34a SESSIONE DEL
CONSIGLIO DELL'UFFICIO DELLE NAZIONI UNITE
PER LO SVILUPPO INDUSTRIALE
INTERVENTO DI MONS. MICHAEL BANACH,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'UFFICIO DELLE NAZIONI UNITE
ED ISTITUZIONI SPECIALIZZATE A VIENNA*
Giovedì - 15 maggio 2008
Presidente,
1. La Delegazione della Santa Sede apprezza il fatto che il tema "La crisi
alimentare mondiale: risposta dell'Unido" sia stato opportunamente incluso
nell'ordine del giorno del Consiglio Industriale. La mia delegazione desidera
anche esprimere gratitudine all'Unido per il suo impegno contro la fame e la
malnutrizione e per il suo contributo nell'aiutare a garantire una risposta
unificata delle Nazioni Unite.
2. Il diritto al cibo è uno dei principi consacrati nella Dichiarazione
Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948.
La Dichiarazione sul Progresso e lo Sviluppo nel Settore Sociale del 1969 ha
affermato la necessità "dell'eliminazione della fame e della malnutrizione e
della garanzia del diritto a una alimentazione adeguata". Parimenti, la
Dichiarazione Universale sullo Sradicamento della Fame e della Malnutrizione,
adottata nel 1974, ha asserito che ogni persona ha il diritto inalienabile di
essere libera dalla fame e dalla malnutrizione per il suo pieno sviluppo e per
conservare la proprie capacità fisiche e mentali. Nel 1992, la Dichiarazione
Mondiale sulla Nutrizione, ha riconosciuto che l'accesso ad alimenti sani e
sicuri è un diritto universale.
Queste parole non danno adito a dubbi. La coscienza pubblica si è espressa
senza ambiguità. Tuttavia, milioni di persone sono ancora segnate dalle
devastazioni della fame e della malnutrizione o dalle conseguenze
dell'insicurezza alimentare. La sfida che tutta l'umanità deve affrontare oggi è
di certo di carattere economico e tecnologico, ma più specificatamente etico,
spirituale e politico. La sfida è tanto una questione di solidarietà pratica e
di sviluppo autentico quanto di progresso materiale e di sviluppo industriale.
3. La Santa Sede sostiene che le questioni politiche, sociali ed economiche
non possono essere affrontate in modo adeguato senza tener conto della
dimensione trascendentale dell'essere umano. In tale contesto si pone la
questione dell'uso di prodotti agricoli a fini non alimentari, ossia dei
biocarburanti. È un'opportunità per l'ambiente e per la biodiversità, ma alcuni
lo annoverano fra le possibili cause dell'aumento dei prezzi dei generi
alimentari, senza precedenti nell'ultimo decennio, così come di un rapido
cambiamento nell'utilizzazione delle terre agricole che potrebbero risultare
impoverite da tale produzione.
4. Quella della riforma agraria continua a essere una questione aperta e
problematica. Infatti, in numerose parti del mondo, la riforma agraria viene
intrapresa piuttosto lentamente. Sono assolutamente necessari lo sviluppo di
strategie relative alla proprietà terriera e l'introduzione di leggi e norme
concretamente realizzabili è assolutamente necessario.
5. Per affrontare meglio la sfida dei prezzi dei generi alimentari nel mondo
è indispensabile comprendere la natura etica dell'intera questione. La ricerca
omogenea del bene comune deve essere protetta, promossa e, dove necessario,
riattivata come elemento centrale delle motivazioni di base nel pensiero e
nell'opera di chi è impegnato in politica e in economia a tutti i livelli e in
ogni Paese.
I principi che la Chiesa cattolica ha evidenziato nella sua dottrina sociale
sono una guida preziosa per rispondere all'attuale sfida posta dai prezzi dei
generi alimentari e per raggiungere obiettivi a medio e lungo termine. La
ricerca del bene comune combina quanto segue: (a) desiderio di una maggiore
efficienza nella gestione dei beni terreni; (b) maggiore rispetto per la
giustizia sociale, possibile mediante la destinazione universale dei beni; (c)
la pratica abile e costante della sussidiarietà, che garantisce a chi ha il
potere di servire gli altri di non perdere tale prerogativa e (d) la pratica
della solidarietà, che impedisce l'appropriazione delle risorse finanziarie da
parte dei ricchi e impedisce che le persone vengano escluse dalla vita economica
e sociale e private della loro dignità fondamentale.
6. In concreto, ciò significa che gli Stati sono chiamati a tutelare il
diritto al cibo. I prodotti agricoli non vanno accumulati, neanche a fini
accettabili che però non soddisfano principalmente un diritto tanto fondamentale
quanto quello al cibo.
Inoltre, va incoraggiata l'agricoltura su scala ridotta, in particolare le
fattorie gestite da piccole famiglie. Queste iniziative costituiscono il
fondamento economico della maggior parte dei Paesi. Una vera riforma agraria e
uno sviluppo industriale autentico terranno conto dei piccoli agricoltori e
delle comunità locali così come delle loro tradizioni che spesso scompaiono a
causa di considerazioni istituzionali, di criteri di produzione e di modelli di
consumo nelle aree urbane.
