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INTERVENTO DELL'OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
DURANTE LA 41a SESSIONE DELLA COMMISSIONE SU POPOLAZIONE
E SVILUPPO DEL CONSIGLIO ECONOMICO E SOCIALE DELL'ONU

ADDRESS OF H.E. MSGR. CELESTINO MIGLIORE*

New York
Mercoledý, 9 aprile 2008

Monitoraggio della popolazione mondiale, incentrato sulla distribuzione
della popolazione, l'urbanizzazione, la migrazione interna e lo sviluppo

 

Presidente,

Questa sessione della Commissione su Popolazione e Sviluppo giunge nel momento storico in cui, per la prima volta nella storia, il numero degli abitanti dei centri urbani supererà il numero delle persone che vivono nelle aree rurali. Questa sessione, pertanto, ci invita a riflettere su questo fenomeno e a fare il punto sulle opportunità e sulle sfide che si prospettano.

L'urbanizzazione delle popolazioni mondiali offre nuove opportunità di crescita economica. Con l'accesso a salari più elevati e a servizi sociali migliori, come l'educazione, la salute, i trasporti, le comunicazioni, la fornitura di acqua potabile e i servizi igienici, i migranti che dalle aree rurali si trasferiscono nei centri urbani hanno più possibilità di promuovere il loro sviluppo personale e sociale.

Quando affrontiamo le questioni dell'immigrazione e dello sviluppo dobbiamo mettere al primo posto le esigenze e le preoccupazioni della gente. Porre la persona umana al servizio di riflessioni economiche o ambientali crea l'effetto disumano di trattare le persone come oggetti invece che come soggetti. La migrazione e l'urbanizzazione delle società non dovrebbero essere misurate meramente in base al loro impatto economico. Nel trovare modi per far fronte alle serie sfide poste da una massiccia migrazione interna e transnazionale non dobbiamo dimenticare che al centro di tale fenomeno c'è la persona umana. Pertanto, dobbiamo anche affrontare le ragioni per le quali le persone migrano, i sacrifici che fanno, le angosce e le speranze che le accompagnano. La migrazione spesso impone ai migranti grandi pressioni, poiché si lasciano dietro la famiglia e gli amici, le reti socio-culturali e spirituali.

Come giustamente illustra la relazione del Segretario Generale, mentre l'urbanizzazione ha creato migliori opportunità per gli individui e le loro famiglie, la migrazione dall'ambito rurale ai centri urbani crea anche numerose sfide. In effetti, nuovi problemi ambientali, sociali ed economici emergono con la nascita di mega città. Tuttavia, una delle conseguenze più pressante e dolorosa della rapida urbanizzazione è il numero crescente delle persone che vivono nei quartieri poveri urbani. Solo nel 2005 oltre 840 milioni di persone in tutto il mondo vivevano in tali condizioni. Prive di quasi tutto, queste persone possono perdere il loro senso di autostima e di conseguente dignità. Restano intrappolate in un circolo vizioso di povertà estrema e di emarginazione. Occupano abusivamente le proprietà dello Stato o di altre persone. Si sentono impotenti di chiedere perfino i servizi pubblici più fondamentali. I bambini non vanno a scuola ma nelle discariche, tirando avanti in qualche modo cercando tra i rifiuti. I legislatori e i responsabili della società civile devono porre queste persone e le loro preoccupazioni tra le priorità nei loro processi decisionali.

Mentre l'urbanizzazione produce una crescita netta in termini di sviluppo economico, non dobbiamo perdere di vista le terribili sfide che le comunità rurali devono affrontare, specialmente nei paesi in via di sviluppo. Se desideriamo raggiungere i Millennium development goals (Mdgs) entro il 2015, occorre rivolgere maggiore attenzione a quelle comunità in cui circa 675 milioni di persone ancora non hanno accesso all'acqua potabile e ai due miliardi di persone che vivono senza poter accedere ai servizi sanitari di base. Le politiche nazionali e internazionali farebbero bene a garantire che le comunità rurali abbiano accesso a servizi sociali migliori e più accessibili.

Presidente,

Da parte sua, la Santa Sede, con le sue istituzioni, mantiene il suo impegno ad affrontare le preoccupazioni di tutti i migranti e a trovare modi per collaborare con tutti, al fine di assicurare un adeguato equilibrio tra le legittime sollecitudini dello Stato e quelle delle singole persone umane. Aiutare i migranti a far fronte ai loro bisogni più elementari non contribuisce soltanto a favorire il momento del passaggio e a tenere unite le famiglie, ma è anche un modo positivo per incoraggiarli a diventare produttivi, responsabili, rispettosi della legge e a contribuire al bene comune della società.
Grazie, Presidente.


*L’Osservatore Romano, 24.4.2008, p.2.

 

 

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