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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
AL SEGMENTO PER GLI AFFARI UMANITARI
DEL CONSIGLIO ECONOMICO E SOCIALE DELLE NAZIONI UNITE
INTERVENTO
DI
S.E. MONS. SILVANO M. TOMASI,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'UFFICIO DELLE NAZIONI UNITE
ED ISTITUZIONI SPECIALIZZATE*
Ginevra
Lunedì, 20 luglio 2009 Signora Presidente,
1. I disastri naturali e quelli causati dall'uomo colpiscono milioni di
persone ogni anno e nessuna regione del mondo ne è esente. In particolare, i
conflitti armati cronici hanno devastato le società in diverse parti del mondo,
con innumerevoli vittime civili. La Santa Sede, pertanto, accoglie il presente
dialogo umanitario come un'opportunità per evidenziare ancora una volta le
continue sfide e l'esigenza di una risposta globalizzata efficace e coerente,
guidata da direttive politiche come sono la solidarietà e la promozione della
dignità di tutti. In tal modo, il diritto delle persone, delle loro famiglie e
delle loro comunità all'assistenza umanitaria, e quello di quanti forniscono
tale assistenza a raggiungere senza impedimenti queste persone bisognose di
attenzioni sociali, fisiche e spirituali di base, acquisisce un solido
fondamento e una motivazione all'azione. Sebbene, per esempio, nel 2008 si sia
assistito a una diminuzione del numero dei rifugiati, oltre 10 milioni di
uomini, donne e bambini vivono ancora in campi profughi e 26 milioni continuano
a essere internamente sfollati a causa di conflitti passati e recenti, di
mancanza di sicurezza e di persecuzione. I richiedenti asilo, i migranti
irregolari, le persone sradicate che cercano di sopravvivere e le vittime dei
disastri naturali e dei cambiamenti climatici sono confinati in centinaia di
centri di detenzione e in campi improvvisati. Pur lontane dai riflettori dei
media, queste situazioni insostenibili danno libero corso a un incommensurabile
dolore fisico, mentale, emotivo e spirituale e portano alla lacerazione del
tessuto sociale, e alla distruzione delle famiglie e delle comunità,
compromettendo la riconciliazione e minacciando la vita di migliaia di civili
innocenti.
2. La responsabilità principale di proteggere la vita dei civili spetta
anzitutto alle autorità nazionali e alle parti coinvolte nel conflitto armato.
Mentre la comunità internazionale cerca di prevenire lo scoppio di conflitti, è
imprescindibile che tutte le parti riconoscano la propria responsabilità di
proteggere la vita dei civili nelle aree sotto la loro giurisdizione o sotto il
loro controllo, e adempiano e rispettino pienamente le norme e i principi del
diritto umanitario internazionale, tra cui quelle riguardanti la protezione del
personale umanitario e la possibilità di raggiungere senza impedimenti le
persone bisognose. Inoltre, nelle aree colpite da disastri naturali, gli Stati
devono adoperarsi per promuovere e permettere l'accesso a misure atte a salvare
la vita, senza usarle per un controllo politico o per ottenere una garanzia
politica d'impunità per violazione dei diritti umani. Il bene comune dovrebbe
essere il principio guida e il diritto umanitario internazionale dovrebbe essere
attuato in ogni circostanza e senza condizione alcuna.
