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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
ALLA 64ª ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI
UNITE
NEL CORSO DELLA SEDUTA SUL FINANZIAMENTO DELLO SVILUPPO
CON RIFERIMENTO AL «CONSENSO DI MONTERREY»
E ALLA «DICHIARAZIONE DI DOHA»
INTERVENTO DI S.E. MONS.
CELESTINO MIGLIORE,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
New York
Mercoledì, 24 marzo 2010
Presidente,
l'impatto devastante della recente crisi finanziaria sulle popolazioni più
vulnerabili del mondo è stata evidenziato in quasi tutti gli interventi fatti
finora in quest'Assemblea generale perché è veramente una preoccupazione
condivisa dai governi e dai cittadini di tutto il mondo. Infatti, l'ombra oscura
di questa crisi probabilmente frustrerà gli sforzi compiuti finora per
contribuire a ridurre la povertà e farà salire alle stelle il numero di coloro
che vivono in estrema povertà.
Nello stesso tempo, l'attuale crisi economica ha dato anche vita a una
cooperazione politica internazionale senza precedenti, evidente negli incontri
di alto livello del G20, che si sono succeduti a Washington, a Londra e a Pittsburg nel corso del 2009. Questi incontri sono riusciti a pervenire a un
accordo su misure di emergenza per riavviare l'economia mondiale, anche tramite
pacchetti fiscali e monetari di incentivo, che hanno evitato la catastrofe
globale. In generale, le deliberazioni del G20 hanno ricevuto il sostegno morale
della maggior parte dei membri delle Nazioni Unite, nonostante la negata
partecipazione dei Paesi più piccoli alle delibere.
Ciononostante, la stabilizzazione di alcune economie, o la ripresa di altre, non
significa che la crisi è superata. Inoltre, esiste una percezione generale della
mancanza di saldi fondamenti politici ed economici necessari a garantire una
stabilità e una sostenibilità dell'economia globale di lungo periodo. Infatti,
tutta l'economia mondiale, in cui i Paesi sono altamente interdipendenti, non
riuscirà mai a funzionare bene se le condizioni che hanno generato la crisi
continueranno a esistere, in particolare se ci saranno ancora ineguaglianze
fondamentali nel reddito e nella ricchezza fra individui e fra nazioni.
Di fronte a questo scenario, la mia delegazione sottolinea l'idea che per
passare all'azione non si può attendere una ripresa definitiva e permanente
dell'economia globale. Un motivo significativo è che la riattivazione delle
economie dei popoli più poveri del mondo contribuirà di certo a garantire una
ripresa universale e sostenibile. Tuttavia, il motivo più importante è
l'imperativo morale: non lasciare un'intera generazione, circa un quinto della
popolazione mondiale, in estrema povertà.
Adesso è urgentemente necessario riformare, rafforzare e modernizzare l'intero
sistema di finanziamento per i Paesi in via di sviluppo nonché i programmi delle
Nazioni Unite, delle agenzie specializzate e delle organizzazioni regionali,
rendendole più efficienti, trasparenti e ben coordinati, a livello sia
internazionale sia locale. La crisi ha anche evidenziato la necessità urgente di
procedere con la riforma del Fondo monetario internazionale (FMI) e della Banca
mondiale, le cui strutture e procedure devono rispecchiare le realtà del mondo
di oggi e non più quelle del periodo successivo alla seconda guerra mondiale.
Come evidenziato dalla Dichiarazione di Doha, nel dicembre 2008, un FMI
riformato dovrebbe riuscire a svolgere pienamente il suo mandato originario di
stabilizzare le fluttuazioni delle valute e dovrebbe essere dotato degli
strumenti per prevenire le crisi finanziarie. La funzione del Forum di stabilità
finanziaria acquisterebbe una maggiore legittimità se fosse sviluppata in
stretta collaborazione con il Fondo e con altri organismi importanti delle
Nazioni Unite come l'UNCTAD La comunità internazionale, attraverso i suoi
organismi competenti, come l'FMI, l'FSF e altri, dovrebbe riuscire a formulare
proposte per migliorare le normative bancarie.
Dovrebbe essere in grado di
identificare e definire i requisiti di capitale per le banche, quelli di
liquidità, le misure di trasparenza e i criteri di affidabilità per l'emissione
e la commercializzazione dei titoli. Ugualmente importanti sono le norme che
regolano le attività parabancarie e di controllo delle agenzie di rating.
Faremmo bene a non aspettare il consenso su tutte queste questioni, ma a
muoverci nelle aree in cui il consenso è già molto ampio, come i criteri
internazionali di contabilità uniforme.
D'altro canto, la comunità internazionale, attraverso la Banca mondiale e le
agenzie multilaterali competenti, dovrebbe continuare a dare priorità alla lotta
contro la povertà, in particolare nei Paesi meno sviluppati (LDC). In questo
contesto, come parte di misure di emergenza prese dai Paesi industrializzati per
affrontare la crisi, i contributi della Banca mondiale destinati a combattere la
povertà estrema dovrebbero avere la priorità assoluta. Sebbene la crisi
finanziaria abbia reso necessario aumentare gli aiuti ai Paesi a medio reddito
attraverso la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo (IBRD), la
Banca mondiale deve continuare a dare priorità ai prestiti tramite
l'Associazione internazionale per lo sviluppo (IDA) che assiste i Paesi a basso
reddito e offre risorse per la sicurezza alimentare.
A questo fine, dobbiamo continuare a rivedere la distribuzione dei diritti di
voto in entrambi questi istituti finanziari cosicché le economie emergenti e i
Paesi in via di sviluppo, inclusa la categoria dei Paesi meno sviluppati (LDC),
siano doverosamente rappresentati. Nello stesso modo, potrebbe essere auspicale
introdurre, almeno per quanto riguarda le decisioni chiave, l'approvazione a
"doppia maggioranza" affinché le decisioni non vengano prese solo in base alle
quote, ma anche in base alla maggioranza numerica dei Paesi.
Presidente,
alla fine della seconda guerra mondiale, la comunità internazionale riuscì ad
adottare un sistema globale che non solo avrebbe assicurato la pace, ma avrebbe
anche evitato una ripetizione del dissesto economico globale. Le istituzioni che
sono emerse dalla Conferenza di Bretton Woods nel luglio del 1944 potevano
garantire l'avvio di un processo di sviluppo economico equo per tutti. L'attuale
crisi globale offre un'opportunità simile che richiede un approccio totale,
basato sulla condivisione delle risorse, sul trasferimento delle conoscenze e
sulle istituzioni. Per ottenere questo, tutte le nazioni, senza eccezioni,
devono impegnarsi per un rinnovato multilateralismo.
Nello stesso tempo, l'efficacia delle misure prese per superare la crisi attuale
dovrebbe essere sempre valutata in base alla loro capacità di risolvere i
problemi primari. Non dovremmo dimenticare che quello stesso mondo che, in poche
settimane, ha potuto trovare trilioni di dollari per soccorrere banche e
istituti finanziari, non è riuscito a trovare l'1% di quella cifra per venire
incontro alle necessità delle persone affamate, a cominciare dai 3 miliardi di
dollari necessari a fornire pasti a bambini affamati nelle scuole o dai 5
miliardi di dollari necessari a sostenere il fondo per l'emergenza alimentare
del Programma alimentare mondiale.
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