 |
INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
ALLA CONFERENZA DI DOHA (QUATAR)
DISCORSO DI S.E. MONS.
CELESTINO MIGLIORE,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE*
Doha (Quatar)
Lunedì, 1° dicembre 2008
Il finanziamento allo sviluppo
Signor presidente,
sei anni fa, i leader del mondo si riunirono a Monterrey in Messico, per dare
avvio a un nuovo processo volto ad affrontare insieme le esigenze dei più poveri
fra noi. A quel tempo, il mondo vacillava a causa degli attacchi terroristici
dell'11 settembre 2001 e del conseguente declino economico, ma, nonostante
quegli ostacoli, si riunirono per formare il Monterrey Consensus che creò una
nuova idea per un futuro condiviso.
Oggi, ci incontriamo a Doha, nel Qatar, per valutare le lezioni apprese ed
elaborare modi e strumenti per realizzare la visione di Monterrey. Tuttavia,
ancora una volta ci riuniamo mentre una nube incombe su di noi: l'ansia per le
conseguenze politiche ed economiche di una crisi finanziaria senza precedenti e
per la persistente presenza devastante del terrorismo come evidenziato dai
tragici eventi a Mumbai, in India.
Questa crisi è una sfida enorme nel trovare modi per dedicarsi alle esigenze
dei più bisognosi. Di base questa crisi finanziaria non è un fallimento
dell'ingegnosità umana, ma della condotta morale. La sfrenata ingegnosità umana
ha creato sistemi e strumenti per fornire limiti di credito altamente finanziati
e insostenibili che hanno permesso a persone e società di perseguire un eccesso
materiale a detrimento di una sostenibilità a lungo termine. Purtroppo, ci
troviamo ora di fronte agli effetti di questa avidità a breve termine e di
questa mancanza di prudenza. Di conseguenza chi di recente aveva potuto
risollevarsi dalla povertà estrema, ora probabilmente vi ricadrà. Parliamo
spesso di sviluppo sostenibile come principio dominante per i Paesi in via di
sviluppo.
Lo sviluppo sostenibile soddisfa le necessità del presente senza
compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare i loro bisogni.
Parimenti, il finanziamento sostenibile dovrebbe soddisfare le attuali necessità
finanziarie per lo sviluppo garantendo, al contempo, la preservazione a lungo
termine e l'aumento delle risorse. È ora che i Paesi industrializzati e quelli
in via sviluppo riaffermino il principio dello sviluppo finanziario sostenibile,
lo applichino ai mercati finanziari e quindi diano vita a una gestione economica
veramente sostenibile. Ecco la grande sfida di questa conferenza: niente di meno
che garantire, in modo sostenibile, il finanziamento per lo sviluppo.
Lo sviluppo globale, in fondo, non è solo una questione di logistica tecnica,
ma, e più essenzialmente, di moralità. Lo sviluppo economico e sociale va
valutato e realizzato ponendo la persona umana al centro di tutte le decisioni.
Gli ultimi sei anni hanno assistito all'aumento dei flussi di aiuto e a sviluppi
positivi in un certo numero di indicatori e statistiche. Tuttavia, restano gli
stessi interrogativi: quante persone non hanno accesso al cibo? Quante persone
vivono con la paura della guerra e dell'oppressione? Quante persone non hanno
accesso nemmeno all'assistenza sanitaria di base e quante non hanno un impiego
decoroso che permetta loro la sussistenza per se stesse e per le loro famiglie?
Purtroppo, anche la risposta è sempre la stessa: troppe persone.
Questi interrogativi e queste preoccupazioni devono essere al centro delle
nostre strategie per garantire che lo sviluppo venga valutato non solo sulla
base del guadagno finanziario, ma anche, e in maniera più importante, sulla base
delle vite sostenute.