3. Allo stesso tempo, la comunità internazionale rimane un attore
fondamentale e indispensabile nell'assistere le autorità nazionali nel
rispondere alle crisi e, laddove queste non sono in grado di farlo, è chiamata a
fornire accesso agli attori regionali e internazionali che operano nelle
emergenze e salvano le vite. Naturalmente, nel coordinare questa risposta
internazionalizzata, la posizione delle Nazioni Unite conferisce loro un ruolo
unico, con responsabilità uniche nel promuovere il coordinamento e la coerenza
per un'azione efficace e una gestione responsabile delle risorse disponibili,
preservando allo stesso tempo i principi umanitari fondamentali della
neutralità, dell'imparzialità e dell'umanità. Inoltre, rispettando la
sussidiarietà e l'abilità dei gruppi e degli individui locali, questo
coordinamento può identificare meglio e mettere in atto una strategia umanitaria
che raggiunga le persone più bisognose. Sono queste organizzazioni locali,
spesso confessionali, presenti nel territorio già prima che si verifichi il
disastro, che continueranno ad essere presenti anche molto dopo che la comunità
internazionale avrà rivolto la sua attenzione ad altre crisi. La Delegazione
della Santa Sede, pertanto, sottolinea il ruolo fondamentale della società
civile nelle situazioni di emergenza e l'esigenza di adottare politiche in un
modo che ne riconosca il contributo a lungo termine e abiliti la loro capacità
di rispondere ai bisogni di tutti.
4. Nuove e vecchie sfide hanno minato la capacità e l'efficacia degli attori
umanitari di rispondere e fornire assistenza a milioni di vittime. La crisi
alimentare ha portato a una diminuzione della distribuzione di cibo nelle aree
colpite da carestia, nei campi profughi e nei centri di detenzione; le crisi
energetiche hanno aumentato in modo drastico il costo per portare aiuto nei
luoghi distanti; e ora, la crisi economica globale rischia di ridurre i
finanziamenti alla società pubblica e civile, alle agenzie e alle organizzazioni
umanitarie. La Santa Sede constata con piacere che molti Stati continuano ad
assumersi con generosità la responsabilità di fornire assistenza, nonostante la
crisi economica. Il venire meno della solidarietà e l'incapacità di provvedere
alle persone nelle crisi umanitarie in questo tempo difficile porteranno solo a
un'instabilità sociale e politica che minerà la società e la sua capacità di
riunirsi e di risolvere la crisi economica.
Signora Presidente,
5. La mia Delegazione, inoltre, invita le autorità nazionali e i gruppi
coinvolti nei conflitti armati a rispettare le norme del diritto umanitario
internazionale, specialmente le pertinenti Convenzioni di Ginevra e i suoi
protocolli opzionali. Le continue violenze sessuali perpetrate contro donne e
ragazze dentro e intorno ai campi profughi violano ogni principio del diritto
internazionale e portano alla devastazione emotiva, fisica e mentale di queste
donne, che non può essere giustificata in nessuna circostanza. Inoltre, occorre
compiere sforzi maggiori per raggiungere e assistere i prigionieri di guerra e
le altre persone che sperimentano diverse forme di detenzione. La privazione
della libertà, del diritto al lavoro, al ricongiungimento familiare,
all'educazione e allo sviluppo personale, tra altri diritti umani, non possono
essere semplicemente ignorati nelle emergenze. I campi e i centri di detenzione
devono essere soluzioni temporanee e luoghi in cui l'accesso sia aperto e la
dignità delle persone rimanga una priorità. Con la cooperazione di tutti gli
attori, la comunità umanitaria internazionale conserverà la libertà di agire
conformemente ai suoi mandati e ai suoi principi, che non devono essere
compromessi dall'ingerenza dei governi.
6. La Santa Sede continua a impegnarsi per far fronte ai bisogni di tutte le
persone colpite dalle crisi umanitarie e causate dall'uomo, indipendentemente
dall'etnia e dal credo religioso. Attraverso le sue numerose istituzioni,
continua a essere profondamente coinvolta in una assistenza umanitaria
imparziale e non vede l'ora di condividere le sue iniziative migliori e le sue
idee con altri partecipanti. I principi guida d'assistenza nei disastri sia
naturali sia causati dall'uomo devono essere attuati, ma prima di tutto dobbiamo
mettere al centro di ogni nostro intervento la persona e i suoi bisogni
materiali, psicologici e spirituali.
*L'Osservatore Romano 23.7.2009 p.2.
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