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STAZIONE QUARESIMALE
NELLA BASILICA DI SANTA SABINA ALL’AVENTINO

OMELIA DEL CARDINALE JOZEF TOMKO

Mercoledì delle Ceneri, 25 febbraio 2004

 

Oggi, Mercoledì delle Ceneri, entriamo nella Quaresima, durante la quale ricorderemo la Passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo e ci prepareremo alla festa della sua Risurrezione. Entriamo nella Quaresima con decisione, da credenti che intendono seguire seriamente il Signore nel suo cammino di sofferenza nella speranza di risorgere con lui nella gloria.

La Chiesa ci guida su questa strada per mezzo della sua liturgia che oggi è particolarmente austera nei simboli e nella Parola di Dio che ci istruisce. L'imposizione delle ceneri non è un gesto teatrale, né una formalità anche se sacra. È un sacramentale che ci aiuta a raggiungere la salvezza. Dalla ricchezza dei testi e dei gesti scegliamo le parole della Scrittura che accompagnano il rito più significativo dell'odierna liturgia e cioè due possibili frasi con le quali il sacerdote rende ancor più espressiva la imposizione delle ceneri. Sono due frasi che si possono usare una o l'altra, ma ambedue dense di significato.

"Ricordati che sei polvere e in polvere tornerai!"

Queste parole sono risuonate per la prima volta nel paradiso. Le ha rivolte il Creatore ad Adamo, il nostro progenitore, come conseguenza del suo peccato. Il Padre lo aveva creato dalla polvere, gli ha donato una vita senza fine nella felicità del paradiso, ma l'uomo ha voluto sostituirsi a Dio, gli ha disubbidito ed ha autodistrutto la propria dignità e felicità. Così ha introdotto il peccato nel mondo e con il peccato, come conseguenza, la morte. L'uomo non può autosalvarsi, non può liberarsi da solo da questa situazione. L'uomo ha bisogno di un Salvatore.

Oggi la Chiesa ricorda ad ogni cristiano queste verità e queste realtà. Le ceneri, che sono la polvere, sono un segno molto eloquente della fragilità, del peccato e della mortalità dell'uomo.

Ricevendole sul nostro capo riconosciamo che il nostro corpo tornerà in polvere, che siamo creature fragili, limitate, e non solo per la lunghezza (o meglio, per brevità) della nostra esistenza terrena. Basta un nulla e noi partiamo e a nulla ci giovano la nostra ricchezza, scienza, gloria, potere, titoli, dignità, orgoglio. Dobbiamo riconoscere in umiltà con il salmista: "Signore, la mia esistenza è come un nulla davanti a te" (Salmo 38, 6).

Come Adamo, così anche noi abbiamo alzato la testa contro Dio. Abbiamo peccato e continuiamo a peccare. L'orgoglio, l'egoismo, la tentazione di voler decidere noi stessi che cosa è il bene e il male, l'esaltazione della nostra voglia di libertà al di sopra della volontà del Creatore vivono sempre nel nostro cuore, anche se non arriviamo a voler creare l'uomo - ma poco ci manca -, e neppure a negare Iddio con il filosofo che ha affermato: Se Dio esiste, io non sono libero. I nostri peccati sono più quotidiani, più concreti, più sottili, ma esistono. Sì, noi siamo peccatori e lo riconosciamo chinando il capo e ricevendo le ceneri in segno di umiltà e di espiazione per noi stessi e per i nostri fratelli attorno a noi. Come i peccatori dell'Antico Testamento, come Niniviti, come Davide ed altri.

"Sei polvere, e in polvere ritornerai". Solo la storia sacra e la fede ci dicono che la morte è la conseguenza del peccato. Noi sappiamo che Dio ci ha creati per la gioia e per la vita eterna. Il peccato e la morte ci rattristano perché ci possono impedire il raggiungimento di questa gioia.

Tuttavia, se è vero che la disobbedienza del primo Adamo ha introdotto nel mondo il peccato e la morte, è anche vero che Gesù Cristo, il nuovo Adamo, con la sua passione e morte ha vinto il peccato e la morte e ci ha portato la salvezza e la vita eterna. La morte corporale rimane come passaggio cruciale nella vita eterna e come il momento del nostro personale giudizio davanti al tribunale di Dio. Come momento di rischio essa ci può fare paura. Ma ricordare questo momento, con cui si chiude l'esistenza terrena di ciascuno di noi, può essere salutare perché ci porta al pentimento dei nostri peccati e alla ricerca della salvezza nel Dio, ricco di misericordia. Così il simbolo della polvere ci fa rinnovare la nostra speranza di poter partecipare, per meriti della passione e morte di Gesù Cristo, alla sua gloriosa risurrezione.

