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INTERVENTO DELLA SANTA SEDE
ALL'INCONTRO DI ALTO LIVELLO
DELLA 64ª ASSEMBLEA GENERALE DELLE NAZIONI UNITE
SUL CRIMINE ORGANIZZATO TRANSNAZIONALE,
AI SENSI DELLA RISOLUZIONE 64/179 DEL 18 DICEMBRE 2009,
VOLTA A PROMUOVERE L'ADESIONE UNIVERSALE
ALLA CONVENZIONE E AI PROTOCOLLI
E A RAFFORZARE
LA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE
INTERVENTO DI S.E. MONS.
CELESTINO MIGLIORE,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
New York
Lunedì, 21 giugno 2010
Presidente,
la mia Delegazione desidera ringraziare lei e i relatori per il
loro lavoro a questo utile dibattito sul crimine organizzato transnazionale.
Una conseguenza del mondo interconnesso è la natura sempre più
interconnessa del crimine. Sebbene l'abilità di comunicare e di commerciare in
tutte le parti del mondo abbia promosso solidarietà e commercio globali, ha
anche portato a un'intensificazione del crimine attraverso le frontiere
nazionali. Questa dinamica nella natura globalizzata del crimine lancia nuove
sfide ai meccanismi legali e giudiziari che tentano di punire i criminali e di
proteggere i propri cittadini.
La Dichiarazione di Napoli e la Convenzione di Palermo
costituiscono sforzi sostanziali della comunità internazionale per instaurare
una cooperazione volta a prevenire l'attività criminale e perseguire i
colpevoli. Queste Convenzioni hanno riconosciuto la sempre più
indiscutibile tesi secondo la quale, dal momento che il crimine diviene
internazionale, anche la risposta ad esso deve essere internazionale.
Oggi, milioni di persone sono vittima del traffico di esseri
umani. Più del 70 per cento di loro, quasi tutte donne e ragazze, è destinato
allo sfruttamento sessuale. Questa realtà è tragica e ingiustificabile. Il
traffico transnazionale di donne e di bambini per lo sfruttamento sessuale si
basa purtroppo sull'equilibrio fra l'"offerta" di vittime nei Paesi dai quali
provengono e la "domanda" nei Paesi dove saranno ricevute. Il processo di
traffico nasce, dunque, da questa "domanda". Per evidenziare i diritti delle
vittime è necessario risolvere il problema di tale "domanda" e, con esso, quello
del gravissimo degrado della dignità umana che sempre accompagna la piaga della
tratta di esseri umani. Infatti, piuttosto che affrontare concretamente il
problema della domanda, vengono varate sempre più leggi che cercano di
legittimare questo lavoro disumanizzante. Perfino gli eventi sportivi e sociali
mondiali, concepiti per promuovere maggiori rispetto e armonia fra le persone in
tutto il mondo, sono diventati invece opportunità di maggiore sfruttamento e
tratta di donne e ragazze.
Nello stesso modo, il narcotraffico globale continua a sortire
effetti devastanti su individui, famiglie e comunità in tutto il mondo. Nelle
aree di produzione, la domanda di sostanze illegali alimenta bande organizzate,
cartelli e terroristi. Queste organizzazioni criminali utilizzano i proventi
delle attività illegali per diffondere paura e violenza e garantire così il
successo della loro ricerca di avidità e potere. Le attività di quegli individui
e di quelle organizzazioni devono essere affrontate con urgenza con tutti i
mezzi legittimi possibili per permettere alle comunità di vivere in pace e
prosperità invece che nella paura del crimine e delle ostilità.
Per risolvere questo problema, la comunità internazionale non
deve concentrarsi soltanto sulle aree di produzione, ma deve anche affrontare la
domanda sempre presente di stupefacenti. Questa domanda, forte soprattutto nel
mondo industrializzato, dimostra che per affrontare la produzione di
stupefacenti all'estero, bisogna compiere degli sforzi nel proprio Paese.
L'uso di stupefacenti non solo affligge la comunità internazionale, ma ha anche
effetti dannosi immediati sulla vita fisica, sociale e spirituale degli
individui e delle loro famiglie. Quindi, è necessario prestare particolare
attenzione a questi individui per trovare modalità per prevenire l'uso di
stupefacenti e riabilitare i tossicodipendenti affinché possano contribuire più
pienamente al bene comune.
Presidente,
se vogliamo impegnarci in un processo sostenuto per fermare e
modificare questi due maggiori settori del crimine internazionale, le
popolazioni e le culture dovranno elaborare modalità per trovare un terreno
comune che possa sostenere i rapporti umani, ovunque, sulla base di un'umanità
comune. Resta la necessità profonda di sostenere la dignità e il valore
intrinseci di ogni essere umano, con un'attenzione speciale ai più vulnerabili
della società. A questo scopo dovremmo concentrare i nostri sforzi affrontando e
perfino criminalizzando la richiesta devastante di prostituzione, che
disumanizza donne e ragazze e alimenta il traffico illegale nel mondo.
Nello stesso modo, un approccio al narcotraffico, che sia
incentrato sulla persona, deve riconoscere la necessità di punire gli utenti
finali di questa attività illegale e anche di riabilitarli. La responsabilità
criminale è solo un fattore della soluzione del problema perché la
riabilitazione personale, sociale e spirituale è necessaria per i
tossicodipendenti e per le comunità devastate dalla produzione e dal traffico di
stupefacenti. Inoltre, bisogna continuare a incoraggiare gli sforzi dei governi
e della società civile per ripristinare la salute di individui e di comunità
perché tutti hanno diritto a uno sviluppo economico e sociale.
Questo dibattito contribuisce a fare luce sulla necessità di
affrontare il crimine internazionale in modo da riconoscere la natura sempre più
internazionale del crimine, ma permette anche a questa assemblea di riconoscere
che questa risposta richiede sforzi nazionali per affrontare le cause
individuali e sociali di questa attività. Sebbene sia imperativo punire i
criminali per i loro reati che distruggono il bene comune, è anche necessario
riconoscere i diritti e la dignità delle vittime e dei criminali per rimediare
al danno cagionato dal crimine.
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