Dal tempo di Monterrey abbiamo di nuovo appurato l'importanza per tutti i
Paesi di avere un buon Governo per offrire gli strumenti necessari allo sviluppo
personale e globale. La leadership governativa che prevede sistemi finanziari
efficaci, una giusta tassazione, una spesa responsabile e una buona
amministrazione dell'ambiente, pone la base sulla quale i Paesi possono
edificare. La trasparenza, lo stato di diritto e il buon governo garantiscono la
stabilità e la certezza finanziarie necessarie perché vi siano creazione di
impiego, gettiti fiscali e crescita a lungo termine. Inoltre, il buon governo,
il rispetto per i diritti umani e la stabilità sociale garantiscono gli
strumenti con i quali gli attori della società civile, incluse le organizzazioni
di ispirazione religiosa, possono offrire servizi che salvino e affermino la
vita e che spesso vanno al di là delle capacità dei Governi nazionali e locali.
I Governi nazionali hanno bisogno della cooperazione della comunità
internazionale per accelerare lo sviluppo economico e umano. Dal tempo di
Monterrey abbiamo assistito a un rinnovato impegno per il conseguimento
dell'obbiettivo dello 0,7 per cento del prodotto interno lordo nell'Official
Development Assistance (oda). Tuttavia, siamo ben lungi dall'averlo conseguito e
di recente abbiamo assistito a un lieve calo nell'oda. Troppo spesso i Paesi in
via di sviluppo affermano che l'assistenza allo sviluppo è troppo ingombrante,
ma questa argomentazione non è sincera, in particolare quando rileviamo che
l'aumento delle spese militari è molto superiore a quelle per l'assistenza allo
sviluppo.
Parimenti, la recente crisi finanziaria dimostra che quando la volontà
politica si combina con la sollecitudine per il bene comune siamo in grado di
generare, in pochi mesi, fondi considerevoli per i mercati finanziari che sono
di gran lunga maggiori della quantità totale spesa dall'oda. Di certo, è
superfluo dire che la medesima volontà politica e la stessa preoccupazione per
il bene comune dei sistemi finanziari valgono anche per i più poveri e più
vulnerabili.
La comunità internazionale deve anche nutrire un maggiore rispetto per le
voci di quei Paesi e di quegli individui più bisognosi di assistenza
finanziaria. Bisogna prendere di nuovo in considerazione le istituzioni di
Bretton Woods e i cosiddetti Paesi del g-8 e del g-20 devono garantire l'ascolto
e il rispetto delle voci di quanti hanno maggiore bisogno di sviluppo. Un
approccio meramente verticistico allo sviluppo resterà insufficiente a meno che
non ci si preoccupi di più delle persone la cui vita e il cui Paese sono messi a
repentaglio.
Le Nazioni Unite continuano a essere un'area di dibattito vitale per riunire
tutte le voci allo scopo di promuovere una maggiore solidarietà globale.
Parimenti, bisogna prestare rinnovata attenzione per assicurare sistemi
commerciali più giusti ed equi. In questi giorni, abbiamo ascoltato molti
appelli per un maggior impegno per la realizzazione dei negoziati commerciali
del Doha-Round. Tuttavia, questi ultimi continueranno a languire a meno che i
Paesi non manifestino la necessaria forza politica per promuovere un commercio
corretto e facciano gli inevitabili sacrifici richiesti. Inoltre, di recente, la
distorsione dei sussidi per il commercio, la speculazione finanziaria, l'aumento
dei prezzi dell'energia e il calo degli investimenti nell'agricoltura hanno
recentemente causato la mancanza di accesso alla cosa veramente necessaria alla
vita, vale a dire il cibo. Questa volatilità economica che colpisce il centro
dell'esistenza umana rende più urgente trovare un impegno comune per affrontare
il commercio e lo sviluppo globali. Signor presidente, in questo particolare
momento l'incertezza e l'ansia sembrano prevalere.
Tuttavia, rimangono le virtù e i principi che hanno fatto superare alla
comunità globale così tante numerose crisi: la solidarietà con la nostra
comunità globale, una condivisione equa e giusta delle risorse e delle
opportunità, l'uso prudente dell'ambiente, il trattenersi dal cercare un
guadagno sociale ed economico a breve termine a spese dello sviluppo sostenibile
e, infine, il coraggio politico necessario a edificare un mondo in cui la vita
umana sia posta al centro di tutte le attività sociali ed economiche.
Accogliendo questi principi fondamentali contribuiremo a creare un mondo in cui
sia accessibile a tutti la crescita spirituale, economica e sociale.
*L'Osservatore Romano 3.12.2008 p.2.
|