella tenerezza cristiana, che è il fiore più bello dell'amore. È la bellezza della nostra piccola grande Santa. Un noto scrittore russo ha scritto che la bellezza salverà il mondo (Dostoièwskyi). Forse si dovrebbe completare la frase dicendo che è la bellezza dell'amore che salverà il mondo. Sì, perché è l'amore che davvero ci salva!

Una preghiera alla Santa

Fratelli e Sorelle nel Signore, con sentimenti di gratitudine a Dio per le meraviglie che Egli ha operato in S. Maria Goretti, noi oggi concludiamo le celebrazioni del primo Centenario del suo martirio. Dal 24 giugno 1950 noi la veneriamo sui nostri altari, e cioè da quando il Papa Pio XII la proclamò santa, in una memorabile cerimonia svoltasi sul sagrato della Basilica di San Pietro, dinanzi ad una grande moltitudine di fedeli.

In quel vespro luminoso, il compianto Sommo Pontefice l'iscrisse nell'albo dei Santi ed affidò poi alla sua intercessione la gioventù d'oggi, con parole che ancora ci commuovono, anche se redatte nello stile proprio del secolo scorso (cfr L'Osservatore Romano, 26 giugno 1950).

Da parte mia vorrei concludere queste mie parole, ripetendo quell'accorata preghiera di Pio XII:

"Salve, o soave ed amabile Santa!
Martire sulla terra ed Angelo in cielo,
dalla tua gloria volgi lo sguardo
su questo popolo che ti ama,
che ti venera, che ti glorifica,
che ti esalta.

Sulla tua fronte tu porti
chiaro e fulgente
il nome vittorioso di Cristo (Ap 3, 12);
sul tuo volto virgineo
è la forza dell'amore,
la costanza della fedeltà
allo Sposo Divino;
tu sei Sposa di sangue,
per ritrarre in te l'immagine di Lui.

A te, potente presso l'Agnello di Dio,
affidiamo questi nostri figli e figlie
qui presenti
e quanti altri sono a noi
spiritualmente uniti.
Essi ammirano il tuo eroismo,
ma anche più vogliono essere
tuoi imitatori
nel fervore della fede e nella
incorruttibile illibatezza dei costumi.

A te i padri e le madri ricorrono
affinché tu li assista
nella loro missione educativa.
In te per le Nostre mani trova rifugio
la fanciullezza e la gioventù tutta,
affinché sia protetta
da ogni contaminazione,
e possa incedere
per il cammino della vita
nella serenità e nella letizia
dei puri di cuore. Così sia!"

E così sia anche per tutti noi!

Amen.

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