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ESEQUIE DELL'ARCIVESCOVO DOMENICO DE LUCA

OMELIA DELL'ARCIVESCOVO LEONARDO SANDRI
SOSTITUTO DELLA SEGRETERIA DI STATO

Altare della Cattedra della Basilica Vaticana
Luned́, 18 settembre 2006

 

Eminentissimi Signori Cardinali,
Cari Confratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
Cara Signorina Raimonda, sorella di Mons. De Luca e parenti tutti,
Fratelli e sorelle nel Signore,

"Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti" (1Cor 15, 20). Con queste parole si apre la prima Lettura biblica che abbiamo ascoltato. Nella parte finale della sua prima Lettera ai cristiani di Corinto, l'apostolo Paolo parla della risurrezione di Cristo e della risurrezione di quanti credono in Lui. Chi muore nel Signore un giorno con Lui risusciterà. Questa certezza, la certezza della risurrezione, conferisce un senso nuovo e pieno alla vita; la morte non è il termine definitivo dell'esistenza, ma il passaggio alla vita eterna.

Così affrontiamo con serenità e forza il cammino di ogni giorno - che a volte è spedito, a volte invece lento e faticoso - lasciandoci guidare dalla speranza ben fondata sulla promessa del Signore. Gesù Cristo è risorto, "primizia" della nuova umanità:  questa verità noi proclamiamo in ogni Santa Messa ed è sostegno e consolazione specialmente in occasioni meste come questa, in cui diamo l'ultimo saluto terreno a un amico, a una persona cara che ha condiviso con noi lunga parte del comune cammino di lavoro e di impegno pastorale.

Ci congediamo quest'oggi dal caro Arcivescovo, Mons. Domenico De Luca, che molti tra noi hanno conosciuto e apprezzato. La sua è stata un'esistenza quasi interamente consacrata al servizio della Santa Sede. Infatti, se si eccettuano i primi sette anni di sacerdozio, Mons. De Luca ha trascorso il resto della sua vita nel servizio diplomatico, di cui entrò a far parte nel 1959. Ha prestato la sua opera successivamente presso le Rappresentanze Pontificie in Nicaragua, Colombia, Costa Rica, Libano, Germania e Corea. Fu quindi chiamato in Segreteria di Stato, dove ha ricoperto l'incarico di Capo Ufficio e poi quello di Capo del Protocollo sino al 1993, quando venne promosso alla dignità arcivescovile e inviato come Nunzio Apostolico in Marocco. In quel Paese è rimasto fino al 2003, svolgendo con impegno e dedizione il suo lavoro, fra l'apprezzamento delle Autorità ecclesiastiche e civili e la stima dei Colleghi del Corpo diplomatico. Giunto al termine del suo servizio, è ritornato qui a Roma, ove ha continuato ad offrire con disponibilità il suo ministero sacerdotale, accettando per quanto gli era possibile di presiedere celebrazioni liturgiche, nelle quali non mancava di edificare i confratelli e i fedeli con l'ammaestramento della sua parola e con la testimonianza della sua devozione.

Gesù ci ha proposto nel brano evangelico che abbiamo ascoltato l'immagine del chicco di grano, in cui è riassunto tutto il senso del mistero della redenzione. Gesù la pronunciò, ci dice il Vangelo, quando era "giunta" la sua "ora", mentre "la sua anima" era intimamente "turbata". Perciò questa parola di Gesù ci viene incontro piena di grazia nei momenti più drammatici della nostra vita, e specialmente di fronte alla realtà della morte. Il chicco di grano "caduto per terra" è simbolo della vita donata, "perduta" per amore di Dio e dei fratelli, secondo la logica dell'amore. La morte del seme è principio di vita nuova; per questo Gesù ha scelto questa metafora per parlare di sé, proprio quando era ormai vicina la sua passione. Allora disse: "Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo" (Gv 12, 26). Oggi applichiamo queste parole di vita al nostro fratello Mons. De Luca, che come sacerdote ha legato la sua esistenza a Gesù, "chicco di grano" da cui è germinata la vita nuova che ci fa figli di Dio. Mons. Domenico ha vissuto la sua vocazione e missione traendo forza specialmente dall'incontro quotidiano col Mistero dell'Eucaristia.

Sabato scorso, il Signore lo ha chiamato a sé, ed ora questo nostro amato fratello nel sacerdozio contempla il volto di Colui che sulla terra ha servito e costantemente cercato. Persona affabile e gentile, egli ha svolto la sua missione con fedeltà e generosità. Amiamo ricordarlo così, dedito al lavoro e cordiale con tutti. Nella preghiera lo affidiamo alla misericordia del Signore, perché lo accolga nel suo regno di luce e di pace, là dove vivono eternamente i giusti e coloro che sono stati fedeli testimoni del Vangelo.

"L'anima mia ha sete del Dio vivente".

Al termine della Santa Messa, rivolgeremo a Mons. Domenico De Luca il nostro ultimo saluto, con la ferma speranza che egli possa ora dissetarsi a quella fonte di gioia, a cui sulla terra ogni credente anela.

Con fede perciò offriamo oggi questa Santa Messa in suo suffragio, affidando la nostra preghiera all'intercessione di Maria Santissima, verso la quale egli nutriva profonda devozione specialmente col titolo di Nostra Signora del Rosario di Pompei. La Vergine ha servito e seguito fedelmente Gesù; ora regna con Lui in eterno. Voglia la Vergine Santa prendere per mano il nostro fratello Domenico e introdurlo nella casa del Padre, ove confidiamo già vivano i suoi e i nostri cari defunti nella gioia e nella pace di Gesù Cristo, nostro Signore. Amen.

        

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