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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
AL CONSIGLIO DI SICUREZZA
DELLE NAZIONI UNITE
DISCORSO DI S.E. MONS.
CELESTINO MIGLIORE,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE*
New York
Mercoledì, 19 novembre 2008
"Mantenimento della pace e della
sicurezza internazionali: rafforzare la sicurezza collettiva attraverso la
regolamentazione e la riduzione generale degli armamenti"
Signor Presidente,
mi permetta di congratularmi con lei per l'assunzione della presidenza del
Consiglio di Sicurezza questo mese. La mia delegazione esprime apprezzamento per
aver convocato questo dibattito aperto che ha lo scopo di affrontare la
necessità di una regolamentazione e di una riduzione generale degli armamenti e
delle forze armate, verso un consolidamento della pace e della sicurezza
internazionali.
Le conseguenze drammatiche del traffico illecito di armi a livello mondiale
esortano la comunità internazionale a raddoppiare il suo impegno a creare nuovi
meccanismi di controllo. Insieme alla recente adozione della risoluzione Verso
un Trattato sul Commercio delle Armi nel Primo Comitato dell'Assemblea Generale,
che è un primo passo importante verso uno strumento legalmente vincolante sul
commercio e sul trasferimento delle armi, questo dibattito non è solo opportuno,
ma anche vitale per rinvigorire gli sforzi volti alla riduzione globale delle
armi. La Santa Sede sostiene pienamente e incoraggia l'iniziativa in oggetto in
seno a questo organismo e intrapresa da parte dell'intera comunità
internazionale ed è pronta a offrire il suo contributo.
L'iniziativa del Consiglio di Sicurezza di affrontare la questione della
regolamentazione e della riduzione degli armamenti è legata ai costanti problemi
mondiali relativi alla sicurezza e sta acquistando slancio nel mondo.
Di recente, durante il dibattito generale nel Primo Comitato dell'Assemblea
Generale, abbiamo ascoltato un delegato dell'Africa dire che "per ogni africano
esistono sette pallottole illegali e tre fucili puntati su di lui. Ciò è
scandaloso in particolare in un tempo in cui un tasso inaccettabilmente alto
della popolazione mondiale vive ancora al di sotto della soglia di povertà".
Questo è solo uno dei molti esempi che si potrebbero portare.
La mia delegazione condivide la grande preoccupazione dei Paesi colpiti dai
conflitti, la cui esperienza ci dice che il traffico illecito di armi, il loro
accumulo e la loro produzione illecita sono un ostacolo alla soluzione pacifica
di dispute, trasformano le tensioni in conflitti armati, sono un fattore chiave
nel loro prolungarsi e quindi compromettono in modo grave la pace e lo sviluppo.
La mancanza di regolamentazione e di impegno nel ridurre l'offerta mondiale
di armamenti ha creato un mondo in cui le armi si ottengono più facilmente del
cibo, delle abitazioni e dell'educazione. È chiaro che, destinando anche solo
una piccola porzione dei 1.300 miliardi spesi in armamenti a programmi volti a
promuovere la piena crescita sociale, economica e spirituale delle persone, non
solo creeremmo un mondo migliore e più sicuro, ma promuoveremmo anche un nuovo
rispetto per la vita e per gli altri.
Signor Presidente, in questo contesto la mia Delegazione desidera essere una
eco delle voci di centinaia di migliaia di persone che nella Repubblica
Democratica del Congo chiedono giustizia, pace, sicurezza e la possibilità di
vivere semplicemente in dignità nella propria terra. La Santa Sede condanna con
vigore i massacri commessi sotto gli occhi della comunità internazionale nella
Repubblica Democratica del Congo e richiede ogni sforzo per porre fine a questa
tragedia umana.
L'entrata in vigore del Protocollo di Nairobi sulla Prevenzione, il Controllo
e la Riduzione delle Armi Leggere e di Piccolo Calibro, il 5 maggio 2006, è
stato un passo importante verso standard universali per la protezione delle
popolazioni civili nella Regione dei Grandi Laghi, nel Corno d'Africa e negli
Stati confinanti. Sappiamo che gli Stati in cui si compiono massacri in questi
giorni hanno firmato e ratificato il Protocollo di Nairobi. La Santa Sede chiede
a tutti loro di accelerare la sua attuazione.
In conclusione, signor Presidente, la mia delegazione concorda pienamente con
la necessità di sviluppare un nuovo consenso sulla sicurezza che contribuirà al
conseguimento degli obiettivi di sviluppo concordati a livello internazionale,
alla sicurezza e al rispetto per i diritti umani. Sono necessari sforzi
maggiori, volontà politica, trasparenza, flessibilità e apertura. La mia
delegazione condivide l'idea che per avviare questo processo, il primo e più
importante passo è far sì che gli Stati osservino i trattati che essi hanno
firmato e ratificato.
*L’Osservatore Romano 22.11.2008 p.2.
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