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DICIOTTESIMA SESSIONE DEL CONSIGLIO DEI DIRITTI DELL'UOMO A GINEVRA
INTERVENTO DELL'ARCIVESCOVO SILVANO M. TOMASI,
OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE
PRESSO L'UFFICIO DELLE NAZIONI UNITE E
ISTITUZIONI SPECIALIZZATE A GINEVRA,
SUL TRAFFICO DELLE PERSONE UMANE
Mercoledì, 14 settembre 2011
Presidente,
il traffico di esseri umani, in particolare di donne e di minori, è
divenuto un enorme affare globale che coinvolge molti Paesi di origine, di
transito e di destinazione. Le vittime del traffico di persone sono circa
tre milioni all’anno, un commercio lucrativo che genera un reddito annuo di
più di trenta miliardi di dollari statunitensi. Dopo un viaggio rischioso,
queste donne e questi minori sono legati ai loro padroni come schiavi perché
vengono privati dei passaporti e di altri documenti e il loro senso di
identità viene distrutto. Quel che è nuovo è la globalizzazione di questo
commercio, lo sviluppo di un mercato globale che sfrutta la povertà estrema
e la vulnerabilità di molte donne e di molti minori che cercano di sfuggire
a condizioni intollerabili di miseria e di violenza.
La conseguenza di questa riduzione in schiavitù è la perdita
dell’identità psico-fisica, della dignità e della libertà personali. In
particolare, in una siffatta violazione sistematica dei diritti umani una
donna finisce per considerarsi un oggetto, una cosa, una merce ed è
costretta a vivere in una condizione illegale di emarginazione culturale e
sociale, svuotata dall’abuso sessuale dei suoi valori più profondi, della
propria femminilità, dell’autostima e del suo concetto di amore e di vita.
Questo degrado soffoca qualsiasi sogno di un futuro luminoso.
La comunità internazionale e le legislazioni nazionali hanno approvato
varie buone misure volte a evitare lo sfruttamento di persone e a offrire
rimedio alle vittime di questo traffico. Il commercio di esseri umani,
tuttavia, non accenna a diminuire e assume soltanto forme nuove. La povertà
endemica e i conflitti armati colpiscono per la maggior parte donne e
bambini. La corruzione è un’altra causa che favorisce lo sfruttamento delle
persone più vulnerabili. Dunque, l’ignoranza e la mancanza di esperienza
delle vittime stesse permette che vengano raggirate e soggiogate come
attrezzi per facili guadagni.
Leggi e convenzioni devono essere applicate correttamente se si deve
bloccare questo traffico e si devono proteggere le sue vittime. Infatti
normative legali indicano direzioni costruttive.
In primo luogo, la prevenzione deve essere prioritaria. Programmi di
informazione e formazione nei Paesi di origine, spesso generosamente offerti
da comunità confessionali, intendono evitare l’esodo verso Paesi più ricchi,
però una prevenzione più efficace può e deve essere messa in pratica
eliminando la richiesta di servizi sessuali e promuovendo la creazione di
una nuova cultura nella quale le relazioni interpersonali fra uomo e donna
siano basate sul rispetto reciproco e non sulla mercificazione del corpo.
In secondo luogo, iniziative concrete vengono indicate per la tutela e la
reintegrazione sociale delle vittime di questo traffico, in particolare di
quanti chiedono aiuto per uscire dalla condizione di sfruttamento e di
schiavitù in cui si trovano. Migliaia di giovani donne, per esempio, sono
state accolte in case-famiglia create per ospitarle una volta fuggite dai
loro sfruttatori. Le giovani donne trovano in queste case protezione, guida
e un ambiente amichevole, elementi che promuovono il loro ritorno a una
situazione più umana, normale, e anche spirituale e legale. Vengono aiutate
a guarire le ferite causate dal loro sfruttamento e a divenire di nuovo
protagoniste del proprio futuro. Per esempio, le buone prassi esistenti
portate avanti da religiose diffuse nei vari Paesi per un’azione efficiente
potrebbero divenire la risposta esemplare a questo problema enorme del
traffico di esseri umani.
In terzo luogo, la persecuzione dei trafficanti deve essere rafforzata
attraverso l’applicazione corretta ed efficace della legge. I trafficanti
hanno guadagnato molto denaro che utilizzano per sfuggire alla legge e anche
alle condanne ricevute, e il loro rilascio rapido dal carcere espone le loro
vittime ancora una volta a un rischio insieme con le loro famiglie nei Paesi
di origine.
Presidente,
per contrastare la piaga del traffico di donne e di bambini con
determinazione maggiore e risultati più concreti, è necessaria una
convergenza di sforzi: una mentalità che sia incentrata sulla dignità unica
di ogni persona, una punizione certa dei trafficanti, la lotta contro la
corruzione, un insegnamento corretto nelle scuole sui rapporti reciproci fra
uomo e donna, la correttezza dei mezzi di comunicazione sociale nel
riportare i danni causati da questo traffico. Infine, è fondamentale la
collaborazione fra i vari organismi che si occupano di questo problema.
Infatti, mentre la legislazione dovrebbe essere costantemente adattata e
adeguata all’evoluzione del fenomeno di questo traffico, la collaborazione
fra istituzioni pubbliche e private e il contributo di volontari
garantiranno che nessuna persona possa essere comprata o venduta in
violazione della sua dignità e dei suoi diritti umani fondamentali perché è
creata libera e a immagine di Dio e non per essere trattata come schiava.
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