Presidente,
7. La Santa Sede è consapevole delle difficoltà implicite nel rispondere in
modo adeguato alla crisi alimentare mondiale. Non è proprio della sua natura
proporre soluzioni tecniche al problema. In ogni caso, la Chiesa Cattolica
ritiene che il dovere di garantire a tutti il medesimo diritto di accesso al
minimo indispensabile per vivere non solo derivi da un imperativo morale a
condividere con i poveri, che è già di per sé un obbligo importante, ma consista
anche nel reinserire i poveri nella comunità. Chi vive in povertà non deve stare
in panchina, in una posizione marginale. Bisogna fare tutto il possibile per
evitarlo. I poveri devono essere al centro delle nostre preoccupazioni, al
centro della famiglia umana. Lì i poveri possono svolgere un ruolo unico in seno
alla comunità.
È in questa prospettiva che la giustizia sociale, che è anche giustizia
commutativa, acquisisce pieno significato. Quale base di ogni azione di difesa
dei diritti, essa garantisce coesione sociale, coesistenza pacifica fra le
nazioni, ma anche il loro sviluppo comune.
*L'Osservatore Romano 10.7.2008, p.2.
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Mgr Michael BANACH
Intervention à la 34e session du Conseil du
développement industriel, sur le point 13 (la crise alimentaire mondiale réponse
de l’ONUDI)
Vienne, 15 mai 2008
Mister Chairman:
1. The Delegation of the Holy See appreciates that the topic: The Global
Food Crisis: UNIDO’s Response has been included as a timely agenda item to be
taken up by the Industrial Board. My Delegation would also like to express its
gratitude to the UNIDO for its work against hunger and malnutrition and for its
contribution in helping to ensure a unified United Nations Response.
2. The right to food is one of the principles enshrined in the 1948
Universal Declaration of Human Rights.
The 1969 Declaration on Social Progress and Development declared the need for
“the elimination of hunger and malnutrition and the guarantee of the right to
proper nutrition”. Likewise, the Universal Declaration on the Eradication of
Hunger and Malnutrition, adopted in 1974, declared that every person has the
inalienable right to be free from hunger and malnutrition for their full
development and to preserve their physical and mental capacities. In 1992 the
World Declaration on Nutrition recognized that access to suitable wholesome and
safe food is a universal right.
These words leave no room for doubt. The public conscience has spoken out
unambiguously. Yet, millions of people are still marked by the ravages of hunger
and malnutrition or the consequences of food insecurity. The challenge facing
the whole of humanity today is certainly economic and technological in character,
but it is more specifically an ethical, spiritual and political challenge. The
challenge is as much a matter of practical solidarity and authentic development
as it is of material advancement and industrial development.
3. The Holy See holds that economic, social and political issues cannot be
properly approached unless the transcendental dimension of the human being is
taken into account. In this context, there is the question of the use of
agricultural products for non-nutritional ends – namely, bio-fuels. This
represents an opportunity for the environment and for bio-diversity, but some
list it among the possible causes for the unprecedented rise in food prices in
the last decade, as well as of a rapid change in the use of agricultural lands
that could be impoverished by their production.
4. The question of agrarian reform continues to remain an open and
problematic issue. In fact, in many parts of the world agrarian reform is being
undertaken rather slowly. The development of strategies of land ownership and
the introduction of concretely realizable laws and norms is absolutely necessary.
5. In order to make progress in responding to the food price challenge
throughout the world, it is indispensable to grasp the ethical nature of the
whole issue. The organic pursuit of the common good must be protected, promoted,
and where necessary, reactivated as a central component of the basic motivations
in the thinking and work of everyone engaged in politics and the economy, at all
levels and in every country.
The principles which the Catholic Church has emphasized in her social
teaching provide valuable guidance for responding to the current food price
challenge, as well as for reaching the medium and long-term goals. The pursuit
of the common good combines the following: (a) the quest for greater efficiency
in the management of earthly goods; (b) greater respect for social justice,
which is possible through the universal destination of goods; (c) the skillful
and constant practice of subsidiarity, which assures those in power against
having the power taken from them, which in reality is a power to serve others;
and (d) the practice of solidarity, which prevents the appropriation of
financial resources by the affluent and protects all people from being excluded
from social and economic life, and deprived of their fundamental dignity.
6. Concretely, this would mean that States are called upon to safeguard
the right to food. There can be no hoarding of agricultural products, not even
for other acceptable ends which do not primarily satisfy a right as
fundamental as the right to food.
Furthermore, agriculture on a small scale must be encouraged, especially
farms run by small families. These are economic initiatives that constitute the
economic basis for the majority of countries. True agrarian reform and
industrial development will take account of small farmers and indigenous
communities, as well as their traditions that are frequently far removed from
institutional considerations, production criteria and models of consumption in
urban areas.
Mister Chairman:
7. The Holy See is well aware of the difficulties involved in responding
adequately to the global food crisis. It does not lie within its specific nature
to propose technical solutions to the problem. However, the Catholic Church is
convinced that the duty to give every person the same right of access to the
indispensable minimum to live on does not stem merely from a moral imperative to
share with the poor, which is already a major obligation. The duty is also to
reincorporate those living in poverty into the community as a whole. People
living in poverty do not belong on the sidelines, in a marginalized position.
Everything must be done to prevent this. They must be placed at the very center
of our concerns, at the center of the human family. It is there the poor can
play a unique role within the community.
It is in this perspective that social justice, which is also commutative
justice, acquires its full significance. As the basis of every action in the
defense of rights, it guarantees social cohesion, peaceful co-existence between
nations, but also their common development. Thank you, Mister Chairman!
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