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CONFERENZA DIPLOMATICA
SULLE MUNIZIONI A GRAPPOLO (19-30 MAGGIO, DUBLINO)
INTERVENTO DI S. E. MONS. SILVANO M. TOMASI,
OSSERVATORE PERMANENTE PRESSO L'UFFICIO DELLE NAZIONI UNITE E LE ORGANIZZAZIONI
INTERNAZIONALI A GINEVRA E CAPO DELLA DELEGAZIONE DELLA SANTA SEDE*
19 maggio 2008
Presidente,
la delegazione della Santa Sede è particolarmente onorata di parlare
all'inizio di questa conferenza diplomatica. È lieta di osservare che il buon
esito degli sforzi concertati di un gran numero di attori sta portando a una
conclusione positiva di un processo che mira a una sicurezza e a una protezione
maggiori. Dobbiamo superare una visione riduttiva e limitata che darebbe
l'illusione che la protezione giunga solo attraverso le armi, specificatamente
quelle che siamo impegnati a bandire.
Innanzitutto, la delegazione della Santa Sede desidera esprimere la propria
soddisfazione per vederla, signor ambasciatore, presiedere gli atti di questo
incontro e facilitare i negoziati per il raggiungimento di un accordo forte e
operativo.
La Santa Sede offre all'Irlanda il proprio sostegno ed è disponibile a unire
le forze per edificare insieme un mondo più umano, più sicuro e più cooperativo.
Signor Presidente,
questa conferenza a Dublino deriva dalla consapevolezza che un'azione
concreta, credibile ed efficace è necessaria per rispondere a un problema che
esiste già da troppo tempo.
Per anni le Ong, il comitato internazionale della Croce Rossa e vari Paesi
hanno sollevato la questione delle munizioni a grappolo, inizialmente senza
successo. La nostra soddisfazione è ora grande. Oggi nessuno nega l'esistenza di
problemi umanitari legati alle munizioni a grappolo, l'urgenza di un'azione
collettiva e la necessità di uno sforzo che traduca queste preoccupazioni in uno
sviluppo mirato di diritto umanitario internazionale. I differenti interlocutori
del processo di Oslo e gli Stati che partecipano alla Convenzione su alcune
armi convenzionali (Ccw) concordano su questa urgenza. Senza dubbio,
differenze importanti esistono ancora relativamente a una risposta appropriata.
Tuttavia, la Santa Sede non può non insistere sulla priorità della dignità
umana e degli interessi delle vittime, sulla priorità della prevenzione e della
stabilità e sul concetto di una sicurezza basata sul più basso livello di
armamento. La pace trascende di gran lunga l'ambito delle considerazioni
militari. La pace non è solo assenza di guerra. I diritti umani, lo sviluppo, la
partecipazione sociale e politica, la giustizia, la cooperazione, questo e altri
concetti simili, svolgono un ruolo importante nella definizione moderna di pace
autentica.
La sicurezza garantita dalle armi e dalla forza è effimera e illusoria. Le
munizioni a grappolo lo illustrano perfettamente.
Perfino le cosiddette vittorie si dimostrano sconfitte durature per la
popolazione civile, per lo sviluppo, per la pacificazione, per la stabilità.
Decenni dopo l'utilizzo di munizioni a grappolo la pace conserva un sapore amaro
con migliaia di vittime, l'arresto dello sviluppo socio-economico e un
considerevole spreco di risorse umane e finanziarie.
la possibilità di una decisione ci viene data qui ora. In un mondo
globalizzato e sempre più interdipendente, i problemi di alcuni sono i problemi
di tutti: dei Paesi ricchi e di quelli poveri, dei Paesi che producono ed
esportano munizioni a grappolo e di quelli che le importano, di quelli che le
utilizzano e di quelli che non le utilizzano. Ciò che non si fa oggi, dovrà
essere fatto domani con un supplemento di sofferenza, di costi economici e di
ferite più profonde da guarire.
è naturale che alcuni Paesi affronteranno difficoltà maggiori per onorare gli
impegni che deriveranno dal futuro strumento. Tuttavia, siatene certi, i Paesi e
le vittime colpiti sono quelli che hanno pagato e continuano a pagare il prezzo
più esorbitante. Anche quelli che devono rinunciare a questo tipo di armi,
quelli che hanno smesso di esportarle, quelli obbligati a distruggere i propri
arsenali, quelli che si impegneranno in attività di sminamento e bonifica,
quelli che investiranno risorse per le vittime, le loro famiglie e comunità,
tutte le persone coinvolte nelle varie attività umanitarie, dovranno fare alcuni
sforzi. Questi ultimi dovrebbero essere considerati dalla guida politica e
militare e dalle persone dei loro Paesi come una partecipazione necessaria ma
anche piuttosto gratificante all'edificazione di un mondo più sicuro e pacifico
in cui ognuno possa godere di maggiore sicurezza.
in questo e in altri contesti, la cooperazione è essenziale per il successo. Una
cooperazione fra Stati, Nazioni Unite, organizzazioni internazionali, comitato
della Croce Rossa e Ong, è il segreto per un successo comune e un elemento
indispensabile per raggiungere il futuro strumento. Le vittime dovrebbero avere
un posto privilegiato in questo progetto. Il loro ruolo dovrebbe essere attivo
dall'inizio alla fine. Nei negoziati in corso, ogni parte dovrebbe avere un
ruolo appropriato per far sì che la convenzione da adottare risulti completa,
forte e operativa. Tutti sono necessari nella realizzazione di questo progetto.
Operiamo insieme per affrontare oggi la sfida dell'adozione e domani quella
della realizzazione!
Signor Presidente,
è vero che gli Stati hanno il diritto di difendere la pace, la sicurezza e la
stabilità dei popoli sotto la loro responsabilità. Tuttavia, ciò si può ottenere
meglio senza avvalersi della corsa agli armamenti e della guerra. Nel 1965, nel
suo discorso all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, Papa Paolo vi ha
ricordato alla comunità delle nazioni la sfida della pace senza ricorso alle
armi: "Non si può amare con armi offensive in pugno. Le armi, quelle terribili,
specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre
vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano
incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti
di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli. Finché
l'uomo rimane l'essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si
dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma voi, coraggiosi
e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita
internazionale senza ricorso alle armi: questo è nobilissimo scopo, questo i
popoli attendono da voi, questo si deve ottenere!"
Presidente,
i popoli, le vittime, i Paesi colpiti guardano a questa conferenza
diplomatica e tutti si aspettano da noi una decisione coraggiosa, come Papa
Benedetto xvi ha ricordato ieri. Il mondo attende un atto di fede nella persona
umana e nelle sue più alte aspirazioni di vivere in pace e sicurezza, un impegno
a rendere la solidarietà l'espressione più bella dell'unità della famiglia umana
e del suo destino comune.
Sono convinto, signor Presidente, che alla fine della conferenza tutti i
partecipanti andranno via vittoriosi e soddisfatti di aver operato la scelta
giusta.
Grazie, signor Presidente.
*L’Osservatore Romano,
28.5.2008, p.2.
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