La strada, tuttavia, è quella indicata dalla liturgia: è la via della penitenza, come c'insegna la seconda formula:

"Convertitevi, e credete al Vangelo"

Infatti, il sacerdote che impone le ceneri, può accompagnare il significativo gesto, a scelta, anche con quest'altra esortazione che è presa dal Vangelo. Si tratta delle prime parole con le quali Gesù stesso comincia, secondo l'evangelista Marco, la sua predicazione (Mc 1, 15). Esse sono un invito che ha due parti strettamente legate fra di loro: convertirsi e credere.

La conversione, la metànoia, è il cambiamento di rotta, cambiamento di cuore di mente. È un ritorno a Dio, al quale ci invita la prima lettura odierna con le parole del profeta Gioèle: "Ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti. Laceratevi i cuori e non le vesti, ritornate al Signore, vostro Dio" (Gioè 2, 12-13). Ed è anche l'atto di riconciliazione con Dio, proposta con insistenza dall'Apostolo Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi (2 Cor 5, 20-21): "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio. Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". Con questa densa frase l'Apostolo delle genti traccia in sintesi tutta la teologia della nostra salvezza e ci dà il motivo per la nostra conversione o riconciliazione con Dio.

La conversione può essere intesa in vari sensi. Vi è conversione alla fede che qui si suppone già. Vi è la conversione di carattere morale, cioè il ritorno del figliol prodigo alla casa del Padre, la riconciliazione di un peccatore con Dio. Ciò che è importante nella conversione è il pentimento, la contrizione del cuore che si manifesta nel cambiamento effettivo della vita secondo i dettami del Signore espressi particolarmente nel suo Vangelo.

Ora, anche abbracciando la fede, il credente rimane un uomo debole e fragile. Ogni giorno gli si attacca la polvere della strada e il suo cuore cede a varie debolezze del suo egoismo, orgoglio, mancanza di carità, di fedeltà ai propri doveri, di generosità, alle tentazioni dei sensi, alle varie imperfezioni. Ogni giorno anche il giusto pecca più volte, come dice la Scrittura, e pecca con le parole, con le opere, con le omissioni. Ciascuno ha bisogno di convertirsi, di pentirsi e di riconciliarsi pienamente con Dio di mettere a fuoco il suo orientamento verso Dio.

Accogliendo le ceneri sul capo, noi riconosciamo questa nostra fondamentale debolezza e necessità di perdono. Accogliamo l'invito dell'Apostolo Paolo: "Vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio... Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza" (2 Cor 6, 1). Perciò volgiamo il nostro sguardo verso il Vangelo e verso chi lo annuncia, il nostro Salvatore che ci invita tutti: "Convertitevi, e credete al Vangelo".

Mezzi per la conversione continua

Il Vangelo odierno ci mostra la strada per mantenere il nostro spirito in stato di continua conversione, di perseverante e vigilante disponibilità alla piena riconciliazione con l'amore infinito del Padre. Gesù ci chiede particolarmente in questo tempo forte dell'anno liturgico le tre cose della classica triade quaresimale, l'elemosina, la preghiera, il digiuno. L'elemosina come espressione di una più attenta generosità e di quella carità che "copre la moltitudine dei peccati". La preghiera che sgorga dal cuore più che dalle labbra. Il digiuno che è sacrificio talvolta del corpo ma che oggi può assumere tante altre forme moderne di rinuncia alle cose non necessarie o persino nocive, tale può essere il digiuno da alcuni programmi televisivi, da qualche piacere, da una amicizia dannosa o rischiosa e simili. Osservando il volto di Gesù crocifisso, la nostra coscienza ci dirà in ogni momento, come dobbiamo credere al suo amore e come amarlo nei fratelli.

Cari fratelli e sorelle, ricevendo oggi l'austero segno delle ceneri, noi iniziamo a seguito di Gesù Cristo il nostro itinerario quaresimale, con il quale vogliamo arrivare completamente rinnovati a celebrare con gioia la Pasqua del Signore.

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